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Saturday, October 17, 2009

There's a new guitar in town!


E' tornata. E' pronta. Vuole fare di nuovo rock'n'roll. La mia chitarra, data per morta, è stata risistemata dalle sapienti mani di un artigiano (Andy "Bestiaccia" Beast) e di un artista (Jimmy). Ne è venuto fuori un capolavoro!!

Tuesday, September 22, 2009

Brand New Studillacs


Le tacchettine che mi portarono in meta ripeterono il miracolo: amichevole (im)Probabili vs (im)Possibili a Seregno, la prima con la squadra nuova. Finalmente il ginocchio ha rotto poco in settimana e io ho potuto sfogare il mio bisogno di rugby. Con una meta in sostegno sull'interno dell'ala e con un bel break e riciclo da un pick'n'go. Poco fiato, maluccio la condizione...ci si lavorerà, intanto l'importante è togliere la ruggine a questo ginocchio. E sabato smaltivo le pantofotacche, che si sono rivelate inadatte, e calzavo per l'ultima volta le tacchettine, ormai sfondate, pronto a pensionarle. Stavolta sono stato attentissimo all'acquisto, spero non sia deludente. Ora resta solo da ribattezzarle...

Sunday, September 06, 2009

These exiled years...



For your land of the free
Now prisons me
To rot in this jail of lost liberty

Wash me down in all of your joy
But don't drag me through this again

I've heard all your sad songs I can hear
It's in with the whiskey and out with the gin
I've heard all your sad songs I can hear
It's another day older in these exiled years
(These Exiled Years dei Flogging Molly era la canzone che sentivo subito dopo una partita, quando stavo cominciando a giocarne qualcuna)

L'oroscopo di Internazionale parlava del mio personale mito dell'esilio, e che qualcosa, questa settimana, mi avrebbe portato a riconsiderarlo. Credo di averlo riconsiderato dal punto di vista del gruppo. Un gruppo che sento ancora, da cui non voglio allontanarmi, con cui voglio rimanere amico. "Possiamo sempre rimanere amici". Non lo so, forse è dura per uno che vive il rugby visceralmente. Ieri sono andato a vedere giocare la mia ex-squadra (visto che ormai il nulla osta è pervenuto e consegnato, e che mi sono preso un impegno da un'altra parte. E soprattutto visto che non voglio arrendermi in partenza, alla prima difficoltà, in una sfida nuova, nonostante mi impaurisca da matti. Voglio dimostrare che io tengo duro). La mia ex-squadra che ancora sento nel cuore. Ed è stata dura non essere con loro, dura non partecipare al Uì, uò, uà, dura fare bel viso agli sfottò del tipo "il giocatore del Seregno", dura non prendere botte in campo con loro, dura pensare che ora c'è un qualcosa di meno che ci lega. C'è "solo" l'amicizia. Ora io sono uno di fuori, uno del contorno, se non addirittura un avversario. Sempre un amico, ma l'amico con cui non si spartirà più spogliatoio, sofferenza due-tre volte a settimana, mischie, fango, pioggia e botte. Solo qualche serata in sede quando li andrò a trovare (spero spesso), qualche birra, qualche piatto di pasta e le solite risate e discorsi. E il mio tifo, incondizionato.
E' dura. Come "restare amici" con una ragazza con cui ci sia stato o si sia desiderato qualcosa di più. E' proprio la stessa cosa. La stessa sensazione di vuoto e malinconia. Spero, se non altro, non preveda la stessa fine, quell'amicizia "per forza" che ti fa sentire merda finchè non decidi di tagliare. D'altronde, la mia decisione l'ho fatta. Ho deciso di rimuovere la mia vita "from the hands and strings of fools, and try to build a dream". Mi sento confuso, estremamente emotivo, facile alla tristezza e alle lacrime. Spero solo i miei vecchi compagni di squadra, con cui tanto ho condiviso che è difficile toglierseli dal cuore (e metà dei miei discorsi coi nuovi compagni di Seregno sono cominciati con: "Noi a Tradate avevamo/facevamo/una volta abbiamo...").
E' triste, dovrò farmene una ragione, anche se pensavo di soffrire di meno e di risolvere prima il passaggio. Ho bisogno, bisogno tremendo del campo. Della partita. Degli spogliatoi. Di infilarmi una maglia uguale a tutti gli altri, uscire sotto il sole abbagliante, baciare il cuore della maglia, la nocca del mio mignolo sinistro e scendere in campo per dare tutto quello che ho. Non son più di una parte, anche se questo senso di appartenenza a metà mi tormenta, e non sono ancora completamente nell'altra. Stringo i denti. Questo limbo emotivo-rugbistico non può durare per sempre. Sono forte, mi devo rialzare. E dimostrare quel che valgo. Ai vecchi compagni, che son stati fratelli, ai nuovi, che lo diventeranno. A un vecchio compagno di squadra, che un po' ho incoraggiato, e che mi dava palate di fiducia, e di fronte a cui mi sono sentito, malgrado tutto, un pusillanime. A chi crede in me, mi stima e stimola continuamente, a chi mi ha sostenuto, a chi mi sosterrà e a chi continua a farlo sempre (a Lei, soprattutto). A un ragazzo che ha il cuore in gola quando gioca, per cui il campo da rugby è sacro, per cui i compagni sono fratelli, che per la palla ovale arriva a piangere - motivo per cui non può accettare che "alla fine è solo un gioco". E' per quel ragazzo che ho fatto questo salto nel buio, che comporta paura e sofferenza e denti mentali da stringere. Per me.

Tuesday, August 18, 2009

Il paradiso dei calzini


Dove vanno a finire i calzini
Quando perdono i loro vicini?
Tempo, sembra essere, di scelte e di novità. Di ritrovarsi di fronte a una situazione e capire che non può andare avanti, che non è il caso. Chi scende in campo assieme, guardando la stessa linea di meta, condivide qualcosa che il resto del mondo non riesce proprio a concepire. Una comunanza di obbiettivi, c'era una frase che diceva che era quello che rendeva i membri di una squadra "Fratelli per forza". Fratello per forza lo sono stato con tanta gente, in giallo e blu, e sembra così strano e brutto, e mi pesa così tanto il cuore al solo pensiero che questa comunanza di obbiettivi si sia persa, e che sia ora che io, da uomo, sappia quando una "storia" finisce e debba segnare la fine di un capitolo. Storia rugbistica, di fango, di sangue, di birre, di sudore, di lacrime e di risate. Di quello che mai riusciranno a strappare dell'Amatori Tradate Rugby Club dal mio cuore. Purtroppo è doloroso rendersi conto che quella squadra non c'è più, ed è brutto dover essere maturi e doversi dire: "E' finita". Purtroppo, credo che sia finita e, nonostante speri che là continuino a serbare un bel ricordo di me, e di essere sempre il benvenuto in Sede e sull'Erba dell'Uslenghi, temo sia tempo di cercare fortuna altrove. Lo diceva una placca nello spogliatoio del Rugby Udine: "Ho visto squadre vincere contro la società, contro l'allenatore, contro la stampa e anche contro i tifosi, ma non ho mai visto vincere una squadra in cui i giocatori si giocavano contro". So long, and thanks for all (the fish?)...
Vi dedico questa canzone, forse capirete i miei perchè:

Devi essere un uomo, che parole forti
Per chi non si vede, per chi non ci crede
Per chi non si sente, sorride e arrossisce
E guarda la luna

Devi essere forte e farti valere
Che parole assurde per chi non lo vuole
E lui non si vede cercare la lotta
E aspetta la notte

Notte che rende la sua pelle come nei suoi sogni
Come un desiderio diverso e nascosto
E cerca una mano che non può chiamare
E spegne la luce

Rudy fin da bambino è un bambino sbagliato
I modi sbagliati, i giochi inadatti
La voce tradisce un cuore segreto
che batte in silenzio!

Ed ora che il tempo è passato, lui si guarda e capisce
Che dentro una regola il tuo amore finisce
Se non sei più forte di chi non vuole
vederti cambiare

Cambiare il silenzio in parole, il peccato in amore
Per correre ancora con il cuore in gola
Perso nella gente per volare via
Per amare ancora

Ed ora il mondo lo guarda e lui guarda il mondo
Gli occhi gli stessi, ma gli sguardi cambiati
La pelle divide il suo cuore da un vento
Che cerca risposte

Risposte che la gente pretende per sentirsi normale
Non vuole capire, vuole compatire
Disciogli nel vento la terra ed il cuore
Per nascere ancora

Rudy non è più ragazzo
Ma ora si muove leggero per la città

Friday, June 19, 2009

O-Turn


In coda al passaggio a livello, vedo che il treno per Milano è appena ripartito. Ora le tireranno su. E invece no. No, c'è da aspettare ancora. E allora ingrano la prima e derapo un'inversione a U, e proprio nel mentre vedo il treno diretto a Como. E continuo, soave, nell'inversione, rimettendomi in coda. Ho inventato l'inversione a O. Un tipo di manovra che alle volte è necessario saper maneggiare, quando un passaggio a livello sembra incombere lì di fronte, destinato a non aprirsi mai. E siccome la vita sembra sempre seguire alla lettera la Legge di Murphy, a noi non resta che cercare di dribblare Murphy con una finta. Facendo finta di rinunciare, abbassando la guardia, anche disperandoci un po'. Pronti a stupire il passaggio a livello di Murphy continuando l'arco della nostra inversione fino a chiudere la O. A cerchiare il cerchio. E dimostrare che, dopo tutto, continuiamo a crederci. Certo, magari il passaggio a livello resta chiuso, e a noi non resta che rinunciare, prendere altre vie, o parcheggiare e prendere il sottopassaggio a piedi. Oppure a volte si apre e, non vedendo le croci di Sant'Andrea che segnalano il passaggio a livello senza barriere, finiamo travolti da un Eurostar di delusione. Oppure ancora, è una finta, e si riabbassano intrappolandoci sui binari, e li hai voglia a invertire a O, non serve. Però, cazzo...se ci arrivi, al di là del passaggio a livello, che soddisfazione, eh?

E poi, dopotutto, non basta saper dribblare come George Best, bisogna anche saper sfondare come Graeme Souness e sfoderare la rabbia e la grinta di Roy Keane o Vinnie Jones.



(Pregevolissima, oserei dire, l'ultima azione, un colpo di grazia e classe e talento cristallino che è difficile eguagliare)

In fondo basta un buon caffè, due cucchiaini e mezzo di zucchero e l'abilità di saperci dormire sopra, per risolvere un bel po' di problemi. O ridimensionarli. O vederli da un'altra angolazione. Basta che qualcuno sappia pompare, mentre tu reintegri la caffeina, un po' di fiducia nelle ruote che senti sgonfie. E quindi dedico questo a tutti quelli che affrontano la vita a inversioni a O, e a tutti quelli che sanno sopportare lo stridere delle gomme durante la manovra, e a tutti quelli che sanno risollevare la loro testa quando il mento non ne vuole sapere di stare rivolto all'insù.

Tuesday, June 16, 2009

La frase telefonica delle 0:21

"Non solo...sei un porco versatile!"

Monday, June 15, 2009

Kazaktustan, Kazuktistan, kazaki e cactus

Oggi ho fatto una cosa, e temo i riscontri pratici di quest'azione. Ho seminato dei semi di cactus. Non sento di avere un particolare pollice verde, anzi. Temo sia più facile far crescere dei cactus sul Pik Kommunizma in Kazakistan che per mano mia. Infatti per seminarli mi son fatto dare una mano da babbo. Beh, la semina è ultimata. Ora stiamo a vedere se germogliano. Sono un di Lei regalo di compleanno. Dieci semi di Copiapoa Lauii (cliccaclic) e trenta di Astrophytum Myriostigma (cliccaclic). Spero tanto di potergliele mostrare, orgoglioso, un giorno. "Guarda che cosa è venuto fuori dai tuoi semi". Perchè credo che, anche se il terreno è testardo quanto una steppa kazaka, con amore, pazienza e buona volontà, dai semi qualcosa verrà pur fuori. Ho seminato i kazukti, li ho innaffiati da una bottiglietta di Acqua Primavera. Che fretta c'era? Maledetta Loretta Goggi!

(Si, dai, la storia della bottiglia la sapete tutti)

And let's get back to fuckin' writin'

Sono discontinuo, è da un sacco che sto scrivendo poco e saltuariamente su questo blog che, diamine, si sentirà pure un po' abbandonato. Ogni tanto ho bisogno di rifiatare, e tempo o poca ispirazione mi levano il tempo di scribacchiare qualcosa su queste pagine. E in fondo è un peccato, perchè ci sono affezionato a questo mio piccolo spazietto personale. Mi riprometto (di buone intenzioni è lastricata la via per Stocazzo) di cercare di riprendere le buone abitudini.

*** LA PRINCIPESSA SUL PISELLO ***

Diavolo, non vi ho nemmeno raccontato della mitica Principessa sul Pisello, una ragazzina di quarta elementare a cui avrei voluto comminare una condanna a morte per sparachiodi! Molto simpatica, già quando mostro alla classe il salone delle feste di prima classe del Transatlantico.
"Deve aver molti soldi il proprietario del Museo".
Fin troppo svegli, per non avere ancora un'età a due cifre.
"Prima classe? Non è un granchè!".
Azz...si tratta bene, la principessina.
Poi, mentre si torna all'ingresso, il clou. Deformazione professionale, non mi piace dare le spalle ai ragazzini (anche perchè si perdono) e cammino all'indietro.
"Lo sai che sei irritante quando cammini all'indietro?".
Non ho risposto perchè indeciso tra due opzioni: a. "Tu invece sei simpaticissima, eh?" b. "Tu pure quando cammini in avanti!"...KA-TUNK!
Poi, con i ragazzini che vanno troppo veloci e mi pestano i piedi: "Piano, rallentate un attimo".
E lei, sempre lei, il lume delle nostre fiacche e grigie esistenze:
"Beh, se magari te ti dai una mossa".

Sparachiod proudly supports Re Erode.

*** LA SINDROME DI STENDHAL ***

E che dire invece di lui. Lui, il mito. Colui che mi ha lasciato a bocca aperta, e dopo quasi tre anni al Museo, credevo di essermi oramai corazzato nei confronti di quasi tutto. Appena incontrata la classe. Non ho ancora quasi detto nulla, mi son solo presentato e chiarito che vedremo una sezione dedicata al Leo. Si, quello là...Leonardo da Vinci. Saliamo le scale. Mi fermo di fronte all'Uomo Vitruviano. Lui è il primo della classe a raggiungermi. Mi guarda, poi distoglie il suo sguardo, per posarlo sull'opera che ho alle mie spalle. Alza lo sguardo per guardare il grande pannello, apre la bocca sbigottito dallo stupore. Rapito, oserei dire. E esclama, felice: "Il David!".

Mariastella, Mariastella...il sistema educativo in Italia non ha tenuto conto di questa gente. Per cui speranza non esiste, e mai esisterà.

Tuesday, March 24, 2009

Any minute now...

Primo aprile. Colloquio. A Gorizia. Dajeeeeeeeeeeeeeeeee!

Monday, February 23, 2009

Dottor MacGowan

A una settimana mi son ripreso. Non mi sento di averlo realizzato. Forse perchè non è questo big deal, a parte l'ovvio stupore e l'ovvia soddisfazione per gli otto punti di tesi. Credo che attualmente sussista un certo sollievo e un momentaneo appagamento. Però dovrò mettermi a capire che farmene, insomma. D'altronde, le mie prime parole da dottore sono state...beh...è stata una: "Mmminchia!".


L'esimio Dottor Billie MacGowan, fresco del suo 107, aggredisce senza pietà la sua tesi di laurea con uno sturalavandino al Castello Sforzesco. Un'altra laurea di mischia: come andremo a finire?

Thursday, February 12, 2009

Monday, January 26, 2009

Catboys with dirty faces...


Il Crespi abbaglia. Tutti i campi lo fanno, a mezzogiorno, l'una del pomeriggio, nelle domeniche assolate, all'ora più o meno in cui emergi dallo spogliatoio per entrare in campo e scaldarti. Tutti, ma il Crespi di più, non so perchè. Forse è dovuto all'orientamento degli spogliatoi rispetto al campo, o forse è solo suggestione.
Uscita anticipata dagli spogliatoi: neanche un'ora prima vediamo la macchina di Dervo blindata dalla polizia sull'autostrada, poi capiamo. Era al cellulare, stavano chiamando per anticipare la partita. Senza alcun preavviso. E allora di fretta, allaccia le pantofotacche, tanto nastro adesivo, perchè in spinta venerdì tendevano a schizzare via dal tallone. Un po' di cotone sull'orecchio, sotto il caschetto, mi dimentico di quel mal di schiena che mi sta bloccando da quando mi son svegliato alle 9 e 30. Tutto pronto, inspiro forte mentre affondo la faccia nella "mia" numero 5, la indosso, metto la felpa del Compagno Wojciech e esco dall'oscurità dello spogliatoio. Il sole scintilla, lassù ci sono i binari del treno, appena passata la stazione di Lambrate. Ogni viaggio che faccio, avanti e indietro da Roma, all'andata e al ritorno giro la testa, lo guardo. Una volta ho visto chiaramente il labiale di uno che aveva spedito un calcio sul palo e imprecava. Giuro.
Riscaldamento, mi faccio massaggiare la schiena dal buon Max. In campo, fischio di inizio quasi senza preavviso, io nervoso: mi sento fuori forma, la schiena, chissà se le pantofotacche nuove vanno bene, chissà se so giocare ancora a rugby, e poi sono ultimo uomo in touche per la prima volta in prima squadra. Tutto svanisce appena bacio la nocca, e poi lo stemma sul cuore della maglia. Si parte, e Bassotto 183-174 va subito in meta. Poco più tardi una maul, vedo che la palla non esce, mi infilo dentro, l'arpiono, la porgo al mediano andando a terra. Un passaggio e l'apertura va in meta, 12-0. E poi la touche, il momento della verità. La palla smanacciata dalla seconda dell'A.S.R. sembra cadere. Dritta nelle mie mani, prendo a correre, mi giro per cercare sostegno, non c'è, accelero e rompo un placcaggio. Ok, oggi ci sono.
La partita la chiudiamo presto, il resto è amministrazione. E fango, perchè l'abbagliante Crespi ha il fondo di una pozzanghera infame, smotta sotto le spinte dei tacchetti in mischia chiusa e inzuppa e impantana chiunque finisca a terra. A terra poi, ad abbagliare sono i tacchetti infangati: mai prese tante come ieri. La coscia livida, con un bel graffione, i segni sulla schiena, sulla mano. Alla fine è 45-7 e i dolori, pur zoppichettando verso gli spogliatoi, non si sentono manco più. Neanche la schiena fa più male. Corridoio, complimenti a Mandriano al suo esordio, i miei compagni mi dicono "Bravo". E io mi tengo stretto un sogno che fino all'anno scorso mi sembrava impossibile, e che proprio l'anno scorso aveva iniziato a realizzarsi qui, al Crespi, all'ombra dei binari...18 novembre 2007, numero 7, 15-13 per noi. Non so, mi piace pensare che tutto sia partito da qui, dal primo campo da rugby che ho visto nella mia vita. Da un campo vicino a una stazione, insomma, è appropriato aspettarsi cose che partano. E tornando alla macchina con Bongo e Morris, ci fermiamo un po' a vedere la fine di Amatori - San Mauro Torino. E gli occhi vanno lassù, ai binari. Un formicolio alla nocca...

Friday, December 05, 2008

Chinese take-away

Mangiamo nuvole di drago, riso cantonese, coca cola

Dedicato alle serate post-allenamento del mercoledì e del martedì. Al Ristorante Cinese e al mio solito menù (tost di gambeli - liso saltato con gambeli - pollo con patate). All'ultima persona che mi ha preso per scozzese. All'Islanda. A tutti quelli che mangiano nuvoledidragorisocantonesecoca-cola. A ieri sera, quando per tutte queste cose sono andato con questa canzone sull'autoradio e ora non me la levo più dalla testa! A volte basta poco per sentirsi bene.


Monday, November 24, 2008

Brothers in arms

I've watched all your suffering
As the battles raged higher
And though they did hurt me so bad
In the fear and alarm
You did not desert me
My brothers in arms

Mancano pochi minuti. Lo spogliatoio è piccolo, scomodo. Siamo tutti ammassati. Seduti, prepariamo le cose. C'è quasi un silenzio irreale. Dervino: "In piedi". E noi ci alziamo. "Teste alte". Non c'era neanche bisogno di dirlo. "Abbracciati". Ci stringiamo insieme, ricordo al mio fianco Morris. "Chiudete gli occhi". E chiudiamo gli occhi, respiriamo, ci rilassiamo. Stretti. Uniti. Insieme.

"Sapete cosa vedo? Vedo luglio, caldo, zanzare. E noi in campo. Agosto, voglia di andare al mare. Ancora caldo e zanzare. E noi in campo. Vedo settembre, le prime amichevoli, primi problemi da sistemare, infortuni. E noi, ancora, in campo. Vedo ottobre, i primi risultati. E noi sempre in campo. Novembre. Il 23 novembre. E' oggi, è qui. E sapete, nei vostri occhi, cosa vedo? Vedo Abe che piscia addosso a Billie in doccia, vedo Enzo che rompe sempre i coglioni, vedo queste cose. E perchè? Perchè siamo fratelli".

Fratelli. "Fratelli per forza". Perchè c'è la gente che non si sopporta. Ci sono le recriminazioni. Ci sono le cose che non vanno giù. Ma lì, in campo, io sento che lo siamo. E se non sono dentro a dare una mano, mi sento sminuito:

And Crispin Crispian shall ne'er go by,
From this day to the ending of the world,
But we in it shall be remembered-
We few, we happy few, we band of brothers;
For he to-day that sheds his blood with me
Shall be my brother; be he ne'er so vile,
This day shall gentle his condition;
And gentlemen in England now-a-bed
Shall think themselves accurs'd they were not here,
And hold their manhoods cheap whiles any speaks
That fought with us upon Saint Crispin's day.

Abbiamo perso. Poteva capitare. Purtroppo. Io mi dico: male in mischia chiusa, non ho trovato l'assetto; s.v. nei raggruppamenti; bene un placcaggio su una loro seconda. Chiuso. Per quel poco che mi è stato possibile, ce l'ho messa tutta. E ho visto i miei compagni, i miei fratelli, mettercela tutta. Come stiamo facendo da luglio. Contro tutto. Contro tutti. Non abbiamo retto alla tensione dell'ora o mai più e loro ci han saputo colpire, portando a casa la partita. Brutto sentire a fine partita, al fischio finale, uno di loro urlare "In yer fucking faces". Mi aspettavo tutt'altra signorilità. Anche se alcuni di loro li ho abbracciati sinceramente, altri potevano risparmiarsi certe uscite, che a me non sono andate giù. Ma sono tutte chiacchere. La verità è che abbiamo perso, anche se abbiam perso "bene".

Però ritengo necessario dire questo, ai miei fratelli per forza, ai miei brothers in arms. Nonostante le polemiche interne che possiamo avere. Nonostante questa sconfitta e il punto perso a Varese. Nulla è finito ancora, la stagione non è da buttare via. E per questo, gli dedico non una direstraitsiana Brothers in Arms, non uno shakesperiano Enrico V, ma un johnbelushiano Bluto Blutarski:

Tuesday, November 11, 2008

New article + figudemmerda

1. Pubblicato nuovo articolo su Storie di Sport:


2. Figura di merda: mai, mai e poi mai mandare sms allo stesso momento a un avversario e alla propria ragazza. Sennò un seconda/terza linea dell'US Delebio Rugby rischia di trovarsi un affettuoso "Amore mio bello?" sul cellulare. Errrrm....

("Ovviamente l'ultimo non era per te :P"
"Spero..."
)

Heart & Knuckles

Iniziato malissimo, mal di gola e un litigio telefonico. Chiudo la macchina, occhi ancora umidi, gli altri son già cambiati, un senso di inquietudine fortissimo, nonostante le ultime battute al telefono fossero più tranquille. Guardo la mollettina azzurra attaccata alla borsa, lì, vicino al caschetto. Il capitano, giàssa, prima che varchi la porta dello spogliatoio, mi fa: "Ora fai un bel respiro e lascia da parte il nervoso. Ora pensa alla partita". Poi me lo dice Bimbo che, se mai ne ho dubitato, è davvero un fratellone per me, e aggiunge: "Approfittane e sfogati". E poi l'altro fratellone, quello che supera la quintalata, sia di peso, sia di fiducia che mi da ogni volta, me lo ripete. "Sei il terzo che me lo dice" "Ci tenevo a dirtelo anch'io" "Ci tenevo che me lo dicessi anche te". Respiro, cerco di cacciar via l'inquietudine. Voglio giocare bene, voglio chiamarla a fine partita, sentirla orgogliosa di me e contenta del mio sorriso.
Entro in campo, come sempre, baciando il simbolo sul petto della maglia e la nocca del mio mignolo sinistro. Si inizia benino, specie in mischia chiusa. La Banda Bassotti da il suo apporto a un po' di carrettini, uno dei quali spiana la strada alla meta di Michi. Poi ci si spegne, tutti quanti, e si fatica. Riusciamo a mettere la seconda meta a segno solo a fine primo tempo, e nel secondo tempo, nonostante si riparta all'attacco, siamo troppo nervosi e ci facciam fischiare tutto contro.
Enz Off, stranamente nervoso, viene sostituito al 55', dall'unica riserva di mischia. E io, che forse mi aspettavo che quello che sarebbe stato sostituito sarei stato io, mi sveglio un po'. Mi si accende qualcosa dentro, cerco di buttare in campo la mia aggressività. In mischia chiusa le cose si sistemano e fuori sono più tenace e rabbioso, nonostante i nostri attacchi siano sempre frustrati. Metto pressione anche nella loro area di meta, nonostante l'estremo mi faccia fesso facendomi scivolare sul fango.
Al 72', per citare Paolini, tocco il cielo con un dito. Io e Darione, seconda linea e numero otto, siamo rischierati a largo ad occupare lo spazio. La palla arriva verso di noi, azione da trequarti, con Dario e Billie improvvisamente trasformati in secondo centro e numero 8. Fred prende la palla, fissa l'uomo e me la da, appena dentro ai 22, e io penso solo alla linea, a correre più forte che riesco, a superare l'avversario che sta tornando a chiudere e a tuffarmi oltre la linea. Batto la mano per terra, non ci credo quasi, mi sembra un film, mi rialza l'abbraccio dei miei compagni. Io ringrazio Fred, che mi ha passato la palla e che è quasi commosso quanto me per la meta. Poi mi incazzo però, perchè dobbiamo farne un'altra. Dervo mi prende per un braccio, mi indica ai miei compagni, mentre ansimo per la corsa fatta: "Guardatelo. Guardate che cuore ci sta mettendo. Cercate di metterci lo stesso cuore in questi dieci minuti!".
La partita finisce senza che l'abbiamo fatta, senza bonus, e al fischio finale mi lascio cadere a terra, privo di forze, e inizio a piangere come un vitellino. Qualcuno urla di rialzarmi, e lo faccio, lascio che le lacrime continuino, ma vado a fare il saluto. Quando facciamo cerchio attorno all'allenatore, Dervo è incazzato e io ho ancora gli occhi lucidi. "Abbiamo sbagliato, abbiamo perso un punto. Ora non possiamo più permetterci errori. Ci vuole cuore, dobbiamo crederci. Io so che Billie ci crede, siamo tutti come Billie?". L'orgoglio schizza a mille, e solo dopo riesco a godermi il fatto di aver fatto meta, quando vedo i sorrisi dei miei compagni, le loro pacche.
Quando entro in spogliatoio solo per prendere il cellulare dalla borsa valori. E' scarico, riesco solo a dare la notizia, prima che la batteria esali l'ultimo respiro. Ero inquieto, ma sapevo che eri lì, sulla mia nocca

Thursday, October 16, 2008

Saint Isabelle

La Lara è sempre piena di buoni consigli e buone parole e, nel periodo in cui nacque Isabella, disse allo zio incantato: "Domani vai in un negozio di dischi e scegli attentamente un disco da prendere a Isabella. Sarà il primo disco della sua collezione!". Non andai in un negozio, ammetto che mi spaventava l'idea di scegliere attentamente un disco per una persona che non conoscevo ancora tanto, nonostante già l'adorassi. Oggi ascoltavo l'ultimo disco di Tom Morello (a.k.a. The Nightwatchman), The Fabled City e...la numero 7, si chiama Saint Isabelle, diamine! L'ascolto, leggo il testo, è amore a prima vista. Ho trovato il primo disco della collezione della Pallina :)

Tom Morello The Nightwatchman
"Saint Isabelle"


Innocence and Suffering, Loneliness and Grace
Pain and Love and Beauty, Laughter, Death and Faith
Where the rising fortune meets the setting sun
Im afraid, my friend, when one is left it's just the same as none.

I will always stand beside you
Defend you and Mend you, Sanctify you
I'll Hold you and Keep you and Fight beside you
I'll follow you down love, I'm right behind you

God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through
God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through

The textbook's on the table, the radio's on the the shelf
and thank you for the offer but I'll sing this one myself
In reverential silence the crowd sat in the pews
I climbed and climbed for hours but, oh my, what a view.

I will always stand beside you
Defend you and Mend you, Sanctify you
I'll Hold you and Keep you and Fight beside you
I'll follow you down love, I'm right behind you.

God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through
God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through

Im surprised you didn't come forward when the cops dragged me away
There's a museum in the Netherlands I hope to see again someday
There's a painting of a woman gathering wood, it's almost dark.
In a world bereft of meaning, there's a flicker in the heart

I will always stand beside you
Defend you and Mend you, Sanctify you
I'll Hold you and Keep you and Fight beside you
I'll follow you down love, I'm right behind you.
I'll follow you down love, I'm right behind you
Follow you down love, I'm right behind you

God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through
God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through

Wednesday, September 10, 2008

Back to Basics

Un giorno ebbi un'opportunità. Scrivere, per una rivista nazionale, pagato. Ricordo la soddisfazione nel leggere il mio nome sotto il titolo dell'articolo, nel vedere il pezzo sulla pagina, i messaggi sorridenti di tanti amici (i cui sorrisi ho l'impressione di sentire sempre meno, alle volte) che si complimentavano con me e che soprattutto, condividevano una grande emozione con me. Gente che aveva braccato ogni edicola per poter vedere il mio articolo pubblicato. Era un periodo di "crescita" per me e a ogni passo sentivo vicini gli incoraggiamenti di tante persone. Non che ora mi senta solo, intendiamoci.
Ricordo la delusione quando, due numeri dopo, acquistai nuovamente il giornale e non trovai il mio articolo. "Mi devo essere sbagliato", e lo sfogliai, ansioso, tre o quattro volte prima di arrendermi. Ricordo le telefonate, le e-mail, la difficoltà di reperire la redazione e alla fine la mia resa. Quell'estate, grazie ad Aska, scrissi articoli che ancora adoro rileggere, avevo anche l'opportunità di fare un articolo per un quotidiano nazionale e per qualche altra collaborazione. In Irlanda, nei momenti solitari che mi offriva Galway, prendevo appunti per narrare la Coppa del Mondo: stavo preparando gli speciali di presentazione del girone che sarebbero apparsi su Rugby Union.
Poi, mi ricordo il senso di vuoto. La delusione di rendermi conto che la rivista non mi aveva pagato e il realizzare che non l'avrebbe mai fatto. Non è per quei 90 euro, intendiamoci, che comunque mi avrebbero fatto più che comodo. E' proprio il fatto di rendersi conto che di quel lavoro, la prima opportunità "vera", in realtà non fregava un cazzo a nessuno. Che l'avevo fatto unicamente per la gloria (motivazione più che nobile, per l'amor del cielo, ma non quando le prospettive comprendono anche altro). Pian piano l'entusiasmo scese e, tra lavoro e università, si perse abbastanza la mia voglia di scrivere di rugby. Rugby Union chiuse i battenti e, per diversi mesi, solo il sito della mia squadra ebbe l'onore di ospitare i miei articoli. Me ne rendo conto solo adesso. Avevo perso il piacere di scrivere di rugby, di fare ricerca, di scovare storie.
Credo di averlo ritrovato, in un certo senso. Ho iniziato una nuova collaborazione, con il sito Storie di Sport. Spero che un giorno mi troverò a ringraziare di cuore Christian (il capoccia del sito), ma anche Aska, per cui scrissi gli articoli cui sono più affezionato, per gli stimoli che mi hanno dato in quel senso. Per ora, sono fiero di presentarvi il mio primo articolo per Storie di Sport:

Sunday, August 31, 2008

L'uomo che scannerizzava Cuccioloni



L'avevo già trovato una volta, e mi ero ripromesso che se mai l'avessi ritrovato, avrei reso il mondo partecipe. Ebbene si, un Cucciolone con la stessa barzelletta da entrambi i lati. Ora che faccio, lo mangio o lo spedisco alla Algida con una richiesta di rimborso per articolo difettato?

Saturday, August 30, 2008

Malu Entu

Dico agli italiani quello che il re degli Zulù disse agli inglesi: questa terra è di coloro che devono nascere. L’isola è nostra. Chi ce la può prendere? Troppe le nazioni non riconosciute nel mondo. Siamo come gli indiani d’America, noi. Come il Quebec, la Groenlandia, l’Ossezia.
(Salvatore "Doddore" Meloni - Presidente della Repubblica Indipendente di Malu Entu)

Notizia degli ultimi giorni: un separatista sardo, Salvatore Meloni, in passato arrestato per cospirazione politica atta a sovvertire l'ordine costituito, con un manipolo di appartenenti al Par.I.S. (Partidu Indipendentista Sardu), ha occupato l'isola di Mal di Ventre, al largo della Sardegna, e l'ha dichiarata Repubblica Indipendente di Malu Entu. L'isola appartiene a una società turistica napoletana, e Meloni vuole appropriarsene o per il principio di usucapione (la starebbe occupando da più di vent'anni) oppure tramite una colletta da un milione di euro per acquistare l'isola dal proprietario della stessa. Per Meloni questo è un primo passo di riappropiazione delle terre da parte del popolo sardo, in vista di una futura indipendenza della Sardegna dall'Italia (avrebbe già previsto un referendum nel 2009, sotto l'egida delle Nazioni Unite). Ora, credo che il mondo si stia evolvendo, lentamente e in maniera spesso dolorosa, verso un'unione più universale, o almeno dovrebbe. E invece abbiamo spesso notizie di ex-Jugoslavie, Kosovi, Ossezie, Irlande del Nord, Tibet, Kurdistan. Insomma, cos'è l'autodeterminazione dei popoli? Qua si va a questionare il principio stesso di nazione e di stato, oltre che di popolo. Quando conta, quando non conta, quando dovrebbe contare e quando non? E poi mi son ritrovato a pensare alla battaglia intrapresa da Meloni, che ha fatto 9 anni di carcere. E pensavo a quando ero giovane e pensavo che morire per un ideale fosse la cosa più nobile al mondo. Il problema è che qualsiasi ideale diventava qualcosa per cui vivere o morire. Poi, crescendo, pensando, mettendo in moto il cervello, ti scontri con mille casi in cui qualcuno muore per ideali non suoi, senza saperlo. E ti ritrovi a rimettere tutto in discussione. In testa mi è venuto in mente il caso limite, che non son riuscito mai a trovare. Qualcuno che combatte e muore per un ideale in cui non crede, ma deliberatamente. Sapendo che non ci crede, con il solo scopo di...morire per un ideale e avere un ideale, anche fasullo, per cui combattere.
Tornando a Malu Entu, a me affascinano però queste storie, perchè...perchè sono storie, sono curiose, stuzzicano quella parte di me che è sempre in cerca di storie interessanti da conoscere, sviscerare, riciclare e riraccontare. Quelle cose scalcinatamente epiche che ho sempre adorato. Perchè se bisogna fare un segno sulla Storia, spesso bisogna fare uno scarabocchio, e quando uno fa uno scarabocchio troppo grande, finisce che la Storia la stropiccia. Finchè invece lo scarabocchio tuo sulla Storia lo fai con gentilezza, anche urlando, ma senza violenza, mettendoci tutto l'impegno di questo mondo, buttando tutto te stesso in un'impresa dalle proporzioni epiche, più grande di te, ma senza per questo rovinare la vita a qualcuno...beh, in genere sono belle storie. E nonostante probabilmente questa sia solo una boutade del Presidente Meloni per farsi pubblicità e acquistare visibilità per le sue idee, per questo io saluto la Repubblica Indipendente di Malu Entu con un sorriso.

Come in una navicella spaziale, ognuno deve avere il proprio posto. E siccome mi sento un passeggero del pianeta terra, rivendico anch'io il posto che mi spetta.
(Salvatore "Doddore" Meloni - Presidente della Repubblica Indipendente di Malu Entu)