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Wednesday, February 20, 2008

On The Shiteside

So I saw that train and I got on it
With a heartful of hate and a lust for vomit

(The Pogues “Sunnyside Of The Street”)

‘Tis friggin’ late tonight, and I sit half-collapsed at some lousy counter of some lousy pub I can’t remember the name of. I can’t really remember much of tonight. I recall being here – or was it another pub? – with me mates, and havin’ a couple pints with them. A couple gallons, to be honest, a couple friggin’ gallons. I have some kind of flash-light going in and out in the Guinness-black of my memories of this evening. A very inglorious one indeed. I recall the beers, and a couple drams too. I was loaded when the evenin’ started – ‘tis Friday night tonight – and now I’m friggin’ skint, ynnow. So I can’t remember how many I drank. I only feel them, and recall emptying all the half-empty glasses me mates left behind them.
Must’ve had a sterling time, though. I recall being acquainted with this gal from Leicester, or Nottingham, or whatever. Spent half the night talking to her, I think. I recall myself, all sweaty, in my red polo shirt, shouting at the top of me friggin’ lungs some song. Flippin’ sterling music, they played at that pub. T-Rex, the Clash, Madness, the Pogues. “I’m your toy, your twentieth century boy”. But she didn’t let me be her toy. Probably I did expect a little too much, but you know how that is when you get sore drunk as I got. I really made an ass of meself, I think.
And that’s how I started to get nervous. Smokin’ a fag, with another whiskey in me hand, with my friends pissin’ me off ‘cause Jane had gone home. Jane, that was her name, right. Well, pissin’ me off for a laugh, as you always do among friends. Sort of tryin’ to cheer me up. But I’m a perfect asshole, and I was completely sloshed. I tossed down me shot, put me fag back in my mouth, at the right corner of it, and went over to Davy. Shakin’ me bleedin’ fist in front of his face and yellin’ at him. A complete wanker, I am. He didn’t stop laughing. Actually I must’ve been a very exhilaratin’ sight. I glow red when I’m pissed, and me neck’s veins look like they’re about to friggin’ explode. And Davy laughed, right in me face and all. And this wanker I am couldn’t stand anymore and swung his friggin’ fist at his face. “FUCK AWFF, DAVY!”. Must’ve broken his nose, he was damn bleedin’ all over the place. “Will, what the fuck got in your mind, you pisshead?”. That was Normsy, shoutin’ at me. I swung a fist at him, as well, but was too drunk and heavy. I missed, and he hit me with his head, right in me face. Davy wasn’t the only one bleedin’ now. Then Normsy punched me, in the face again, and now I see a blackeye reflected on the golden bar of this pub’s counter. I must’ve been kicked out, after that, so I chose this other pub, yes. Everything is gettin’ neater in my memory. There’s a bunch of blood-soaked hankies in front of me, I must’ve stopped bleedin’ here.
And now I feel my belly gurglin’, I’d love to puke, I feel like someone’s beaten the livin’ shite out of me. And I feel mad as hell at I don’t know who or friggin’ what. Probably I’m mad at me bleedin’ self. Time to get out of here. Staggering and lagging home, wherever I am right now. The friggin’ Canal, here it is. Birmingham, they call it the English Venice. Except Venice must be a beautiful city, and Brum’s a stinking shithole. I walk on the side of the Canal. Must stay steady on my feet, and it’s friggin’ hard. Must not fall in the Canal. Must not fall. I’m walking over about a million tons of duck crap. The whole friggin’ sidewalk is covered with it. Look on to the other side of the canal, and the path is unbelievably clean. Right, I’m on the Shiteside. Ducks seem to be leaving their droppings only here. Must not fall in the Canal. Must. Not. Fall. My head drops back down, starin’ at the tiny white dots of crap, and I think that maybe this friggin’ world must have a clean side and a Shiteside, as well as the Worcester and Birmingham Canal. And shit falls down only on the ones lagging on the Shiteside. Near a bridge, I hug a lamp-post. Must not fall, don’t fucking fall, William! I have to stop for a slash. I stay clinged onto the lamp-post, and take my willy out. I’ve to leave the company of the lamp-post. Will is havin’ problems holdin’ his willy, and doesn’t want to soak his jeans. Hide under the bridge, not so steady on my feet. Must not fuckin’ fall in the canal. Don’t fall, piss in it, for fuck’s sake. Must not fall down, must not. Fell down. Fucking hell!

(Billie MacGowan "On The Shiteside")

Friday, August 17, 2007

Darren contro tutti


Il vostro Sports History Correspondent preferito ha pubblicato un altro articolo su LET, sul tema settarismo e GAA in Irlanda del nord:

Tuesday, August 07, 2007

Sports History Correspondent

Ecco come sono citato nel mio ultimo articolo apparso su Les Enfants Terribles: LET Sports History Correspondent.

Questo l'articolo, una presentazione di Italia - Irlanda, 24 agosto a Ravenhill, Belfast:

Friday, August 03, 2007

Down All The Days

I type with me toes
Suck stout through me nose
And where it’s gonna end
God only knows

I have often had to depend upon
The kindness of strangers
But I’ve never been asked
And I never replied
If I supported Glasgow Rangers

(Pogues "Down all the days")

Salve, il mio nome è Paul Imlach. Sono un giornalista dell’Orcadian, il quotidiano delle Isole Orcadi, il posto più remoto dell’intero universo. Serving Orkney since 1854, dice il motto della testata. Al momento mi ritrovo bloccato in un vagone e penso che a nessuno fregherà più niente del fatto che l’8 dicembre 1981 Arthur Scargill è diventato il presidente eletto della National Union dei minatori. Oggi è il 12 gennaio 1982. L’altro ieri a Braemar, non lontanissimo da qui, hanno raggiunto il minimo storico di temperatura di tutto il Regno Unito, circa 20°F sotto lo zero. Io sono intrappolato su questo treno a una decina di miglia da Aberdeen e tra locomotrici rotte, un deragliamento, ritardi e l’ondata di freddo che sta colpendo la Scozia, non so quando potrò raggiungere di nuovo le Isole Orcadi. Mai nessuno ci aveva messo più di un mese a raggiungere un porto nel nord della Scozia partendo dallo Yorkshire. Qua fuori nevica, quindi non può fare poi tanto freddo, ma le folate di vento sono terribili e la Class 314, nonostante non abbia più di un paio d’anni, è sensibilissima al gelo. Io me ne sto accovacciato vicino al termosifone del treno, con una bottiglia di stout presa a Craighellachie incastrata tra la mia coscia e la parete della carrozza, la macchina da scrivere poggiata sulle ginocchia. Per il vagone echeggia solo il tap-tap-tap delle mie dita che scivolano sui tasti. Ho continuato a scrivere articoli fino a questo momento, tutti su Scargill, e più di metà non sono riuscito a dettarli alla redazione. Credo sia una settimana che non trovo un telefono funzionante. Non è decisamente più il caso di parlare dei minatori. Voglio invece scrivere della storia che mi ha raccontato prima il controllore, che tra poco tornerà per annunciarci il guasto della locomotrice.

Sono seduto in fondo all’ultimo vagone, e dopo aver terminato il suo giro il controllore si è seduto di fronte a me. Gli ho offerto una delle mie due bottiglie e lui ha rifiutato. “Sono in servizio” ha detto, al che gli ho risposto che in una giornata così le regole non sono poi importanti. Lui allora ha accettato la bottiglia e la stout gli ha sciolto la lingua. Mi ha detto che da ieri è disperso il figlio della Thatcher. Dopo un giorno lo sanno già tutti, persino in mezzo al posto più isolato del Regno Unito. Invece del fatto che P.Imlach dell’Orcadian è disperso da un pezzo non sa nulla nessuno. Poi il controllore ha continuato a raccontarmi, con il suo pesantissimo accento dell’Ayrshire, di quell’ubriacone che stava dall’altra parte del vagone. “Lo conosco, non ho avuto il coraggio di chiedergli il biglietto in una giornata del genere. Stanotte ha dormito su questa carrozza, probabilmente”. E mi dice che l’ha incontrato varie volte, e che oramai quel barbone è la storia delle ferrovie di Scozia. Cacciato da ogni linea, aveva dormito negli angoli migliori di qualsiasi stazione caledone e su ogni tipo di vagone. Mi dice che gli ha raccontato la sua storia qualche anno fa, su un treno simile a questo, guastatosi in una giornata simile a questa, dalle parti di Inverness.

L’ubriaco in realtà era un inglese, di Coventry. Durante la guerra si era ritrovato senza più famiglia né casa, rase al suolo, come del resto tutta la sua città. Allora si era messo a vagabondare e ad abitare sui treni delle Midlands, finchè un giorno a Birmingham non si era addormentato sul treno sbagliato, risvegliandosi solo alla stazione centrale di Glasgow. Pare che una volta messo piede nella fredda Scozia, vedendo il fiume Clyde scorrere sotto i suoi piedi, aveva pensato di essere in paradiso, o probabilmente all’inferno. Le Scottish Railways erano diventate il suo personale battello di Caronte, e aveva cominciato a vagare per la nostra terra, girandola in lungo e in largo, in cerca del posto dove la sua anima avrebbe potuto finalmente riposare in pace. Aveva vissuto sulla sua pelle all’incirca ogni disastro ferroviario sia stato registrato in tutti quegli anni in Scozia. Sentendo quei nomi non potevo fare a meno di pensare che avevo visto coi miei occhi le macerie di alcuni di quei disastri, sempre inviato per l’Orcadian, come l’incidente di Invergowrie del 1979. Il controllore mi raccontò che nel preciso momento in cui i due treni della Inverclyde Line si schiantavano a Paisley, lui stava proprio litigando per il biglietto con quel barbone, sul treno diretto a Wemyss Bay, la linea più sfigata di tutte le ferrovie scozzesi. Certo che ogni volta che si incontrano questi due, come minimo una locomotrice va a farsi fottere.

Adesso è ora di riporre la macchina da scrivere e questo racconto: mentre prendevo l’ultimo sorso di stout dalla mia bottiglia è entrato il controllore, annunciando il guasto. Manca ancora un sacco ad Aberdeen, ma per oggi cosa importa tornare a casa? Entrerò in un pub del paesino più vicino che trovo e mi farò offrire un whiskey per scaldarmi un po’, e cercherò qualcuno che mi ospiti stanotte. Dopo tutto questo vagabondaggio alla ricerca della mia casa nel posto più sperduto del mondo, pub e vagoni del treno sono diventati la mia famiglia.

(Billie MacGowan "Down All The Days")

Saturday, May 19, 2007

E' la stampa, bellezza



Rugby! - La Meta, numero di maggio, pagina 88.
Una lacrimuccia.

Tuesday, March 13, 2007

Croke Park


Di nuovo pubblicato su Les Enfants Terribles. Stavolta l'articolo parla dell'arrivo degli inglesi a Croke Park:

Sunday, January 21, 2007

Raise what's left of the flag for me


Lainate B - Tradate Biss 54-5

Ci sono dei momenti in cui il silenzio è assordante. Momenti in cui l'eco dei tuoi tacchetti sui muri del tunnel che porta dagli spogliatoi al campo di Lainate, e che tu stai attraversando per la prima volta in veste di capitano, ti fa pensare di stare per entrare sul campo di Twickenham. Tu, davanti a tutti, camminando lentamente, con un groppo di emozione in gola. Con la voglia di dare tutto te stesso. Di guidare i tuoi compagni verso la vittoria. E con in mente David Sole, che accompagnava a Twickenham la sua Scozia. Io ho portato dentro al campo da rugby di Lainate il Tradate Bis, in veste di capitano. E di tallonatore.


Ci sono partite in cui ti diverti a giocare, in cui non vorresti mai fermarti. Io mi sono divertito un sacco a giocare tallonatore, col 2 sulla schiena, il numero più basso che ho mai indossato. Perchè nel rugby il numero, più è basso e meglio è. Ho portato a casa tutte le nostre introduzioni, a parte la prima. Purtroppo non sono riuscito a fregarne a loro. Però mi son prodotto in esilaranti siparietti, come quando ho tirato una ginocchiata in faccia al pilone avversario in mischia chiusa, per sbaglio. E lui ha prontamente detto "No, ma fai pure, eh, con comodo!". O come quando, tutti pronti per partire nel secondo tempo, e io chiamo l'arbitro. "Arbitro, un attimo". Tutti si chiedono "Cosa dovrà dire/fare il capitano?". Beh, ovvio. Pisciare contro la recinzione. Però penso di aver giocato bene, di aver dimostrato di aver voglia di giocare. E questa è una soddisfazione.

Ci sono momenti in cui ti gratti la testa. Ti chiedi cos'è che non gira e perchè, nonostante tu stia mettendocela tutta, l'avversario continua a bucarti e andare in meta. Partite che non vorresti quasi disputare. Pesi sul groppone: 54-5. Pesi che, come capitano, porti il doppio di quanto facciano gli altri. Perchè avresti voluto urlare di più, farti sentire di più, essere un faro per i tuoi compagni. E invece ti trovi lì, a guardarli in faccia, sforzandoti di tenere alta la testa, di non lasciare che lo sguardo si abbassi a guardare il fango e l'erba, e sentire Toffolo, nella sua veste di allenatore, che dice: "Dai ragazzi, stiamo giocando comunque bene. L'importante è mirare al bacino, portiamo l'uomo a terra, sennò riciclano e ci fanno fessi come niente". Sono momenti in cui la responsabilità di capitano, nonostante sia un sogno che si avvera e un'onore infinito, pesa come un macigno, perchè ti senti smarrito e impotente e non sai come spiegare a te stesso e alle tue truppe, anch'esse smarrite, perchè stiamo perdendo terreno; come se non bastasse, quel poco che riesci a fare non è abbastanza per portare i tuoi compagni ad avanzare.


C'è il momento di lasciarsi tutto alle spalle, di riconquistare il buonumore e le energie. Di fronte a un piatto di pasta e una bottiglia di birra. E' il tempo di stringere la mano all'avversario, di chiedersi scusa, di chiaccherare coi compagni della partita e di altro. E' il momento di rimandar giù quel groppo, stavolta di pianto, che ti verrebbe, e di recuperare il sorriso. In due parole: il terzo tempo.


Infine, c'è il momento di leccarsi le ferite, di sentire i brividi di malinconia perchè avresti voluto che la partita girasse in un altro modo, di sentire il dolore di una partita, giocata in prima linea, che monta sulle tue spalle, sulle tue scapole, sulla tua schiena e sul tuo collo. Di sentire i graffi sulla faccia che bruciano e le orecchie indolenzite, di scrocchiarti la colonna vertebrale, la clavicola, le scapole. Di sentire il labbro rotto che punge ed elemosinare attenzioni e affetto. E di covare la consapevolezza di avere qualcosa da dimostrare la prossima volta.

Monday, January 08, 2007

Billie on Les Enfants Terribles

Finalmente hanno pubblicato il mio articolo "Fare thee well, Lansdowne Road!" nella sezione "Heimat - Processi di frammentazione e identità nazionale" del webmagazine Les Enfants Terribles ("Quaderni noir di attualità, estetica, narrativa e storia contemporanea" - questo il manifesto degli intenti). L'articolo è in realtà la seconda mia collaborazione con LET (gestito dagli amici Aska @ Belfast e Jay&Ren): nella sezione "Distretto Nord - Note dall'Irlanda di sopra" quest'estate era stato pubblicato un altro mio articolo, che parlava del rapporto tra Eire, Irlanda e Irlanda del Nord sotto il punto di vista rugbistico. L'articolo prendeva spunto dall'organizzazione di un incontro della nazionale irlandese (che comprende sia Eire sia Irlanda del Nord) a Belfast, da dove la nazionale mancava dal 1954. Una cosa fantastica dello scrivere questi articoli, a parte scoprire i vari aneddoti e pezzi di storia che poi vanno a costituirne succo e sapore, è il vedere come possono legarsi in modo strettissimo cultura e sport e cercare di esplorare questo rapporto, che in fondo fa anche parte dell'identità di un popolo. Sono storie che trovo veramente molto appassionanti. I due articoli in questione sono questi: "Test match a Ravenhill: l'Irlanda del rugby torna a Belfast", pubblicato a inizio luglio 2006 e "Fare thee well, Lansdowne Road! - 130 anni tra arruolamenti, ammutinamenti e proposte di matrimonio: chiude il tempio del rugby irlandese", pubblicato invece oggi, 8 gennaio 2007.