Monday, January 14, 2008

Mickybo & Me


Run like shite!

Ho trovato un film che potrebbe mettere seriamente a repentaglio la nomea di Billy Elliot come mio film preferito. Sarà quell'irresistibile versione di Summertime fatta da Billy Stewart a inizio film. Sarà che Durham non l'ho mai vista, mentre Belfast, città dove è ambientato Mickybo & Me, ha avuto un impatto tale su di me da entrarmi sottopelle. Non penso che le lotte dei minatori inglesi avrebbero comunque lo stesso potere di aprirti una ferita nel cervello che i troubles di Belfast possiedono. Sarà che per l'Irlanda del Nord ho sempre avuto una certa fascinazione. O forse è che c'è una Chopper Bike, e io ho visto una Chopper Bike per la prima volta a Derry, mentre andavo al Free Derry Point. Soprattutto è che il film mette in pellicola le stesse riflessioni che ho avuto spesso nella mia discesa all'inferno belfastiana e che, maledizione, il film riesce a dipingere con due colpi ben assestati le sensazioni che Belfast evoca per la sua natura. Poi sono un fan di un certo genere western anomalo (altro film, che parla sempre di una nazione divisa, e che ha un tocco western: No Man's Land, ambientato tra due trincee in ex-Jugoslavia) e Mickybo "Butch Cassidy" Boyle, 8 anni, dalla cattolica Palestine Street, e Jon Jo "The Sundance Kid" Wright, che invece ha 9 anni e viene dall'altra parte del Tate's Avenue Bridge, confine invisibile ma presente tra le due fazioni, sono dei banditi perfetti, che rendono Belfast e l'Irlanda del Nord il set di rapine e fughe epiche quanto quelle dei loro eroi Paul Newman e Robert Redford. Le loro avventure, l'incredibile gioia che sprizzano sembrano illuminare Belfast (giuro che il film riesce a non cadere nella retorica in cui sto cadendo io). Vi lascio con la seguente riflessione, di Noel Megahey del DVD Times, con una citazione e con l'inizio del film.

Each atrocity only marks that division further. [...] The film’s tough ending underlines the fact the Mickybo and Me is not just about the loss of innocence of two young boys – it’s about the loss of innocence of a whole generation that grew up in Northern Ireland during this period.
***
I'm Butch fuckin' Cassidy!



Scots'n'roll

Viadanese weekend, in occasione dell'ultima partita di Heineken della squadra lombarda. Disceso assieme a quattro altri malati (grazie per "Mickybo & Me", Al, lo guarderò al più presto!) allo Zaffanella, mi son goduto una bella partita con i Glasgow Warriors (finita, per onor di cronaca, 18-15 per i Glaswegians). Probabilmente tutto quel Prosecco di Valdobbiadene che è scorso a litri nella nostra sede il venerdì sera era ancora in circolo, tra l'altro. La serata è stata molto carina, in quel di Parma, grazie all'ospitalità di Kao e ai suoi contatti con lo staff degli Warriors. Più che una serata è stato un corso di aggiornamento sulle abitudini degli scozzesi ubriachi. Tipo attaccarsi banconote sulla fronte usando birra o saliva. E poi scambiarsele fronte a fronte. O baciare simboli della Scozia su maglie altrui. O declamare "Mag-nificò albéro dinattale" di fronte all'abete rosso che sta in una piazza parmigiana. O inneggiare al Gloucester ("Glooos-taah! Glooos-taah!") al passaggio degli inglesi del Bath, ultrarivali appunto del Glos. Fortunatamente tra le tante varianti e new entry, una cosa rimane di moda: offrire da bere! Una domanda mi è sorta. Perchè ogni volta che ho a che fare con dei Glaswegians ne trovo sempre uno che si è visto i Clash ad Aberdeen? Lucky bastard.

Friday, January 11, 2008

Pugni

Si legge a piè spronato quassù, che vi credete? Eh, si, i regali di natale son stati ciucciati con gusto in breve tempo. Pugni di Pietro Grossi è stato il regalo della ragazza di mio fratello, e in due serate è stato smembrato. Bello e scritto bene, parla di rapporti tra due persone e di "crescita". Tre racconti. Boxe, Cavalli e La Scimmia. Parto dal fondo: che pensereste se un vostro amico si mettesse a fare "la scimmia", e per mesi si comportasse come uno scimpanzè? L'ultimo racconto, assieme a Cavalli (che però mi ha preso tantissimo), ha per me il difetto di lasciare troppe cose sotto silenzio. E' lo stile di Grossi, a occhio e croce, però son così tante che a me venivano i nervi. Più che altro non mi piace quando l'ambientazione è troppo anonima, sospesa per aria. Bello anche Cavalli, che esplora il rapporto tra due fratelli, ma quello che mi ha incantato veramente è stato Boxe. Boxe che non ha il "difetto" degli altri due racconti, benchè per esempio non mi pare venga mai citato il nome del protagonista. Forse il tutto era dovuto alla narrazione in prima persona. Beh, il protagonista si ribella ai genitori e va a fare boxe, senza mai superare però il divieto della madre di combattere. Però è bravo, è dannatamente bravo, e ben presto si spargono leggende sul suo conto. Il Ballerino, lo chiamano, e lui ci si crogiola: è una leggenda, un supereroe, è il migliore di tutti. Senza mai aver combattuto. Non siamo forse così prima di crescere? Un giorno però ti compare sul ring uno che è il più forte, tra quelli che combattono, La Capra. D'improvviso hai il dubbio di non essere il più forte, e sei costretto a metterti in gioco per dimostrarlo a te stesso. Non male come metafora sulla crescita, e il racconto è veramente bello, oltre a convogliare la puzza di sudore di una palestra di boxe. Bravo Pietro Grossi.

Là dentro c'era una logica. Là dentro nessuno poteva scappare, né te né gli altri, e sapevi contro chi combattevi, ed era sempre uno solo, e pesava quanto te, e se ti batteva voleva dire che era più bravo, o aveva più esperienza, e in entrambi i casi dalla sconfitta non avevi che da imparare. Sembra assurdo, ma finisce che vai in quel posto dove tutti menano le mani perchè ti senti più sicuro.

Thursday, January 10, 2008

The Groundwater Diaries

Sottotitolo: Trials, Tributaries and Tall Stories from Beneath the Streets of London, di Tim Bradford. Il buon Tim Bradford che avevo conosciuto leggendo l'esilarante Is Shane MacGowan Still Alive?, un libro di viaggi che scaturisce dal tentativo di vendere una Vauxhall Corsa sul suolo irlandese. Me lo portai dietro in Irlanda, come unica guida turistica che avevo, anche se alla fine finì che ne rilessi un pezzo solamente in bus per andare da Galway all'areoporto di Shannon. Spinto dall'entusiasmo che mi aveva suscitato alla lettura (devo ringraziare, credo, il buon vecchio Moris di AI per averlo citato e consigliato e per avermi convinto a cercarlo e acquistarlo), ho comprato anche l'altro libro scritto da Tim Bradford, ovvero The Groundwater Diaries. Altro libro di viaggi, circa. Più di camminate per Londra. Attenzione però, bisogna introdurre la figura di Tim Bradford. Non è un "viaggiatore professionista", è un vignettista per una rivista sportiva indipendente. E questo ci fa capire la trasversalità di come prende la sua missione. Spinto da sogni basati sui fiumi, si lancia in un'avventura di rabdomanzia armato di grucce di appendino, lattine di Tennent's Super e una guida A to Z alla ricerca dei fiumi sotterranei o comunque dimenticati di Londra, e forse di un "Underground Tim". Alla ricerca dell'origine del punk danese (nato da una compilation anarco-punk pubblicata dai Crass, "Bullshit Detector vol.1" gettata in un fiume e arrivata attraverso il mare a un contadino danese, il fondatore della PRIMA punk-band danese), all'inseguimento di teorie cospiratorie sui massoni, i fiumi e lo stadio dell'Arsenal, al ritorno alla toccante vicenda degli animali domestici morti di casa Bradford e di come questi si colleghino alla morte di Ian Curtis dei Joy Division, alla scoperta dell'esplosione del punk londinese sulle sponde del fiume Westbourne. Respiro. E di come Whitesnake e Deep Purple si siano persi nelle fogne di Londra litigando per chi dovesse suonarci, dell'esistenza del Tao dell'Essex, della carambola free-jazz (ottenibile solo dopo un certo numero di pinte) e del funerale tributo a Felipe Romero, un busker della metropolitana londinese. Bel libro, divertente e esilarante. Un po' troppo lungo però, cazzo, Tim!

Some good news. My sister-in-law has been asked to join a pub ska band in Derby. Course, she's gone and nicked my old trombone. Slide's knackered, love, I said to her, but she wouldn't listen. To help her out I worked on a ska arrangement of the Panorama theme tune for about five minutes in the pub, but she wasn't interested. Then it occured to me that we could finally end all wars if only all national anthems were played in a ska style.


Babbo visto da Tim Bradford

Ankle Wars

Si, cazzo, si. La caviglia continua a rompere le palle. E non è mica bello. "Ruggine", dice Mengele, il nostro preparatore atletico "Non gli dare troppa importanza, non ti far fretta". E allora calma, pazienza e tanta anche. Perchè io ho voglia di dare, ma problemi fisici. "Adesso ci mettiamo in forma e si risolve tutto", mi promette. Massì. In fondo, come dice il detto

Con tanta pazienza e un po' di vaselina
Anche l'elefante ha inculato la formichina

Monday, January 07, 2008

Tolleranza Zero

Marabou Stork Nightmares. Irvine Welsh. In italiano, Tolleranza Zero. Regalo di natale del buon Bimbo, appassionatissimo di Welsh. Io con lo scozzesaccio di Edinburgo non avevo mai avuto a che fare, e finalmente ho letto un suo libro, con saldi in mente gli avvertimenti circa la crudezza dei libri del buon Irvine. I temi sono quelli che ci si può immaginare, insomma: droga, degrado urbano, hooliganismo, sesso violento. La cosa interessante è come è narrata l'intera faccenda: Roy Strang, il protagonista e narratore, è in coma, e svaria su tre piani. La realtà esterna che riesce a percepire, con grande paura di svegliarsi e ritrovarsi nelle grinfie della terribile famiglia in cui vive, la progressiva riscoperta del suo passato e il piano più profondo, una caccia al Marabù di vitale importanza per Roy, condotta assieme al buon Sandy Jameson. Libro per nulla facile da digerire, ma decisamente coinvolgente, tanto che me lo sono divorato nel giro di quattro giorni, almeno credo. Beh, mi è piaciuto, anche se non credo lo rileggerei volentieri, mettiamola così. Però bisogna dare a Welsh il merito di una narrazione magistrale, che mi ha lasciato avvinto alla storia fino all'ultimo capitolo. Consiglio crescita di pelo sullo stomaco prima della lettura comunque. Una cosa che non mi ha convinto è stata la traduzione, ma vorrei leggerlo in lingua originale prima di dare un giudizio definitivo. Certe cose, penso, sono anche volute, ma personalmente non mi sembravano le soluzioni più adatte, e alla lunga potevano dare sui nervi. Penultima osservazione: la Z è stata la protagonista di due degli ultimi libri che ho letto (qua c'era la Z di Zero, dei manifesti della campagna "Tolleranza Zero" lanciata a Edinburgo, da cui prende il titolo un capitolo e la versione italiana del titolo; in La Gang del Pensiero di Tibor Fischer c'era la Z di Zetetica), e in entrambi compariva a un certo punto un'enorme Z composta di parole. Conoscete altri libri che facciano questa cosa? Ovviamente esclusivamente con la Z. Ultima cosa: devo proporre a Irvine Welsh di scrivere un libro a 4 mani sulla tormentata vicenda umana di Jimmy Sandison, difensore centrale e capitano dell'Airdrieonians F.C., protagonista durante una semifinale di Scottish Cup contro il Dunfermline, di una decisione arbitrale piuttosto discutibile.

Volevo aiutarlo. Volevo aiutare tutte le persone che avevano subito torti, anche se quella che stavo vedendo era solo una cazzuta videocassetta di una partita di futbal. Non avevo mai visto un uomo così sconvolto di fronte a quello che secondo lui era un aborto di giustizia sportiva.

Saturday, January 05, 2008

Here we go again

Ricominciato gli allenamenti, e devo dire che è stato sfiancante. Il raggiungimento di quota 90 ha lasciato presagire una lunga battaglia campale, che è appena cominciata, e di cui sento le prime ferite. Fiato corto, caviglia ancora dolorante per via di quella decina di chili in eccesso, spasmi addominali e dolori vari per la tensione, mi è pure partita una fitta intercostale qualche ora dopo. Siccome è inaccettabile che a 22 anni stia conciato fisicamente peggio di un sessantenne, è ora di perdere questi chili, di mettermi in forma e di iniziare a fare sul serio. Essì, cazzo, questo è un manifesto programmatico. Sarà dura, ma Ce La Devo Farcela! Possa Dio guidare la bocca del mio istomico.
Bello ritornare in sede, anche se il freddo la rende molto meno casa e il disordine la rende molto meno accogliente di tante altre volte. Però il tavolo con i compagni, riso coi gamberi e pollo con anacardi, è sempre una goduria.

Thursday, January 03, 2008

Wednesday, January 02, 2008

Lock, Stock & Stomacicamente letargico


A minute ago this was the safest job in the world. Now it's turning into a bad day in Bosnia!

Il 2008 si è presentato sotto forma di digestione laboriosa. Sarà che alzarsi all'una e fare colazione con le gocciole e subito dopo passare al panino al salame non è stata una grande idea. O sarà che il mio migliore amico a Capodanno (tenutosi a Garzeno, 860 slm) è stato William. Poi la stanchezza ha fatto pagare pedaggio, e la sera son crollato testa sul tavolo della cena subito dopo l'antipasto. Son entrato nel mio lettino e mi son risvegliato all'una di notte. E mi son dato alla TV (quanto tempo che non guardavo la TV!), dove ho avuto modo di ascoltare una canzone dei Carbon/Silicon che mi piacicchiava e soprattutto ho avuto modo di rivedermi, grazie a una delle grandi proposte che rendono Mamma Rai ancora una grande rete televisiva, Lock, Stock & Two Smoking Barrels, stavolta tradotto in italiano (Lock & Stock, pazzi scatenati).

I asked for a refreshing drink, I didn't expect a fucking rainforest! I could fall in love with an orangutan in that!

Gangster movie londinese con una trama perfetta al millimetro, con battute pennellate con la precisione di un cecchino serbo (nonostante, ahimè, la traduzione non renda giustizia ad alcune di queste. In particolare l'inizio con il ricettatore che parla in rima a me è parsa una soluzione piuttosto dozzinale. Lo so, alcune cose le dice in rima, ma in italiano non rende un cazzo). La colonna sonora è ottima, dall'iniziale "100 Mile High City" degli Ocean Colour Scene, a James Brown, Iggy Pop & The Stooges ("I Wanna Be Your Dog"), Dusty Springfield, la grandiosa versione originale di "Police And Thieves" (Junior Marvin) e soprattutto, nella scena della sparatoria, i Gipsy Kings che rifanno "Zorba the Greek", il famosissimo sirtaki.

The entire British empire was built on cups of tea, and if you think I'm going to war without one, mate, you're mistaken.

Poi, beh, nanna. Sveglia tardiva, mi sento come reduce da un jet-lag alcoolico. La buona notizia è che nevica. La cattiva notizia è che ho lo stomaco che si sta strizzando, che solo a bere acqua fa male. La buona notizia è che però il caffè è andato giù liscio. La cattiva notizia è che a parte forse qualche frutto, temo che oggi digiunerò. Decompressione post-festiva. Poi dovrò rimettermi in regola, le feste mi han fatto superare quota 90, il che non è carino.

When you dance with the devil, you wait for the song to stop.

Dopo tutto questo, metterei una citazione geniale da Lock, Stock & Two Smoking Barrels e chiuderei il post con un'altra citazione dal medesimo (le minicitazioni che sto mettendo per scandire il ritmo del post). Ci metto anche un video, una scena grandiosa, costruita magistralmente. L'avviso (c'è anche un disclaimer) è che potrebbe svelare parte della trama e rovinarvi la sorpresa se avete intenzione di vedere il film. La citazione invece è questa:

Listen to this one then; you open a company called the Arse Tickler's Faggot Fan Club. You take an advert in the back page of some gay mag, advertising the latest in arse-intruding dildos, sell it a bit with, er... I dunno, "does what no other dildo can do until now", latest and greatest in sexual technology. Guaranteed results or money back, all that bollocks. These dills cost twenty-five each; a snip for all the pleasure they are going to give the recipients. They send a cheque to the company name, nothing offensive, er, Bobbie's Bits or something, for twenty-five. You put these in the bank for two weeks and let them clear. Now this is the clever bit. Then you send back the cheques for twenty-five pounds from the real company name, Arse Tickler's Faggot Fan Club, saying sorry, we couldn't get the supply from America, they have sold out. Now you see how many of the people cash those cheques; not a single soul, because who wants his bank manager to know he tickles arses when he is not paying in cheques!

It's been emotional.




(disclaimer: questa scena rivela parte della trama. E' altresì una delle scene migliori di tutto il film. Se volete vedere il film, se non lo avete ancora visto...meglio lasciar stare, vi rovinerebbe la visione)

Friday, December 28, 2007

Three-eighths shave

Tagliarmi i capelli è sempre stato un momento particolare per me. Quasi mai programmato, spesso invece frutto di un'ispirazione improvvisa. La fida Rowenta sta nella sua scatoletta, e oramai sono anni che sono tricologicamente autonomo (a parte i peletti di dietro, ma che ci si vuol fare, li mi faccio dare una mano). Di fronte a uno specchio arriva la voglia di svoltare e sfoltire. Ed è simbolico, forse perchè i capelli hanno "memoria", e anche tutto il pelo facciale. E allora tagliarli rappresenta un po' un modo di girare la pagina, aprirne una nuova, bianca, e iniziare un nuovo capitolo, o quantomeno un paragrafo. Dai capelli "lunghetti" si passa ai three-eights of an inch, o anche meno, o anche di più, ad avventati doppi tagli autonomi. Le basette cambiano la forma, i baffi e la barba apparsi e lasciati correre scompaiono. Mi piace il buzz, mi piace la mia indipendenza tricologica, la mano che ho sulla macchinetta. Cose apprese in tempi di schineddismo, in cui cercavo una mia identità in qualche modo. Come dice Billy Bragg in "Strange Things Happen"

All winter long, while I was locked in my room
Your face at the window and my hair on the floor

Wednesday, December 26, 2007

Drambuie


Fuck's saaaaaaaake! (intercalare che sto notando stia diventando più e più parte integrante del mio quotidiano castimare. Mi tagliano la strada in macchina? "Fuck's saaaaaaaaaaaake!")
Cenone di Natale (di solito facciamo il pranzo ed è meglio per tutta una serie di ragioni che non sto a elencare. Sarà chiaro anche a voi, insomma, che è meglio scofanarsi a pranzo, sdraiarsi in preda alle allucinazioni da digestione ultralaboriosa e poi fare un po' di avanzi in assoluto scazzo e libertà a cena. Invece quest'anno una serie di contingenze familiari ha portato a posticipare il pranzo a cena. A pranzo però comunque si è mangiato: antipasti vari e un po' di gallo. Vuoi non essere già carburato? A cena peggio che peggio, un riempimento incredibile (poi ci sono andato giù duro di affettato), fino al culmine raggiunto con l'anatra con le patate al forno (il mio must natalizio). Evitando di ruttare di fronte agli ospiti, ho cercato di digerire, ma il blocco non voleva saperne di andare giù. A sbloccarmi, e probabilmente a salvarmi la vita, è arrivato il mitico Drambuie, sarebbe a dire whiskey di malto invecchiato e miele speziato. Una roba molto buona e molto "Mister Muscolo idraulico liquido". Dopo mezz'ora di rutti si è sbloccato il tutto. DRAMBUIE deriva dal gaelico scozzese. Dram Buidhe (bevanda gialla) o Dram Buidheach (bevanda che soddisfa). E che lo sgorgo sia con voi!

P.S.: oggi che l'ho sentita scalciare, è forse giunto il momento di annunciare al Blogo (anche se i miei fedelissimi lo san quasi tutti), che la famiglia MacGowan è in attesa di una nipotina, e che presto sarò zio Billie. Le emozioni ziesche per ora ve le risparmio. Solo non sparatemi se diventerò melensissimo!

Monday, December 24, 2007

It was Christmas Eve, babe (II)

Un post che vi illustrerà la ricetta per una vigilia di Natale come piace a me.


e per finire, colonna sonora, dal Live at the Town&Country Club del 1988:

The Pogues & Kirsty McColl
"Fairytale of New York"


Tutta mia la città

Spese natalizie a Como. Como che era un posto che conoscevo come le mie tasche, che sentivo mi appartenesse. Le vie strette del centro, le piazze, la sua planimetria sbilenca. E invece oggi l'ho sentita meno mia, in un certo senso. Non riuscivo più a ritrovare le vie che, nel dedalo urbano comasco, sapevo trovare in men che non si dicesse. E mi è venuta la stessa tristezza che viene quando ci si rende conto di essercisi allontanati da una persona che si conosceva bene e cui si era legati, nostro malgrado e a causa delle contingenze. E' così che è avvenuta la mia deriva da Como. Era tanto che non ci andavo oggi e le vie mi confondevano, i negozi dove spendevo ore e ore...beh, ci entravo, guardavo e uscivo manco fossi un ladro. Forse era anche l'atmosfera natalizia, il caos. Como mi apparteneva più in pomeriggi sonnacchiosi e meno "chiassosi", in serate e nottate in cui era "un deserto che conosco", per continuare la citazione Equipe 84. Eppure son stato tante volte a Como sotto Natale, provando per la città la stessa complicità di due persone che dicono "Ok, adesso c'è casino, c'è tanta gente che non sa e non capirà mai di me e te, ma siamo pur sempre io e te". Forse devo chiedere scusa a Como per questo allontanamento, perchè quando mi conosceva avevo un altro nome, ero una persona diversa. L'unico momento di redenzione è stato sbucare di fianco alla stazione Laghi e vedere spuntare il Lario. Quella parte di Como era come la ricordavo, era proprio quella dei ricordi che ho da bambino, e guardando il lago mi son venuti in mente aneddoti a migliaia, serate e momenti passati nella città a milioni. Perchè in fondo Como ce l'ho ancora nel cuore.

Sunday, December 23, 2007

Best Comment Award

Signori e signore.
Quadrupedi e quadrupedesse.
Paperi e papere.
Farinacei e otarie.
Alcoolisti ed etilisti.
Pachi e aquilanti.

Sono lieto di presentarvi il premio per il miglior commento in un anno di Blogue Mahone.
Il premio va a Joe Dee per il suo commento al post This is absolute Madness! (Giugno 2007)

Anonymous said...

spettacolo!!Ho iniziato a ballare davanti allo specchio stamane con una strana schiuma bianca all angolo della bocca...i miei pensavano avessi contratto la rabbia...
JoeDee

Happy Birthday, Kiss My Ass!

"tra parentesi, omodallebasettepiùintelligentidelnorditalia.. AUGURI!!!!!
ti sei reso conto k oggi il tuo blogo compie 1anno? :P"
(Al)

Ecco. Era da almeno una settimana che mi preparavo, che pensavo al post che avrei scritto per il compleanno di Blogue Mahone. Poi, come faccio anche con gli amici, arriva il gran giorno e mi dimentico. Scusami, blogomaono, sai come son fatto. Son distratto, ogni tanto ti trascuro un po' troppo.

Son contento di avere un blog, e son contento di com'è Blogue Mahone e delle storie che ha raccontato e che ha creato (bello scrivere di aver preso un libro e ricevere il commento dal traduttore (Yako)). Grazie a tutti quelli che hanno commentato, dagli occasionali ai regolari, e a chi ha continuato a rompermi le palle e spronarmi a scrivere anche quando avevo lo scazzo alto.

Long live BLOGUE MAHONE!

Lola (L-O-L-A Lola) & altri racconti


Ebbene si, ho un cane. Una cagna in realtà, si chiama Lola (come la canzone dei Kinks, coverizzata dai Madness). La piccola randagetta è arrivata quest'estate e ci ha "adottato" e ora è fissa qua, ha la sua cuccia, le diamo la pappa, perde tempo sul nostro zerbino. Ora, il problema è che io ho sempre avuto paura dei cani, o comunque diffidenza. Però essendo Lola "mia", diventata parte della famiglia, mi sono imposto di avvicinarmi, di battere la diffidenza. E oggi non solo son riuscito a carezzarla, ma quando mi sono accovacciato lei è venuta verso di me. La piccola Lola a me fa una tenerezza enorme...chissà quante ne ha prese, pora stèla. E oggi mi son ritrovato per la prima volta commosso per un cane. Sarà l'aria natalizia, je croix, ma oggi mi sento smielato a manetta. Rivoglio il mio temperamento acido e intollerante!!!!

Festa di natale del Tradate Rugby. Dico solo due cose: quando è iniziato l'antipasto ero già al terzo o quarto bicchiere, quando servivano il primo ero già in un'altra galassia!

Film visti negli ultimi giorni:
The Navigators (Paul, Mick e gli altri) di Ken Loach
Solito film di Loach, ma a me continua a piacere. Grandiosa la sequenza "Le morti vanno mantenute a un livello accettabile" "Quale sarebbe un livello accettabile?" "Due all'anno" "Ma qua non muore nessuno da un anno e mezzo! Ci sono volontari?"

Chiamami Aquila (Continental Divide) con John Belushi
John Belushi è un mito, e se potessi scegliere l'attore che voglio per interpretare la storia della mia vita, credo che chiamerei lui (oppure Ewan McGregor, che rende meglio la mia anima sexy).

Saving Grace (L'erba di Grace) con Bill Bailey
A me ha fatto morire Bill Bailey, che interpreta l'hippie spacciatore. Commedia carina, nulla di particolarmente fantastico, ma è divertente!

Tuesday, December 18, 2007

Fuckin' burglars and fuckin' ankle!

No, non si tratta di plagio o di furto di idea. Si tratta proprio di ladri entrati in casa e impossessatisi, tra le altre cose, della chiavetta USB dove tenevo l'unica copia di quanto fatto finora sulla tesi. Meno male che era poco.

*bestemmie*

Per il resto, che dire...gran mangiata da Pietro sabato sera. E domenica c'era quella che avrebbe dovuto essere "la mia" partita. Lo era da quasi un mese, forse di più. Ho rinunciato a molto pur di essere presente, di giocare. E alla fine la caviglia non mi ha permesso di giocarla, e io sono ancora dietro di tutore, immersioni in acqua bollente e sale, e arnica a paccate.

*bestemmie*

Fortunatamente c'è stato un gran terzo tempo contro Melegnano, battuto 69-0. Gare alcooliche, poi quattro dei loro (rispondenti ai nomi di Bosawai, Homer, Paolino e Griffen. Quest'ultimo secondo me somiglia parecchio a Outspan Foster nel film dei Commitments) si uniscono a noi e vengono ad aperitivare in un bar di Locate Varesino. E mi fanno fare bevilo bevilo con il Pampero. Tornato in sede grazie al gentile contributo di Chiara (non ero già più in grado di guidare) ho anche ammazzato una mezza bottiglia di Barbera che era rimasta lì. E' finita che ero stonfo fradicio e che mi hanno dovuto portare a casa.

Ieri sera birrata milanina al Pogue avec Papera, Ors, Spapp'ra, Ghe, Rosa, Duccio&signora, Radagast e Xli (anche lui Mastino di Melegnano, trall'altro) e con la gentile partecipazione di Giorgia, una soberrima amica di Ghe. Scambio di regali, cioccolatini, papere, cravatte del Rugby Udine (ho trovato la cravatta per la laurea). Saluti commossi. Poi il ritorno a casa per scoprire dei ladri.

*bestemmie, bestemmie e ancora bestemmie*

Saturday, December 15, 2007

This is England


Era da un pezzo che ne volevo parlare. Uno dei film più belli che ho visto recentemente è "This is England", di Shane Meadows, anno 2006. Fan-ta-sti-co. Veramente bellissimo. Una bella storia, una grande colonna sonora, dei bravi attori, e una stupenda ricostruzione dell'Inghilterra nel 1983. E delle grandi basette da parte di Woody, personaggio interpretato da Joe Gilgun, per cui profetizzo un avvenire da futuro Ewan McGregor (nella parte figa della carriera di McGregor ovviamente). Da visitare assolutamente il sito ufficiale del film, veramente ben fatto. Per informazioni su cast e film, qui c'è la pagina IMDB di This is England. A vostra disposizione ora ben tre clip: il trailer, i titoli di testa (fantastici, con "54-46 Was My Number" di Toots & The Maytals come colonna sonora) e la scena in cui Shaun, il protagonista, incontra Woody, Milky, Gadget, Pukey e Kes, la gang di skinheads a cui si unirà in seguito.

TRAILER


54-46 WAS MY NUMBER (TITOLI DI TESTA)


MOVIE SCENE

Friday, December 14, 2007

Coach Billie

LiUC - Tradate Biss 25-15

Maledetta caviglia. Continua a fare male, e mi costringe a stare fermo. E' così che per la prima volta non sono sceso in campo per una partita della Biss. Si giocava contro la squadra della LiUC, e pur di esserci e contare qualcosa, mi sono reinventato allenatore. Scelte tecniche azzeccate (Simonebovo all'ala, Pelucchi mediano) e meno (Benji apertura, la touche sempre completa). Però son stato contento di aiutare i miei compagni di squadra, da fuori. Sgolandomi in un modo assurdo e maledicendoli mentalmente perchè, porco cazzo, su quel campo avrei avuto una voglia matta di correre, placcare, giocare. Alla fine abbiamo perso 5 mete a 3. Neanche male considerando il numero di allenamenti complessivo messo assieme dalla nostra squadra. E non parlo delle ultime due settimane. Parlo proprio di esperienza con la palla ovale in mano. Il terzo tempo l'abbiamo fatto nel Campus della LiUC, sperando passassero fiumane di studentesse Erasmus che invece non si son viste. Chissenefrega. Capitan Dante che mi dice: "Billie, si sentiva che non eri in campo, quando ci sei tu so sempre cosa succede e cosa non funziona" e Morris che gli fa eco: "E poi sei un trascinatore" sono emozioni di quelle che ti porti dietro a lungo. Allèz la Biss!!!

Saturday, December 08, 2007

Out of the black and into the red


Grosse novità nel mondo dell'etilismo organizzato: Guinness turns red! Ebbene si, la fabbrica irlandese di birra ha lanciato in Gran Bretagna la Guinness Red, una versione rossa della Guinness. Sempre la solita combinazione di ingredienti, ma con l'orzo leggermente tostato. Ci sarà sempre la testa della pinta (quella alla "capigliatura di Collins" per intenderci) e bisognerà sempre aspettare 119,5 secondi perchè la pinta perfetta sia spillata. Brutte notizie per quanti già si stavano leccando i baffi in anticipation: la Guinness Red è intesa per il solo mercato britannico. Fuck awfffffff!!!!

Thursday, December 06, 2007

E' inutile, come pettinarsi

E' difficile parlare del libro di un amico. Mandato via posta da una persona con cui hai condiviso una partita di rugby, con tanto di dedica autografa. Insomma, non mi è mai capitato di dover dire a Coe che l'inizio de "Il Circolo Chiuso" è un po' faticoso, nè a Stefano Benni che ultimamente è ripetitivo, nè a Roddy Doyle che se la cava meglio sulla corta distanza, e che mi son bloccato su "Oh, play that song". Non avrei il coraggio di confessarglielo, come non l'avrei di confessare analoghi blocchi a Ernest Hemingway ("Per chi suona la campana") o Beppe Fenoglio ("Il partigiano Johnny"). La confessione a Hemingway sarebbe particolarmente penosa: l'ho iniziato tre volte e ho sempre mollato dopo non più di venti pagine. In compenso, J.D. Salinger si sentirebbe dire che di "The Catcher In The Rye" e di "Alzate l'architrave, carpentieri" non cambierei una parola. E poi, a parte la paura di "offenderli" con commenti ingenerosi, ovviamente c'è sempre la paura di non saper fare un "commento" che sappia soddisfare l'autore del libro. A Salinger saprei dire che "The Catcher in the Rye" è stato il libro della mia adolescenza, che mi ha segnato, che è stato importantissimo per me e che l'ho letto decine di volte in italiano e almeno 3-4 in inglese. Non sarei però capace di mettere a fuoco e spiegargli il perchè. Maurizio (Mapelli) dovrà quindi accontentarsi di esser citato qua sul Blogomahono.

Saturday, December 01, 2007

A perfect day for bananafish

Attendevo questo momento. Finalmente è entrato in scena. Seymour Glass, probabilmente il fantasma più ingombrante e incombente dell'intera letteratura mondiale, è entrato in scena. Ne avevo sentito parlare solo in modo filtrato, attraverso le parole di suo fratello Buddy, e le vicende del fratello Zooey e della sorella Franny. Quattro racconti in cui Seymour Glass volteggiava in ogni stanza, come uno spiffero di una porta non chiusa. Adesso invece Seymour è entrato in scena. Per uscirne definitivamente. E il racconto A perfect day for Bananafish (di J.D. Salinger) guardacaso è l'unico in cui Buddy Glass non ci mette il naso, chissà se Salinger l'ha pensato scritto da lui. Sinceramente non credo: troppo asciutto e troppo distaccato: una cosa che Buddy non sarebbe mai riuscito a fare, parlando del fratello. E alla fine del racconto Seymour esce di scena, sbattendo la porta.

(Commento che mi son sentito di fare su un racconto di J.D. Salinger e su un personaggio attorno a cui voltavano, senza che vi comparisse direttamente, altri quattro racconti. Per citazioni e altri commenti, aspettate che finisca la raccolta Nine Stories)

Thursday, November 29, 2007

Paddy Clarke Ha Ha Ha

Paddy Clarke Ha Ha Ha. Di Roddy Doyle. L'avevo già letto. Splendido, fantastico, stupendo...gli aggettivi si sprecano. L'avevo letto in italiano però, e ho voluto comprarmelo in inglese (metà dei libri di Doyle li ho letti solo in inglese, un paio in entrambe le lingue e solo uno solamente in italiano). Arrivò da Amazon doppio e ne diedi una copia al buon vecchio Giongeffri a Belfast. Beh, è sempre bello, è sempre emozionantissimo. Un libro grandioso, non so se nessuno è mai riuscito a raccontare così bene la crescita di un bambino di dieci anni.







He said Fuck like - I wanted to say it exactly like him. It had to sound like no other word sounded, quick and sharp and fearless. I was going to say it without looking over my shoulder. The way Charles Leavy said it. His head shot forward like it was going to keep going into your face. The word hit you after his head went back. The Off was like a jet going overhead; it lasted forever. The Fuck was the punch; the Off was you gasping.
Fuck awfffffff.

Tuesday, November 27, 2007

Il fante di bastoni

Rugby Club Ticino - L'Esercito dei Quindess Cadrech 7-5
Campo da rugby, Bellinzona

Giornata di rugby old sabato. "Old?" direte voi "ma non hai 22 anni?". Certo, ma ogni scusa è buona per giocare a rugby. D'altronde ci sono vari adagi a riguardo. "Nessuno sport come il rugby fa diventare uomini i ragazzi e fa tornare bambini gli uomini" e soprattutto "We may be old, but we're still immature". Raccolgo il CDA delle Camioniste in stazione a Lomazzo e si parte, sulla Milano Laghi, in direzione Como-Chiasso. Sosta a Brogeda, dove incontriamo gli altri, ci facciamo un panino (l'omonimo Brogeda, salame e taleggio) e un caffè, passiamo il confine, acquistiamo la vignetta e via verso Bellinzona.

A Bellinzona ad aspettarci i pali della Milka, in legno, del Rugby Club Ticino, e gli altri compagni di avventura. Sia gli avversari del RCT, sia i miei compagni di squadra, L'Esercito dei Quindess Cadrech o, per brevità, i XV Cadrech. Capitan Radagast da le maglie, io mi prendo la 18. Tanti gli amici che è bello rivedere: Ubo, Orso, "Uinni de Pu" 51, Ellis, MaxBraciola, Nambereit, Luigi XVI, M.Map (qui il suo resoconto della giornata), Stefano e tutti gli altri.

La partita è dominata dalle Cadreghe, che vanno in meta con Ors (duRandt), ma falliscono la trasformazione. Gli svizzeri riescono a contrattaccare e fare una meta anche loro, stavolta trasformata. Io mi ritrovo tra i trequarti. Secondo centro e ala chiusa, solo più tardi seconda linea. Mi diverto, e faccio anche una bella carica bovina da centro. Da seconda sono fiero di un bel ribaltone ai danni di un confederato in fuorigioco. Sull'ultima azione il nostro mediano si invola, sostenuto e non contrastato, verso la meta. Ma inciampa, e la partita finisce.

Il resto è terzo tempo. Affettati, formaggi, mascarpone e crema di marroni. Birra, vino bianco svizzero. E cappografia. A ognuno il cap, una carta estratta a caso dal mazzo. A me è toccato il fante di bastoni. Poi, sotto la pioggia elvetica, per le autostrade confederate, sotto un cielo rossocrociato e delle nuvole ticinesi, il ritorno a casa, attraversando le lande di Sotto al monte Ceneri. Tutti con il sorriso sulle labbra e la voglia di rifarlo ancora.

Thursday, November 22, 2007

Too long in exile

"I've been too long in exile, just like George Best, baby"
(Van Morrison - Too long in exile)

Un grande ritorno

Cosa fare quando il mal di testa ti trapana? Quando i crampi ti colpiscono? Quando il tuo oroscopo dice "Evitate noie legali"? Quando la famiglia rompe il cazzo? Quando il Museo ti fa restare tre ore più del dovuto prima di avvertirti che "non c'è formazione alle 16:30" e ovviamente tu lo scopri alle 16 dopo che sei lì a far niente dalle 13:30 solo per la dannata formazione? Quando nonostante freddo e pioggia la maestra ti chiede se si può vedere il Toti da fuori? Quando alle macchinette finisce il caffè? Quando hai la classe peggiore della storia, della serie

"Come andava il tram prima dell'elettricità?"
"Con l'elettricità!" (moltiplicare x 20 (alunni) x 14 (ripetizioni cadacranio per alunno)


Si, la risposta la sapete.


KA-TUNK!

Un colpo di sparachiodi e tutto passa.

Monday, November 19, 2007

Numero 7

ASR Milano - ATRC 13-15
Crespi, Milano

Non ci speravo più. Una settimana in cui mi sentivo sfiduciato, abbandonato. Sentivo che il mio amore per il rugby mi stava solo portando un gran cumulo di insoddisfazione. E invece, come ogni innamoramento che si rispetti, proprio quando uno pensa di aver toccato il fondo, la controparte lo riconquista, lo lega a sè ancor più stretto.
Venerdì sera. L'allenatore ci annuncia che la Biss non giocherà sabato. Un groppo mi stringe la gola, anche se già me lo aspettavo. Mosè viene e mi fa: "Mi spiace che domani la Biss non giochi, ma sono contento perchè tu domenica sei convocato in prima squadra". Io aspetto prima di crederci. E quando vedo il mio nome sul foglio delle convocazioni, penso che mai più me lo sarei aspettato.
Il sabato è un giorno pieno di aspettativa, di emozione. Uno cerca di caricarsi come può, di tranquillizzarsi come sa. Mi guardo Barbarians - All Blacks, anno di gloria 1973. Vado a letto dopo essermi sentito l'inno gallese Hen Wlad Fy Nhadau.
Domenica. Arrivata prima che potessi accorgermene. Sunnyside of the Street dei Pogues mi tranquillizza. Si mangia e si va all'appuntamento.

Il Crespi di Milano. Entro in spogliatoio, inizio a prepararmi. Dervino mi chiama, mi lancia una maglia. Leggo il numero. 7. Come Georgie Best. Titolare. Titolare non ero mai partito con la prima squadra. E l'emozione è fortissima. L'uscita dallo spogliatoio è un momento non ben definito, eppure così potente. A me colpisce fortissimo. Scendo in campo e so di sentirmi carico, tranquillo, di esser lì perchè lo merito e perchè ne sono in grado. E al calcio di inizio, le chiacchere stanno a zero. C'è da correre, placcare, spazzare, spingere. Comincio giocando bene e assestando uno dei primi placcaggi della partita. Abe mi mette in mano anche una palla, e io vado a raggruppare per formare una maul. L'urlo, lo sento: "Vai Billie", dagli spalti. Un brivido per la schiena. Dopo un po' "scompaio". Il fiato è poco, non sono abituato a questi ritmi. Però tengo duro e continuo a correre. Al fischio finale, penso che avrei voluto fare qualcosa di più, placcare di più, fare più pressione. Ma quando passo per il corridoio e sento il primo compagno che mi dice: "Grande Billie", gli occhi iniziano a velarsi di lacrime. L'allenatore mi ringrazia, una scena da film: "Grazie Billie" "Grazie a te", suggellato da una stretta di mano nel gelo novembrino. E il pubblico che mi urla "Forza Billie". Insomma, l'affetto di tutti i presenti. L'affetto di quelli che so presenti col pensiero al mio fianco. Un'emozione soverchiante, mi ritrovo a piangere come un vitellino, dalla commozione, subito dopo aver abbracciato il mio protetto Dada. Abbiamo vinto. 15-13. Soffrendo e rischiando e giocando male, ma rimanendo attaccati con unghie e denti alla partita. E ora che è finita, la sento mia. La MIA partita. Mi ero emozionato tante altre volte, ma mai così tanto. Mai prima d'ora avevo sentito così tanto affetto attorno a me. L'abbraccio caldissimo di chi condivide i tuoi sforzi, le tue sofferenze e le tue ambizioni. Di quelli che sono in campo, disposti a prendersi botte per aiutarti. Di quelli che sono seduti sugli spalti, disposti a prendere il freddo pur di sostenerti e di esserti vicino in un momento che sanno importante per te. Di quelli lontani che però non ti hanno mai fatto mancare il loro incoraggiamento e che ti han sempre fatto capire che credono in te.

Saturday, November 17, 2007

Finalmente!


CONVOCATO!

CAZZO!

SI!

Wednesday, November 14, 2007

La Gang del Pensiero

ovvero: La Zetetica e l'arte della rapina in banca.

E siamo al terzo libro di Tibor Fischer che ho letto e, sinceramente, mi sento di dire che non è mai riuscito a raggiungere i fasti di quel capolavoro che è "Sotto il culo della rana (in fondo a una miniera di carbone)". E' un libro che ahimè, gira un po' troppo attorno a sè stesso, e poi si riprende verso la fine. Avrei tolto un sacco di pagine, anche se è stata una lettura piacevole e che il solito humor nero Fischeriano mi ha strappato sorrisi a più riprese. Diciamo che si passa da frammenti memorabili a sezioni che lasciano un po' il tempo che trovano. Ho faticato un po' a finirlo, insomma, ma mi è piaciuto abbastanza. Grazie a Guido Fandeluso per avermelo consigliato, anche se forse me l'ha "ucciso" creando troppa aspettativa.

Tibor Fischer comunque rulezza!
Gli illustrai a grandi linee le obiezioni del collegio. Parish ne sembrò sorpreso e mi fece notare che nel regolamento universitario non c'era alcun articolo che vietasse espressamente il possesso di vagabondi morti.
"E poi, anche lei, in casa, ha uno zorilla imbalsamato".
Ecco i rischi che si corrono a non tenere in ordine la propria casa.

Argomenti usati da me

1. Parish non era un esperto imbalsamatore.
2. Non sono cose che si fanno, suvvia!
3. Le casse di Chevalier-Montrachet (menzionarle non è stato molto professionale da parte mia).

Argomenti usati da Parish

1. Riguardo la mia prima bordata: l'università dovrebbe essere un'esperienza educativa.
2. Anche il museo Fitzwilliam era pieno di mummie - che tra l'altro, a differenza del tenente colonnello, non si erano certo dichiarate disponibili a essere esibite.
3. Perchè l'essere conservati con tanta cura dovrebbe essere appannaggio esclusivo di orribili stranieri?
4. Offerta di donare il tenente colonnello mummificato al collegio in modo che tra un paio di millenni si possa rifilarlo al Fitzwilliam.

Monday, November 12, 2007

Partite e partitastre - nipoti e nipotastri

Weekend di rugby intenso: tanta birra e Southern Comfort sabato a Viadana per Viadana - Biarritz 11-19. La goduria nel vedere Imanol Harinordouquy dal vivo è il giusto riassunto del match. Per il resto la gioia di vedere amici che non vedevo da lassi di tempo compresi tra il mese e l'anno e mezzo, forse qualcuno anche di più. La serata è stata pub revival: il Publican ha riammesso sui suoi sgabelli il vostro Billie. Mi mancava, farò di tutto per tornarci più spesso.
Domenica invece giornata di rugby a Tradate: vittoria 43-0 con Verbania, bel terzo tempo, e Tradate alla tivi via internet. Link.
Infine, post dedicato a nipoti e nipotastri. Nipoti di due amiche, nati uno domenica e l'altro oggi, e nipotastro, uno, dell'ATRC: il figlio di Guido Fan Deluso, prossimo pilone tradatese e promessa della nazionale rossocrociata, che ha fatto il suo esordio sugli spalti del nostro campo da rugby e nella nostra sede.
Quindi, benvenuti a Ascanio Raffaele (o come si chiamerà), Valerio Antonio Marco Giorgio e Giacomo.
Guido, anche il tuo ha secondi nomi o in questo post ce la si cava con 7 nomi per 3 persone?

Monday, November 05, 2007

4/11: 17-20

E fu così che Tradate vinse contro il Cesano Boscone, volando alto sopra le bestemmie di Quartiere Tessera e sui calci di Ghemonazzo.

Uì Uò Uà, STAMMINCHIA!!!!

Thursday, November 01, 2007

Ray Gravell - the prince of tacklers


So long Ray. We will miss you.

Raymond William Robert Gravell
12th September 1951
31st October 2007
23 caps for Wales
2 caps for the British & Irish Lions

"Get your first tackle in early, even if it's late"

Tuesday, October 30, 2007

Books and quotes I've left behind

Una o due citazioni da ciascuno dei libri che ho letto senza rendervene partecipi

1. John Scally "Legends of Irish Rugby"
We were all getting ready to travel to Bordeaux. We were getting kitted out and were all there with our kitbags as if we were heading to Monaco - we looked a million dollars. Just as if we were ready to leave, someone shouted, "Where's Ken?". Half an hour later, he shows up with Malcolm O'Kelly. For once, miracolously, Mal had all his gear and luggage. Somebody must have dressed him! Ken turned up wearing a T-shirt and shorts. His T-shirt had the picture of a fella wearing shorts and a T-shirt but with his "manhood" sticking out. His only luggage was a kitbag which was the size of a big ice-cream tub. I said, "Ken, what are you carrying, mate?". He replied, "I've got all I need. I've got my boots, my gumshield and my heart".
Tony O'Reilly tells a great story about Brendan Behan. Behan turned up on a chat show on Canadian television totally drunk. The presenter was very unimpressed and asked him why he was so drunk. Behan replied, "Well, a few weeks ago I was sitting in a pub in Dublin and I saw a beer mat which said 'Drink Canada Dry'. So when I came over here, I said I'd give it a go!"
2. Kurt Vonnegut "Mattatoio N.5 (o La crociata dei bambini)"
"Eravate solo dei bambini, durante la guerra...Come quelli che stanno giocando di sopra!"
Annuii; era vero. All'epoca della guerra eravamo degli stupidi sbarbatelli, appena usciti dall'infanzia.
"Ma lei non ha intenzione di scriverlo, questo, vero?". Non era una domanda, era un'accusa.
"Io...io non so" dissi.
"Be', lo so io" fece lei. "Fingerà che eravate degli uomini anzichè dei bambini, e poi ne tireranno fuori un film interpretato da Frank Sinatra e John Wayne e da qualcun altro di quegli affascinanti vecchi sporcaccioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo tante altre. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ho mandato di sopra."
Allora capii. Era la guerra a farle così rabbia. Non voleva che i suoi bambini o i bambini di chiunque altro si facessero ammazzare in guerra. E pensava che le guerre fossero in parte incoraggiate dai libri e dai film.

Così alzai la mano destra e le feci una promessa.
"Mary," dissi, "non credo che arriverò mai a finire questo libro. Ormai devo avere scritto cinquemila pagine, e le ho buttate via tutte. Se mai lo finirò, comunque, le do la mia parola d'onore: non ci sarà una parte nè per Frank Sinatra nè per John Wayne."
"Le dirò una cosa" feci. "Lo intitolerò La crociata dei bambini."
3. J.D. Salinger "Franny e Zooey"
Le note a piè di pagina sono offese all'estetica, ma qui temo sia inevitabile farne una.
4. J.D. Salinger "Alzate l'architrave, carpentieri"
Questo non è il luogo adatto per discutere se la maggior parte o tutti i bimbi prodigio dovrebbero essere posti fuori legge, compianti, o messi al muro senza sentimentalismi per aver disturbato la quiete pubblica.
5. J.D. Salinger "Seymour. Introduzione"
La poesia è certo una crisi, forse l'unica crisi che possiamo mettere in moto con i nostri propri mezzi.

Monday, October 29, 2007

Fancy a pint at the Crown?

L'ultima sera a Belfast, tutta l'allegra compagnia decide di farsi una mangiata in un pub. Si decide per il tale Crown Pub, e io non faccio neanche caso al nome, ma mi bevo la mia birra e mi scofano un bel piattone di fish'n'chips. Uno e mezzo anzi.
Solo l'altro ieri, leggendo Venerdì assiso sul cesso, vengo a sapere del primato del Crown: è, per via delle simpatie filounioniste dei proprietari, il pub più preso di mira dagli attentati del terrorismo filorepubblicano, e vanta un record di ben 42 bombe.

Saturday, October 27, 2007

Derry, Galway, Orio al Serio

Trovo sia giusto ricominciare questo blog da dove l'avevamo lasciato. Indi per cui il post fotografico su Belfast e Derry e indi per cui il post che mi sto accingendo a scrivere, su Galway. Prima però un paio di paroline su Derry. Una città magnifica, dei gran bei panorami, specie sulle mura, dalla parte del Bogside (Bloody Sunday, ricorda niente?) e sul riverside del Foyle. Non parlerò qui delle sensazioni provate in quella città, ma solo di quanto mi è piaciuta, di quanto mi è parsa, nonostante tutto e nonostante le dimensioni esigue, incredibilmente vitale. Al mercato sotto le mura ho trovato un ottimo gruppo di cover, principalmente soul, gli After Midnight, e mi son goduto il loro concerto in mezzo a una scena stile Commitments, con una vecchietta e due bambine che ballavano. La sera discussioni varie con un francese e una tedesca/nordirlandese, e con un australiano. Ho lasciato Derry al mattino presto, le strade ancora vuote, l'aria fredda e frizzante, e sono andato a Galway.

Galway mi ha un po' deluso. Troppo turistica, commerciale e stereotipata, questa l'impressione che mi ha dato. Ciò non toglie che sia riuscito a ritagliarmici dei bei momenti. Primo tra questi, l'Oceano. Un moletto che si stagliava nella Baia di Galway nel quale mi son messo tranquillo e beato, con la sola compagnia dei pescatori. A un certo punto è arrivato, cantando delle canzoni di Elvis, un vecchietto a elemosinare merluzzi per poter cenare, e si è messo a raccontare di quando giapponesi e coreani venivano a pescare merluzzo nella Baia di Galway. Poi dopo, nel parco di Galway, ho fatto conoscenza con una squadra di rugby di Leeds, in particolare con gli allenamenti. Sapevo che un'occasione mi sarebbe capitata, e avevo portato in borsa scarpe brutte e due vestiti da allenamento. Ma mi è andata storta, li avevo lasciati all'ostello, e mi sono accontentato di una chiaccherata con gli allenatori, uno dei quali mi ha definito "An embassador of Italian rugby".

Il giorno dopo invece è stata la volta di Paul O'Brien, ex-curatore della fanzine del Galway United. La cosa è partita da Sandro, un amico che ha gravitato nell'orbita della squadra di calcio. Gli ho scritto dall'areoporto che andavo a Galway. E lui in tutta risposta mi ha scritto: "Porta i miei saluti a Paul O'Brien, è una sorta di ras locale. Ha un newsagents centralissimo". Pensavo fosse impossibile trovarlo, ma mentre girovagavo per la strada mi son trovato di fronte l'insegna: "O'Brien Newsagents". E ho fatto conoscenza con Paul O'Brien. Più tardi invece sono entrato in un pub in cui volevo bermi due pinte e assistere a una session. Ed è iniziata con un vecchio irlandese una conversazione su calcio, rugby, Italia, Irlanda e sport gaelici. Il brindisi è stato fantastico: "A Totò Schillaci, al giorno in cui l'Italia vincerà il Sei Nazioni e l'Irlanda la Coppa del Mondo di Calcio". Nel bagno del locale troneggiava quest'opera dell'ingegno umano:

GALWAY "For refunds, insert baby"

L'ultima persona conosciuta a Galway è stato Johnny, un busker. Una via di mezzo tra Bob Geldof e Shane MacGowan, che suonava canzoni di Christy Moore e Bob Dylan. Abbiamo parlato un po', poi mi ha prestato la chitarra, e ho suonato "The Green Fields of France". La notte l'ho spesa parte in bus, parte all'areoporto di Shannon. Qualche chiacchera sparsa, qualche giretto per l'areoporto vuoto, una dormita sulla panchina più scomoda dell'universo mondo.
Alle 5 del mattino check-in. Nella security area un centinaio di soldati americani. Più che altro rangers, ma anche qualche marine. Probabilmente di ritorno dall'Iraq. Uno scambio di parole con dei tifosi del Celtic diretti a Glasgow, e poi il volo. Atteraggio dolorosissimo: orecchie tappate, dolore immenso. A terra recupero il mio bagaglio e mi dirigo fuori dall'areoporto, ma un pastore tedesco si accoppia con il mio borsone. Mi tocca aprirl0 e tutto, mentre i carabinieri cercano di far entrare il pastore tedesco nella macchina a raggi-x: "Dai che ti facciamo la risonanza magnetica".

Blogo poco ma blogo

Ebbene si. Bloguemahone è tornato. Billie MacGowan è di nuovo in mezzo a voi, a raccontare storie, storielle e storiacce del suo mondo. Mi scuso con quanti mi seguono, soprattutto con le seguenti persone:
  • Barbara ("Ag gior na! Ag gior na!")
  • Fan Anonimo ("Ag giorn a! Ag giorn a!")
  • Barbara ("Ag gior na! Ag gior na! Ag gior na! Ag gior na!")
  • Snappy ("Aggh ior nah! Aggh ior nah! Aggh ior nah!")
  • Cane ("Ag giov na! Ag giov na! Ag giov na! Ag giov na!")
  • Phoebe ("Minchia, aggiorna!")
  • Joe Dee ("oh ma che fine hai fatto?")
Beh, non lo so neanch'io che fine ho fatto. Semplicemente non avevo il giramento di scrivere. Me ne dispiace, ma cercherò di recuperare il tempo perduto. Nel frattempo il vs. ha ripreso un po' con tutto. Il rugby, il museo (tremate, la sparachiodi sta scaldandosi), la tesi, l'università, i libri, i film. E oggi ha rischiato di farsi un areosol con l'Enterogermina.

Belfast, Derry - We have been unable to talk about it

We have been unable to talk about it.
Coupla pics from hell.
Belfast and Derry.


BELFAST Sight from Cavehill


BELFAST Sandy Row


BELFAST Peaceline


BELFAST Child


BELFAST Your Truly sporting a Balaclava


BELFAST Youth at Lagan Waterside


BELFAST We have been unable to talk about it.


DERRY Welcome to Free Derry


DERRY The River Foyle


DERRY City Walls


DERRY Northern Industrial Town

No words needed. Some pics courtesy of Aska and Cane.

Thursday, August 30, 2007

Dublin, Belfast, Ravenhill, Eurobillie

Beh, che raccontare...tantissime le cose successe. E neanche tutte quelle che sarei in grado di raccontare. Incontro con Cane in stazione Centrale a Milano, e poi subito rotta verso Orio al Serio. Anticipo di due ore. Il che non ci ha impedito di fare coda al check-in. Il volo è stato tranquillo, con un bambino con la maglia del Milan, i calzoni della Canterbury e lo zainetto dell'Ulster Branch della IRFU. E un genio che ha detto "Mi sa che dobbiamo sederci nei posti liberi". Dopo aver un po' vagato per l'areoporto e aver raccolto i nostri bagagli, Dublino. L'ostello era a un quarto d'ora da Croke Park, ma non abbiamo avuto l'occasione di andarci. A Belfast siamo sbarcati il giorno dopo. Dopo l'incontro con un pazzo che ci ha indicato la via per arrivare al Bed and Breakfast passando per il vicolo più pulcioso di Belfast, ci siamo rilassati un attimo prima di farci un fish'n'chips e incontrare gli altri a un pub in centro e spararci la prima pinta in terra irlandese. Un giretto per il centro ci ha portato a vedere una cattedrale con un'allegoria di un fallo in alluminio. La sera invece l'appuntamento era a Ravenhill, lo stadio di rugby di Belfast. Una camminata, con la sciarpa di Italia 90 e in testa atmosfere dei film made in uk sul calcio, con le colonne di tifosi che vanno allo stadio camminando assieme per strada. Ravenhill è piccolo e accogliente. Irlanda - Italia, prima volta che i greens giocano in Irlanda del Nord da 53 anni. La partita...cazzo, l'Italia è arrivata a tanto così dal vincere. E il vostro Billie MacGowan è persino finito in Eurovisione. Due volte. Sugli inni e sulla meta di Troncon. Con l'oramai leggendaria sciarpa di Italia 90. A fine partita, dopo il mitico coro degli irlandesi, No Woman No Try, burger'n'chips e siamo stati lì allo stadio, vedendo i giocatori passare. Capitan Bortolami ci ha salutato di sua sponte, cosa che mi ha abbastanza colpito. Ho bloccato due dei miei miti, Totò Perugini, la bestia della prima linea italiana, e Peter Stringer, il folletto stronzo della mediana irlandese, e mi sono fatto ritrarre con loro. Il nostro terzo tempo è stato in un chiassoso pub di Belfast, colonna sonora grandiosa (T-Rex "Hot Love", The Specials, Madness, Desmond Dekker "Israelites"), in compagnia di Julian "Doc", supporter dei greens e compagno di squadra, a scuola, di una leggenda come David Humphreys. Julian si era fatto il viaggio in Nuova Zelanda per andare a vedere il tour dei Lions contro gli All Blacks, e mi ha raccontato di Ronan O'Gara ubriaco e di mille altri aneddoti. Dopo una pintazza, ce ne siamo tornati al B'n'B a farci una buona dormita, non dopo aver scassinato una serratura per via di uno smarrimento di chiave.

Chicca omaggio: la meta di Troncon vista da dove stavo io.



Shane's dentist

Babbo ha cambiato dentista:

Thursday, August 23, 2007

Belfast, Derry, Galway

Ultimo (scarno) post prima della mia partenza domani sera. Quasi un ANSA. Si va in terre irlandesi, del Sud e del Nord. I racconti delle mie avventure al mio ritorno. Arrivedorci.

Friday, August 17, 2007

My father and other working-class football heroes

William Hill Sports Book of the Year 2005. Lo stesso premio vinto alla seconda edizione da "Fever Pitch" di Nick Hornby. Per uno come me, appassionato di storie sportive, di aneddoti, di scrittura sportiva e dei vecchi tempi, "My father and other working-class football heroes" di Gary Imlach, è manna dal cielo. La storia di Stewart Imlach, left-forward scozzese degli anni '50, famoso soprattutto per i suoi 5 anni al Nottingham Forest e per la partecipazione alla Coppa del Mondo del 1958. Una storia che ho adorato letteralmente, composta di mille storie che si intrecciano: dalla vita personale di Stewart ai ricordi e cimeli rimasti in soffitta o in testa a Gary, alla lotta del sindacato dei giocatori per ottenere delle migliori condizioni contrattuali. Si parla dei tempi del retain-and-transfer e del maximum wage. Un sistema che adesso sembra assolutamente improponibile. Si parla della questione dei caps: nonostante Stewart Imlach avesse indossato 4 volte la maglia della nazionale scozzese, non ebbe mai un cap, visto che questi venivano assegnati solo a giocatori che giocavano contro le Home Counties. Il cap fu consegnato postumo a Imlach e a un altro centinaio di giocatori che avevano subito lo stesso scherzo del destino. Imlach indossò anche un altro cap, confezionato da dei suoi tifosi di Nottingham apposta per lui. Come racconta il figlio: "He'd been happy with the copy. Maybe he was right to be, maybe it had more value: a cap crafted out of genuine feeling by people who saw him play and admired him, as opposed to an item squeezed out of an unwilling bureaucracy [...] Either way, the copy is the only he ever wore."

Ecco la sequenza che ho scelto:
Here's forest first cup-winning team from 1897-98, proudly showing off the trophy - before the game.
It's a great story. At the photographer's request, Nottingham Forest and their opponents, Derby County, had each posed with the cup before the game kicked off so that there'd be a suitable picture of the winners whatever the result. Perhaps he had another engagement to get to and couldn't wait until the final whistle. Or perhaps it had more to do with nineteenth-century standards of photographic etiquette. Portraits were formal occasions demanding one's best clothes, so the idea of showing the teams in their post-match disarray might have offended late-Victorian sensibilities. And the story didn't end there. In black and white, the photographer feared that Forest's red shirts wouldn't stand out sufficiently well from the foliage in the background, so he had them borrow Derby's white tops for the picture.
Fabulous. So Nottingham Forest's first great moment of triumph was captured for posterity before the fact and in the colours of the opposition. Somewhere, I presume - unless the wet plate was destroyed at the time for the sake of propriety - is a fading team picture of Derby County posing in proud anticipation with a trophy they never won.

Darren contro tutti


Il vostro Sports History Correspondent preferito ha pubblicato un altro articolo su LET, sul tema settarismo e GAA in Irlanda del nord:

Genio e sregolatezza

Ho imparato a giocare a scopa d'assi da mio padre, tutte le estati che si andava in Valsassina in vacanza, e in qualche altra occasione. All'ombra della dorsale orobica lecchese cominciarono a dischiudermisi i misteri della napola e della primiera. Al liceo affinai il mio stile girandomi e giocando con i due del banco di dietro e col mio compagno di banco, sovente mirati dai cazziatoni della professoressa. Ma imperterriti continuavamo a giocare, e fu così che mi guadagnai la nomea di "Georgie Best" (o Paul Gascoigne, a seconda dei casi) della scopa d'assi. Genio e sregolatezza. Croce e delizia di ogni compagno di mano. Capace di mosse magiche come anche di vaccate tremende. La resa dei conti l'altro giorno, quando dopo quattro anni ho fatto il mio ritorno sull'altopiano valsassinese. Io e Paolo, il ragazzo di mia sorella (BP), contro mia sorella e mio padre (GP). Ecco cosa ha scritto il Guerin Sportivo:

La sfida si apriva con la coppia Billie-Paolo un po' traballante. Il Paul Gascoigne della scopa d'assi doveva assestarsi e l'accoppiata andava rodata. Troppe scope concesse rischiavano di inficiare il risultato, ma una vertiginosa rimonta concedeva alla coppia la vittoria nella prima manche. Nella seconda manche i due segnalavano troppa sufficienza: in una mano GP si ritrovava quattro assi e metteva tra sè e BP una distanza sufficiente a ottenere il pareggio. La bella si apriva in modo molto equilibrato. Lo scontro serrato vedeva GP portarsi in vantaggio 3-2, poi BP pareggiare 5-5. GP cercava lo scatto e si portava sull'8-5, ma BP trovava per la prima volta il vantaggio con il 9-8. In questo momento BP, rapace, metteva tra sè e l'avversaria una distanza considerevole: Billie apriva clamorosamente con un asso in prima mano, costringendo GP a concedere tre scope consecutive. 6-2 di parziale, 15-10 complessivo. La penultima mano era dominio assoluto di BP, che demoliva la coppia avversaria con 7 rocamboleschi punti di napola per un parziale di 14-1: con lo score complessivo di 29-11, era pura formalità per BP varcare i 31 punti e aggiudicarsi la vittoria finale.

Wednesday, August 08, 2007

Tuesday, August 07, 2007

Sports History Correspondent

Ecco come sono citato nel mio ultimo articolo apparso su Les Enfants Terribles: LET Sports History Correspondent.

Questo l'articolo, una presentazione di Italia - Irlanda, 24 agosto a Ravenhill, Belfast:

Friday, August 03, 2007

Down All The Days

I type with me toes
Suck stout through me nose
And where it’s gonna end
God only knows

I have often had to depend upon
The kindness of strangers
But I’ve never been asked
And I never replied
If I supported Glasgow Rangers

(Pogues "Down all the days")

Salve, il mio nome è Paul Imlach. Sono un giornalista dell’Orcadian, il quotidiano delle Isole Orcadi, il posto più remoto dell’intero universo. Serving Orkney since 1854, dice il motto della testata. Al momento mi ritrovo bloccato in un vagone e penso che a nessuno fregherà più niente del fatto che l’8 dicembre 1981 Arthur Scargill è diventato il presidente eletto della National Union dei minatori. Oggi è il 12 gennaio 1982. L’altro ieri a Braemar, non lontanissimo da qui, hanno raggiunto il minimo storico di temperatura di tutto il Regno Unito, circa 20°F sotto lo zero. Io sono intrappolato su questo treno a una decina di miglia da Aberdeen e tra locomotrici rotte, un deragliamento, ritardi e l’ondata di freddo che sta colpendo la Scozia, non so quando potrò raggiungere di nuovo le Isole Orcadi. Mai nessuno ci aveva messo più di un mese a raggiungere un porto nel nord della Scozia partendo dallo Yorkshire. Qua fuori nevica, quindi non può fare poi tanto freddo, ma le folate di vento sono terribili e la Class 314, nonostante non abbia più di un paio d’anni, è sensibilissima al gelo. Io me ne sto accovacciato vicino al termosifone del treno, con una bottiglia di stout presa a Craighellachie incastrata tra la mia coscia e la parete della carrozza, la macchina da scrivere poggiata sulle ginocchia. Per il vagone echeggia solo il tap-tap-tap delle mie dita che scivolano sui tasti. Ho continuato a scrivere articoli fino a questo momento, tutti su Scargill, e più di metà non sono riuscito a dettarli alla redazione. Credo sia una settimana che non trovo un telefono funzionante. Non è decisamente più il caso di parlare dei minatori. Voglio invece scrivere della storia che mi ha raccontato prima il controllore, che tra poco tornerà per annunciarci il guasto della locomotrice.

Sono seduto in fondo all’ultimo vagone, e dopo aver terminato il suo giro il controllore si è seduto di fronte a me. Gli ho offerto una delle mie due bottiglie e lui ha rifiutato. “Sono in servizio” ha detto, al che gli ho risposto che in una giornata così le regole non sono poi importanti. Lui allora ha accettato la bottiglia e la stout gli ha sciolto la lingua. Mi ha detto che da ieri è disperso il figlio della Thatcher. Dopo un giorno lo sanno già tutti, persino in mezzo al posto più isolato del Regno Unito. Invece del fatto che P.Imlach dell’Orcadian è disperso da un pezzo non sa nulla nessuno. Poi il controllore ha continuato a raccontarmi, con il suo pesantissimo accento dell’Ayrshire, di quell’ubriacone che stava dall’altra parte del vagone. “Lo conosco, non ho avuto il coraggio di chiedergli il biglietto in una giornata del genere. Stanotte ha dormito su questa carrozza, probabilmente”. E mi dice che l’ha incontrato varie volte, e che oramai quel barbone è la storia delle ferrovie di Scozia. Cacciato da ogni linea, aveva dormito negli angoli migliori di qualsiasi stazione caledone e su ogni tipo di vagone. Mi dice che gli ha raccontato la sua storia qualche anno fa, su un treno simile a questo, guastatosi in una giornata simile a questa, dalle parti di Inverness.

L’ubriaco in realtà era un inglese, di Coventry. Durante la guerra si era ritrovato senza più famiglia né casa, rase al suolo, come del resto tutta la sua città. Allora si era messo a vagabondare e ad abitare sui treni delle Midlands, finchè un giorno a Birmingham non si era addormentato sul treno sbagliato, risvegliandosi solo alla stazione centrale di Glasgow. Pare che una volta messo piede nella fredda Scozia, vedendo il fiume Clyde scorrere sotto i suoi piedi, aveva pensato di essere in paradiso, o probabilmente all’inferno. Le Scottish Railways erano diventate il suo personale battello di Caronte, e aveva cominciato a vagare per la nostra terra, girandola in lungo e in largo, in cerca del posto dove la sua anima avrebbe potuto finalmente riposare in pace. Aveva vissuto sulla sua pelle all’incirca ogni disastro ferroviario sia stato registrato in tutti quegli anni in Scozia. Sentendo quei nomi non potevo fare a meno di pensare che avevo visto coi miei occhi le macerie di alcuni di quei disastri, sempre inviato per l’Orcadian, come l’incidente di Invergowrie del 1979. Il controllore mi raccontò che nel preciso momento in cui i due treni della Inverclyde Line si schiantavano a Paisley, lui stava proprio litigando per il biglietto con quel barbone, sul treno diretto a Wemyss Bay, la linea più sfigata di tutte le ferrovie scozzesi. Certo che ogni volta che si incontrano questi due, come minimo una locomotrice va a farsi fottere.

Adesso è ora di riporre la macchina da scrivere e questo racconto: mentre prendevo l’ultimo sorso di stout dalla mia bottiglia è entrato il controllore, annunciando il guasto. Manca ancora un sacco ad Aberdeen, ma per oggi cosa importa tornare a casa? Entrerò in un pub del paesino più vicino che trovo e mi farò offrire un whiskey per scaldarmi un po’, e cercherò qualcuno che mi ospiti stanotte. Dopo tutto questo vagabondaggio alla ricerca della mia casa nel posto più sperduto del mondo, pub e vagoni del treno sono diventati la mia famiglia.

(Billie MacGowan "Down All The Days")