Sunday, January 27, 2008

Verb "to Coventrate"

Rho - ATRC 56-7
Molinello, Rho

Coventrate, in italiano coventrizzare. Radere al suolo come a suo tempo successe a Coventry. E la carichissima Going Back to Coventry dei The Men They Couldn't Hang era la canzone che avevo in mente e nelle orecchie oggi, mentre cercavo di caricarmi per una partita che già sapevo sarebbe stato difficile giocare. Si prospettava una partita alla morte, tirata fino all'ultimo. E invece è stato il match peggiore della storia. E le abbiamo anche prese. E io mi son ritrovato, con il mio numero 17, a rimanere seduto in panchina anche quando oramai perdevamo di 40, mancavano dieci minuti, avevamo un ammonito e un infortunato non sostituito. Una delusione tremenda, e domande che saltano in mente immediatamente: "Perchè convocarmi se neanche in una situazione del genere mi fai entrare in campo?". Aspettative deluse, che come al solito placcano l'umore e fiaccano l'animo. Quando poi uno si sente di starci da una vita in panchina, e non solo nel rugby, ma anche in altri aspetti. E non sa che fare se non guardare l'allenatore con uno sguardo che dice: "There is nothing left to lose. Lasciami entrare in campo, dammi una chance, e dimostrerò che anch'io so giocare, che tutto il culo che mi faccio ad allenamento, e non solo, vale qualcosa". Invece si rimane in panca, a soffrire, fino al fischio finale. Rimangono domande, interrogativi, perchè sospesi. Niente ferite da leccare, ma lo stesso umore, coventrizzato, di quegli attimi.

Saturday, January 26, 2008

John Belushi as Billie MacGowan


Una cosa che mi son chiesto tempo fa è stata: da che attore farei interpretare la mia persona in un ipotetico film sulla mia vita? Chi potrebbe rappresentarmi al meglio? I due nomi che ho partorito sono John Belushi (ma anche il collega Dan Ackroyd) e Ewan McGregor (ma anche il Joseph Gilgun di This is England, forse un po' troppo longilineo. O il Jason Flemyng di Lock, Stock & Two Smoking Barrels). O un Robert Carlysle, però non ce lo vedo troppo nella parte. Tutti attori inglesi o scozzesi, con fantastici accenti che mi si addicono, a parte il grande John Belushi, a cui questo post vorrebbe essere un tributo. Di John Belushi mi piacciono parecchi aspetti:
  • Il suo espressivissimo sopracciglio, che con il mio andrebbe a nozze.
  • L'onore immenso che sarebbe essere interpretato da un mito come John Belushi.
  • Il fatto che abbia fatto parti "inerenti": un giornalista (Ernie Souchak in Continental Divide), un musicista ("Joliet" Jake Blues in Blues Brothers), un alcoolizzato (John "Bluto" Blutarski in Animal House) e un combattente pazzo (Capt. Wild Bill Kelso in 1941) e alcoolizzato, ruolo che ben si accosta a quello che un rugbista è.
  • Le sue basette (vedi Blues Brothers) e il fatto che a volte qualcuno mi ci abbia paragonato (paragone di parecchio azzardato, ovvio).
Comunque io dalla pinguina non ci vado, neanche morto. Ciao John. Che l'ape da una tonnellata sia sempre con te (anche se mi sa che alla fine mi faccio interpretare da Jason Flemyng).

Stand up and be counted

La dieta da i suoi frutti: in allenamento a mille. Tanta voglia, tanto divertimento, e alla fine uno arriva il venerdì in sede e trova il suo nome nella lista dei convocati affissa. E pensa che dopotutto ne vale la pena.

Wednesday, January 23, 2008

Now I'm lagging in deepest Tottenham

La battaglia campale è iniziata, e sta contribuendo ampiamente a fiaccarmi lo spirito e l'istomico. Non da sola, certo. Immagino però che sia normale per una dieta essere così, e voglio mantenere la convinzione, diventerà più facile con il passare del tempo, di sicuro. Periodo in cui, sotto vari aspetti, citando Giorgio Canali, sto cercando "risposte che soffiano in un vento che non c'è" (bleah, ascoltate la canzone senza guardare il video!). E i professori universitari, tra le altre cose, non sono certo d'aiuto, maledetta razza dannata. Restano le piccole grandi cose a tener su il morale. Gli amici che ti stanno vicini, un bell'allenamento spompante a rugby, una serata con gli amici, Futurama (anche se mi fa commuovere troppo spesso). E la quantità infame di scorregge che questa dieta mi spinge a fare (come se già non fossi abbastanza attivo).

Monday, January 21, 2008

Billie on a diet, I know, I know...it's serious

Comincia la battaglia di quota 90. Sono ufficialmente a dieta. Dio mio.

In compenso ho scoperto cosa mi son fatto con il Nitrato: non è corrosione, è ustione da freddo.

A domani, da un mondo di carni bianche, germogli di soia, bianche d'uovo, zero sale e condimenti, riso in bianco e roba magra.

Sunday, January 20, 2008

Acid in Noverasco

Stella Rossa Milano - TraGevano 15-0
Mastini Melegnano - TraGevano 15-5
Campo da rugby, Noverasco


Noverasco. Biss che torna in campo, e soprattutto io che torno in campo. Aspetti positivi e aspetti negativi, senza dubbio. Però son contento. Di negativo ci sono i risultati: due partite e due sconfitte. In particolare c'è stata la sconfitta contro lo Stella Rossa di Milano che non è andata giù. Perchè è stata colpa nostra, siamo scesi in campo senza convinzione, e loro invece ci han messo i piedi in testa. Quando finalmente abbiamo deciso di reagire, era troppo tardi. E' una sconfitta che brucia, e credo che quella squadra ci rimarrà sempre un po' sul gozzo. Io ho cercato di essere un po' "trascinatore". D'altronde eravamo la fusione di due squadre, di cui una alla prima esperienza, e ho cercato di farmi sentire. Mi rimarrà impresso come buon ricordo una percussione dai nostri 22, con tanto di frontinazzo, qualche placcaggio, qualche pigna mollata (ne avrebbero dovute ricevere molte di più) e la mischia in cui ho detto al nostro mediano di introdurla subito visto che cedevano all'ingaggio (e in cui gli abbiamo tirato un bello stirone).
La seconda partita è stata diversissima. L'avversario era il Melegnano, squadra che ha poi vinto il triangolare, e io ho capitanato la squadra. Una partita bellissima da giocare: noi finalmente abbiam tirato fuori palle e convinzione, e entrambe le squadre hanno giocato con aggressività e grinta, all'ultimo respiro. Io mi son proprio divertito, e la squadra ha giocato davvero bene. L'episodio della partita credo possa entrare benissimo nella storia mondiale degli infortuni rugbistici. Entrando in una ruck prendo una testata dritta in testa e finisco a terra, rimanendo fuori gioco qualche secondo. Quando mi rialzo mi spediscono fuori, dandomi il ghiaccio in zachétt. Sacchetto che però perdeva liquido sulla mia fronte. Sento bruciare e penso "Devo aver preso una bella botta, mi brucia la fronte". Poi penso di star perdendo sangue dalla fronte. Solo quando mi brucio il pollice capisco che il Nitrato di Ammonio (NH4NO3) del ghiaccio istantaneo mi stava corrodendo!
Nonostante botta e ustione, son riuscito a tornare in campo per il gran finale. Mercoledì non mi sentivo pronto a tornare in campo, ieri ho giocato più di 100 minuti di rugby, e sono piuttosto contento della mia prestazione. Non male, dai.

Saturday, January 19, 2008

Inner Noverasco Violence

Oggi Billie torna in campo dopo una lunga assenza dovuta al cavigliame. Torneo di Noverasco, triangolare, e Biss che deve accorparsi a un'altra squadra. Però Billie vuole dimostrarsi di non essersi dimenticato come si gioca (bene) a rugby. Ora vado, wish me luck.

Monday, January 14, 2008

Mickybo & Me


Run like shite!

Ho trovato un film che potrebbe mettere seriamente a repentaglio la nomea di Billy Elliot come mio film preferito. Sarà quell'irresistibile versione di Summertime fatta da Billy Stewart a inizio film. Sarà che Durham non l'ho mai vista, mentre Belfast, città dove è ambientato Mickybo & Me, ha avuto un impatto tale su di me da entrarmi sottopelle. Non penso che le lotte dei minatori inglesi avrebbero comunque lo stesso potere di aprirti una ferita nel cervello che i troubles di Belfast possiedono. Sarà che per l'Irlanda del Nord ho sempre avuto una certa fascinazione. O forse è che c'è una Chopper Bike, e io ho visto una Chopper Bike per la prima volta a Derry, mentre andavo al Free Derry Point. Soprattutto è che il film mette in pellicola le stesse riflessioni che ho avuto spesso nella mia discesa all'inferno belfastiana e che, maledizione, il film riesce a dipingere con due colpi ben assestati le sensazioni che Belfast evoca per la sua natura. Poi sono un fan di un certo genere western anomalo (altro film, che parla sempre di una nazione divisa, e che ha un tocco western: No Man's Land, ambientato tra due trincee in ex-Jugoslavia) e Mickybo "Butch Cassidy" Boyle, 8 anni, dalla cattolica Palestine Street, e Jon Jo "The Sundance Kid" Wright, che invece ha 9 anni e viene dall'altra parte del Tate's Avenue Bridge, confine invisibile ma presente tra le due fazioni, sono dei banditi perfetti, che rendono Belfast e l'Irlanda del Nord il set di rapine e fughe epiche quanto quelle dei loro eroi Paul Newman e Robert Redford. Le loro avventure, l'incredibile gioia che sprizzano sembrano illuminare Belfast (giuro che il film riesce a non cadere nella retorica in cui sto cadendo io). Vi lascio con la seguente riflessione, di Noel Megahey del DVD Times, con una citazione e con l'inizio del film.

Each atrocity only marks that division further. [...] The film’s tough ending underlines the fact the Mickybo and Me is not just about the loss of innocence of two young boys – it’s about the loss of innocence of a whole generation that grew up in Northern Ireland during this period.
***
I'm Butch fuckin' Cassidy!



Scots'n'roll

Viadanese weekend, in occasione dell'ultima partita di Heineken della squadra lombarda. Disceso assieme a quattro altri malati (grazie per "Mickybo & Me", Al, lo guarderò al più presto!) allo Zaffanella, mi son goduto una bella partita con i Glasgow Warriors (finita, per onor di cronaca, 18-15 per i Glaswegians). Probabilmente tutto quel Prosecco di Valdobbiadene che è scorso a litri nella nostra sede il venerdì sera era ancora in circolo, tra l'altro. La serata è stata molto carina, in quel di Parma, grazie all'ospitalità di Kao e ai suoi contatti con lo staff degli Warriors. Più che una serata è stato un corso di aggiornamento sulle abitudini degli scozzesi ubriachi. Tipo attaccarsi banconote sulla fronte usando birra o saliva. E poi scambiarsele fronte a fronte. O baciare simboli della Scozia su maglie altrui. O declamare "Mag-nificò albéro dinattale" di fronte all'abete rosso che sta in una piazza parmigiana. O inneggiare al Gloucester ("Glooos-taah! Glooos-taah!") al passaggio degli inglesi del Bath, ultrarivali appunto del Glos. Fortunatamente tra le tante varianti e new entry, una cosa rimane di moda: offrire da bere! Una domanda mi è sorta. Perchè ogni volta che ho a che fare con dei Glaswegians ne trovo sempre uno che si è visto i Clash ad Aberdeen? Lucky bastard.

Friday, January 11, 2008

Pugni

Si legge a piè spronato quassù, che vi credete? Eh, si, i regali di natale son stati ciucciati con gusto in breve tempo. Pugni di Pietro Grossi è stato il regalo della ragazza di mio fratello, e in due serate è stato smembrato. Bello e scritto bene, parla di rapporti tra due persone e di "crescita". Tre racconti. Boxe, Cavalli e La Scimmia. Parto dal fondo: che pensereste se un vostro amico si mettesse a fare "la scimmia", e per mesi si comportasse come uno scimpanzè? L'ultimo racconto, assieme a Cavalli (che però mi ha preso tantissimo), ha per me il difetto di lasciare troppe cose sotto silenzio. E' lo stile di Grossi, a occhio e croce, però son così tante che a me venivano i nervi. Più che altro non mi piace quando l'ambientazione è troppo anonima, sospesa per aria. Bello anche Cavalli, che esplora il rapporto tra due fratelli, ma quello che mi ha incantato veramente è stato Boxe. Boxe che non ha il "difetto" degli altri due racconti, benchè per esempio non mi pare venga mai citato il nome del protagonista. Forse il tutto era dovuto alla narrazione in prima persona. Beh, il protagonista si ribella ai genitori e va a fare boxe, senza mai superare però il divieto della madre di combattere. Però è bravo, è dannatamente bravo, e ben presto si spargono leggende sul suo conto. Il Ballerino, lo chiamano, e lui ci si crogiola: è una leggenda, un supereroe, è il migliore di tutti. Senza mai aver combattuto. Non siamo forse così prima di crescere? Un giorno però ti compare sul ring uno che è il più forte, tra quelli che combattono, La Capra. D'improvviso hai il dubbio di non essere il più forte, e sei costretto a metterti in gioco per dimostrarlo a te stesso. Non male come metafora sulla crescita, e il racconto è veramente bello, oltre a convogliare la puzza di sudore di una palestra di boxe. Bravo Pietro Grossi.

Là dentro c'era una logica. Là dentro nessuno poteva scappare, né te né gli altri, e sapevi contro chi combattevi, ed era sempre uno solo, e pesava quanto te, e se ti batteva voleva dire che era più bravo, o aveva più esperienza, e in entrambi i casi dalla sconfitta non avevi che da imparare. Sembra assurdo, ma finisce che vai in quel posto dove tutti menano le mani perchè ti senti più sicuro.

Thursday, January 10, 2008

The Groundwater Diaries

Sottotitolo: Trials, Tributaries and Tall Stories from Beneath the Streets of London, di Tim Bradford. Il buon Tim Bradford che avevo conosciuto leggendo l'esilarante Is Shane MacGowan Still Alive?, un libro di viaggi che scaturisce dal tentativo di vendere una Vauxhall Corsa sul suolo irlandese. Me lo portai dietro in Irlanda, come unica guida turistica che avevo, anche se alla fine finì che ne rilessi un pezzo solamente in bus per andare da Galway all'areoporto di Shannon. Spinto dall'entusiasmo che mi aveva suscitato alla lettura (devo ringraziare, credo, il buon vecchio Moris di AI per averlo citato e consigliato e per avermi convinto a cercarlo e acquistarlo), ho comprato anche l'altro libro scritto da Tim Bradford, ovvero The Groundwater Diaries. Altro libro di viaggi, circa. Più di camminate per Londra. Attenzione però, bisogna introdurre la figura di Tim Bradford. Non è un "viaggiatore professionista", è un vignettista per una rivista sportiva indipendente. E questo ci fa capire la trasversalità di come prende la sua missione. Spinto da sogni basati sui fiumi, si lancia in un'avventura di rabdomanzia armato di grucce di appendino, lattine di Tennent's Super e una guida A to Z alla ricerca dei fiumi sotterranei o comunque dimenticati di Londra, e forse di un "Underground Tim". Alla ricerca dell'origine del punk danese (nato da una compilation anarco-punk pubblicata dai Crass, "Bullshit Detector vol.1" gettata in un fiume e arrivata attraverso il mare a un contadino danese, il fondatore della PRIMA punk-band danese), all'inseguimento di teorie cospiratorie sui massoni, i fiumi e lo stadio dell'Arsenal, al ritorno alla toccante vicenda degli animali domestici morti di casa Bradford e di come questi si colleghino alla morte di Ian Curtis dei Joy Division, alla scoperta dell'esplosione del punk londinese sulle sponde del fiume Westbourne. Respiro. E di come Whitesnake e Deep Purple si siano persi nelle fogne di Londra litigando per chi dovesse suonarci, dell'esistenza del Tao dell'Essex, della carambola free-jazz (ottenibile solo dopo un certo numero di pinte) e del funerale tributo a Felipe Romero, un busker della metropolitana londinese. Bel libro, divertente e esilarante. Un po' troppo lungo però, cazzo, Tim!

Some good news. My sister-in-law has been asked to join a pub ska band in Derby. Course, she's gone and nicked my old trombone. Slide's knackered, love, I said to her, but she wouldn't listen. To help her out I worked on a ska arrangement of the Panorama theme tune for about five minutes in the pub, but she wasn't interested. Then it occured to me that we could finally end all wars if only all national anthems were played in a ska style.


Babbo visto da Tim Bradford

Ankle Wars

Si, cazzo, si. La caviglia continua a rompere le palle. E non è mica bello. "Ruggine", dice Mengele, il nostro preparatore atletico "Non gli dare troppa importanza, non ti far fretta". E allora calma, pazienza e tanta anche. Perchè io ho voglia di dare, ma problemi fisici. "Adesso ci mettiamo in forma e si risolve tutto", mi promette. Massì. In fondo, come dice il detto

Con tanta pazienza e un po' di vaselina
Anche l'elefante ha inculato la formichina

Monday, January 07, 2008

Tolleranza Zero

Marabou Stork Nightmares. Irvine Welsh. In italiano, Tolleranza Zero. Regalo di natale del buon Bimbo, appassionatissimo di Welsh. Io con lo scozzesaccio di Edinburgo non avevo mai avuto a che fare, e finalmente ho letto un suo libro, con saldi in mente gli avvertimenti circa la crudezza dei libri del buon Irvine. I temi sono quelli che ci si può immaginare, insomma: droga, degrado urbano, hooliganismo, sesso violento. La cosa interessante è come è narrata l'intera faccenda: Roy Strang, il protagonista e narratore, è in coma, e svaria su tre piani. La realtà esterna che riesce a percepire, con grande paura di svegliarsi e ritrovarsi nelle grinfie della terribile famiglia in cui vive, la progressiva riscoperta del suo passato e il piano più profondo, una caccia al Marabù di vitale importanza per Roy, condotta assieme al buon Sandy Jameson. Libro per nulla facile da digerire, ma decisamente coinvolgente, tanto che me lo sono divorato nel giro di quattro giorni, almeno credo. Beh, mi è piaciuto, anche se non credo lo rileggerei volentieri, mettiamola così. Però bisogna dare a Welsh il merito di una narrazione magistrale, che mi ha lasciato avvinto alla storia fino all'ultimo capitolo. Consiglio crescita di pelo sullo stomaco prima della lettura comunque. Una cosa che non mi ha convinto è stata la traduzione, ma vorrei leggerlo in lingua originale prima di dare un giudizio definitivo. Certe cose, penso, sono anche volute, ma personalmente non mi sembravano le soluzioni più adatte, e alla lunga potevano dare sui nervi. Penultima osservazione: la Z è stata la protagonista di due degli ultimi libri che ho letto (qua c'era la Z di Zero, dei manifesti della campagna "Tolleranza Zero" lanciata a Edinburgo, da cui prende il titolo un capitolo e la versione italiana del titolo; in La Gang del Pensiero di Tibor Fischer c'era la Z di Zetetica), e in entrambi compariva a un certo punto un'enorme Z composta di parole. Conoscete altri libri che facciano questa cosa? Ovviamente esclusivamente con la Z. Ultima cosa: devo proporre a Irvine Welsh di scrivere un libro a 4 mani sulla tormentata vicenda umana di Jimmy Sandison, difensore centrale e capitano dell'Airdrieonians F.C., protagonista durante una semifinale di Scottish Cup contro il Dunfermline, di una decisione arbitrale piuttosto discutibile.

Volevo aiutarlo. Volevo aiutare tutte le persone che avevano subito torti, anche se quella che stavo vedendo era solo una cazzuta videocassetta di una partita di futbal. Non avevo mai visto un uomo così sconvolto di fronte a quello che secondo lui era un aborto di giustizia sportiva.

Saturday, January 05, 2008

Here we go again

Ricominciato gli allenamenti, e devo dire che è stato sfiancante. Il raggiungimento di quota 90 ha lasciato presagire una lunga battaglia campale, che è appena cominciata, e di cui sento le prime ferite. Fiato corto, caviglia ancora dolorante per via di quella decina di chili in eccesso, spasmi addominali e dolori vari per la tensione, mi è pure partita una fitta intercostale qualche ora dopo. Siccome è inaccettabile che a 22 anni stia conciato fisicamente peggio di un sessantenne, è ora di perdere questi chili, di mettermi in forma e di iniziare a fare sul serio. Essì, cazzo, questo è un manifesto programmatico. Sarà dura, ma Ce La Devo Farcela! Possa Dio guidare la bocca del mio istomico.
Bello ritornare in sede, anche se il freddo la rende molto meno casa e il disordine la rende molto meno accogliente di tante altre volte. Però il tavolo con i compagni, riso coi gamberi e pollo con anacardi, è sempre una goduria.

Thursday, January 03, 2008

Wednesday, January 02, 2008

Lock, Stock & Stomacicamente letargico


A minute ago this was the safest job in the world. Now it's turning into a bad day in Bosnia!

Il 2008 si è presentato sotto forma di digestione laboriosa. Sarà che alzarsi all'una e fare colazione con le gocciole e subito dopo passare al panino al salame non è stata una grande idea. O sarà che il mio migliore amico a Capodanno (tenutosi a Garzeno, 860 slm) è stato William. Poi la stanchezza ha fatto pagare pedaggio, e la sera son crollato testa sul tavolo della cena subito dopo l'antipasto. Son entrato nel mio lettino e mi son risvegliato all'una di notte. E mi son dato alla TV (quanto tempo che non guardavo la TV!), dove ho avuto modo di ascoltare una canzone dei Carbon/Silicon che mi piacicchiava e soprattutto ho avuto modo di rivedermi, grazie a una delle grandi proposte che rendono Mamma Rai ancora una grande rete televisiva, Lock, Stock & Two Smoking Barrels, stavolta tradotto in italiano (Lock & Stock, pazzi scatenati).

I asked for a refreshing drink, I didn't expect a fucking rainforest! I could fall in love with an orangutan in that!

Gangster movie londinese con una trama perfetta al millimetro, con battute pennellate con la precisione di un cecchino serbo (nonostante, ahimè, la traduzione non renda giustizia ad alcune di queste. In particolare l'inizio con il ricettatore che parla in rima a me è parsa una soluzione piuttosto dozzinale. Lo so, alcune cose le dice in rima, ma in italiano non rende un cazzo). La colonna sonora è ottima, dall'iniziale "100 Mile High City" degli Ocean Colour Scene, a James Brown, Iggy Pop & The Stooges ("I Wanna Be Your Dog"), Dusty Springfield, la grandiosa versione originale di "Police And Thieves" (Junior Marvin) e soprattutto, nella scena della sparatoria, i Gipsy Kings che rifanno "Zorba the Greek", il famosissimo sirtaki.

The entire British empire was built on cups of tea, and if you think I'm going to war without one, mate, you're mistaken.

Poi, beh, nanna. Sveglia tardiva, mi sento come reduce da un jet-lag alcoolico. La buona notizia è che nevica. La cattiva notizia è che ho lo stomaco che si sta strizzando, che solo a bere acqua fa male. La buona notizia è che però il caffè è andato giù liscio. La cattiva notizia è che a parte forse qualche frutto, temo che oggi digiunerò. Decompressione post-festiva. Poi dovrò rimettermi in regola, le feste mi han fatto superare quota 90, il che non è carino.

When you dance with the devil, you wait for the song to stop.

Dopo tutto questo, metterei una citazione geniale da Lock, Stock & Two Smoking Barrels e chiuderei il post con un'altra citazione dal medesimo (le minicitazioni che sto mettendo per scandire il ritmo del post). Ci metto anche un video, una scena grandiosa, costruita magistralmente. L'avviso (c'è anche un disclaimer) è che potrebbe svelare parte della trama e rovinarvi la sorpresa se avete intenzione di vedere il film. La citazione invece è questa:

Listen to this one then; you open a company called the Arse Tickler's Faggot Fan Club. You take an advert in the back page of some gay mag, advertising the latest in arse-intruding dildos, sell it a bit with, er... I dunno, "does what no other dildo can do until now", latest and greatest in sexual technology. Guaranteed results or money back, all that bollocks. These dills cost twenty-five each; a snip for all the pleasure they are going to give the recipients. They send a cheque to the company name, nothing offensive, er, Bobbie's Bits or something, for twenty-five. You put these in the bank for two weeks and let them clear. Now this is the clever bit. Then you send back the cheques for twenty-five pounds from the real company name, Arse Tickler's Faggot Fan Club, saying sorry, we couldn't get the supply from America, they have sold out. Now you see how many of the people cash those cheques; not a single soul, because who wants his bank manager to know he tickles arses when he is not paying in cheques!

It's been emotional.




(disclaimer: questa scena rivela parte della trama. E' altresì una delle scene migliori di tutto il film. Se volete vedere il film, se non lo avete ancora visto...meglio lasciar stare, vi rovinerebbe la visione)

Friday, December 28, 2007

Three-eighths shave

Tagliarmi i capelli è sempre stato un momento particolare per me. Quasi mai programmato, spesso invece frutto di un'ispirazione improvvisa. La fida Rowenta sta nella sua scatoletta, e oramai sono anni che sono tricologicamente autonomo (a parte i peletti di dietro, ma che ci si vuol fare, li mi faccio dare una mano). Di fronte a uno specchio arriva la voglia di svoltare e sfoltire. Ed è simbolico, forse perchè i capelli hanno "memoria", e anche tutto il pelo facciale. E allora tagliarli rappresenta un po' un modo di girare la pagina, aprirne una nuova, bianca, e iniziare un nuovo capitolo, o quantomeno un paragrafo. Dai capelli "lunghetti" si passa ai three-eights of an inch, o anche meno, o anche di più, ad avventati doppi tagli autonomi. Le basette cambiano la forma, i baffi e la barba apparsi e lasciati correre scompaiono. Mi piace il buzz, mi piace la mia indipendenza tricologica, la mano che ho sulla macchinetta. Cose apprese in tempi di schineddismo, in cui cercavo una mia identità in qualche modo. Come dice Billy Bragg in "Strange Things Happen"

All winter long, while I was locked in my room
Your face at the window and my hair on the floor

Wednesday, December 26, 2007

Drambuie


Fuck's saaaaaaaake! (intercalare che sto notando stia diventando più e più parte integrante del mio quotidiano castimare. Mi tagliano la strada in macchina? "Fuck's saaaaaaaaaaaake!")
Cenone di Natale (di solito facciamo il pranzo ed è meglio per tutta una serie di ragioni che non sto a elencare. Sarà chiaro anche a voi, insomma, che è meglio scofanarsi a pranzo, sdraiarsi in preda alle allucinazioni da digestione ultralaboriosa e poi fare un po' di avanzi in assoluto scazzo e libertà a cena. Invece quest'anno una serie di contingenze familiari ha portato a posticipare il pranzo a cena. A pranzo però comunque si è mangiato: antipasti vari e un po' di gallo. Vuoi non essere già carburato? A cena peggio che peggio, un riempimento incredibile (poi ci sono andato giù duro di affettato), fino al culmine raggiunto con l'anatra con le patate al forno (il mio must natalizio). Evitando di ruttare di fronte agli ospiti, ho cercato di digerire, ma il blocco non voleva saperne di andare giù. A sbloccarmi, e probabilmente a salvarmi la vita, è arrivato il mitico Drambuie, sarebbe a dire whiskey di malto invecchiato e miele speziato. Una roba molto buona e molto "Mister Muscolo idraulico liquido". Dopo mezz'ora di rutti si è sbloccato il tutto. DRAMBUIE deriva dal gaelico scozzese. Dram Buidhe (bevanda gialla) o Dram Buidheach (bevanda che soddisfa). E che lo sgorgo sia con voi!

P.S.: oggi che l'ho sentita scalciare, è forse giunto il momento di annunciare al Blogo (anche se i miei fedelissimi lo san quasi tutti), che la famiglia MacGowan è in attesa di una nipotina, e che presto sarò zio Billie. Le emozioni ziesche per ora ve le risparmio. Solo non sparatemi se diventerò melensissimo!

Monday, December 24, 2007

It was Christmas Eve, babe (II)

Un post che vi illustrerà la ricetta per una vigilia di Natale come piace a me.


e per finire, colonna sonora, dal Live at the Town&Country Club del 1988:

The Pogues & Kirsty McColl
"Fairytale of New York"


Tutta mia la città

Spese natalizie a Como. Como che era un posto che conoscevo come le mie tasche, che sentivo mi appartenesse. Le vie strette del centro, le piazze, la sua planimetria sbilenca. E invece oggi l'ho sentita meno mia, in un certo senso. Non riuscivo più a ritrovare le vie che, nel dedalo urbano comasco, sapevo trovare in men che non si dicesse. E mi è venuta la stessa tristezza che viene quando ci si rende conto di essercisi allontanati da una persona che si conosceva bene e cui si era legati, nostro malgrado e a causa delle contingenze. E' così che è avvenuta la mia deriva da Como. Era tanto che non ci andavo oggi e le vie mi confondevano, i negozi dove spendevo ore e ore...beh, ci entravo, guardavo e uscivo manco fossi un ladro. Forse era anche l'atmosfera natalizia, il caos. Como mi apparteneva più in pomeriggi sonnacchiosi e meno "chiassosi", in serate e nottate in cui era "un deserto che conosco", per continuare la citazione Equipe 84. Eppure son stato tante volte a Como sotto Natale, provando per la città la stessa complicità di due persone che dicono "Ok, adesso c'è casino, c'è tanta gente che non sa e non capirà mai di me e te, ma siamo pur sempre io e te". Forse devo chiedere scusa a Como per questo allontanamento, perchè quando mi conosceva avevo un altro nome, ero una persona diversa. L'unico momento di redenzione è stato sbucare di fianco alla stazione Laghi e vedere spuntare il Lario. Quella parte di Como era come la ricordavo, era proprio quella dei ricordi che ho da bambino, e guardando il lago mi son venuti in mente aneddoti a migliaia, serate e momenti passati nella città a milioni. Perchè in fondo Como ce l'ho ancora nel cuore.