Tuesday, October 30, 2007

Books and quotes I've left behind

Una o due citazioni da ciascuno dei libri che ho letto senza rendervene partecipi

1. John Scally "Legends of Irish Rugby"
We were all getting ready to travel to Bordeaux. We were getting kitted out and were all there with our kitbags as if we were heading to Monaco - we looked a million dollars. Just as if we were ready to leave, someone shouted, "Where's Ken?". Half an hour later, he shows up with Malcolm O'Kelly. For once, miracolously, Mal had all his gear and luggage. Somebody must have dressed him! Ken turned up wearing a T-shirt and shorts. His T-shirt had the picture of a fella wearing shorts and a T-shirt but with his "manhood" sticking out. His only luggage was a kitbag which was the size of a big ice-cream tub. I said, "Ken, what are you carrying, mate?". He replied, "I've got all I need. I've got my boots, my gumshield and my heart".
Tony O'Reilly tells a great story about Brendan Behan. Behan turned up on a chat show on Canadian television totally drunk. The presenter was very unimpressed and asked him why he was so drunk. Behan replied, "Well, a few weeks ago I was sitting in a pub in Dublin and I saw a beer mat which said 'Drink Canada Dry'. So when I came over here, I said I'd give it a go!"
2. Kurt Vonnegut "Mattatoio N.5 (o La crociata dei bambini)"
"Eravate solo dei bambini, durante la guerra...Come quelli che stanno giocando di sopra!"
Annuii; era vero. All'epoca della guerra eravamo degli stupidi sbarbatelli, appena usciti dall'infanzia.
"Ma lei non ha intenzione di scriverlo, questo, vero?". Non era una domanda, era un'accusa.
"Io...io non so" dissi.
"Be', lo so io" fece lei. "Fingerà che eravate degli uomini anzichè dei bambini, e poi ne tireranno fuori un film interpretato da Frank Sinatra e John Wayne e da qualcun altro di quegli affascinanti vecchi sporcaccioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo tante altre. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ho mandato di sopra."
Allora capii. Era la guerra a farle così rabbia. Non voleva che i suoi bambini o i bambini di chiunque altro si facessero ammazzare in guerra. E pensava che le guerre fossero in parte incoraggiate dai libri e dai film.

Così alzai la mano destra e le feci una promessa.
"Mary," dissi, "non credo che arriverò mai a finire questo libro. Ormai devo avere scritto cinquemila pagine, e le ho buttate via tutte. Se mai lo finirò, comunque, le do la mia parola d'onore: non ci sarà una parte nè per Frank Sinatra nè per John Wayne."
"Le dirò una cosa" feci. "Lo intitolerò La crociata dei bambini."
3. J.D. Salinger "Franny e Zooey"
Le note a piè di pagina sono offese all'estetica, ma qui temo sia inevitabile farne una.
4. J.D. Salinger "Alzate l'architrave, carpentieri"
Questo non è il luogo adatto per discutere se la maggior parte o tutti i bimbi prodigio dovrebbero essere posti fuori legge, compianti, o messi al muro senza sentimentalismi per aver disturbato la quiete pubblica.
5. J.D. Salinger "Seymour. Introduzione"
La poesia è certo una crisi, forse l'unica crisi che possiamo mettere in moto con i nostri propri mezzi.

Monday, October 29, 2007

Fancy a pint at the Crown?

L'ultima sera a Belfast, tutta l'allegra compagnia decide di farsi una mangiata in un pub. Si decide per il tale Crown Pub, e io non faccio neanche caso al nome, ma mi bevo la mia birra e mi scofano un bel piattone di fish'n'chips. Uno e mezzo anzi.
Solo l'altro ieri, leggendo Venerdì assiso sul cesso, vengo a sapere del primato del Crown: è, per via delle simpatie filounioniste dei proprietari, il pub più preso di mira dagli attentati del terrorismo filorepubblicano, e vanta un record di ben 42 bombe.

Saturday, October 27, 2007

Derry, Galway, Orio al Serio

Trovo sia giusto ricominciare questo blog da dove l'avevamo lasciato. Indi per cui il post fotografico su Belfast e Derry e indi per cui il post che mi sto accingendo a scrivere, su Galway. Prima però un paio di paroline su Derry. Una città magnifica, dei gran bei panorami, specie sulle mura, dalla parte del Bogside (Bloody Sunday, ricorda niente?) e sul riverside del Foyle. Non parlerò qui delle sensazioni provate in quella città, ma solo di quanto mi è piaciuta, di quanto mi è parsa, nonostante tutto e nonostante le dimensioni esigue, incredibilmente vitale. Al mercato sotto le mura ho trovato un ottimo gruppo di cover, principalmente soul, gli After Midnight, e mi son goduto il loro concerto in mezzo a una scena stile Commitments, con una vecchietta e due bambine che ballavano. La sera discussioni varie con un francese e una tedesca/nordirlandese, e con un australiano. Ho lasciato Derry al mattino presto, le strade ancora vuote, l'aria fredda e frizzante, e sono andato a Galway.

Galway mi ha un po' deluso. Troppo turistica, commerciale e stereotipata, questa l'impressione che mi ha dato. Ciò non toglie che sia riuscito a ritagliarmici dei bei momenti. Primo tra questi, l'Oceano. Un moletto che si stagliava nella Baia di Galway nel quale mi son messo tranquillo e beato, con la sola compagnia dei pescatori. A un certo punto è arrivato, cantando delle canzoni di Elvis, un vecchietto a elemosinare merluzzi per poter cenare, e si è messo a raccontare di quando giapponesi e coreani venivano a pescare merluzzo nella Baia di Galway. Poi dopo, nel parco di Galway, ho fatto conoscenza con una squadra di rugby di Leeds, in particolare con gli allenamenti. Sapevo che un'occasione mi sarebbe capitata, e avevo portato in borsa scarpe brutte e due vestiti da allenamento. Ma mi è andata storta, li avevo lasciati all'ostello, e mi sono accontentato di una chiaccherata con gli allenatori, uno dei quali mi ha definito "An embassador of Italian rugby".

Il giorno dopo invece è stata la volta di Paul O'Brien, ex-curatore della fanzine del Galway United. La cosa è partita da Sandro, un amico che ha gravitato nell'orbita della squadra di calcio. Gli ho scritto dall'areoporto che andavo a Galway. E lui in tutta risposta mi ha scritto: "Porta i miei saluti a Paul O'Brien, è una sorta di ras locale. Ha un newsagents centralissimo". Pensavo fosse impossibile trovarlo, ma mentre girovagavo per la strada mi son trovato di fronte l'insegna: "O'Brien Newsagents". E ho fatto conoscenza con Paul O'Brien. Più tardi invece sono entrato in un pub in cui volevo bermi due pinte e assistere a una session. Ed è iniziata con un vecchio irlandese una conversazione su calcio, rugby, Italia, Irlanda e sport gaelici. Il brindisi è stato fantastico: "A Totò Schillaci, al giorno in cui l'Italia vincerà il Sei Nazioni e l'Irlanda la Coppa del Mondo di Calcio". Nel bagno del locale troneggiava quest'opera dell'ingegno umano:

GALWAY "For refunds, insert baby"

L'ultima persona conosciuta a Galway è stato Johnny, un busker. Una via di mezzo tra Bob Geldof e Shane MacGowan, che suonava canzoni di Christy Moore e Bob Dylan. Abbiamo parlato un po', poi mi ha prestato la chitarra, e ho suonato "The Green Fields of France". La notte l'ho spesa parte in bus, parte all'areoporto di Shannon. Qualche chiacchera sparsa, qualche giretto per l'areoporto vuoto, una dormita sulla panchina più scomoda dell'universo mondo.
Alle 5 del mattino check-in. Nella security area un centinaio di soldati americani. Più che altro rangers, ma anche qualche marine. Probabilmente di ritorno dall'Iraq. Uno scambio di parole con dei tifosi del Celtic diretti a Glasgow, e poi il volo. Atteraggio dolorosissimo: orecchie tappate, dolore immenso. A terra recupero il mio bagaglio e mi dirigo fuori dall'areoporto, ma un pastore tedesco si accoppia con il mio borsone. Mi tocca aprirl0 e tutto, mentre i carabinieri cercano di far entrare il pastore tedesco nella macchina a raggi-x: "Dai che ti facciamo la risonanza magnetica".

Blogo poco ma blogo

Ebbene si. Bloguemahone è tornato. Billie MacGowan è di nuovo in mezzo a voi, a raccontare storie, storielle e storiacce del suo mondo. Mi scuso con quanti mi seguono, soprattutto con le seguenti persone:
  • Barbara ("Ag gior na! Ag gior na!")
  • Fan Anonimo ("Ag giorn a! Ag giorn a!")
  • Barbara ("Ag gior na! Ag gior na! Ag gior na! Ag gior na!")
  • Snappy ("Aggh ior nah! Aggh ior nah! Aggh ior nah!")
  • Cane ("Ag giov na! Ag giov na! Ag giov na! Ag giov na!")
  • Phoebe ("Minchia, aggiorna!")
  • Joe Dee ("oh ma che fine hai fatto?")
Beh, non lo so neanch'io che fine ho fatto. Semplicemente non avevo il giramento di scrivere. Me ne dispiace, ma cercherò di recuperare il tempo perduto. Nel frattempo il vs. ha ripreso un po' con tutto. Il rugby, il museo (tremate, la sparachiodi sta scaldandosi), la tesi, l'università, i libri, i film. E oggi ha rischiato di farsi un areosol con l'Enterogermina.

Belfast, Derry - We have been unable to talk about it

We have been unable to talk about it.
Coupla pics from hell.
Belfast and Derry.


BELFAST Sight from Cavehill


BELFAST Sandy Row


BELFAST Peaceline


BELFAST Child


BELFAST Your Truly sporting a Balaclava


BELFAST Youth at Lagan Waterside


BELFAST We have been unable to talk about it.


DERRY Welcome to Free Derry


DERRY The River Foyle


DERRY City Walls


DERRY Northern Industrial Town

No words needed. Some pics courtesy of Aska and Cane.

Thursday, August 30, 2007

Dublin, Belfast, Ravenhill, Eurobillie

Beh, che raccontare...tantissime le cose successe. E neanche tutte quelle che sarei in grado di raccontare. Incontro con Cane in stazione Centrale a Milano, e poi subito rotta verso Orio al Serio. Anticipo di due ore. Il che non ci ha impedito di fare coda al check-in. Il volo è stato tranquillo, con un bambino con la maglia del Milan, i calzoni della Canterbury e lo zainetto dell'Ulster Branch della IRFU. E un genio che ha detto "Mi sa che dobbiamo sederci nei posti liberi". Dopo aver un po' vagato per l'areoporto e aver raccolto i nostri bagagli, Dublino. L'ostello era a un quarto d'ora da Croke Park, ma non abbiamo avuto l'occasione di andarci. A Belfast siamo sbarcati il giorno dopo. Dopo l'incontro con un pazzo che ci ha indicato la via per arrivare al Bed and Breakfast passando per il vicolo più pulcioso di Belfast, ci siamo rilassati un attimo prima di farci un fish'n'chips e incontrare gli altri a un pub in centro e spararci la prima pinta in terra irlandese. Un giretto per il centro ci ha portato a vedere una cattedrale con un'allegoria di un fallo in alluminio. La sera invece l'appuntamento era a Ravenhill, lo stadio di rugby di Belfast. Una camminata, con la sciarpa di Italia 90 e in testa atmosfere dei film made in uk sul calcio, con le colonne di tifosi che vanno allo stadio camminando assieme per strada. Ravenhill è piccolo e accogliente. Irlanda - Italia, prima volta che i greens giocano in Irlanda del Nord da 53 anni. La partita...cazzo, l'Italia è arrivata a tanto così dal vincere. E il vostro Billie MacGowan è persino finito in Eurovisione. Due volte. Sugli inni e sulla meta di Troncon. Con l'oramai leggendaria sciarpa di Italia 90. A fine partita, dopo il mitico coro degli irlandesi, No Woman No Try, burger'n'chips e siamo stati lì allo stadio, vedendo i giocatori passare. Capitan Bortolami ci ha salutato di sua sponte, cosa che mi ha abbastanza colpito. Ho bloccato due dei miei miti, Totò Perugini, la bestia della prima linea italiana, e Peter Stringer, il folletto stronzo della mediana irlandese, e mi sono fatto ritrarre con loro. Il nostro terzo tempo è stato in un chiassoso pub di Belfast, colonna sonora grandiosa (T-Rex "Hot Love", The Specials, Madness, Desmond Dekker "Israelites"), in compagnia di Julian "Doc", supporter dei greens e compagno di squadra, a scuola, di una leggenda come David Humphreys. Julian si era fatto il viaggio in Nuova Zelanda per andare a vedere il tour dei Lions contro gli All Blacks, e mi ha raccontato di Ronan O'Gara ubriaco e di mille altri aneddoti. Dopo una pintazza, ce ne siamo tornati al B'n'B a farci una buona dormita, non dopo aver scassinato una serratura per via di uno smarrimento di chiave.

Chicca omaggio: la meta di Troncon vista da dove stavo io.



Shane's dentist

Babbo ha cambiato dentista:

Thursday, August 23, 2007

Belfast, Derry, Galway

Ultimo (scarno) post prima della mia partenza domani sera. Quasi un ANSA. Si va in terre irlandesi, del Sud e del Nord. I racconti delle mie avventure al mio ritorno. Arrivedorci.

Friday, August 17, 2007

My father and other working-class football heroes

William Hill Sports Book of the Year 2005. Lo stesso premio vinto alla seconda edizione da "Fever Pitch" di Nick Hornby. Per uno come me, appassionato di storie sportive, di aneddoti, di scrittura sportiva e dei vecchi tempi, "My father and other working-class football heroes" di Gary Imlach, è manna dal cielo. La storia di Stewart Imlach, left-forward scozzese degli anni '50, famoso soprattutto per i suoi 5 anni al Nottingham Forest e per la partecipazione alla Coppa del Mondo del 1958. Una storia che ho adorato letteralmente, composta di mille storie che si intrecciano: dalla vita personale di Stewart ai ricordi e cimeli rimasti in soffitta o in testa a Gary, alla lotta del sindacato dei giocatori per ottenere delle migliori condizioni contrattuali. Si parla dei tempi del retain-and-transfer e del maximum wage. Un sistema che adesso sembra assolutamente improponibile. Si parla della questione dei caps: nonostante Stewart Imlach avesse indossato 4 volte la maglia della nazionale scozzese, non ebbe mai un cap, visto che questi venivano assegnati solo a giocatori che giocavano contro le Home Counties. Il cap fu consegnato postumo a Imlach e a un altro centinaio di giocatori che avevano subito lo stesso scherzo del destino. Imlach indossò anche un altro cap, confezionato da dei suoi tifosi di Nottingham apposta per lui. Come racconta il figlio: "He'd been happy with the copy. Maybe he was right to be, maybe it had more value: a cap crafted out of genuine feeling by people who saw him play and admired him, as opposed to an item squeezed out of an unwilling bureaucracy [...] Either way, the copy is the only he ever wore."

Ecco la sequenza che ho scelto:
Here's forest first cup-winning team from 1897-98, proudly showing off the trophy - before the game.
It's a great story. At the photographer's request, Nottingham Forest and their opponents, Derby County, had each posed with the cup before the game kicked off so that there'd be a suitable picture of the winners whatever the result. Perhaps he had another engagement to get to and couldn't wait until the final whistle. Or perhaps it had more to do with nineteenth-century standards of photographic etiquette. Portraits were formal occasions demanding one's best clothes, so the idea of showing the teams in their post-match disarray might have offended late-Victorian sensibilities. And the story didn't end there. In black and white, the photographer feared that Forest's red shirts wouldn't stand out sufficiently well from the foliage in the background, so he had them borrow Derby's white tops for the picture.
Fabulous. So Nottingham Forest's first great moment of triumph was captured for posterity before the fact and in the colours of the opposition. Somewhere, I presume - unless the wet plate was destroyed at the time for the sake of propriety - is a fading team picture of Derby County posing in proud anticipation with a trophy they never won.

Darren contro tutti


Il vostro Sports History Correspondent preferito ha pubblicato un altro articolo su LET, sul tema settarismo e GAA in Irlanda del nord:

Genio e sregolatezza

Ho imparato a giocare a scopa d'assi da mio padre, tutte le estati che si andava in Valsassina in vacanza, e in qualche altra occasione. All'ombra della dorsale orobica lecchese cominciarono a dischiudermisi i misteri della napola e della primiera. Al liceo affinai il mio stile girandomi e giocando con i due del banco di dietro e col mio compagno di banco, sovente mirati dai cazziatoni della professoressa. Ma imperterriti continuavamo a giocare, e fu così che mi guadagnai la nomea di "Georgie Best" (o Paul Gascoigne, a seconda dei casi) della scopa d'assi. Genio e sregolatezza. Croce e delizia di ogni compagno di mano. Capace di mosse magiche come anche di vaccate tremende. La resa dei conti l'altro giorno, quando dopo quattro anni ho fatto il mio ritorno sull'altopiano valsassinese. Io e Paolo, il ragazzo di mia sorella (BP), contro mia sorella e mio padre (GP). Ecco cosa ha scritto il Guerin Sportivo:

La sfida si apriva con la coppia Billie-Paolo un po' traballante. Il Paul Gascoigne della scopa d'assi doveva assestarsi e l'accoppiata andava rodata. Troppe scope concesse rischiavano di inficiare il risultato, ma una vertiginosa rimonta concedeva alla coppia la vittoria nella prima manche. Nella seconda manche i due segnalavano troppa sufficienza: in una mano GP si ritrovava quattro assi e metteva tra sè e BP una distanza sufficiente a ottenere il pareggio. La bella si apriva in modo molto equilibrato. Lo scontro serrato vedeva GP portarsi in vantaggio 3-2, poi BP pareggiare 5-5. GP cercava lo scatto e si portava sull'8-5, ma BP trovava per la prima volta il vantaggio con il 9-8. In questo momento BP, rapace, metteva tra sè e l'avversaria una distanza considerevole: Billie apriva clamorosamente con un asso in prima mano, costringendo GP a concedere tre scope consecutive. 6-2 di parziale, 15-10 complessivo. La penultima mano era dominio assoluto di BP, che demoliva la coppia avversaria con 7 rocamboleschi punti di napola per un parziale di 14-1: con lo score complessivo di 29-11, era pura formalità per BP varcare i 31 punti e aggiudicarsi la vittoria finale.

Wednesday, August 08, 2007

Tuesday, August 07, 2007

Sports History Correspondent

Ecco come sono citato nel mio ultimo articolo apparso su Les Enfants Terribles: LET Sports History Correspondent.

Questo l'articolo, una presentazione di Italia - Irlanda, 24 agosto a Ravenhill, Belfast:

Friday, August 03, 2007

Down All The Days

I type with me toes
Suck stout through me nose
And where it’s gonna end
God only knows

I have often had to depend upon
The kindness of strangers
But I’ve never been asked
And I never replied
If I supported Glasgow Rangers

(Pogues "Down all the days")

Salve, il mio nome è Paul Imlach. Sono un giornalista dell’Orcadian, il quotidiano delle Isole Orcadi, il posto più remoto dell’intero universo. Serving Orkney since 1854, dice il motto della testata. Al momento mi ritrovo bloccato in un vagone e penso che a nessuno fregherà più niente del fatto che l’8 dicembre 1981 Arthur Scargill è diventato il presidente eletto della National Union dei minatori. Oggi è il 12 gennaio 1982. L’altro ieri a Braemar, non lontanissimo da qui, hanno raggiunto il minimo storico di temperatura di tutto il Regno Unito, circa 20°F sotto lo zero. Io sono intrappolato su questo treno a una decina di miglia da Aberdeen e tra locomotrici rotte, un deragliamento, ritardi e l’ondata di freddo che sta colpendo la Scozia, non so quando potrò raggiungere di nuovo le Isole Orcadi. Mai nessuno ci aveva messo più di un mese a raggiungere un porto nel nord della Scozia partendo dallo Yorkshire. Qua fuori nevica, quindi non può fare poi tanto freddo, ma le folate di vento sono terribili e la Class 314, nonostante non abbia più di un paio d’anni, è sensibilissima al gelo. Io me ne sto accovacciato vicino al termosifone del treno, con una bottiglia di stout presa a Craighellachie incastrata tra la mia coscia e la parete della carrozza, la macchina da scrivere poggiata sulle ginocchia. Per il vagone echeggia solo il tap-tap-tap delle mie dita che scivolano sui tasti. Ho continuato a scrivere articoli fino a questo momento, tutti su Scargill, e più di metà non sono riuscito a dettarli alla redazione. Credo sia una settimana che non trovo un telefono funzionante. Non è decisamente più il caso di parlare dei minatori. Voglio invece scrivere della storia che mi ha raccontato prima il controllore, che tra poco tornerà per annunciarci il guasto della locomotrice.

Sono seduto in fondo all’ultimo vagone, e dopo aver terminato il suo giro il controllore si è seduto di fronte a me. Gli ho offerto una delle mie due bottiglie e lui ha rifiutato. “Sono in servizio” ha detto, al che gli ho risposto che in una giornata così le regole non sono poi importanti. Lui allora ha accettato la bottiglia e la stout gli ha sciolto la lingua. Mi ha detto che da ieri è disperso il figlio della Thatcher. Dopo un giorno lo sanno già tutti, persino in mezzo al posto più isolato del Regno Unito. Invece del fatto che P.Imlach dell’Orcadian è disperso da un pezzo non sa nulla nessuno. Poi il controllore ha continuato a raccontarmi, con il suo pesantissimo accento dell’Ayrshire, di quell’ubriacone che stava dall’altra parte del vagone. “Lo conosco, non ho avuto il coraggio di chiedergli il biglietto in una giornata del genere. Stanotte ha dormito su questa carrozza, probabilmente”. E mi dice che l’ha incontrato varie volte, e che oramai quel barbone è la storia delle ferrovie di Scozia. Cacciato da ogni linea, aveva dormito negli angoli migliori di qualsiasi stazione caledone e su ogni tipo di vagone. Mi dice che gli ha raccontato la sua storia qualche anno fa, su un treno simile a questo, guastatosi in una giornata simile a questa, dalle parti di Inverness.

L’ubriaco in realtà era un inglese, di Coventry. Durante la guerra si era ritrovato senza più famiglia né casa, rase al suolo, come del resto tutta la sua città. Allora si era messo a vagabondare e ad abitare sui treni delle Midlands, finchè un giorno a Birmingham non si era addormentato sul treno sbagliato, risvegliandosi solo alla stazione centrale di Glasgow. Pare che una volta messo piede nella fredda Scozia, vedendo il fiume Clyde scorrere sotto i suoi piedi, aveva pensato di essere in paradiso, o probabilmente all’inferno. Le Scottish Railways erano diventate il suo personale battello di Caronte, e aveva cominciato a vagare per la nostra terra, girandola in lungo e in largo, in cerca del posto dove la sua anima avrebbe potuto finalmente riposare in pace. Aveva vissuto sulla sua pelle all’incirca ogni disastro ferroviario sia stato registrato in tutti quegli anni in Scozia. Sentendo quei nomi non potevo fare a meno di pensare che avevo visto coi miei occhi le macerie di alcuni di quei disastri, sempre inviato per l’Orcadian, come l’incidente di Invergowrie del 1979. Il controllore mi raccontò che nel preciso momento in cui i due treni della Inverclyde Line si schiantavano a Paisley, lui stava proprio litigando per il biglietto con quel barbone, sul treno diretto a Wemyss Bay, la linea più sfigata di tutte le ferrovie scozzesi. Certo che ogni volta che si incontrano questi due, come minimo una locomotrice va a farsi fottere.

Adesso è ora di riporre la macchina da scrivere e questo racconto: mentre prendevo l’ultimo sorso di stout dalla mia bottiglia è entrato il controllore, annunciando il guasto. Manca ancora un sacco ad Aberdeen, ma per oggi cosa importa tornare a casa? Entrerò in un pub del paesino più vicino che trovo e mi farò offrire un whiskey per scaldarmi un po’, e cercherò qualcuno che mi ospiti stanotte. Dopo tutto questo vagabondaggio alla ricerca della mia casa nel posto più sperduto del mondo, pub e vagoni del treno sono diventati la mia famiglia.

(Billie MacGowan "Down All The Days")

Friday, July 27, 2007

Come farsi male da soli

Ho deciso di far pulizie nello stanzino dove tengo il PC. C'era da portare su un materasso per le scale, e mentre lo portavo si è staccata una maniglietta, fiondandomi il mio pugno dritto in faccia. Sangue dal naso e rincoglionimento sovrano. Perchè provo a fare queste cose? D'altronde, come dice Homer Simpson: If something is too hard, then it's not worth doing it.

Ultimo esame dato. Lo scritto (prima parte). L'avrò passato? Mah, boh, mah.....

Tuesday, July 24, 2007

Viaggio al termine di una stanza

La colonnona di libri si assottiglia. E' bello non rimanere senza carta stampata da leggere appena finito un libro, ma girar la testa a sinistra, verso il comodino, e programmare l'ordine delle prossime letture. Il prossimo, ho deciso, sarà il libro di Gary Imlach, mentre poi potrei riassaltare Fischer (appena finito) oppure passare a Salinger. Sono giunto al termine del libro di Tibor Fischer, "Viaggio al termine di una stanza", diversissimo da quel "Sotto il culo della rana" che tanto mi era piaciuto, ma non per questo meno bello. Anzi, vivaddio aver trovato, dopo un anno di dieta forzata di Roddy Doyle e Jonathan Coe, uno scrittore che fa libri che non c'entrano niente l'uno con l'altro. E poi ho sempre apprezzato l'humor nero di Fischer. E questo libro, se sulle prime mi ha spiazzato, mi ha subito avvinto. La citazione è una delle sequenze più memorabili del libro, l'ha spuntata tra molte:
Ci aspettavamo delle domande, ma non ce ne furono. Passammo giorni e giorni sdraiati sul terrazzo senza ricevere, con nostro grande sollievo, alcuna visita della polizia. Cos'avremmo potuto dire: "La mia amica Heidi è così porca che riesce a far fuori un elicottero con un'occhiata"? Cosa poteva aver detto il pilota negli ultimi secondi: "Mayday, mayday, sono stato abbattuto da una fica"? E a quali conclusioni sarebbero giunti gli investigatori? "L'agente Diaz è perito come avrebbe sempre sognato, tenendo stretta in pugno la sua virilità"? Ovvio che le domande non si materializzarono mai.
Addendum: questo libro l'ho letto anche in onore al suo traduttore, Yako, che mi lasciò un messaggio sul blog mesi fa. Non male come lavoro, anche se non ho letto l'originale. L'unica cosa su cui mi sei un po' caduto è stato "il jersey di Cardiff", che suonava proprio male. Ah, e com'erano in originale Patricia Gemebonda e Patricia Estremamente Gemebonda? Salud!

Monday, July 23, 2007

Publican PizzoccherArmy

Domenica fu il dì in cui i nostri compirono l'impresa. In data 21 luglio 2007, domenica sera, degli impavidi si accinsero a dare assalto al pizzocchero preparato con amorevole cura dallo Zio Massi al buon vecchio Publican, da dove latito ultimamente. E cazzo se ne è valsa la pena. All'arrivo in rotonda, con "Flower of Scotland" a manetta, adocchio Joe Dee. Parcheggio la macchina nel solito posto, parcheggio le chiappe su uno sgabello al bancone vicino a lui, e comincia la chiaccherata, riguardante folk, musica celtica, punk, calcio, hooliganismo, Scozia, UK, Irlanda, Bretagna, rugby, calcio, birre, whiskey, film ambientati in UK, libri (Coe e Hornby) e quanto il pizzocchero il 21 luglio sia un'impresa per veri uomini, sprezzanti del pericolo. Tripla razione di pizzocchero somministrata dallo Zio Massi, una pinta di Murphy Red, una fetta di meringata, un caffè e un bicchiere di whiskey per mandar giù tutto. Bello vedere in giro vecchie conoscenze. Lo Zio, la Chicca, gli ex-colleghi, la porta del bagno tutt'ora guasta, Joe Dee & il Lord, Mòss. Ti spiace di esser lì così poco. E sei contento perchè, un po' come una famiglia, ogni volta che ci vai è come se fossi stato via appena due giorni.

Saturday, July 21, 2007

Triple Diamond Football Club

Giovedì sono andato con Robbby e Lori a vedere El Gafla, un gruppo francese simil-Mano Negra. Bel concerto, mi son divertito. A fine concerto ci siamo aggregati al gruppo e ognuno si è messo a suonare qualcosa. Io ho dato soprattutto su un ukulele accordato non ho ancora mica capito bene come. Alle tre e mezzo sono ripartiti col loro furgone (dandoci uno strappo e iperpopolando suddetto furgone), alle quattro e dieci son tornato a casa finalmente.
Ieri invece...ebbene si, ho giocato a calcetto. In squadra con mio cognato e mio pseudocognato e contro mio fratello. Non so più giocare con le palle tonde. In più, sono assolutamente fuori forma. Ho fatto benino in porta invece. L'unico gol subito, ahimè, da mio fratello, lasciato libero di sboroneggiare.
Finita la partita, via a bere una birra al Cinghei. Vittima della Triple Diamond lasciai il mondo ieri sera, dopo aver prodotto un gallone di pipì. Casso se stampa. Casso che mal di testa.

Monday, July 16, 2007

Il Circolo Chiuso

Ho finito "Il Circolo Chiuso" di Jonathan Coe. Il seguito di "La Banda dei Brocchi", uno dei miei libri preferiti. Ci sarebbero state anche citazioni migliori, ma è l'unica che mi è venuta in mente.



Devi solo andare avanti. Non c'è altro da fare, non credi? Non c'è altra scelta. Devi solo andare avanti, e cercare di dimenticare, ma non ci riesci, perchè se non è una canzone, allora è qualcos'altro, c'è sempre qualcosa che ti riporta indietro. Cristo, basta che accendi la televisione. Lockerbie. L'11 settembre. Bali. Le ho guardate tutte, queste tragedie. Non riesco a farne a meno, ed è terribile, sai. E la cosa peggiore è che non smette mai. Non smette mai, e diventa sempre peggio.

Sunday, July 15, 2007

Kiwi Kiwi Alleluja


La canna fumante della mia chiodatrice è silente al momento. Ho troppo mal di testa.
E' stato un uichènd intenso. A partire dalle 45 pagine di Informatica Distribuita di venerdì pomeriggio.
Poi dopo sera in Milan in compagnia delle gemelle Iveco Robbby & Phoe, della Foca Nazionale, di Ghemon, Duccio, Xli, Ursus e Desio. Serata che ha lasciato parecchie vittime per strada e che si è conclusa con me dormiente su un divano vicino a una finestra aperta che dava su Viale Monza. Immaginate quanto abbia dormito bene.
Tornato a casa da Milano, subito sono dovuto ripartire: festa in Piscina a casa del Prez, con addio a O'Capità. Compresa anche partitella di pallanuoto. Contando che io e il nuoto siamo due mondi a parte, si è sfiorata la traggedia come minimo. Ora soy muy cansado e il mal di testa impera. Quindi ripongo la sparachiodi e lascio parlare lui, colui grazie al quale il sommo Paco mi nominò sul suo ultimo post. Kiwi.