Thursday, October 30, 2008

(Not) Sitting Still (Anymore)

Finalmente sul campo di casa, partire da titolare. Finalmente un riscaldamento, una domenica all'Uslenghi, senza dovermi accomodare sulla panchina. Non mi ci sono proprio seduto, su quella panchina! 76-0 ai Sabres di Sesto Calende, una serata con il (grandissimo) Mosè e poi, alle 23:20...beh, che bella domenica, quella passata senza, una volta tanto, sedersi in panchina!

(foto di Alberto Ferrante - l'album della partita contro Sesto)

Thursday, October 16, 2008

Saint Isabelle

La Lara è sempre piena di buoni consigli e buone parole e, nel periodo in cui nacque Isabella, disse allo zio incantato: "Domani vai in un negozio di dischi e scegli attentamente un disco da prendere a Isabella. Sarà il primo disco della sua collezione!". Non andai in un negozio, ammetto che mi spaventava l'idea di scegliere attentamente un disco per una persona che non conoscevo ancora tanto, nonostante già l'adorassi. Oggi ascoltavo l'ultimo disco di Tom Morello (a.k.a. The Nightwatchman), The Fabled City e...la numero 7, si chiama Saint Isabelle, diamine! L'ascolto, leggo il testo, è amore a prima vista. Ho trovato il primo disco della collezione della Pallina :)

Tom Morello The Nightwatchman
"Saint Isabelle"


Innocence and Suffering, Loneliness and Grace
Pain and Love and Beauty, Laughter, Death and Faith
Where the rising fortune meets the setting sun
Im afraid, my friend, when one is left it's just the same as none.

I will always stand beside you
Defend you and Mend you, Sanctify you
I'll Hold you and Keep you and Fight beside you
I'll follow you down love, I'm right behind you

God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through
God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through

The textbook's on the table, the radio's on the the shelf
and thank you for the offer but I'll sing this one myself
In reverential silence the crowd sat in the pews
I climbed and climbed for hours but, oh my, what a view.

I will always stand beside you
Defend you and Mend you, Sanctify you
I'll Hold you and Keep you and Fight beside you
I'll follow you down love, I'm right behind you.

God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through
God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through

Im surprised you didn't come forward when the cops dragged me away
There's a museum in the Netherlands I hope to see again someday
There's a painting of a woman gathering wood, it's almost dark.
In a world bereft of meaning, there's a flicker in the heart

I will always stand beside you
Defend you and Mend you, Sanctify you
I'll Hold you and Keep you and Fight beside you
I'll follow you down love, I'm right behind you.
I'll follow you down love, I'm right behind you
Follow you down love, I'm right behind you

God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through
God make a road straight, God make a road true
Saint Isabelle is coming through

Monday, October 06, 2008

Three Stitches for Billie Lock


Abbiamo vinto, col bonus. E per la prima volta ero titolare a inizio campionato. C'ero e, nonostante nel primo tempo abbia concesso due punizioni stupide e mi sia confuso nel nostro generale torpore, nel secondo tempo noialtri si è sciorinato una bella prestazione. Penso di aver fatto bene in seconda linea, e non mi sembra di aver fatto grandi cacchiate dopo quelle due punizioni nel primo tempo. I miei compagni dicono che se ci credevo, andavo in meta. E ho visto Bimbo andare in meta di fronte ai miei occhi, in quanto ero lì a sostenerlo.
A 5 secondi dalla fine, il patatrac: abbiamo già vinto, conduciamo 30-16, loro cercano il bonus. battono una punizione veloce, salgo e cerco di placcare e...la testa di Enz Off mi arriva dritta in faccia, lasciandomi per terra a urlare, con una maschera sanguinante in volto. Arrivano i soccorsi, mi portano via in ambulanza all'ospedale di Sondalo. E lì comincia il travaglio: la TAC di Sondalo è rotta, mi portano in ambulanza a Sondrio. Fred e la Giò mi seguono in macchina, ma bucano prima di Sondrio. La neurologa di Sondrio viene acciuffata mentre stava uscendo per farmi l'accertamento neurologico dopo la TAC. Dopo tanta attesa, tre punti al sopracciglio, una puntura di antidolorifico e un'antitetanica, sono libero. Sbagliamo strada per tornare a casa, però sento l'affetto e la solidarietà di Silvia, dei miei compagni e amici, anche di qualche avversario e, nonostante la malinconia sia alta (e mi sia perso i pizzoccheri!), beh, il senso di calore è altrettanto forte.
E la mente torna a fine partita. Abbiamo vinto, i miei compagni fanno cerchio attorno a me, mentre il dottore mi medica e io sono seduto e sanguino e cristono. "Per il Valtellina", chiama il capitano, "Uì Uò Uà! Stamminchia!", rispondiamo assieme, anche io. "E per Billie", richiama il capitano. "Hip Hip Hurrà, Hip Hip Hurrà, Hip Hip Hurrà". E io mi sciolgo tra le lacrime.

Monday, September 22, 2008

Un uomo estremamente sgraziato

Eh, si, il 4, quello lì sgraziato con quella fascia orrenda in testa...sono proprio io!

Sunday, September 21, 2008

+1, -1...1!

Settimana scorsa non parlai della partita. Giocammo contro Lainate e una mista Varese/Diavoli Rossi, perdendo entrambe le partite. La prima, in particolare, non l'ho proprio giocata bene, concedendo in avvio di partita un buco enorme all'apertura e lasciandola libera di andare a segnare. "Billie! Svegliati!", e di contrò Mosè che mi fa: "Poco male, Billie, hai tutta la partita per rifarti". Ciònonostante, un altra cazzata (non così costosa) e tanto nervosismo, e un po' troppa fiacchezza nell'uno contro uno, e tanta frustrazione. No, ero troppo disorientato e non posso dire di aver giocato bene. L'unica cosa bella è stato un placcaggio su un uomo senza palla, fatto per esorcizzare questa frustrazione. "Fanculo, che gli arrivi o no la palla, io lo tiro giù!".
Negli spogliatoi, Dervino parla. "In mischia stiamo giocando in 6+1, perchè da Billie non mi aspetto molto, mi va bene tutto quel che riesce a fare". Commento che mi ferisce un po', ma pazienza. Cerco di rilassarmi, in vista dell'altra partita, ed è tutta un'altra cosa. Placco, giro i placcati, impedisco l'uscita di qualche pallone, mi faccio dare un po' di botte, corro. Alla fine del secondo tempo sono stracotto, perdiamo. Ma fanculo, almeno in questa partita posso dire di aver dato tutto.
E ieri Torneo di Verbania. Con sulle spalle il fatto di essere campioni uscenti. Frago si è fatto male durante la partita con Varese, e io mi sacrifico: seconda linea, con il numero 4. Brutta storia per le mie orecchie e faticosa per spalle e schiena. Paolino, il capitano, ci dice subito: "Siamo questi qua, ma non importa". Tutto il torneo lo giochiamo in 14. Prima pareggiamo contro il Monza, poi battiamo Novara con una bella partita e ci guadagniamo la finale. In finale giochiamo contro i Braves de Comptoir, una squadra francese che aveva spadroneggiato nel suo girone. Noi siamo carichi, e concentrati, e abbiamo una voglia incredibile. Nel giro di 8 minuti gli facciamo tre mete (grande Bimbo!) e poi "amministriamo" il risultato. A fine primo tempo, guardia in un raggruppamento sui loro cinque. Salgo, il mediano la passa, ma qualcosa nelle mie gambe mi dice di accelerare ancora di più. E arrivo a parare (di faccia) il calcio di liberazione della loro apertura, che però supera la linea di pallone morto. Il primo tempo finisce così, e io mi sento carichissimo. Nel secondo tempo c'è tanta tensione, loro cercano di buttarla sul nervosismo e sulle botte, ma noi resistiamo alle provocazioni. Però abbiamo i coglioni girati e, nonostante il giocatore in meno che abbiamo in mischia, decidiamo di carrettarli. E li tiriamo indietro così tanto che io e Mone, l'altra seconda, finiamo di faccia a terra, 5-6 metri davanti alla ruck che si era già formata. La partita finisce, abbiamo vinto di nuovo il torneo, una coppa bellissima che verrà festeggiata anche con un Billie Go. L'allenatore ci dice: "Bravissimi, avete vinto, giocando tutto il torneo in 14". Enzo mi dice: "Non so se riuscirai a fare tutta la stagione così, ma me lo auguro, stai facendo delle belle partite!".
Festeggiamo, poi doccia, e Michi mi fa notare: "Stavolta ha detto che eravamo in 14, non in 13+1".
Verbania...siamo arrivati 1, giocando in -1, e non in tredici +1.

Thursday, September 18, 2008

Sotto il culo della rana (in fondo a una miniera di carbone)

In realtà non ho particolarmente voglia di parlare di questo libro di Tibor Fischer, visto che è la terza volta che lo leggo. Credo sia il mio libro preferito, o almeno sia tra i miei preferiti. Un capolavoro assoluto, fatto di humour nero, storia ungherese e emozioni fortissime. Quello che Fischer ha perso nei suoi libri seguenti. Quel di cui voglio parlare è il Blood in the pool match, una partita di pallanuoto che vide Ungheria e URSS fronteggiarsi meno di un mese dopo che i sovietici avevano soffocato nel sangue la Rivoluzione Ungherese del 23 ottobre 1956. Miei primi giorni nel team di Storie di Sport, accenno a Christian la mia intenzione, ormai viva da mesi, di scrivere qualcosa su questa partita. Lui mi dice che era già in progetto e, entusiasta, rigira il compito a me. Io decido che devo rileggermi Sotto il culo della rana, e me lo faccio restituire da Enzo, a cui l'avevo prestato e che non l'ha mai finito. E me lo rileggo, scoppiando in lacrime calde sul treno che da Roma mi riportava a Nord, e dove ho buttato giù la prima frase dell'articolo. L'ho citato come fonte storica (l'ultimo capitolo, guardacaso l'unico intitolato con un giorno invece che un mese, 23 ottobre 1956, è storicamente ineccepibile nel ricostruire i fatti di Budapest), nonostante sia un romanzo. L'articolo lo trovate qua:


mentre del libro voglio citarvi la dedica, che ho sempre trovato stupenda:

Per tutti coloro che hanno combattuto
(Non solo nel '56. Non solo in Ungheria)

Thursday, September 11, 2008

La famiglia Winshaw

Me ne stavo in giro per Cantù a cercare di capire tariffe di cellulare e simili. Entro in un Mediaworld e trovo La famiglia Winshaw di Jonathan Coe a sei euro. E non me lo lascio scappare, perchè adoro Coe, e ho tanto amato il suo The Rotters' Club (La banda dei brocchi). E, al contrario di quanto accadde con Il Circolo Chiuso, Coe non mi ha deluso: un libro perfetto, che unisce le cose che preferisco dello stile dell'autore. Il modo che ha di infilare la sua storia e i suoi personaggi nella Storia vera e propria, dando così ai suoi libri anche un valore di studio sociale. Il modo che ha di far quadrare tutto, di non lasciare nulla al caso, quella perfezione che non ha nemmeno uno sbaffo. E poi il modo in cui utilizza altri "mezzi di comunicazione" nei suoi libri, citando da libri esistenti o fittizzi, passando dalla narrazione all'articolo di giornale, a sceneggiature di film, canzoni, opere teatrali, telegiornali...qualsiasi cosa gli venga in mente. E la storia degli avidi Winshaw e di Michael Owen sono fantasticamente condotte, dandoci quella sensazione di essere intrappolati in un gomitolo, e che le dita degli Winshaw arrivino in ogni angolo dell'esistenza, a tormentare e saccheggiare, attraverso la loro follia, lasciando una "striscia di distruzione" lungo il loro passaggio. Tra le due citazioni messe da Coe a inizio libro, mi ha colpito molto quella presa dalla canzone Yuri Gagarin di Louis Philippe (il cosmonauta è uno dei leit-motiv ricorrenti del libro): "'Meet me' / He'd said and forgotten / 'Love me' / But of love we are frightened / We'd rather leave and fly to the moon / Than say the right word too soon / We'd lose our cruel strenght / We're so proud to waste a chance".

"Non puoi spegnermi," disse.
"Scusa?"
"Dico che non puoi spegnermi."
Fece cenno alle mie mani. Mi ero riseduto nella poltrona di fronte a lei e, senza rendermene conto, avevo raccolto il telecomando del videoregistratore. Che ora era puntato verso di lei e il mio dito era andato alla cieca verso il tasto "pause".

Wednesday, September 10, 2008

Back to Basics

Un giorno ebbi un'opportunità. Scrivere, per una rivista nazionale, pagato. Ricordo la soddisfazione nel leggere il mio nome sotto il titolo dell'articolo, nel vedere il pezzo sulla pagina, i messaggi sorridenti di tanti amici (i cui sorrisi ho l'impressione di sentire sempre meno, alle volte) che si complimentavano con me e che soprattutto, condividevano una grande emozione con me. Gente che aveva braccato ogni edicola per poter vedere il mio articolo pubblicato. Era un periodo di "crescita" per me e a ogni passo sentivo vicini gli incoraggiamenti di tante persone. Non che ora mi senta solo, intendiamoci.
Ricordo la delusione quando, due numeri dopo, acquistai nuovamente il giornale e non trovai il mio articolo. "Mi devo essere sbagliato", e lo sfogliai, ansioso, tre o quattro volte prima di arrendermi. Ricordo le telefonate, le e-mail, la difficoltà di reperire la redazione e alla fine la mia resa. Quell'estate, grazie ad Aska, scrissi articoli che ancora adoro rileggere, avevo anche l'opportunità di fare un articolo per un quotidiano nazionale e per qualche altra collaborazione. In Irlanda, nei momenti solitari che mi offriva Galway, prendevo appunti per narrare la Coppa del Mondo: stavo preparando gli speciali di presentazione del girone che sarebbero apparsi su Rugby Union.
Poi, mi ricordo il senso di vuoto. La delusione di rendermi conto che la rivista non mi aveva pagato e il realizzare che non l'avrebbe mai fatto. Non è per quei 90 euro, intendiamoci, che comunque mi avrebbero fatto più che comodo. E' proprio il fatto di rendersi conto che di quel lavoro, la prima opportunità "vera", in realtà non fregava un cazzo a nessuno. Che l'avevo fatto unicamente per la gloria (motivazione più che nobile, per l'amor del cielo, ma non quando le prospettive comprendono anche altro). Pian piano l'entusiasmo scese e, tra lavoro e università, si perse abbastanza la mia voglia di scrivere di rugby. Rugby Union chiuse i battenti e, per diversi mesi, solo il sito della mia squadra ebbe l'onore di ospitare i miei articoli. Me ne rendo conto solo adesso. Avevo perso il piacere di scrivere di rugby, di fare ricerca, di scovare storie.
Credo di averlo ritrovato, in un certo senso. Ho iniziato una nuova collaborazione, con il sito Storie di Sport. Spero che un giorno mi troverò a ringraziare di cuore Christian (il capoccia del sito), ma anche Aska, per cui scrissi gli articoli cui sono più affezionato, per gli stimoli che mi hanno dato in quel senso. Per ora, sono fiero di presentarvi il mio primo articolo per Storie di Sport:

Tuesday, September 09, 2008

Studs deep

Amatori Tradate - Novara 53-7
Verbathlon, Verbania

Energy, Enthusiasm, Confidence and Pride

Diamine, non ne avevo ancora parlato. Imperdonabile, davvero imperdonabile. Martedì, riunione tecnica di mischia. "Siamo contati. Tu, Billie, sei dei nostri. Tecnicamente non sei ancora pronto, ma atleticamente ci sei". Io annuisco, mi sento anche un po' arrossire. E poi via, in campo, a provare touche e giocate. Venerdì provo a lanciare: mancano i due tallonatori. Sono carico, anche quando si scopre che Bimbo c'è, e quindi non devo lanciare o fare il tallonatore. Domenica, alle 6 e 30, sveglia. Un messaggio arriva, proprio mentre mi sollevo dal letto, a rischiararmi la giornata. E poi, colazione, Sunnyside of the Street, e via verso Tradate, poi verso Verbania. Mentre arriviamo e ci cambiamo, scende un acquazzone. Campo fradicio e palla scivolosa, ma temperatura perfetta per giocare a rugby. E io parto flanker, per la mia prima stagione con buone prospettive di gioco in prima squadra, da terza linea. Notando con piacere che nelle gambe ho l'energia necessaria e, pian piano, riorientandomi su un campo da rugby. Mosè che mi incoraggia durante tutta la partita, un faro grosso così che poggia le chiappe sulla mia spalla. Mi mangio una meta nel primo tempo, nello stesso punto dove me n'ero mangiata una con la Biss contro il Borgomanero. Poi in un'azione il cervello si sovraccarica e finisco per mollare una palla-omo al povero Abe, ignorando il buco enorme che avevo davanti. Negli ultimi venti minuti da tallonatore, la prima linea avversaria mi centrifuga un po'. Però resisto, stringo i denti, non mollo, e le mie le porto a casa. Però sento di essere a sostegno. E a un certo punto Junk mi smolla un passaggio pessimo. Io ho voglia di correre, non di tuffarmici sopra, e allora mollo un calcione e parto all'inseguimento. Uno del Novara cerca di tuffarcisi sopra, e io ne tiro un altro e continuo a correre: nei pressi dell'area di meta riesco a mettere i tre novaresi che cercano di recuperare il pallone che ho calciato io, il MIO pallone, sotto pressione, e placco il portatore di palla planando in area di meta, poi mi rialzo cercando freneticamente dove sia il pallone. L'arbitro fischia, una mischia sui cinque a nostro favore, e i compagni mi festeggiano. L'adrenalina di quell'azione non scende più fino alla fine, e la voglia di braccare palloni, di farlo ancora, di aggredire nuovamente l'area di meta sale. Per stavolta, due belle occasioni, ma niente di fatto. Però la soddisfazione di aver di nuovo affondato i tacchetti (sistemati con amorevole cura il giorno prima) in un campo da rugby (e che campo. Vero Bimbo? "Verbania, il tuo prato verde è una vera merda" "Eh, magari"). Fanculo, quest'anno ci sono anch'io!

Tuesday, September 02, 2008

The Deportees

Sempre detto io, che Roddy Doyle va meglio sulla breve distanza. Che nei libri o nelle saghe lunghe, dopo un po' tende a trascinarsi e diventare noiosetto e ripetitivo, e vagare senza capire dove andare a parare. Ed eccomi qua con il suo ultimo libro, una raccolta di racconti dal titolo The Deportees. Racconti scritti per il giornale multiculturale irlandese Metro Eireann, gestito da due nigeriani. Racconti che parlano di un Irlanda multiculturale dove è all'ordine del giorno che, come dice lo stesso Roddy Doyle nella prefazione, "qualcuno di vecchio incontra qualcuno di nuovo". E nei racconti Roddy Doyle fa venire fuori tutto: la paura del diverso, l'ignoranza di un popolo verso l'altro, la freschezza di una nuova conoscenza, pregiudizi, amori, incomprensioni e screzi. E si passa da Home to Harlem, dove un nero irlandese cerca una tesi di laurea, un nonno di cui non conosce il nome e una sua identità a New York, a Guess Who's Coming for the Dinner, in cui l'apertura mentale di un padre viene messa a dura prova dal ragazzo nigeriano invitato a cena da una delle figlie. Da New Boy, che racconta il primo giorno di scuola di un ragazzino di colore che deve imparare a gestire un nuovo ambiente e nuove conoscenze, non tutte positive, a I Understand, dove la persona di colore che deve gestirle non è più un bambino di quinta elementare, ma un adulto che si trova a fare i conti con problemi molto più seri. E infine il racconto che da il titolo al libro, The Deportees. Ricordate The Commitments? Il manager, Jimmy Rabbitte? Ecco, ora Jimmy Rabbitte ha moglie e figli. Ma la scintilla dentro di lui non si è ancora spenta e, improvvisamente, decide che deve fondare un nuovo gruppo. E fonda la band più multietnica del pianeta: un batterista russo, un trombettista e un fisarmonicista rumeni, un chitarrista, una bassista punk e un cantante irlandesi, una chitarrista spagnola, un cantante sudafricano e un percussionista nigeriano. Stavolta la musica di Dublino non è più il soul, stavolta da Barrytown escono le Dust Bowl Ballads di Woody Guthrie, però. Da quel racconto, estraggo la nostalgia di Jimmy Rabbitte per i bei tempi passati e la faccio mia:
It was months since he'd been to a gig. Months. He used to go to gigs all the time. He used to make gigs. He'd managed bands, some great ones. There was The Commitments. ('The best Irish band never recorded' - d'side. 'Shite' - Northside News.) There was The Brassers. ('Sex and guitars' - In Dublin. 'Shite' - Northside News.) Great days, when twenty-four hours weren't enough, when sleeping was a waste of time.
Ma non posso non citare il ritorno di uno dei miei personaggi preferiti mai creati da Roddy Doyle, Mickah Wallace, ex-batterista e buttafuori dei Commitments, riassunto da Jimmy Rabbitte in seguito alle telefonate di un maniaco sul numero messo negli annunci per formare la band:

And he delivered for Celtic Tandoori, the local takeaway. Fat Gandhi, the owner - real name, Eric Murphy - gave Mickah three nights a week.
- We go to the same church, said Mickah. - He's sound.
Mickah was a born-again Christian.
- It's been the makin' of me, m'n. I owe it all to the Lord.
Jimmy told him about The Deportees, and about the late-night/early-morning phone caller.
- What would the Lord do about it, Mickah? said Jimmy.
- Hammer the shite out of him, said Mickah.

Sunday, August 31, 2008

L'uomo che scannerizzava Cuccioloni



L'avevo già trovato una volta, e mi ero ripromesso che se mai l'avessi ritrovato, avrei reso il mondo partecipe. Ebbene si, un Cucciolone con la stessa barzelletta da entrambi i lati. Ora che faccio, lo mangio o lo spedisco alla Algida con una richiesta di rimborso per articolo difettato?

Saturday, August 30, 2008

Malu Entu

Dico agli italiani quello che il re degli Zulù disse agli inglesi: questa terra è di coloro che devono nascere. L’isola è nostra. Chi ce la può prendere? Troppe le nazioni non riconosciute nel mondo. Siamo come gli indiani d’America, noi. Come il Quebec, la Groenlandia, l’Ossezia.
(Salvatore "Doddore" Meloni - Presidente della Repubblica Indipendente di Malu Entu)

Notizia degli ultimi giorni: un separatista sardo, Salvatore Meloni, in passato arrestato per cospirazione politica atta a sovvertire l'ordine costituito, con un manipolo di appartenenti al Par.I.S. (Partidu Indipendentista Sardu), ha occupato l'isola di Mal di Ventre, al largo della Sardegna, e l'ha dichiarata Repubblica Indipendente di Malu Entu. L'isola appartiene a una società turistica napoletana, e Meloni vuole appropriarsene o per il principio di usucapione (la starebbe occupando da più di vent'anni) oppure tramite una colletta da un milione di euro per acquistare l'isola dal proprietario della stessa. Per Meloni questo è un primo passo di riappropiazione delle terre da parte del popolo sardo, in vista di una futura indipendenza della Sardegna dall'Italia (avrebbe già previsto un referendum nel 2009, sotto l'egida delle Nazioni Unite). Ora, credo che il mondo si stia evolvendo, lentamente e in maniera spesso dolorosa, verso un'unione più universale, o almeno dovrebbe. E invece abbiamo spesso notizie di ex-Jugoslavie, Kosovi, Ossezie, Irlande del Nord, Tibet, Kurdistan. Insomma, cos'è l'autodeterminazione dei popoli? Qua si va a questionare il principio stesso di nazione e di stato, oltre che di popolo. Quando conta, quando non conta, quando dovrebbe contare e quando non? E poi mi son ritrovato a pensare alla battaglia intrapresa da Meloni, che ha fatto 9 anni di carcere. E pensavo a quando ero giovane e pensavo che morire per un ideale fosse la cosa più nobile al mondo. Il problema è che qualsiasi ideale diventava qualcosa per cui vivere o morire. Poi, crescendo, pensando, mettendo in moto il cervello, ti scontri con mille casi in cui qualcuno muore per ideali non suoi, senza saperlo. E ti ritrovi a rimettere tutto in discussione. In testa mi è venuto in mente il caso limite, che non son riuscito mai a trovare. Qualcuno che combatte e muore per un ideale in cui non crede, ma deliberatamente. Sapendo che non ci crede, con il solo scopo di...morire per un ideale e avere un ideale, anche fasullo, per cui combattere.
Tornando a Malu Entu, a me affascinano però queste storie, perchè...perchè sono storie, sono curiose, stuzzicano quella parte di me che è sempre in cerca di storie interessanti da conoscere, sviscerare, riciclare e riraccontare. Quelle cose scalcinatamente epiche che ho sempre adorato. Perchè se bisogna fare un segno sulla Storia, spesso bisogna fare uno scarabocchio, e quando uno fa uno scarabocchio troppo grande, finisce che la Storia la stropiccia. Finchè invece lo scarabocchio tuo sulla Storia lo fai con gentilezza, anche urlando, ma senza violenza, mettendoci tutto l'impegno di questo mondo, buttando tutto te stesso in un'impresa dalle proporzioni epiche, più grande di te, ma senza per questo rovinare la vita a qualcuno...beh, in genere sono belle storie. E nonostante probabilmente questa sia solo una boutade del Presidente Meloni per farsi pubblicità e acquistare visibilità per le sue idee, per questo io saluto la Repubblica Indipendente di Malu Entu con un sorriso.

Come in una navicella spaziale, ognuno deve avere il proprio posto. E siccome mi sento un passeggero del pianeta terra, rivendico anch'io il posto che mi spetta.
(Salvatore "Doddore" Meloni - Presidente della Repubblica Indipendente di Malu Entu)

Friday, August 29, 2008

Non c'è cazctus senza spine


Si...decisamente equivoco...

(Scusate la foto sfocata, mi si è sbiellata la macchina fotograppica)

Sunday, August 24, 2008

24/7: TwentyfourSeven


GIVING IT, TAKING IT, LIVING IT, MAKING THE BEST OF WHAT YOU'VE GOT.. TWENTY FOUR HOURS A DAY, SEVEN DAYS A WEEK.

Each morning is a gift. Every morning you have another chance. Sometimes you do nothing, sometimes you get lucky and the day shines on you. But how often do you wake and seize that day with your own hands and make that day your own?
This morning, my friends, is the morning I remove my life from the hands and strings of fools and try to build a dream.


Friday, August 22, 2008

Porno

In fondo è partito tutto da Trainspotting, da quel gattone di Spud. E mentre stavo a Orio al Serio ad aspettare un certo atterraggio, il suo primo in terra del nord, mi son fatto un giretto per l'edicola/libreria di Orio al Serio. Mi piace parecchio andarci. Provo a vedere se il nuovo di Nick Hornby ha un prezzo decente. No way. Poi trovo la pila di libri di Irvine Welsh. Sono quasi deciso per un altro, poi compare. Porno, ovverossia il seguito di Trainspotting. E me lo prendo. Sempre nella stessa cornice, due giorni più tardi, lo riacquisterò, un regalo per Silvia, correndo trafelato per Orio al Serio, seguendo l'ispirazione del momento. Ed è bello ritrovare tutti i personaggi di Trainspotting invecchiati di dieci anni, con un Sick Boy ancora più cinico (se possibile), un Begbie ancora più psicopatico, uno Spud sempre più incasinato e Renton (punto e basta). Unico neo, la traduzione: caro Massimo Bocchiola, avevi tradotto anche Tolleranza Zero e ne hai tradotti molti altri di Irvine Welsh, ma il tuo modo di rendere lo scozzese, no, non mi piace (giudizio personale). E avrei preferito, essendo questo il seguito di Trainspotting, che la traduzione fosse di nuovo affidata alla Zeuli, non fosse altro per continuità con il linguaggio dei personaggi del primo libro. Bella l'idea dei titoli dei capitoli diversi a seconda del personaggio che li narra, ma il libro è diverso da Trainspotting, si sente la necessità di dare un seguito al primo capitolo, mentre Trainspotting era un mosaico di mille storie e mille personaggi, con le loro mille voci. Stavolta la storia è più concentrata, pur avendo un bel significato sotto. Fantastico il manifesto di Sick Boy:
Io credo nella lotta di classe. Credo nella guerra dei sessi. Credo nella mia tribù. Credo nella parte virtuosa e dritta e intelligente delle classi lavoratrici in opposizione alle stupide masse decerebrate, come anche alla borghesia che è mediocre, senz'anima. Credo nel punk, nel Northern Soul, nella acid house, nel mod, nel rock and roll. Credo anche nel rap e nell'hip hop...ma quelli sinceri, pre-commerciali. Questo qua è stato il mio manifesto, Franco.
Il momento topico del libro, quello che secondo me centra il significato di tutto il romanzo, però è un altro, la discussione circa una canzone di Roger Daltrey:
Ci rimettiamo attorno al tavolo, e fra me, Gav e Sick Boy scoppia una discussione stile vecchi tempi a proposito del testo di Giving it All Away, di Roger Daltrey. Sick Boy sostiene: "Dice: 'I'd know better now, giving it all away'".
Gav scrolla la testa. "Nisba, dice
'I know better now'."
Faccio ai due coglionazzi un gesto sprezzante. "Le vostre diverse posizioni sono solo meschine dispute da pedanti, che non cambiano il succo essenziale della canzone. Se l'ascoltate, se ascoltate davvero, scoprirete che dice
'I'm no better now' come dire che non è migliorato per niente. E' sempre lo stesso. Non ha imparato niente."
"Cazzate" sbuffa Sick Boy, "il succo della canzone è proprio guardarsi indietro con i vantaggi del ricordo, e della maturità."
"Esatto" conferma Gav, "un discorso tipo 'se allora sapevo le cose che so adesso...'"
"No" ribatto, "qua sbagliate tutti e due...state a sentire come la canta Daltrey: è un lamento, c'ha dentro il senso di sconfitta; è la storia di un soggetto che alla fine si è reso conto dei suoi limiti. I'm no better now perchè son sempre il solito cazzone strafottuto che son sempre stato."

Thursday, August 07, 2008

Holidays In The Sun

I don't want a holiday in the sun
I wanna go to the new Belsen
I wanna see some a-history
'Cause now I got a reasonable economy

Lads, vi saluto. Ovvero il blogo rimarrà quiescente una decina di giorni: in programma la mia prima visita in Abruzzo per il matrimonio di Toffolo, leggenda locale e mio ex-compagno di squadra, e poi deviazione romana. It seems quite unlikely I will be able or willing to post something in the meantime, so, blog mo thoin, bloggatemi il culo! Buone vacanze a tutti, ci si rivede presto (ho già un libro di cui postare, pensate un po'!).

Tuesday, August 05, 2008

Hard Tackles and Dirty Baths

Hard Tackles and Dirty Baths - The Inside Story of Football's Golden Era di George Best l'avevo comprato in quel di Derry, in un Centro Commerciale, poco dopo la mia visita al Bogside. Dovevo prendermi The Catcher In The Rye e prenderlo ancora in Irlanda del Nord, e ho trovato in vetrina di un negozio questo libro di Best. Un po' deluso (volevo visitare qualcosa di Best-related a Belfast, magari il suo murale, ma non ce ne fu l'occasione) per non aver fatto pellegrinaggio ai luoghi di Georgie Boy, un po' attratto dal prezzo (scontato a 3 sterle) e dalla voglia di prendere qualcosa circa Il numero 7 proprio nella sua terra. E così ecco fatto, comprato il libro. Libro che è stato ripreso e abbandonato un paio di volte, sopraffatto dalla precedenza di altri regali-acquisti-letture. Alla fine l'ho finito, ovviamente, e mi è molto piaciuto il modo in cui parla dei tanti giocatori leggendari della sua era, e di come racconta un calcio che cambiava, anche dal punto di vista del professionismo sempre più "esasperato", argomento ripreso puntando l'occhio a qualche anno dopo rispetto al bellissimo My Father and Other Working-Class Football Heroes di Gary Imlach, che lessi la scorsa estate. Anche questo ricco di aneddoti e storielle di quelle che piacciono a me. Tanto per dimostrare di nuovo il mio feticismo, a volte le parole che più contano di un libro, sono quii scrivüü a matita. Post-it, piccole frasi lasciate lì, piccole tracce di sè che si ricompongono in un sorriso, e che lei lascia in giro per le mie cose ogni qual volta ci vediamo, per farmi sentire la sua presenza anche quando siamo distanti. E a chi ora mi dirà "sei un rammollito, perchè parli di queste cose pure mentre scrivi di un libro su Best", rispondo che non sono un recensore di libri, ma, come Nick Hornby in Una vita da lettore, un recensore di quello che il libro significa per me. Dedicata a Pulici, visto che il personaggio in questione, prima di essere il King of Old Trafford passò anche per la Torino Granata, la citazione. Parla della fine di un'era, della retrocessione del Manchester United, privo della triade Charlton, Best, Law, decretata proprio in un derby perso col Manchester City, decretata proprio da un goal di Denis Law, del King of Old Trafford, proprio dall'ultima palla calciata da Law nella sua carriera. Un finale poeticamente "tragico", senza trionfo, per la carriera del Re.

It all came down to an incredible finale, the Manchester derby, with Denis Law playing for the "wrong" team. How ironic that it should be Denis Law's goal that would condemn United to the Second Division. His last-ever game before hanging up his boots. He turned away without the arm up and, for probably the first time, with his head down. He didn't kick another ball in this or any other club game. It was over.


Wednesday, July 23, 2008

Colgate colpisce ancora

Per chi è troppo giovane per ricordare: Madness1 e Madness2.
E anche Best Comment Award.

Beccatevi questa: