Gita a Rontano, 2
1 year ago
This is Billie and This is Billie and This is Billie

Per tutti coloro che hanno combattuto
(Non solo nel '56. Non solo in Ungheria)
"Non puoi spegnermi," disse.
"Scusa?"
"Dico che non puoi spegnermi."
Fece cenno alle mie mani. Mi ero riseduto nella poltrona di fronte a lei e, senza rendermene conto, avevo raccolto il telecomando del videoregistratore. Che ora era puntato verso di lei e il mio dito era andato alla cieca verso il tasto "pause".
Sempre detto io, che Roddy Doyle va meglio sulla breve distanza. Che nei libri o nelle saghe lunghe, dopo un po' tende a trascinarsi e diventare noiosetto e ripetitivo, e vagare senza capire dove andare a parare. Ed eccomi qua con il suo ultimo libro, una raccolta di racconti dal titolo The Deportees. Racconti scritti per il giornale multiculturale irlandese Metro Eireann, gestito da due nigeriani. Racconti che parlano di un Irlanda multiculturale dove è all'ordine del giorno che, come dice lo stesso Roddy Doyle nella prefazione, "qualcuno di vecchio incontra qualcuno di nuovo". E nei racconti Roddy Doyle fa venire fuori tutto: la paura del diverso, l'ignoranza di un popolo verso l'altro, la freschezza di una nuova conoscenza, pregiudizi, amori, incomprensioni e screzi. E si passa da Home to Harlem, dove un nero irlandese cerca una tesi di laurea, un nonno di cui non conosce il nome e una sua identità a New York, a Guess Who's Coming for the Dinner, in cui l'apertura mentale di un padre viene messa a dura prova dal ragazzo nigeriano invitato a cena da una delle figlie. Da New Boy, che racconta il primo giorno di scuola di un ragazzino di colore che deve imparare a gestire un nuovo ambiente e nuove conoscenze, non tutte positive, a I Understand, dove la persona di colore che deve gestirle non è più un bambino di quinta elementare, ma un adulto che si trova a fare i conti con problemi molto più seri. E infine il racconto che da il titolo al libro, The Deportees. Ricordate The Commitments? Il manager, Jimmy Rabbitte? Ecco, ora Jimmy Rabbitte ha moglie e figli. Ma la scintilla dentro di lui non si è ancora spenta e, improvvisamente, decide che deve fondare un nuovo gruppo. E fonda la band più multietnica del pianeta: un batterista russo, un trombettista e un fisarmonicista rumeni, un chitarrista, una bassista punk e un cantante irlandesi, una chitarrista spagnola, un cantante sudafricano e un percussionista nigeriano. Stavolta la musica di Dublino non è più il soul, stavolta da Barrytown escono le Dust Bowl Ballads di Woody Guthrie, però. Da quel racconto, estraggo la nostalgia di Jimmy Rabbitte per i bei tempi passati e la faccio mia:It was months since he'd been to a gig. Months. He used to go to gigs all the time. He used to make gigs. He'd managed bands, some great ones. There was The Commitments. ('The best Irish band never recorded' - d'side. 'Shite' - Northside News.) There was The Brassers. ('Sex and guitars' - In Dublin. 'Shite' - Northside News.) Great days, when twenty-four hours weren't enough, when sleeping was a waste of time.Ma non posso non citare il ritorno di uno dei miei personaggi preferiti mai creati da Roddy Doyle, Mickah Wallace, ex-batterista e buttafuori dei Commitments, riassunto da Jimmy Rabbitte in seguito alle telefonate di un maniaco sul numero messo negli annunci per formare la band:
And he delivered for Celtic Tandoori, the local takeaway. Fat Gandhi, the owner - real name, Eric Murphy - gave Mickah three nights a week.
- We go to the same church, said Mickah. - He's sound.
Mickah was a born-again Christian.
- It's been the makin' of me, m'n. I owe it all to the Lord.
Jimmy told him about The Deportees, and about the late-night/early-morning phone caller.
- What would the Lord do about it, Mickah? said Jimmy.
- Hammer the shite out of him, said Mickah.
Io credo nella lotta di classe. Credo nella guerra dei sessi. Credo nella mia tribù. Credo nella parte virtuosa e dritta e intelligente delle classi lavoratrici in opposizione alle stupide masse decerebrate, come anche alla borghesia che è mediocre, senz'anima. Credo nel punk, nel Northern Soul, nella acid house, nel mod, nel rock and roll. Credo anche nel rap e nell'hip hop...ma quelli sinceri, pre-commerciali. Questo qua è stato il mio manifesto, Franco.Il momento topico del libro, quello che secondo me centra il significato di tutto il romanzo, però è un altro, la discussione circa una canzone di Roger Daltrey:
Ci rimettiamo attorno al tavolo, e fra me, Gav e Sick Boy scoppia una discussione stile vecchi tempi a proposito del testo di Giving it All Away, di Roger Daltrey. Sick Boy sostiene: "Dice: 'I'd know better now, giving it all away'".
Gav scrolla la testa. "Nisba, dice 'I know better now'."
Faccio ai due coglionazzi un gesto sprezzante. "Le vostre diverse posizioni sono solo meschine dispute da pedanti, che non cambiano il succo essenziale della canzone. Se l'ascoltate, se ascoltate davvero, scoprirete che dice 'I'm no better now' come dire che non è migliorato per niente. E' sempre lo stesso. Non ha imparato niente."
"Cazzate" sbuffa Sick Boy, "il succo della canzone è proprio guardarsi indietro con i vantaggi del ricordo, e della maturità."
"Esatto" conferma Gav, "un discorso tipo 'se allora sapevo le cose che so adesso...'"
"No" ribatto, "qua sbagliate tutti e due...state a sentire come la canta Daltrey: è un lamento, c'ha dentro il senso di sconfitta; è la storia di un soggetto che alla fine si è reso conto dei suoi limiti. I'm no better now perchè son sempre il solito cazzone strafottuto che son sempre stato."
It all came down to an incredible finale, the Manchester derby, with Denis Law playing for the "wrong" team. How ironic that it should be Denis Law's goal that would condemn United to the Second Division. His last-ever game before hanging up his boots. He turned away without the arm up and, for probably the first time, with his head down. He didn't kick another ball in this or any other club game. It was over.