Saturday, March 29, 2008

Wednesday, March 26, 2008

St.Swithin's Day

Ok, vi ricordate la mia fissa tremenda per The Catcher in the Rye? Il mio feticismo su Salinger? A dicembre ho ordinato una cosa su Amazon. C'erano problemi con la spedizione in Europa (semplicemente non la facevano), e allora il pacco, partito dalla West Virginia, ha dovuto fare tappa in California, dove vive mia sorella. Sorella tornata in Europa per Pasqua, con il prezioso pacco in valigia. Pacco che mi ha consegnato ieri. Dentro, una busta di plastica, di quelle da collezionisti di fumetti. Perchè il contenuto era un fumetto. Anche abbastanza raro, visto che la casa editrice è fallita l'anno successivo alla pubblicazione e la ristampa del 1998 è andata esaurita. Ed è così che mi ritrovo in mano, con una leggerissima crease sulla copertina, mi ritrovo in mano, delicata e chiusa in una busta di plastica che non fa che dare una connotazione feticistica anche a questa pubblicazione, St.Swithin's Day, graphic novel con testi di Grant Morrison e disegni di Paul Grist, edito da Trident Comics nel 1990. Perchè c'entra con me, dove ho scovato 'sta dimenticata rarità da buco del ragno? Cercavo su Google il testo di St.Swithin's Day di Billy Bragg, una canzone a cui sono molto legato (e c'è anche una mitologia felsinea circa la Partita dell'Anno che tira in ballo questo giorno). E leggo il risultato "St.Swithin's Day (comic) - Wikipedia, the free encyclopedia", la cui didascalia cita:

St.Swithin's Day tells the story of an alienated British teenager in the 1980s and in particular, Margaret Thatcher's time as British Prime Minister...

Una descrizione che è bastata a incuriosirmi, ovviamente. Aperta la pagina, cerco di scoprire di più, e scopro che la scena di apertura vede il protagonista taccheggiare in un negozio di libri una copia di The Catcher in the Rye. Curioso, nevvero? E il protagonista dice "I want them to find it in my pocket when this is all over". It? It cosa sarebbe? Sarebbe che il nostro diciannovenne senza nome prende un treno per Londra con uno scopo preciso: assassinare Margaret Thatcher, per far smettere "la pioggia". Il viaggio, l'intero novel, è un piccolo rito di passaggio, con tanto di scritte sul corpo (il nostro Holden Caulfield del nord dell'Inghilterra, spaventato dall'idea di venire incasellato in una categoria, si scrive sulla fronte NEUROTIC BOY OUTSIDER). Riti di passaggio, di crescita, di iniziazione, cose che mi han sempre affascinato e in questo momento lo fanno in maniera ancora più forte. Neurotic Boy Outsider, purtroppo, rimane anch'essa una categoria, una casella. E anch'io ho avuto i miei problemi con le caselle. Però è una casella verso la quale provo un certo qual affetto. E' la stessa casella di Holden Caulfield, e di mille altri miei eroi. Sento che sia stata anche la mia casella per diverso tempo, e rimane un po' di Neurotic Boy Outsider dentro di me, ne sono certo. E questo fumetto, così faticosamente atteso, così feticisticamente arrivato, così velocemente fruito (un quarto d'ora di lettura) è un ritratto splendido dei pensieri di qualsiasi Neurotic Boy Outsider. E' una storia molto personale (il racconto di Grant Morrison è in parte autobiografico, oltretutto), ma come tante storie personali, è condivisibile da tantissimi e coinvolgente per chi ha empatia con tali sensazioni. Il Sun, alla pubblicazione del libro, titolò "Death to Maggie book sparks Tory uproar", fermandosi alla superficie, alla mera idea che il punto del libro sia l'assassinio di Margaret Thatcher. Quando in realtà potrebbe benissimo parlare di una fuga da scuola a New York o di qualsiasi altro atto. La protagonista non è Maggie, che è un semplice tema di colonna sonora. Il protagonista è il Neurotic Boy Outsider senza nome. Colonna sonora consigliata per la lettura: There she goes e The Day that Thatcher Dies. Ok, lo ammetto, a The Day that Thacher Dies non ci avevo pensato, e forse non è neanche perfetta per il mood. Io ci ho messo Temptation dei New Order.

Saturday, March 22, 2008

My Match

La mia partita. Ne parlai già. L'unica mia presenza da titolare in prima squadra in campionato. Il numero 7 sulla mia schiena. Emozioni fortissime, commozione a mille. Sul filmato promozionale dell'ATRC ci sono anch'io, e allora ho tirato fuori i secondi dedicati a quella partita, tutti per voi, per condividere la mia emozione nell'avere un ovale in mano.




Tuesday, March 18, 2008

Co.Co.Pro.


Vi offrirei anche da bere. Lettera contabile dalla banca, 5 euro di stipendio a gennaio. Un'ora di formazione, pagata la metà di un'ora normale. Peccato che per andare a quell'ora di formazione ho preso un treno che costava 5 euro e 40.

Getting away with it all messed up

Ho conosciuto Spud, indossava un kilt e una camicia hawaiana.

Spud - All that is strange, but harmless.

Come riassumere un weekend come quello passato a Roma gli ultimi giorni? Non saprei farlo. E si che mi si son fatti complimenti da grande affabulatore da un paio di persone. Però è stato un weekend molto pieno, molto particolare e molto sorridente. Non che siano mancati i pensieri e i momenti no, e la stanchezza ha fiaccato non poco il mio stato di forma. Però passare 5 ore a sparare le peggio vaccate a raffica mangiando tiramisù e bevendo cioccolata non ha prezzo. E neanche vedere l'Italia finalmente vincere una gara del Sei Nazioni di fronte ai tuoi occhi. E non ha prezzo nessuno dei momenti passati tra volti amici in questo weekend. Anche quando gente che hai visto per la prima volta, amici di amici, ti ospita e rifocilla, quando per un giramento repentino ci si fa una scarpinata dal pub a vedere il Colosseo, quando rovini a terra in Campo dei Fiori saltando in braccio a un amico e sovrastimando la sua capacità di tenerti senza crollare al suolo. Quando un momento che aveva destato tanta preoccupazione si rivela in realtà tranquillo e senza problemi, quando qualcuno ti viene incontro tutto sorridente, felice di poterti vedere per poterti consegnare un piccolo regalo pensato per te. O quando i piccoli regali vengono accolti col sorriso da qualcun'altro. Quando non ce la fai più dal ridere e tiri testate al tavolo, quando il sonno ha la meglio di te, quando incontri il clone di Spud e, Tom Tom in mano, cerchi di aiutarlo a ritrovare il suo albergo. Quando i cofani diventano tavoli, i parcometri argomenti di conversazione, i doppi sensi volano ad altezza d'aria causando ilarità generale e quando incontri gente che non vedevi da tempo. Quando spieghi a uno scozzese che è già 4 anni che senti scozzesi che ti assicurano che entro due anni l'Italia vincerà il Sei Nazioni, e ci stai parlando perchè l'hai visto cantare una canzone che non conoscevi al pub e gli devi chiedere assolutamente che canzone è. E lui ti dice che è "Getting away with it" dei James. Getting away with it all messed up, getting away with it all messed up, that's the living.

Monday, March 10, 2008

Faccio fotocopie in ufficio


Post un po' variegato, ci sono un paio di cose di cui parlare. Innanzitutto le foto qua sopra son quelle della partita Unni vs Barbari. Così Guido Fan Deluso non potrà più lamentare l'assenza di mie foto con la testa fasciata su questo blog.

Secondo: vorrei fare i miei grandissimi complimenti a una persona che ha raggiunto un obbiettivo insperato. Mi son commosso alla sola notizia, nonostante sia una persona che ho visto due volte e basta. Una delle tante persone nella mia vita che, nonostante gli incontri non siano frequenti, non esito a definire presenze positive. Son sicuro che questa nuova notizia e sfida la affronterà col solito sorriso, e che le rimarrà un ricordo indelebile e impagabile. Sperando sia solo la prima di una lunga serie.

Terzo: un doveroso tributo al mitico Berna, al secolo Ricky, che ho avuto l'onore di capitanare nelle credo uniche due partite che ha giocato con il Tradate Biss, dove ha iniziato a giocare. Emigrato oltremanica, si è unito ai London Italians e in qualità di Exile è stato intervistato con la sua squadra da Marco Paolini. E da ieri, quando l'intervista è stata trasmessa in tv, è diventato un'icona del rugby nazionale, perchè lui FA FOTOCOPIE IN UFFICIO!

A drink with Shane MacGowan

Finalmente l'ho letta. La biografia di Shane MacGowan fatta a interviste dalla sua oramai moglie, Victoria Mary Clark. Se avessi saputo prima l'identità dell'autrice, non penso l'avrei comprato, devo essere sincero, e all'inizio il libro mi aveva fatto storcere un po' il naso. Un po' per l'uso ossessivo di avverbi (mercilessly, mirthlessly, boldly, e avanti ancora) che fa la Clark, un po' perchè mi sembrava una specie di volersi mettere in mostra. In realtà è un libro piacevole, certo non indispensabile, ma piuttosto interessante per capire certe cose su Shane MacGowan. La vita privata degli artisti non è che mi interessi più di tanto, e a volte mi chiedevo: "Ma che cazzo sto leggendo? Che cazzo sta dicendo?". Però la maggior parte del libro ne valeva la pena, soprattutto nei capitoli "storici" circa il punk londinese o il periodo dei Pogues. D'altronde, babbo è pur sempre babbo, no? Tra l'altro, QUESTA copertina era più meglio! E ora via libera a un libro su un altro mito di quel luogo e di quel periodo, il libro sui Clash che mi ha regalato Max a Verona!

Unconditional Apology

I was speaking from the heart
When I spewed this stuff

I was a stranger in my own soul

To those who can accept it

Particularly the Pogues
Family
Including Frank
I offer unconditional love-l-o-v!

To those who can't

I'll see you at the gates of

Hell


Shane MacGowan

Friday, March 07, 2008

A New England

Giornate un po' così, di stanchezza e rassegnazione. Lascio parlare Billy Bragg, perchè non ho voglia di usare le mie parole. A New England.

I was twenty-one years when I wrote this song
I'm twenty-two now but I won't be for long
People ask me when will you grow up to be a man
But all the girls I loved at school are already pushing prams

I loved you then as I love you still
Though I put you on a pedestal they put you on the pill
I don't feel bad about letting you go
I just feel sad about letting you know

I don't want to change the world
I'm not looking for a new England
I'm just looking for another girl

I loved the words you wrote to me
But that was bloody yesterday
I can't survive on what you send
Every time you need a friend

I saw two shooting stars last night
I wished on them, but they were only satellites
Is it wrong to wish on space hardware?
I wish, I wish, I wish you'd care

I don't want to change the world
I'm not looking for a new England
I'm just looking for another girl

Questa canzone, come dicevo anche nel post precedente, ce l'ho avuta per un periodo nel portafogli. Ricordo anche che non vedevo l'ora di avere 22 anni per poterla cantare a ragione, che "I'm twenty-two now, but I won't be for long". Guardacaso, ho 22 anni, e non ancora a lungo. E credo sia un'età che mi mancherà, tra poco più di due mesi, i 22 anni. Penso sia stato un anno molto importante, per me. E ieri ho provato a chiedermi se avrei mai pensato di diventare così, come sono ora. E nonostante l'umore sia un po' quello che è, sono fiero di come sono diventato, mi sento di aver superato le mie migliori aspettative. In realtà sono sempre lo stesso. Cresciuto, ovvio. Con alcuni problemi caratteriali pian piano ridimensionati. Molto più cosciente di me stesso, e di quanto io valga. Rileggendo quel che scrivevo 3-4 anni fa e notando come ancora mi riflettesse parecchio, in alcuni casi, ho capito che io son sempre io. Che son sempre con me. E ne sono fiero. Sono la cosa più importante che possiedo. E credo di essere cosciente del fatto che anche quando tutto va a rotoli, posso sempre contare su quel che ho dentro. Ed è una cosa estremamente importante.

News: Philip Chevron, chitarrista dei Pogues, ha battuto la sua malattia. And we raised a glass to Mr.C. and a dozen more besides.

Aggiornamento cicciometrico: peso 81 kg, e comincio ad avere le mie soddisfazioni, piano piano.

Saturday, March 01, 2008

High Fidelity

Qualcuno propose una top 5 di canzoni. E allora la posto anche qua, il titolo del post ovviamente omaggiante il libro di Nick Hornby (e anche il film di Stephen Frears con John Cusack e Jack Black). La top 5 delle canzoni della mia vita:

#1
The Clash
"London Calling"

Ok. C'è mai stato un disco di cui avete detto "Mi ha cambiato la vita"? London Calling è il mio, senza ombra di dubbio. Scoperto da una cassettina di mio fratello all'età di tredici anni, sottratta e ascoltata quasi in condizione di clandestinità, mi ha subito folgorato. Momento epocale. Non a caso ci ho scritto anche una canzone, su quel momento, Out of a Coma. "I was a thirteen year old with an elder brother / I didn't wanna stop, I wanted to push further / His London Calling cassette on the stereo tape deck / I knew from that day I'd never look back / Yeah hearing that noise was my first ever feeling / Of waking my mind with someone friendly leadin' me".



#2
Billy Bragg
"A New England"


Billy Bragg, come Joe Strummer e "babbo" Shane MacGowan, è parte di una triade di fratelloni musicali che mi ritrovo a fianco da anni e anni. Bragg l'ho scoperto pochi mesi dopo aver scoperto i Clash, in circostanze analoghe. Stavolta al posto della piastra delle cassette c'era il vinile di Back to Basics, in un pomeriggio molto novembrino in cui stetti sdraiato su un letto con il foglio dei testi (quello versione vinile, grosso come una casa) in mano, a leggere le parole che mi entravano pian piano nelle vene e a commuovermi per il suono di quella chitarra solitaria che echeggiava nel vuoto, e per quella voce un po' così. A New England è importante perchè...perchè c'è sempre stata nella mia vita, e per un periodo il suo testo è anche stato stampato, piegato e custodito nel mio portafogli, sempre pronto a spiegarmi qualcosa.



#3
The Jam
"A Town Called Malice"

I Jam meriterebbero di essere presenti con Ghosts, una canzone che già stamattina ha avuto da parlarmi parecchio, e che forse è la mia preferita delle loro. Però è una canzone complementare a quest'altra, una non può fare a meno dell'altra. E contando che A Town Called Malice è nella colonna sonora del mio film preferito (Billy Elliot) e che assolutamente non riesco a stare fermo ascoltandola, beh, ho deciso di mettere lei. PA PA PA PA PA RAPA PA PA PA RA PA OOOOOH!



#4
The Pogues
"Thousands Are Sailing"

I Pogues di "babbo" Shane non potevano mancare, vi pare? La scelta di una canzone che contasse così tanto per me è stata dura. Ho ripensato al concerto di Glasgow, ho ripensato a Dirty Old Town (ma non volevo che fosse una cover), ho ripensato a mille cose. Però, ecco, nel video c'è la versione del Live at the Town & Country Club di San Patrizio del 1988. Concerto del cui DVD io sono possessore. Un concerto magico, con i Pogues in formissima, e con ospiti Kirsty MacColl, gli Specials e Joe Strummer (fanno anche London Calling, guardacaso). E quando in Thousands Are Sailing il buon vecchio Philip Chevron attacca il controcanto "And we raised a glass to JFK and a dozen more besides"...it really sends a shiver up my spine, è il momento musicale più emozionante mai creato, almeno per me.



#5
Percy Sledge "The Dark End of the Street"

La quinta posizione è sempre la più scomoda da decidere, perchè prima ne hai messe quattro, quattro pezzi da novanta, e ora hai bisogno di un pezzo da inserire, che non sfiguri di fronte alle altre, che riesca a riassumere quanto le altre hanno lasciato fuori, e devi scegliere soprattutto un migliaio di canzoni da escludere dalla top 5. La mia quinta posizione era riservata da qualcosa di ska o soul, quello era fuor di dubbio. Perchè altrimenti avrei omesso qualcosa di importante rispetto a quel che ascolto. La vittoria l'ha avuta Percy Sledge, con questa canzone, una delle più malinconiche e commoventi della storia del soul. Mi ricorda un capodanno passato a stratracannare William Lawson's, se proprio devo tirare fuori un posto e un ricordo legato a quella canzone.




Chiedo scusa a Ghosts dei Jam, a Straight to Hell dei Clash, St.Swithin's Day e To Have and to Have Not di Billy Bragg, ai Madness, agli Specials, ai Bad Manners, ai The Men They Couldn't Hang, a Otis Redding e Solomon Burke, agli Smiths, ai Beatsteaks, ai Dead Kennedys. A tutti diamine. E un sincero vaffanculo a chi ha inventato le classifiche, a Nick Hornby, a John Cusack e Stephen Frears. Però con affetto.

Sunday, February 24, 2008

Watch the world spinnin', gently out of time

And you've been so busy lately
that you haven't found the time
To open up your mind
And watch the world spinning, gently out of time

Certe settimane le vorresti eradicare dal calendario, prenderle dal lunedì mattina e bruciarle dal flusso del tempo. Settimane in cui vorresti tirar fuori la chiodatrice per davvero. In cui salveresti ben pochi momenti (un buon allenamento, due belle ore di guida, 80 euri guadagnati...). Tra le cose che salverei c'è la giornata di oggi. Si è svuotata la testa come intenzione programmatica. Verona, circondato da amici, persone positive, facce sorridenti, risate. E qualche straniero (un gallese, due scozzesi, un'inglese e un'irlandese) con cui attaccar bottone sentendosi chiedere se sei scozzese per via del tuo accento marcato. Rivedendo volti e risentendo voci che si vedono poco, ma che sanno sempre strapparti un sorriso. E fanculo a tutto. Una giornata in cui stacchi, trovi il tempo di aprire la mente e guardare il mondo che gira, con grazia, fuori tempo. Per una volta non ti sballotta e prende a schiaffi, e fa venire il vomito e la nausea. Per una volta va storto, ma con grazia. E dalle tante isole, ognuna con i suoi cazzi, con le sue amarezze, con i suoi problemi, vien fuori un arcipelago di serenità. Il manifesto programmatico, però, è stato enunciato: "Se continua quest'andazzo, inizia la lotta armata!". Ka-tunk!

P.S.: Max, la Clash-Aberdeen connection continua, e tra l'altro lo scozzese di oggi era di Aberdeen!

Wednesday, February 20, 2008

Disclaimer

This is a public service announcement, this is only a test

Ho scritto un racconto in inglese. E l'ho pubblicato qua sotto. In inglese. Non vogliatemi male!

This is not a test of the emergency broadcast system

On The Shiteside

So I saw that train and I got on it
With a heartful of hate and a lust for vomit

(The Pogues “Sunnyside Of The Street”)

‘Tis friggin’ late tonight, and I sit half-collapsed at some lousy counter of some lousy pub I can’t remember the name of. I can’t really remember much of tonight. I recall being here – or was it another pub? – with me mates, and havin’ a couple pints with them. A couple gallons, to be honest, a couple friggin’ gallons. I have some kind of flash-light going in and out in the Guinness-black of my memories of this evening. A very inglorious one indeed. I recall the beers, and a couple drams too. I was loaded when the evenin’ started – ‘tis Friday night tonight – and now I’m friggin’ skint, ynnow. So I can’t remember how many I drank. I only feel them, and recall emptying all the half-empty glasses me mates left behind them.
Must’ve had a sterling time, though. I recall being acquainted with this gal from Leicester, or Nottingham, or whatever. Spent half the night talking to her, I think. I recall myself, all sweaty, in my red polo shirt, shouting at the top of me friggin’ lungs some song. Flippin’ sterling music, they played at that pub. T-Rex, the Clash, Madness, the Pogues. “I’m your toy, your twentieth century boy”. But she didn’t let me be her toy. Probably I did expect a little too much, but you know how that is when you get sore drunk as I got. I really made an ass of meself, I think.
And that’s how I started to get nervous. Smokin’ a fag, with another whiskey in me hand, with my friends pissin’ me off ‘cause Jane had gone home. Jane, that was her name, right. Well, pissin’ me off for a laugh, as you always do among friends. Sort of tryin’ to cheer me up. But I’m a perfect asshole, and I was completely sloshed. I tossed down me shot, put me fag back in my mouth, at the right corner of it, and went over to Davy. Shakin’ me bleedin’ fist in front of his face and yellin’ at him. A complete wanker, I am. He didn’t stop laughing. Actually I must’ve been a very exhilaratin’ sight. I glow red when I’m pissed, and me neck’s veins look like they’re about to friggin’ explode. And Davy laughed, right in me face and all. And this wanker I am couldn’t stand anymore and swung his friggin’ fist at his face. “FUCK AWFF, DAVY!”. Must’ve broken his nose, he was damn bleedin’ all over the place. “Will, what the fuck got in your mind, you pisshead?”. That was Normsy, shoutin’ at me. I swung a fist at him, as well, but was too drunk and heavy. I missed, and he hit me with his head, right in me face. Davy wasn’t the only one bleedin’ now. Then Normsy punched me, in the face again, and now I see a blackeye reflected on the golden bar of this pub’s counter. I must’ve been kicked out, after that, so I chose this other pub, yes. Everything is gettin’ neater in my memory. There’s a bunch of blood-soaked hankies in front of me, I must’ve stopped bleedin’ here.
And now I feel my belly gurglin’, I’d love to puke, I feel like someone’s beaten the livin’ shite out of me. And I feel mad as hell at I don’t know who or friggin’ what. Probably I’m mad at me bleedin’ self. Time to get out of here. Staggering and lagging home, wherever I am right now. The friggin’ Canal, here it is. Birmingham, they call it the English Venice. Except Venice must be a beautiful city, and Brum’s a stinking shithole. I walk on the side of the Canal. Must stay steady on my feet, and it’s friggin’ hard. Must not fall in the Canal. Must not fall. I’m walking over about a million tons of duck crap. The whole friggin’ sidewalk is covered with it. Look on to the other side of the canal, and the path is unbelievably clean. Right, I’m on the Shiteside. Ducks seem to be leaving their droppings only here. Must not fall in the Canal. Must. Not. Fall. My head drops back down, starin’ at the tiny white dots of crap, and I think that maybe this friggin’ world must have a clean side and a Shiteside, as well as the Worcester and Birmingham Canal. And shit falls down only on the ones lagging on the Shiteside. Near a bridge, I hug a lamp-post. Must not fall, don’t fucking fall, William! I have to stop for a slash. I stay clinged onto the lamp-post, and take my willy out. I’ve to leave the company of the lamp-post. Will is havin’ problems holdin’ his willy, and doesn’t want to soak his jeans. Hide under the bridge, not so steady on my feet. Must not fuckin’ fall in the canal. Don’t fall, piss in it, for fuck’s sake. Must not fall down, must not. Fell down. Fucking hell!

(Billie MacGowan "On The Shiteside")

Tuesday, February 19, 2008

Trainspotting


Dopo il post musicale, dettato da uno di quei momenti in cui ci si sente un po' dei Genesio, in cui si tiran le somme, si tiran conclusioni, si racconta la propria storia a sè stessi, è tempo di un post librico. Ieri nonostante la stanchezza non prendevo sonno e ho finito due libri. Il primo è stato The Catcher in the Rye di J.D. Salinger. Vi ho già scassato i coglioni abbastanza con questo libro. Però ieri ho fatto una Holdenata in un certo senso, e ci stava. E' incredibile il rapporto che ho con quel libro, come mi accompagni in momenti topici della mia vita, e nei momenti importanti c'è sempre. D'altronde il signorino Caulfield è un vecchio amico, e c'è sempre nel momento del bisogno. L'altro libro che ho finito è stato invece Trainspotting di Irvine Welsh, prestatomi dal Bimbo, che mi aveva già introdotto a Welsh regalandomi Tolleranza Zero a Natale. Trainspotting gliel'ho regalato io, invece. Mi è piaciuto, meno crudo di Tolleranza Zero, forse anche meno bello, ma mi ha intrigato. Con quel suo modo di essere raccolta di racconti e romanzo. Con la grande quantità di temi che tratta, alle volte più approfonditamente, a volte solo in superficie. Però stimola il pensiero, lancia il sasso. Il resto lo lascia fare alla tua testa. Il lato ottimo della provocazione, secondo me. La citazione viene dal capitolo Na Na e altri nazisti.

Siamo vicini a certi gatti che mi puzzano parecchio. Qualcuno ha la testa rasata, qualcuno no. Accenti misti, scozzesi, inglesi o di Belfast. Uno ha la maglietta degli Skrewdriver, un altro c'ha scritto Ulster is British sul maglione, non per dire. Si mettono a cantare una canzone su Bobby Sands e gli altri prigionieri irlandesi e li fanno a pezzi, non per dire. Io di politica non ci capisco un cazzo, non per dire, ma Sands mi sembrava uno a posto, non aveva mai ammazzato nessuno. Non per dire, ma ci vuole un bel coraggio a morire in quel modo, eh?
Poi uno di quelli, il tonto degli Skrewdriver, si mette disperatamente a cercare di guardarmi fisso negli occhi, con la stessa disperazione che ci metto io a cercare di evitare il suo sguardo, non per dire. La cosa inizia a farsi difficile quando attaccano a cantare: "Non c'è il nero nella nostra bandiera". Noi restiamo calmi, ma il gattone non molla. Ha tirato fuori gli artigli. Si mette a strillare, e ce l'ha con Dode.
"Ohi! Che cazzo guardi tu, negro del cazzo?"
"Ma vaffanculo", gli fa Dode con un ghigno. Ci è già passato per questa strada, il gattone. Io no però. La cosa si sta facendo pesante, non per dire.

San Macacu e San Nissoen

E cumè un sacch de la rüdèra, spèci quaivoen che me tö sö

E' stato un weekend un po' particolare, un po' (troppo) alcoolico e l'avvio della settimana è stato piuttosto traumatico, nonostante si sia risolto bene. No, di più non dico. Domenica e ieri son stati i miei personali dè de San Macacu e le mie personali noc de San Nissoen, e allora lascio la parola al Davide. Più in basso traduzione per i terronofoni!

Davide Van De Sfroos Band
"San Macacu e San Nissoen"

L'è una sira storta cumè un cerott in soel genoecc,
in giir a cràpa volta cun scià un desmila in di sacocc
e tira un'aria stramba, uduu de fogna e de limòn,
e l'angelo custode l'è turnaa indree a cambià i culzòn

Ogni menütt el spuung cumè un'urtìga in di culzètt
c'è chi fa testamento in soel müür del gabinètt
el Grignolino el rüzza, gh'è de sbutunà el vestii
il cielo ha l'orticaria e me ho appèna digerii

E cumè un sacch de la rüdèra, spèci quaivoen che me tö sö
gh'è una madòna in canuttiera che de miracuj ne fà piö
e ogni umbria l'è una pantèra, ogni suspiir el paar un pìtt
e questa loena de grovièra la sà piö gnanca lee se ditt

L'è el dè de San Macacu, la nocc de San Nissoen
se tirum via el cuveerc e se impienissum de canzòn.
L'è el dè de San Macacu, la nocc de San Nissoen
vurèvi smurzà tütt ma ho piö truvaa el butòn

Ogni purtiera verta veed mea l'ura de saràss
la sigaretta stracca veed mea l'ura de smurzàss
se borla giò una stèla la fà mea frecass
esprimi un desiderio, ma gh'è mea de fidàss

De fö de la stazion gh'è Belzebù cun scià i valiis
le corna senza punta e uramai g'ha i cavej griis
cerca un treno per l'inferno se lo troverà
ma in una notte come questa ghe paar de vèss a cà

e cumè Batman in galèra ciapi la mira cuntra i sbarr
e spèci l'alba o la curiera o un taxista in mutucarr,
e cumè un gatt sö la tastiera soni la canzòn di matt
questa mannaia primavera la pica giò senza ciamàtt

L'è el dè de San Macacu, la nocc de San Nissoen
se tirum via el cuveerc e se impienissum de canzòn.
L'è el dè de San Macacu, la nocc de San Nissoen
vurèvi smurzà tütt ma ho piö truvaa el butòn

SAN MACACO E SAN NESSUNO
E' una sera storta come un cerotto sul ginocchio / in giro a testa alta, con un diecimila nelle tasche / tira un'aria strana, odore di fogna e di limone / e l'angelo custode è tornato indietro a cambiare i calzoni. / Ogni minuto punge come un ortica nei calzini / c'è chi fa testamento sul muro del gabinetto / il Grignolino spinge, c'è da sbottonarsi il vestito / il cielo ha l'orticaria e io ho appena digerito. / E come un sacco della spazzatura, aspetto qualcuno che mi tiri su / C'è una Madonna in canottiera che di miracoli non ne fa più / e ogni ombra è una pantera, ogni sospiro pare un peto / e questa luna di groviera, non sa più neanche lei cosa dirti. / E' il giorno di San Macaco, la notte di San Nessuno / ci tiriamo via il coperchio e ci riempiamo di canzoni / E' il giorno di San Macaco, la notte di San Nessuno / volevo spegner tutto, ma non ho più trovato il bottone. / Ogni portiera aperta non vede l'ora di chiudersi / la sigaretta stanca non vede l'ora di spegnersi / se cade giù una stella non fa mica fracasso / esprimi un desiderio, ma non c'è da fidarsi. / Fuori dalla stazione c'è Belzebù con le valigie / le corna senza punta, e oramai ha i capelli grigi / cerca un treno per l'inferno, se lo troverà / ma in una notte come questa, gli pare di essere a casa. / E come Batman in galera, prendo la mira contro le sbarre / aspetto l'alba, o la corriera, o un taxista in motocarro / e come un gatto sulla tastiera, suono la canzone dei matti / Questa primavera maledetta picchia giù senza chiamarti. / E' il giorno di San Macaco, la notte di San Nessuno / ci tiriamo via il coperchio e ci riempiamo di canzoni / E' il giorno di San Macaco, la notte di San Nessuno / volevo spegner tutto, ma non ho più trovato il bottone.

Tuesday, February 12, 2008

Looking in the mirror saying WHO ARE YOU?

Oggi 12 febbraio 2008 (magari il post lo finisco il 13) sono 4 anni dall'ultimo concerto dei Korova Milkbar, il gruppo streetpunk in cui suonavo il basso e facevo i cori. Sei mesi di agonia coronati da quel concerto. Grande da alcuni punti di vista, deludente da altri. Dieci giorni dopo, il 22 febbraio, la decisione di scioglierci. Beh, e cos'è successo (forse complice anche il ritorno a The Catcher in the Rye)? E' successo che ho trovato due vecchie foto, le ho legate alle storie della mia vita, a com'ero a quei tempi, anche a come mai mi chiamo Billie. E che ho pensato alle date. Il 2004 è stato un anno fulmineo, che mi ha in un certo senso preso a schiaffi. I primi esami universitari, la patente (5 febbraio 2004, il foglio rosa scadeva il 14 febbraio, giorno in cui mi sono iscritto a rugby.it), lo scioglimento dei Korova, un'estate da pazzi con la Milkbar Gang, la famiglia estesa di allora. Un incidente sulla statale a Grottaglie. E poi la settimana del 27 novembre di quell'anno, in cui si formarono i Pressure Drop A.K.A., in cui cominciai a giocare a rugby e in cui conobbi persone importanti o che importanti lo son state. Ho pensato a quanto in fretta può cambiare una persona, a quanto son diverso da un Billie precedente, a quanto son cambiato. Le letture, i film, la musica. Le cose fisse, poche. Tagliandomi i capelli settimana scorsa ho sentito di fila "Sono un uomo o sono un ragazzo" dei Klasse Kriminale e "I'm a man, I'm a boy" degli Sham 69 (gruppi che, guardacaso, ascoltavo soprattutto ai tempi dei Korova, anche se ancora hanno un posto nel mio cuore e nel mio lettore mp3). E mi è venuto da chiedermi quanto sono uomo già e quanto ragazzo ancora. Riflessioni che di fronte a uno specchio, mentre ci si tosa il pelo (ho già parlato della valenza del taglio di capelli come "rito di passaggio" o "esorcismo personale"), vengono particolarmente bene. Looking in the mirror saying WHO ARE YOU?, come dice la canzone degli Sham. E guardarsi nelle foto, guardarsi allo specchio...è un po' simile, in un certo senso. Non so dove sto andando a parare, però voglio metterci dentro anche il fatto che ieri ho visto "Into The Wild". Bello, grande musica, grandi paesaggi, bella storia - così liquidiamo l'inutile parte recensiva. Mi ha dato da pensare. Non ho ancora chiaro a cosa, quindi chiuderò il post con le due immagini. Sono entrambe state scattate a maggio 2003, c'è un Billie appena 18enne, o forse ancora per poco minorenne, non ricordo. C'è il buon O'Reele, che fu colui che mi introdusse al rugby e mi ribattezzò Billie, fidata chitarra dei miei gruppi. Ci sono i Korova Milkbar nella formazione originale, in concerto a Cantù. E c'è un Billie che ancora non era chiamato Billie, ancora non aveva le basette, era ancora più ingenuo di adesso, ma era comunque me.

Looking in the mirror saying WHO ARE YOU?

Monday, February 11, 2008

Rugby's Strangest Matches

Finito nuovo libro: Rugby's Strangest Matches - Extraordinary but true stories from over a century of rugby, di John Griffiths. Un libro che sembrava fatto per me, avido di sports writing, di rugby e di storie curiose e particolari sul rugby. E il libro di Griffiths mi ha soddisfatto in pieno, riempiendo le sacche della mia memoria di aneddoti e storie curiose, oltre che aiutarmi a fare una conoscenza un po' più approfondita del rugby dei tempi andati. Vorrei cercarmi anche Boxing's Strangest Fights e Football's Strangest Matches, della stessa collana, e Cane andrebbe a nozze con Golf's Strangest Rounds. Meritava una bella letta. Il racconto che mi è piaciuto di più è uno degli ultimi, "Fifteen Minutes of Fame (Bucharest, April 2000)", che racconta la storia dei Dorchester Gladiators, una squadra amatoriale inglese che stava facendo un viaggio di beneficenza in Romania, portando giocattoli negli orfanotrofi. Beh, cosa gli succede? Che un tizio dell'ambasciata rumena invita questi quarantenni sfiatati a giocare un match con una squadra locale. Peccato per un piccolo malinteso linguistico: lost in translation.

Unfortunately, an error in translation led to the Romanians greatly overstimating the quality of their English opponents. As a result, the Dorchester boys arrived for their 11 a.m. kick-off only to find that the venue was the National Stadium, that an expectant crowd of thousands had turned up and that the match was to be broadcast live on Romanian television. Their opponents, moreover, were Romania's crack club side, Steaua Bucharest. The hosts fielded half-a-dozen full international players as well as the captain of the Romanian national side.

Sunday, February 10, 2008

Barbari RFC

Unni Valcuvia - Barbari 5-27
Campo da Rugby, Cassano Valcuvia

Sono rientrato in campo, finalmente. A Cassano Valcuvia gli Unni inauguravano il loro campo, e hanno invitato una formazione "all star" (e allora io che ci facevo?) delle squadre della provincia di Varese per festeggiare l'evento con un'amichevole. E così 5 bissini del Tradate, tra cui me, si sono uniti a 4 del Varese, 2 dei Sesto Calende Sabres e un manipolo di giocatori della LiUC per formare i Barbari, neanche troppo velato rimando ai Barbarians. Nelle maglie rossonere (mia la numero 19: trovando già occupate 8 e 18, ho chiesto la 19 in omaggio a Paolini) dei Sabres siamo scesi in campo. Son partito terza centro, andando un po' ad interruttore acceso e spento. L'unica occasione per un ciapasù è stata vanificata dall'aver perso la mischia. L'arbitro mi richiama quando ravano in un raggruppamento. Le mani sulla palla ce le avevo da subito dopo il placcaggio, quando non era ancora una ruck, però lui non le vede. Mi dice "Niente mani in ruck, se lo rifai è giallo!".
Il primo tempo finisce 5-5, e Giorgio ci dice all'intervallo "C'è bisogno di qualcuno in prima linea". Time to stand up and be counted. Di fare quel passo avanti, perchè non mi piace ciamarme fora. "Io se c'è bisogno posso provare a tallonatore". E il secondo tempo lo gioco tutto là davanti, soffrendo e lottando, buttando spalle e collo oltre l'ostacolo, e soprattutto rubando due tallonaggi. La prima linea è affiatata rispetto a quella del primo tempo, e reggiamo, qualche volta li spingiamo anche indietro. Fuori ci sono, impedisco l'uscita del pallone in una maul avversaria, guadagno una mischia per noi. Spingo via l'avversario in una ruck sporcando il pallone che volevano usare per un pick'n'go. Noi segniamo 4 mete, e chiudiamo la partita, vincendo 27-5. Cerco di fare il mio, anche se ogni tanto la testa va a corto di ossigeno e mi trovo a fare la capra più di quanto dovrei, e mi faccio richiamare all'ordine dal mediano di mischia. Qualche errore ci sta, soprattutto visto lo stato di stanchezza fisica (martedì e mercoledì allenamento, giovedì palestra, venerdì preparazione atletica ad allenamento) con cui ero entrato in campo. Però io sono anche uno che non si accontenta facilmente di se stesso. Sul mio braccio avevo scritto "Voglio di più", citazione degli Angeli. E io voglio sempre fare e ottenere di più. A fine partita crollo a terra, però. So che tutto quel che avevo l'ho dato, le mie spalle e il mio collo portano la sofferenza della prima linea, le mie gambe la fatica del sostegno continuo. E giocare in prima linea, quando possibile, è sempre una bella soddisfazione, il guadagno di una fetta di paradiso. E sono soddisfatto di me, e mi sono divertito. E i dolori fisici passano in secondo piano e lasciano posto a...alla birra, ovvio.

Sunday, February 03, 2008

Cymraeg

Ei gwrol ryfelwyr, gwladgarwyr tra mâd

Questo c'era scritto sul mio braccio oggi, un tributo alla passione del Galles. Sulla mano, il solito "I'm fuckin' brilliant".

ATRC - Monza 25-0
Uslenghi (Cowlions Arena), Tradate

Vittoria. Fango e vittoria. E fango. Convocato, di nuovo, e di nuovo carico come una molla. In riscaldamento a mille, pronto a tuffarmi su ogni pallone, pronto a fare di tutto per far capire che ci sono e che voglio giocare e che ho tanto da dare. Come ha detto il nostro capitano: "Facciamolo per il culo che ci facciamo tre volte a settimana, su questo campo di merda, nel fango, sotto la pioggia, al gelo". Il fango però l'ho assaggiato solo in riscaldamento. Son rimasto in panchina. Stavolta però non ho rabbia. Solo un po' di malinconia per la voglia di dare sfogo a quel che so fare in campo. Il culo continuo a farmelo. Per me stesso, per i miei compagni. Per quel "Grazie", per quella pacca sulla spalla che arriva sempre, e che ti da la forza di darci dentro un'altra settimana, la voglia di sperarci per un'altra settimana, la resistenza per accumulare tutta la carica che non sfoghi durante le partite e tenerla per quando arriverà il tuo momento. Perchè arriverà, ci sto dando dentro, ad allenamento do tutto me stesso, e arriverà, cazzo, se arriverà.

Eppoi, cazzo, oggi mi hanno intervistato per Rete 55. "Di quel che vuoi, ti chiedo solo di non bestemmiare".

Saturday, February 02, 2008

Standin' in the pissin' rain

Serata strana ieri. Piena di cose "a metà": qualcosa di positivo che implica una sensazione negativa, o il contrario. A metà allenamento me ne sono andato a far la doccia per un dolore alla scapola. Ogni tanto mi capita, la stessa sensazione di un trapano puntato nella scapola. E non riesco più a spingere o sollevare. Doccia. Da solo, tranquillo, con tutti gli spogliatoi per me e il lusso di prendersi quei 5 minuti in più per stare fermi, ad occhi chiusi, fissi sotto il getto a sentire la bocca riempirsi d'acqua. Una cosa che almeno in parte mi ha fatto sentire in pace con il mondo. Per domenica semiconvocato. Se Luigi riesce a far la visita, va lui al posto mio. Glielo auguro, visto che la scapola continua a scassare anche oggi. Serata in sede, come al solito condita a birre e risate. Con un fondo di tristezza però, perchè non si vede più così tanta gente, perchè la sede è diventata un po' più vuota. Oggi inizia il Sei Nazioni. Come al solito, sgabello vicino al pilastro al Galway Bay di Saronno, assieme a tutta la squadra. E stasera potrei darmi alla visione di Paolini, registrato ieri. O anche a una sana dormita.

Thursday, January 31, 2008

For J.D. - with Love and Squalor

I know, it's damn long. Just felt like writing it all down, it just came out of my mind and straight to my hands. I'm sorry if it bores you, don't feel compelled to read this crap.

***

Si, torniamo a bomba sull'argomento Salinger. Il mio rapporto di feticismo con Nine Stories, una discussione su MSN e questo sito sull'opera di J.D. mi hanno portato a riflettere su quanto ho amato The Catcher in the Rye (la traduzione italiana Il Giovane Holden l'ho sempre trovata indecente, più adatta a un mattone romantico tedesco che al libro di cui stiamo parlando. Certo, è sempre meglio che il titolo francese, che non cito per sommo sdegno). Ho trovato un'email, datata marzo 2001, in cui dicevo "Sto leggendo per la 76ma volta Il Giovane Holden". E pensavo all'attaccamento feticistico (si, in questi giorni questa parola mi piace alquanto) che ho coi suoi libri. E' raro che rilegga un libro. Se lo faccio, in genere è per leggerlo in lingua originale se l'ho letto in italiano. Una volta mi è capitato il contrario. Si contano sulle dita di una mano i libri che ho ripreso e riletto (tra cui un insospettabile Andromeda di Michael Crichton. E' l'unico libro di quel genere che possiedo, e ogni tanto lo rileggo). E di sicuro quello che ho letto più volte è proprio lui. Ricordo di averlo letto un'estate, come compito delle vacanze del liceo. Professori lungimiranti, evidentemente, gente che ha capito che leggere quel libro a una certa età è un passo doveroso da far compiere a un adolescente per una sua decente crescita morale. E ieri pensando a questo mio rapporto d'amore con il supporto fisico, son riuscito a decifrarne il perchè, credo. Quando si legge un libro di Salinger (parlo per me, ovvio) ci si ritira momentaneamente dalle faccende del mondo. Non so contare le volte che l'ho letto. Ricordo dei momenti. Come decidere di rimettermi a leggerlo dopo una nevicata mattutina. O rileggerlo di notte senza riuscire a chiudere occhio. Fattostà che leggere un libro di Salinger è una faccenda molto intima. Ci sei tu, c'è Salinger, c'è il libro come supporto fisico (belle le copertine sobrie che son state fatte da Einaudi, ne conservano quest'alone di sacralità), e poi ci sono i personaggi del libro. Personaggi che senti come tuoi amici intimi, o comunque gente con cui stai interagendo in quel momento. Che vorresti proteggere, perchè in fondo mettono a nudo le tue debolezze. Ecco perchè i libri di Salinger non sono da scaffale, ma da tasca. Non vanno MOSTRATI, vanno tenuti con sè, sono un'esperienza, un rito, un momento di passaggio. E infatti la dedica di Salinger all'inizio di Alzate l'architrave, carpentieri e Seymour: introduzione è la seguente:

Se in tutto il mondo è rimasto ancora un lettore che legga per il gusto di leggere - o che comunque dopo aver letto se ne vada per i fatti suoi - gli chiedo o le chiedo, con indicibile affetto e gratitudine, di dividere la dedica di questo mio libro in quattro parti con mia moglie e i miei bambini.


Si, scrivendo tutto 'sto spatafione su un blog non mi sto guadagnando la dedica, lo ammetto. Però volevo esplorare un po' il mio rapporto con i libri di Salinger, ecco tutto. E per altro il fatto che questa mia discussione stia prendendo la via delle lunghe e sia destinata a risultare inconcludente e noiosa penso sia un segnale di quanto lo stia facendo più per me che per l'altrui "amusement". Un po' come quando Buddy Glass decide di presentarci il fratello Seymour e finisce per presentarlo a se stesso. Penso a Nine Stories, acquistato in inglese su Amazon, credo perfino usato, stampato nel 1991 da Little, Brown Books (la casa editrice del buon J.D.). Della sua aura di accoglienza, semplicità e intimità vi ho già parlato estesamente ieri. Tutta la pagina occupata da parole che vorrebbero rompere gli argini dei margini...bah, è inutile che ricomincio con questo sentimentalfeticismo. Franny e Zooey l'ho letto largamente in tram, o in giro per strada a Milano. Preso in Feltrinelli con un buono regalo. Non so perchè, ma non ho sviluppato lo stesso rapporto che con gli altri volumi. Con lo stesso buono di Franny e Zooey ho preso anche Alzate l'architrave, carpentieri e Seymour: introduzione, che invece è stato parecchio feticistico. Per vari motivi. Primo: mi ha fatto ri-innamorare di Salinger. Il primo dei due racconti mi ha davvero lasciato secco, l'ho finito tenendo la bocca aperta dalla meraviglia di quanto fosse perfetto. Secondo: l'ho prestato, ma prima ha stazionato nel bagagliaio della mia macchina, dove è stato investito da qualche borsa da rugby, rovinandosi. Mezzo strappato e piegacciato, rappresenta in pieno l'ideale di libro vissuto che sto cercando di esprimere. Insomma, un volume con cui si ha un rapporto forte anche dal punto di vista fisico. Il Buddy Glass di Alzate l'architrave, carpentieri e il suo vecchietto sono due amici che riconoscerei in una piazza, e così il libro è riconoscibilissimo a distanza di metri. E arriviamo finalmente a Il Giovane Holden. Posseduto (oramai possiamo anche dirlo, ovviamente in metafora) carnalmente sia in italiano sia in lingua originale. Quello in italiano è il famoso che ho acquistato. Citando il sito di cui sopra:

Queste inusuali tattiche letterarie donano al lettore la posizione di essere di fatto uno dei principali personaggi del libro, rendendo così la sua lettura un'esperienza intensamente personale. Molti leggono per la prima volta Il Giovane Holden quando son giovani. Il suo impatto è di solito molto profondo durante l'adolescenza. La lettura di questo libro molto spesso rimane uno dei ricordi più piacevoli della propria giovinezza, e il legame che si forma tra il personaggio di Holden e il lettore spesso sopravvive agli anni. Rileggendo a distanza di anni il libro, non solo si reistabilisce quel legame con un vecchio amico, ma anche con se stessi da giovani.


"E' tutto vero", ho pensato leggendo questa frase, e ho deciso (ricordando anche una frase del vecchio Fergus che consigliava a una ragazzina di leggerlo e rileggerlo poi a distanza di anni) quindi di rileggermi The Catcher in the Rye. Ci son vari motivi per questa decisione, è una storia lunga, ma oramai ho svaccato in questo post, e vado avanti a raccontarla. Beh, le varie letture di The Catcher in the Rye, come già detto, sono state grandi esperienze, anche se non sarei in grado di discernerle l'una dall'altra. Anche perchè, va detto, lo leggevo con cadenza bi o trimensile praticamente (al liceo ero un divoratore di libri non indifferente, con dei ritmi da fare impallidire il me stesso di adesso). L'ho letto due volte in inglese (appena comprato e la volta della neve) e almeno una decina di volte in italiano. E' uno di quei libri che vanno letti la prima volta come si legge da adolescenti, di quelli che per finirli stai su tutta una notte, una di quelle notti che non dormiresti perchè hai la tua adolescenzialità (meriterei la fucilazione per aver usato questo termine) a tenerti sveglio. E lo finisci alle 4 di notte, rimanendo a bocca aperta, come colto da un'illuminazione o da una rivelazione. Un'epifania. L'ultima volta che l'ho letto credo coincida con il mio stage in Universal. Un periodo di "rottura" nella mia vita, in un certo senso. E in realtà lo cominciai a leggere in inglese e non lo finii. La mia copia inglese era stata acquistata all'areoporto di Heathrow, credo di ritorno da Edinburgo. WH Smith, credo, ma potrebbe essere benissimo anche un Waterstones o qualcos'altro. Quel maledetto febbraio fu una persona a farmi venire voglia di rileggermelo, e fu la stessa persona a cui lo prestai. Non sto a parlare del mio rapporto con questa ragazza o di come si sia perso. Fattostà che da quella volta che le prestai il libro non la vidi più, e il libro con lei rimase, attaccato a fantasmi, rimorsi e rancori. Devo ringraziare due persone in particolare. Peppe e Phoebe, che mi convinsero, mentre si progettava la vacanza in Irlanda del Nord, ad acquistarlo in quel di Belfast. Per voltare una pagina, per chiudere una porta. The Catcher in the Rye l'ho acquistato quindi in quel di Derry, in una giornata passata in compagnia di soli sconosciuti o di me stesso. Una giornata molto emotiva per me, spesa in una città che ha una sua magia e una sua vitalità, incastonata in una terra piena di fascino come l'Irlanda del Nord. E così nuovamente l'acquisto di un libro di Salinger si è rivelato una pietra miliare che ha segnato un momento importante della mia vita, un passaggio di pagina. Dopo Belfast ho imparato molte cose su me stesso, e ancora tante ne sto imparando. Credo siano stati mesi che mi han fatto crescere. Ed è per questo che credo sia venuto il momento di parlare con due vecchi amici. Holden Caulfield e, soprattutto, un me stesso di qualche anno più giovane.