Wednesday, April 30, 2008

Ducks and gulls


Una citazione da Watership Down l'ho tenuta a parte, per una anatroccola, o papera che sia, che invece di scoprirsi cigno si è riscoperta gabbiano e ha sentito il richiamo del mare. Nel pezzo sono due conigli che parlano dei racconti di Kehaar, un gabbiano che hanno appena conosciuto. Mi ha sempre colpito il modo in cui la gente cresciuta vicino al mare ne senta la mancanza, si senta mancare il fiato se per un po' di tempo non riesce a vedere quella distesa sterminata d'acqua di fronte a sè. Io sono più uomo d'acqua dolce, cresciuto tra laghi e fiumi. Le regalo anche una canzone, stupenda, di Gavin Clark, Never seen the sea, che dice I came without reason, so bitter, so free. You're born by the river, but you've never seen the sea.

Auguro alla papera-gabbiana che sentire il rumore del mare le faccia ritrovare la sua tranquillità e serenità e vedere orizzonti inimmaginabili, che il cielo grigio di Milano e la corrente alle volte crudele e implacabile dei suoi navigli non lasciano, a volte, intuire.

"He says," said Bigwig, looking very straight at Holly, "he says that a long way from here the earth stops and there isn't any more."
"Well, obviously it stops somewhere. What is there beyond?"
"Water."
"A river, you mean?"
"No," said Bigwig, "not a river. He says there's a vast place of water, going on and on. You can't see to the other side. There isn't another side. At least there is, because he's been there. Oh, I don't know - I must admit I can't altogether understand it."
"Was it telling you that it's been outside the world and come back again? That must be untrue."
"I don't know," said Bigwig, "but I'm sure he's not lying. This water, apparently, moves all the time and keeps breaking against the earth: and when he can't hear that, he misses it. That's his name - Kehaar. It's the noise the water makes."

Watership Down

Watership Down, di Richard Adams, finito dopo lunga lettura, visto che l'avevo iniziato a gennaio. Beh, una lettura lunga e anche impegnativa, però decisamente meritevole. In italiano il libro è più noto come La collina dei conigli, e ho deciso di leggerlo dopo aver visto anche il bel cartone dedicato alle vicende di Hazel, Fiver e degli altri conigli. Quello che mi ha colpito è stata la fervida e potente immaginazione di Adams, capace di lasciarmi, in alcuni momenti, a bocca aperta; e tutte le parti sull'epica e la mitologia dei conigli mi hanno rapito, con le storie di El-Ahrairah, del coniglio nero di Inlè e di Frith. Il coniglio (l'uomo), la notte (la morte) e il sole (Dio). Un po' come le nostre mitologie e leggende. Il personaggio che più mi ha affascinato è stato Dandelion, il coniglio più dotato nel raccontare storie, che si prende il carico di arringare tutto il "branco" di conigli con le storie delle avventure di El-Ahrairah o quelle stesse vissute dal proprio gruppo di compagni contro The Thousand, i mille nemici della vita del coniglio.

And Frith called after him, "El-ahrairah, your people cannot rule the world, for I will not have it so. All the world will be your enemy, Prince with a Thousand Enemies, and whenever they catch you, they will kill you. But first they must catch you, digger, listener, runner, prince with the swift warning. Be cunning and full of tricks and your people shall never be destroyed."


There is a rabbit saying, "In the warren, more stories than passages"; and a rabbit can no more refuse to tell a story than an Irishman can refuse to fight.


Aloud, he said, "Our stories haven't changed in generations, you know. After all, we haven't changed ourselves. Our lives have been the same as our fathers' and their fathers' before them".


Thayli's reply, when it came, was low and gasping, but perfectly clear.
"My Chief Rabbit has told me to defend this run and until he says otherwise I shall stay here."


"If we ever meet again, Hazel-rah," said Dandelion, as he took cover in the grass verge, "we ought to have the makings of the best story ever."
"And you'll be the chap to tell it," said Hazel.

Tuesday, April 29, 2008

Ma insomma...


Isabella...quando arrivi?
Ti stiamo aspettando!

Sunday, April 27, 2008

Trènu, trènu

Trènu trènu che te moevet la cùa,
porta chi che spèci e pö turna a cà tua
(Treno, treno che muovi la coda, porta chi aspetto e poi torna a casa tua)

È da qualche giorno che ho questa canzone in testa. La adoro, perché son sempre stato affascinato dai binari, dalle stazioni, dai treni. I treni sono oggetti sacri, portano persone, portano storie, sanno essere corridoi e palcoscenici. Treni che portano storie, treni che le raccontano, treni che sono storie (e forse il mio posto preferito nel Museo è il Padiglione Ferroviario, con quei treni che mi piace tanto raccontare). E anche le stazioni. La “mia” stazione è quella di Lomazzo. Dista 20 metri dal posto dove è nata e cresciuta mia madre e dal posto dove lavorava ai tempi in cui studiava. Il posto anche che in qualche modo fece conoscere mio nonno (il mio ramo prealpino orobico) e mia nonna. Vivono tuttora lì i miei zii e i miei cugini, su una stradina che dà sullo stabilimento della Somaini. Da piccolo chiamavo quella fabbrica enorme (ora per metà abbandonata, destinata ad esser rasa al suolo per diventare un polo tecnologico) “la Pagoda”. A duecento metri da lì, sulla via parallela alla ferrovia verso Caslino, producono la Spuma 38. La prima volta che ho preso un treno, l’ho preso lì, probabilmente per un’altra stazione che ha contato molto nella mia vita, Como Laghi (o Como Borghi?). A Lomazzo ho preso un’infinità di treni, son partiti un’infinità di miei viaggi. Da quelli quotidiani per andare a Milano Cadorna, a quelli di svago per andare a Como Laghi, da quelli per prendere da Cadorna la metropolitana, raggiungere Centrale, e mollare per qualche giorno gli ormeggi verso qualche altro luogo. Ricordo quando un treno mi passò davanti, quando dovevo andare a trovare una ragazza a Como, ricordo vari preparativi per partenze. Ricordo tanti freddi in stazione alle 7 del mattino. Ogni mànegh de chitàra in fondo el paar ‘na ferrovia, ogni manico di chitarra in fondo sembra una ferrovia. Altre stazioni le ricordo molto bene, pur non essendoci mai stato viaggiando, mi viene in mente quella stazioncina, a Borgo Panigale, che non ho vissuto in treno, ma non per questo fu meno intensa.

Sun che a parlà insèma a una cler,
bèvi per sculdàss, pö se tìri cumè un fèrr,
innaanz e indree in sö la cràpa del demòni,
cunt el cieel che spüda i stèll e sciüscia i lampioni
(Son qui a parlare con una saracinesca, bevo per scaldarmi e finisco per ubriacarmi. Avanti e indietro in testa al demonio, con il cielo che sputa le stelle e succhia i lampioni)

E poi, una cosa delle stazioni che mi ha sempre affascinato, è il suo unire e dividere persone. Quei saluti, quegli orari così incombenti alle volte. Ecco come mi viene da definire una stazione. È un luogo che scandisce un viaggio. Ed è così che una stazione riesce a scandire anche i nostri viaggi, le nostre storie, di qualsiasi tipo queste siano. Che siano vacanze, ritorni a casa, vita di tutti i giorni, incontri con amici e gente a cui si tiene, momenti da affrontare per un motivo o per l’altro. Stazioni di partenza, di arrivo, capolinea e stazioni di transito. Stazioni abbandonate e in disuso, e stazioni che sei lì ma non devi scendere né salire, stazioni mai esistite, stazioni solo sentite raccontare. Ricordo incontri con gente mai vista, commiati con gente che non avrei più visto, momenti impacciati, momenti intensi, momenti che erano entrambe le cose, ricordo arrivederci promettenti e altri invece bui e minacciosi, abbracci, baci, pacche e anche solo saluti di educazione. Ricordo sorrisi inarrestabili, groppi in gola, risate, lacrime. Gente che viene solo per salutarti, per portarti qualcosa per addolcire il viaggio, per tenerti compagnia in attesa di un treno, per salutarti nei 5 minuti tra quando le porte si aprono e chiudono, ricordo stazioni in cui ho solo pensato a gente, o ricevuto notizie, stazioni da cui si vedono campi da rugby o che sono vicine a pub. Ricordo ritorni da brucianti delusioni e stazioni dove alla fine non son mai andato. Ricordo mille momenti vissuti in stazioni.

E spèci un trènu che l’è mai partii,
sö sti binari che i henn mai finii
te me vedareet in tücc i staziòn
a specià quel trènu senza sö nissoen
(E aspetto un treno che non è mai partito, su questi binari che non son mai finiti. Mi vedrai in ogni stazione ad aspettare quel treno senza su nessuno)

Lomazzo, Como Laghi, Como Borghi, Milano Cadorna, Milano Centrale, Cadorago, Caslino al Piano, Bologna Centrale, Bologna Borgo Panigale, Parma, Lamezia Terme, Taranto, Roma Termini e Roma Tiburtina, Torino Porta Nuova, Saronno Sud, Como Camerlata, Como San Giovanni (Como San Giuvà, per gli amici), Prestwick International Airport, Glasgow Central, Leicester Central, Rugby, Coventry, Nuneaton, Birmingham, Nottingham, Luton Airport Parkway, Parigi Gare De Lyon, Zurigo, Milano Lambrate, Sesto San Giovanni, Napoli Centrale, Cantù-Cermenate, Santhià, Biella, Tradate, Reggio nell'Emilia, Quarto Oggiaro, Serenella, Verona Porta Nuova, Firenze Campo di Marte e Firenze Santa Maria Novella. A Firenze SMN c’ero già stato, a Firenze non proprio. C’ero stato solamente per dormire, di ritorno da Roma, ospite di amici di amici, ma non avevo visto la città. Questo weekend ho rimediato alla mancanza: i miei binari mi han portato a Santa Maria Novella (per gli amici SMN o Smadonna). È bello scendere da un treno per trovare un abbraccio, è sempre un po’ malinconico stare su una banchina e vedere, con un po' di groppo in gola, un treno che si porta via qualcosa. E non so come finire questo dannatissimo post, quindi non lo finisco, che se ne stia qui, come una stazione di transito, a guardare da dove arrivano i binari e scrutare dove son diretti.

Gh’è una roesa de plastica in mèzz a la rüdèra,
la fàcia de vedru de una guardia de fruntiera,
rutàmm, rutàmm che me fii cumpagnia
adèss ve foo vedè la sua futugrafia
[...]
A sto trènu de merda, soo piö cosa diich
(C'è una rosa di plastica in mezzo alla spazzatura, la faccia di vetro di una guardia di frontiera. Rottami, rottami che mi fate compagnia, adesso vi faccio vedere la sua fotografia. A 'sto treno di merda non so più cosa dire)

Wednesday, April 23, 2008

It was worth it, after all

C'è qualcosa che non va...

...col sistema educativo italiano, se ti becchi una scena del genere con una seconda media:

BMacG: "Allora, il sottomarino ha fatto l'Adriatico e il fiume Po, poi a Cremona l'han scaricato, non poteva più navigare. Come avran fatto?"
Bimbo 1: "E' andato per gli affluenti!"
BMacG: "Vi ho detto che l'han scaricato, non poteva più navigare!"
Bimbo 2: "Ha preso il naviglio!"
BMacG: "Ma cosa vi ho appena detto?"
Bimbo 3: "Ha risalito la corrente!"
BMacG [alla disperazione]: "Ragazzi, fermi tutti, calma, leggete il labiale: a Cremona l'han scaricato perchè non poteva più navigare, allora, come ha fatto ad arrivare a Milano?"
...
Bimbo 4: "Ha percorso il Po"

Sparachioda anche tu i ritardati frutto dell'italica istruzione!

Sunday, April 20, 2008

Not a single inch

Lecco - Tradate Biss 34-0
Bergamo - Tradate Biss 15-5
Centro Sportivo Al Bione, Lecco

Down in the ground where the dead men go.

Notte tormentata, prima della partita. Tra cadute dal letto, incubi, casino e quant'altro. Quando non prendo proprio sonno, non ce n'è, faccio spesso una cosa: sposto il cuscino al fondo del letto e mi metto a dormire al contrario, coi piedi dove di solito tengo la testa. E' così che mi son svegliato, con la stanza messa a soqquadro dal lancio di cuscini e coperte avvenuto durante il mio sonno agitato. Ciònonostante, Sunnyside of the street nelle orecchie e bei pensieri in mente, per affrontare la giornata sorridendo. Due le partite, completamente diverse. Una, contro Lecco, nervosa, in cui io ci son cascato come un pivello e mi son fatto "tirar dentro". Le abbiamo prese, sia fisicamente, sia in quanto a punti. Però quando Lecco ha cercato di sfondare con una maul nella nostra area di meta, e noi non abbiamo ceduto passo, resistendo, ben piantati con i piedi per terra, senza lasciargli un centimetro di avanzamento...è stato commovente, lo ammetto.
Contro Bergamo è stata un'altra partita. Il mio obbiettivo personale era tenere duro, non mollare neanche per un minuto di sconforto, per un minuto a culo per terra dopo una botta, per un centimetro, per un placcaggio. Sbagliare cose? Ci sta, ne ho sbagliate tante. Però so di averci messo tutta la mia grinta e anche tanta concentrazione. Anche se ho una bella responsabilità su una meta e su un calcio libero dato a favore avversario. Ho cercato di stare dove servivo, sapendo che i miei compagni avevano bisogno di me e di quel poco di esperienza in più che ho rispetto a loro. Ho placcato, ho rotto il cazzo nei raggruppamenti, ho coperto dove c'erano praterie fuori. L'altro obbiettivo era cercare di farmi "faro" per gli altri, di aiutarli e guidarli. E prima dell'inizio della partita col Bergamo Dante, il capitano, annuncia che non ce la fa. I "gradi" passano a me, e anche il posto in prima linea, da tallonatore. Dove ho ben figurato, nonostante la nostra mischia arretrasse costantemente, portando a casa tutti i miei tallonaggi, e fregandone un paio a un tallonatore scafato e molto bravo. Tenendo duro, anche qui, cercando di non cedere. Non alla fatica, non allo sconforto, non alle spinte degli avversari. Loro son più bravi, ci fanno tre mete. Però noi giochiamo, ci facciam valere, e fino alla fine continuiamo a cercare una meta. Che arriva, allo scadere, da un pilone in sostegno all'ala, dopo che Alfredo (pur essendo mmmorto) da centro aveva fatto uno spettacolo degno del miglior Campese. Fine partita. La commozione, le lacrime, l'abbraccio di Dante: "Bravo Billie, sono orgoglioso di te". Abbraccio tutti gli avversari. E' stata una partita dura, ma bella, li ringrazio per aver condiviso questa "battaglia" con me. Poi cerchio, chiamo i miei compagni.

"Grazie a tutti ragazzi. Vederci fare quella meta valeva la pena di tutto il culo che ci siamo fatti là davanti".

Saturday, April 12, 2008

The Yellow-Blues Brothers


Io & il mio protetto, di cui parlai già nel precedente post.

Friday, April 11, 2008

Noi beviamo gli ettolitri (I love ATRC)

Gioco in una squadra di idrovore, andandone molto fiero. Terzo tempo di domenica, la gara con la capolista Chicken. In campo han vinto loro, 19-12, ma fuori...eh...fuori...
Da notare la GRRRRRRANDEEEEE prestazione di Bimbo che vuota una media in tre secondi netti ("Bimbo?" "Eh?" "Grrrraaaaandeeee Bimbo!") e l'esultanza sborona di Dada Movandi, che ha dedicato la vittovia a sua madve che ha tvombato e ha fatto un figo come lui. Domani Dada verrà battezzato, è il mio pvotetto e gli ho fatto fare la sua prima meta, insomma, sono un po'...un po' commosso per lui. Coglione, facci una meta!


Sunday, April 06, 2008

Men and Dust

Monza - TraBorgo 10-0
Lecco - TraBorgo 24-0
TraBorgo - Bergamo 5-5
Campo Sghirlanzoni, Bergamo


Certe emozioni le avevo dimenticate, certe sensazioni. Come combattere per tre ore con se stessi per prendere sonno alla vigilia di una partita. Tanta l'emozione e la voglia, da non stare più nella propria stessa pelle. Quelle sere che per calmarti ti metti un ovale nel letto, a mò di pelouche. E al mattino, quanto tempo che non mi svegliavo iniziando la giornata con Sunnyside of the Street in autoradio. Ho sorriso per tutto il tragitto verso Tradate, e poi fino a Bergamo. Torneo dei Longobardi, prima giornata. Il frutto del lavoro di due anni di poveri cristi come me, come capitano Dante, come il killer Pelu. E la soddisfazione di giocare a fianco di altri amici, gente che viene a sudare con te tutte le settimane...Morris, Come, Lame, Alfredo. E anche i novellini, arrivati da poco tempo e subito buttati nella mischia. Infine, l'ottima prestazione da compagni di squadra che ci ha offerto il Borgomanero San Marco, mettendosi a disposizione e non solo per fare numero, ma per divertirsi assieme a noi. TraBorgo, l'abbiamo chiamata. Io lo sapevo già. Che ero scarico fisicamente, per via della dieta, ovvio, e che quindi non sarei riuscito a dare del mio meglio. Ci ho provato lo stesso, nonostante la giornata fosse iniziata prendendo una botta tremenda allo stinco topicando per le scale di casa, e nonostante durante la prima azione della partita una botta alla gamba mi abbia ridotto allo zoppicare (condizione che tuttora permane). Zoppicando qua e là per il campo ho fatto qualcosa di buono e qualche cazzata (diamine, Billie, so che hai una voglia matta di segnare la tua prima, ma non puoi vedere rosso a meno di dieci metri dalla linea di meta e sprecare palloni). Troppa foga, poco ossigeno e poco pensiero. In compenso, zoppicando per la polvere di Bergamo qualcosa di buono l'ho fatto e, date le premesse, credo non fosse il caso di domandare troppo a me stesso oggi. Sono sempre severo con me stesso, ma oggi faccio un'eccezione. Oggi l'importante era essere riscesi in campo, dopo due mesi. Aver riprovato queste sensazioni, queste emozioni. Aver fatto ripartire la mitica Biss, aver di nuovo vestito la "mia" numero 8. Essermi ripreso "il mio gomitolo".

Saturday, March 29, 2008

Wednesday, March 26, 2008

St.Swithin's Day

Ok, vi ricordate la mia fissa tremenda per The Catcher in the Rye? Il mio feticismo su Salinger? A dicembre ho ordinato una cosa su Amazon. C'erano problemi con la spedizione in Europa (semplicemente non la facevano), e allora il pacco, partito dalla West Virginia, ha dovuto fare tappa in California, dove vive mia sorella. Sorella tornata in Europa per Pasqua, con il prezioso pacco in valigia. Pacco che mi ha consegnato ieri. Dentro, una busta di plastica, di quelle da collezionisti di fumetti. Perchè il contenuto era un fumetto. Anche abbastanza raro, visto che la casa editrice è fallita l'anno successivo alla pubblicazione e la ristampa del 1998 è andata esaurita. Ed è così che mi ritrovo in mano, con una leggerissima crease sulla copertina, mi ritrovo in mano, delicata e chiusa in una busta di plastica che non fa che dare una connotazione feticistica anche a questa pubblicazione, St.Swithin's Day, graphic novel con testi di Grant Morrison e disegni di Paul Grist, edito da Trident Comics nel 1990. Perchè c'entra con me, dove ho scovato 'sta dimenticata rarità da buco del ragno? Cercavo su Google il testo di St.Swithin's Day di Billy Bragg, una canzone a cui sono molto legato (e c'è anche una mitologia felsinea circa la Partita dell'Anno che tira in ballo questo giorno). E leggo il risultato "St.Swithin's Day (comic) - Wikipedia, the free encyclopedia", la cui didascalia cita:

St.Swithin's Day tells the story of an alienated British teenager in the 1980s and in particular, Margaret Thatcher's time as British Prime Minister...

Una descrizione che è bastata a incuriosirmi, ovviamente. Aperta la pagina, cerco di scoprire di più, e scopro che la scena di apertura vede il protagonista taccheggiare in un negozio di libri una copia di The Catcher in the Rye. Curioso, nevvero? E il protagonista dice "I want them to find it in my pocket when this is all over". It? It cosa sarebbe? Sarebbe che il nostro diciannovenne senza nome prende un treno per Londra con uno scopo preciso: assassinare Margaret Thatcher, per far smettere "la pioggia". Il viaggio, l'intero novel, è un piccolo rito di passaggio, con tanto di scritte sul corpo (il nostro Holden Caulfield del nord dell'Inghilterra, spaventato dall'idea di venire incasellato in una categoria, si scrive sulla fronte NEUROTIC BOY OUTSIDER). Riti di passaggio, di crescita, di iniziazione, cose che mi han sempre affascinato e in questo momento lo fanno in maniera ancora più forte. Neurotic Boy Outsider, purtroppo, rimane anch'essa una categoria, una casella. E anch'io ho avuto i miei problemi con le caselle. Però è una casella verso la quale provo un certo qual affetto. E' la stessa casella di Holden Caulfield, e di mille altri miei eroi. Sento che sia stata anche la mia casella per diverso tempo, e rimane un po' di Neurotic Boy Outsider dentro di me, ne sono certo. E questo fumetto, così faticosamente atteso, così feticisticamente arrivato, così velocemente fruito (un quarto d'ora di lettura) è un ritratto splendido dei pensieri di qualsiasi Neurotic Boy Outsider. E' una storia molto personale (il racconto di Grant Morrison è in parte autobiografico, oltretutto), ma come tante storie personali, è condivisibile da tantissimi e coinvolgente per chi ha empatia con tali sensazioni. Il Sun, alla pubblicazione del libro, titolò "Death to Maggie book sparks Tory uproar", fermandosi alla superficie, alla mera idea che il punto del libro sia l'assassinio di Margaret Thatcher. Quando in realtà potrebbe benissimo parlare di una fuga da scuola a New York o di qualsiasi altro atto. La protagonista non è Maggie, che è un semplice tema di colonna sonora. Il protagonista è il Neurotic Boy Outsider senza nome. Colonna sonora consigliata per la lettura: There she goes e The Day that Thatcher Dies. Ok, lo ammetto, a The Day that Thacher Dies non ci avevo pensato, e forse non è neanche perfetta per il mood. Io ci ho messo Temptation dei New Order.

Saturday, March 22, 2008

My Match

La mia partita. Ne parlai già. L'unica mia presenza da titolare in prima squadra in campionato. Il numero 7 sulla mia schiena. Emozioni fortissime, commozione a mille. Sul filmato promozionale dell'ATRC ci sono anch'io, e allora ho tirato fuori i secondi dedicati a quella partita, tutti per voi, per condividere la mia emozione nell'avere un ovale in mano.




Tuesday, March 18, 2008

Co.Co.Pro.


Vi offrirei anche da bere. Lettera contabile dalla banca, 5 euro di stipendio a gennaio. Un'ora di formazione, pagata la metà di un'ora normale. Peccato che per andare a quell'ora di formazione ho preso un treno che costava 5 euro e 40.

Getting away with it all messed up

Ho conosciuto Spud, indossava un kilt e una camicia hawaiana.

Spud - All that is strange, but harmless.

Come riassumere un weekend come quello passato a Roma gli ultimi giorni? Non saprei farlo. E si che mi si son fatti complimenti da grande affabulatore da un paio di persone. Però è stato un weekend molto pieno, molto particolare e molto sorridente. Non che siano mancati i pensieri e i momenti no, e la stanchezza ha fiaccato non poco il mio stato di forma. Però passare 5 ore a sparare le peggio vaccate a raffica mangiando tiramisù e bevendo cioccolata non ha prezzo. E neanche vedere l'Italia finalmente vincere una gara del Sei Nazioni di fronte ai tuoi occhi. E non ha prezzo nessuno dei momenti passati tra volti amici in questo weekend. Anche quando gente che hai visto per la prima volta, amici di amici, ti ospita e rifocilla, quando per un giramento repentino ci si fa una scarpinata dal pub a vedere il Colosseo, quando rovini a terra in Campo dei Fiori saltando in braccio a un amico e sovrastimando la sua capacità di tenerti senza crollare al suolo. Quando un momento che aveva destato tanta preoccupazione si rivela in realtà tranquillo e senza problemi, quando qualcuno ti viene incontro tutto sorridente, felice di poterti vedere per poterti consegnare un piccolo regalo pensato per te. O quando i piccoli regali vengono accolti col sorriso da qualcun'altro. Quando non ce la fai più dal ridere e tiri testate al tavolo, quando il sonno ha la meglio di te, quando incontri il clone di Spud e, Tom Tom in mano, cerchi di aiutarlo a ritrovare il suo albergo. Quando i cofani diventano tavoli, i parcometri argomenti di conversazione, i doppi sensi volano ad altezza d'aria causando ilarità generale e quando incontri gente che non vedevi da tempo. Quando spieghi a uno scozzese che è già 4 anni che senti scozzesi che ti assicurano che entro due anni l'Italia vincerà il Sei Nazioni, e ci stai parlando perchè l'hai visto cantare una canzone che non conoscevi al pub e gli devi chiedere assolutamente che canzone è. E lui ti dice che è "Getting away with it" dei James. Getting away with it all messed up, getting away with it all messed up, that's the living.

Monday, March 10, 2008

Faccio fotocopie in ufficio


Post un po' variegato, ci sono un paio di cose di cui parlare. Innanzitutto le foto qua sopra son quelle della partita Unni vs Barbari. Così Guido Fan Deluso non potrà più lamentare l'assenza di mie foto con la testa fasciata su questo blog.

Secondo: vorrei fare i miei grandissimi complimenti a una persona che ha raggiunto un obbiettivo insperato. Mi son commosso alla sola notizia, nonostante sia una persona che ho visto due volte e basta. Una delle tante persone nella mia vita che, nonostante gli incontri non siano frequenti, non esito a definire presenze positive. Son sicuro che questa nuova notizia e sfida la affronterà col solito sorriso, e che le rimarrà un ricordo indelebile e impagabile. Sperando sia solo la prima di una lunga serie.

Terzo: un doveroso tributo al mitico Berna, al secolo Ricky, che ho avuto l'onore di capitanare nelle credo uniche due partite che ha giocato con il Tradate Biss, dove ha iniziato a giocare. Emigrato oltremanica, si è unito ai London Italians e in qualità di Exile è stato intervistato con la sua squadra da Marco Paolini. E da ieri, quando l'intervista è stata trasmessa in tv, è diventato un'icona del rugby nazionale, perchè lui FA FOTOCOPIE IN UFFICIO!

A drink with Shane MacGowan

Finalmente l'ho letta. La biografia di Shane MacGowan fatta a interviste dalla sua oramai moglie, Victoria Mary Clark. Se avessi saputo prima l'identità dell'autrice, non penso l'avrei comprato, devo essere sincero, e all'inizio il libro mi aveva fatto storcere un po' il naso. Un po' per l'uso ossessivo di avverbi (mercilessly, mirthlessly, boldly, e avanti ancora) che fa la Clark, un po' perchè mi sembrava una specie di volersi mettere in mostra. In realtà è un libro piacevole, certo non indispensabile, ma piuttosto interessante per capire certe cose su Shane MacGowan. La vita privata degli artisti non è che mi interessi più di tanto, e a volte mi chiedevo: "Ma che cazzo sto leggendo? Che cazzo sta dicendo?". Però la maggior parte del libro ne valeva la pena, soprattutto nei capitoli "storici" circa il punk londinese o il periodo dei Pogues. D'altronde, babbo è pur sempre babbo, no? Tra l'altro, QUESTA copertina era più meglio! E ora via libera a un libro su un altro mito di quel luogo e di quel periodo, il libro sui Clash che mi ha regalato Max a Verona!

Unconditional Apology

I was speaking from the heart
When I spewed this stuff

I was a stranger in my own soul

To those who can accept it

Particularly the Pogues
Family
Including Frank
I offer unconditional love-l-o-v!

To those who can't

I'll see you at the gates of

Hell


Shane MacGowan

Friday, March 07, 2008

A New England

Giornate un po' così, di stanchezza e rassegnazione. Lascio parlare Billy Bragg, perchè non ho voglia di usare le mie parole. A New England.

I was twenty-one years when I wrote this song
I'm twenty-two now but I won't be for long
People ask me when will you grow up to be a man
But all the girls I loved at school are already pushing prams

I loved you then as I love you still
Though I put you on a pedestal they put you on the pill
I don't feel bad about letting you go
I just feel sad about letting you know

I don't want to change the world
I'm not looking for a new England
I'm just looking for another girl

I loved the words you wrote to me
But that was bloody yesterday
I can't survive on what you send
Every time you need a friend

I saw two shooting stars last night
I wished on them, but they were only satellites
Is it wrong to wish on space hardware?
I wish, I wish, I wish you'd care

I don't want to change the world
I'm not looking for a new England
I'm just looking for another girl

Questa canzone, come dicevo anche nel post precedente, ce l'ho avuta per un periodo nel portafogli. Ricordo anche che non vedevo l'ora di avere 22 anni per poterla cantare a ragione, che "I'm twenty-two now, but I won't be for long". Guardacaso, ho 22 anni, e non ancora a lungo. E credo sia un'età che mi mancherà, tra poco più di due mesi, i 22 anni. Penso sia stato un anno molto importante, per me. E ieri ho provato a chiedermi se avrei mai pensato di diventare così, come sono ora. E nonostante l'umore sia un po' quello che è, sono fiero di come sono diventato, mi sento di aver superato le mie migliori aspettative. In realtà sono sempre lo stesso. Cresciuto, ovvio. Con alcuni problemi caratteriali pian piano ridimensionati. Molto più cosciente di me stesso, e di quanto io valga. Rileggendo quel che scrivevo 3-4 anni fa e notando come ancora mi riflettesse parecchio, in alcuni casi, ho capito che io son sempre io. Che son sempre con me. E ne sono fiero. Sono la cosa più importante che possiedo. E credo di essere cosciente del fatto che anche quando tutto va a rotoli, posso sempre contare su quel che ho dentro. Ed è una cosa estremamente importante.

News: Philip Chevron, chitarrista dei Pogues, ha battuto la sua malattia. And we raised a glass to Mr.C. and a dozen more besides.

Aggiornamento cicciometrico: peso 81 kg, e comincio ad avere le mie soddisfazioni, piano piano.

Saturday, March 01, 2008

High Fidelity

Qualcuno propose una top 5 di canzoni. E allora la posto anche qua, il titolo del post ovviamente omaggiante il libro di Nick Hornby (e anche il film di Stephen Frears con John Cusack e Jack Black). La top 5 delle canzoni della mia vita:

#1
The Clash
"London Calling"

Ok. C'è mai stato un disco di cui avete detto "Mi ha cambiato la vita"? London Calling è il mio, senza ombra di dubbio. Scoperto da una cassettina di mio fratello all'età di tredici anni, sottratta e ascoltata quasi in condizione di clandestinità, mi ha subito folgorato. Momento epocale. Non a caso ci ho scritto anche una canzone, su quel momento, Out of a Coma. "I was a thirteen year old with an elder brother / I didn't wanna stop, I wanted to push further / His London Calling cassette on the stereo tape deck / I knew from that day I'd never look back / Yeah hearing that noise was my first ever feeling / Of waking my mind with someone friendly leadin' me".



#2
Billy Bragg
"A New England"


Billy Bragg, come Joe Strummer e "babbo" Shane MacGowan, è parte di una triade di fratelloni musicali che mi ritrovo a fianco da anni e anni. Bragg l'ho scoperto pochi mesi dopo aver scoperto i Clash, in circostanze analoghe. Stavolta al posto della piastra delle cassette c'era il vinile di Back to Basics, in un pomeriggio molto novembrino in cui stetti sdraiato su un letto con il foglio dei testi (quello versione vinile, grosso come una casa) in mano, a leggere le parole che mi entravano pian piano nelle vene e a commuovermi per il suono di quella chitarra solitaria che echeggiava nel vuoto, e per quella voce un po' così. A New England è importante perchè...perchè c'è sempre stata nella mia vita, e per un periodo il suo testo è anche stato stampato, piegato e custodito nel mio portafogli, sempre pronto a spiegarmi qualcosa.



#3
The Jam
"A Town Called Malice"

I Jam meriterebbero di essere presenti con Ghosts, una canzone che già stamattina ha avuto da parlarmi parecchio, e che forse è la mia preferita delle loro. Però è una canzone complementare a quest'altra, una non può fare a meno dell'altra. E contando che A Town Called Malice è nella colonna sonora del mio film preferito (Billy Elliot) e che assolutamente non riesco a stare fermo ascoltandola, beh, ho deciso di mettere lei. PA PA PA PA PA RAPA PA PA PA RA PA OOOOOH!



#4
The Pogues
"Thousands Are Sailing"

I Pogues di "babbo" Shane non potevano mancare, vi pare? La scelta di una canzone che contasse così tanto per me è stata dura. Ho ripensato al concerto di Glasgow, ho ripensato a Dirty Old Town (ma non volevo che fosse una cover), ho ripensato a mille cose. Però, ecco, nel video c'è la versione del Live at the Town & Country Club di San Patrizio del 1988. Concerto del cui DVD io sono possessore. Un concerto magico, con i Pogues in formissima, e con ospiti Kirsty MacColl, gli Specials e Joe Strummer (fanno anche London Calling, guardacaso). E quando in Thousands Are Sailing il buon vecchio Philip Chevron attacca il controcanto "And we raised a glass to JFK and a dozen more besides"...it really sends a shiver up my spine, è il momento musicale più emozionante mai creato, almeno per me.



#5
Percy Sledge "The Dark End of the Street"

La quinta posizione è sempre la più scomoda da decidere, perchè prima ne hai messe quattro, quattro pezzi da novanta, e ora hai bisogno di un pezzo da inserire, che non sfiguri di fronte alle altre, che riesca a riassumere quanto le altre hanno lasciato fuori, e devi scegliere soprattutto un migliaio di canzoni da escludere dalla top 5. La mia quinta posizione era riservata da qualcosa di ska o soul, quello era fuor di dubbio. Perchè altrimenti avrei omesso qualcosa di importante rispetto a quel che ascolto. La vittoria l'ha avuta Percy Sledge, con questa canzone, una delle più malinconiche e commoventi della storia del soul. Mi ricorda un capodanno passato a stratracannare William Lawson's, se proprio devo tirare fuori un posto e un ricordo legato a quella canzone.




Chiedo scusa a Ghosts dei Jam, a Straight to Hell dei Clash, St.Swithin's Day e To Have and to Have Not di Billy Bragg, ai Madness, agli Specials, ai Bad Manners, ai The Men They Couldn't Hang, a Otis Redding e Solomon Burke, agli Smiths, ai Beatsteaks, ai Dead Kennedys. A tutti diamine. E un sincero vaffanculo a chi ha inventato le classifiche, a Nick Hornby, a John Cusack e Stephen Frears. Però con affetto.

Sunday, February 24, 2008

Watch the world spinnin', gently out of time

And you've been so busy lately
that you haven't found the time
To open up your mind
And watch the world spinning, gently out of time

Certe settimane le vorresti eradicare dal calendario, prenderle dal lunedì mattina e bruciarle dal flusso del tempo. Settimane in cui vorresti tirar fuori la chiodatrice per davvero. In cui salveresti ben pochi momenti (un buon allenamento, due belle ore di guida, 80 euri guadagnati...). Tra le cose che salverei c'è la giornata di oggi. Si è svuotata la testa come intenzione programmatica. Verona, circondato da amici, persone positive, facce sorridenti, risate. E qualche straniero (un gallese, due scozzesi, un'inglese e un'irlandese) con cui attaccar bottone sentendosi chiedere se sei scozzese per via del tuo accento marcato. Rivedendo volti e risentendo voci che si vedono poco, ma che sanno sempre strapparti un sorriso. E fanculo a tutto. Una giornata in cui stacchi, trovi il tempo di aprire la mente e guardare il mondo che gira, con grazia, fuori tempo. Per una volta non ti sballotta e prende a schiaffi, e fa venire il vomito e la nausea. Per una volta va storto, ma con grazia. E dalle tante isole, ognuna con i suoi cazzi, con le sue amarezze, con i suoi problemi, vien fuori un arcipelago di serenità. Il manifesto programmatico, però, è stato enunciato: "Se continua quest'andazzo, inizia la lotta armata!". Ka-tunk!

P.S.: Max, la Clash-Aberdeen connection continua, e tra l'altro lo scozzese di oggi era di Aberdeen!