Thursday, September 11, 2008

La famiglia Winshaw

Me ne stavo in giro per Cantù a cercare di capire tariffe di cellulare e simili. Entro in un Mediaworld e trovo La famiglia Winshaw di Jonathan Coe a sei euro. E non me lo lascio scappare, perchè adoro Coe, e ho tanto amato il suo The Rotters' Club (La banda dei brocchi). E, al contrario di quanto accadde con Il Circolo Chiuso, Coe non mi ha deluso: un libro perfetto, che unisce le cose che preferisco dello stile dell'autore. Il modo che ha di infilare la sua storia e i suoi personaggi nella Storia vera e propria, dando così ai suoi libri anche un valore di studio sociale. Il modo che ha di far quadrare tutto, di non lasciare nulla al caso, quella perfezione che non ha nemmeno uno sbaffo. E poi il modo in cui utilizza altri "mezzi di comunicazione" nei suoi libri, citando da libri esistenti o fittizzi, passando dalla narrazione all'articolo di giornale, a sceneggiature di film, canzoni, opere teatrali, telegiornali...qualsiasi cosa gli venga in mente. E la storia degli avidi Winshaw e di Michael Owen sono fantasticamente condotte, dandoci quella sensazione di essere intrappolati in un gomitolo, e che le dita degli Winshaw arrivino in ogni angolo dell'esistenza, a tormentare e saccheggiare, attraverso la loro follia, lasciando una "striscia di distruzione" lungo il loro passaggio. Tra le due citazioni messe da Coe a inizio libro, mi ha colpito molto quella presa dalla canzone Yuri Gagarin di Louis Philippe (il cosmonauta è uno dei leit-motiv ricorrenti del libro): "'Meet me' / He'd said and forgotten / 'Love me' / But of love we are frightened / We'd rather leave and fly to the moon / Than say the right word too soon / We'd lose our cruel strenght / We're so proud to waste a chance".

"Non puoi spegnermi," disse.
"Scusa?"
"Dico che non puoi spegnermi."
Fece cenno alle mie mani. Mi ero riseduto nella poltrona di fronte a lei e, senza rendermene conto, avevo raccolto il telecomando del videoregistratore. Che ora era puntato verso di lei e il mio dito era andato alla cieca verso il tasto "pause".

2 comments:

Lorenzo said...

A me piaceva, ma per qualche occulta ragione, piano piano mi è scivolato tra le mani e non l'ho finito...

Anonymous said...

ottima lettura!!!
joeDee