Saturday, March 29, 2008

Wednesday, March 26, 2008

St.Swithin's Day

Ok, vi ricordate la mia fissa tremenda per The Catcher in the Rye? Il mio feticismo su Salinger? A dicembre ho ordinato una cosa su Amazon. C'erano problemi con la spedizione in Europa (semplicemente non la facevano), e allora il pacco, partito dalla West Virginia, ha dovuto fare tappa in California, dove vive mia sorella. Sorella tornata in Europa per Pasqua, con il prezioso pacco in valigia. Pacco che mi ha consegnato ieri. Dentro, una busta di plastica, di quelle da collezionisti di fumetti. Perchè il contenuto era un fumetto. Anche abbastanza raro, visto che la casa editrice è fallita l'anno successivo alla pubblicazione e la ristampa del 1998 è andata esaurita. Ed è così che mi ritrovo in mano, con una leggerissima crease sulla copertina, mi ritrovo in mano, delicata e chiusa in una busta di plastica che non fa che dare una connotazione feticistica anche a questa pubblicazione, St.Swithin's Day, graphic novel con testi di Grant Morrison e disegni di Paul Grist, edito da Trident Comics nel 1990. Perchè c'entra con me, dove ho scovato 'sta dimenticata rarità da buco del ragno? Cercavo su Google il testo di St.Swithin's Day di Billy Bragg, una canzone a cui sono molto legato (e c'è anche una mitologia felsinea circa la Partita dell'Anno che tira in ballo questo giorno). E leggo il risultato "St.Swithin's Day (comic) - Wikipedia, the free encyclopedia", la cui didascalia cita:

St.Swithin's Day tells the story of an alienated British teenager in the 1980s and in particular, Margaret Thatcher's time as British Prime Minister...

Una descrizione che è bastata a incuriosirmi, ovviamente. Aperta la pagina, cerco di scoprire di più, e scopro che la scena di apertura vede il protagonista taccheggiare in un negozio di libri una copia di The Catcher in the Rye. Curioso, nevvero? E il protagonista dice "I want them to find it in my pocket when this is all over". It? It cosa sarebbe? Sarebbe che il nostro diciannovenne senza nome prende un treno per Londra con uno scopo preciso: assassinare Margaret Thatcher, per far smettere "la pioggia". Il viaggio, l'intero novel, è un piccolo rito di passaggio, con tanto di scritte sul corpo (il nostro Holden Caulfield del nord dell'Inghilterra, spaventato dall'idea di venire incasellato in una categoria, si scrive sulla fronte NEUROTIC BOY OUTSIDER). Riti di passaggio, di crescita, di iniziazione, cose che mi han sempre affascinato e in questo momento lo fanno in maniera ancora più forte. Neurotic Boy Outsider, purtroppo, rimane anch'essa una categoria, una casella. E anch'io ho avuto i miei problemi con le caselle. Però è una casella verso la quale provo un certo qual affetto. E' la stessa casella di Holden Caulfield, e di mille altri miei eroi. Sento che sia stata anche la mia casella per diverso tempo, e rimane un po' di Neurotic Boy Outsider dentro di me, ne sono certo. E questo fumetto, così faticosamente atteso, così feticisticamente arrivato, così velocemente fruito (un quarto d'ora di lettura) è un ritratto splendido dei pensieri di qualsiasi Neurotic Boy Outsider. E' una storia molto personale (il racconto di Grant Morrison è in parte autobiografico, oltretutto), ma come tante storie personali, è condivisibile da tantissimi e coinvolgente per chi ha empatia con tali sensazioni. Il Sun, alla pubblicazione del libro, titolò "Death to Maggie book sparks Tory uproar", fermandosi alla superficie, alla mera idea che il punto del libro sia l'assassinio di Margaret Thatcher. Quando in realtà potrebbe benissimo parlare di una fuga da scuola a New York o di qualsiasi altro atto. La protagonista non è Maggie, che è un semplice tema di colonna sonora. Il protagonista è il Neurotic Boy Outsider senza nome. Colonna sonora consigliata per la lettura: There she goes e The Day that Thatcher Dies. Ok, lo ammetto, a The Day that Thacher Dies non ci avevo pensato, e forse non è neanche perfetta per il mood. Io ci ho messo Temptation dei New Order.

Saturday, March 22, 2008

My Match

La mia partita. Ne parlai già. L'unica mia presenza da titolare in prima squadra in campionato. Il numero 7 sulla mia schiena. Emozioni fortissime, commozione a mille. Sul filmato promozionale dell'ATRC ci sono anch'io, e allora ho tirato fuori i secondi dedicati a quella partita, tutti per voi, per condividere la mia emozione nell'avere un ovale in mano.


video


Tuesday, March 18, 2008

Co.Co.Pro.


Vi offrirei anche da bere. Lettera contabile dalla banca, 5 euro di stipendio a gennaio. Un'ora di formazione, pagata la metà di un'ora normale. Peccato che per andare a quell'ora di formazione ho preso un treno che costava 5 euro e 40.

Getting away with it all messed up

Ho conosciuto Spud, indossava un kilt e una camicia hawaiana.

Spud - All that is strange, but harmless.

Come riassumere un weekend come quello passato a Roma gli ultimi giorni? Non saprei farlo. E si che mi si son fatti complimenti da grande affabulatore da un paio di persone. Però è stato un weekend molto pieno, molto particolare e molto sorridente. Non che siano mancati i pensieri e i momenti no, e la stanchezza ha fiaccato non poco il mio stato di forma. Però passare 5 ore a sparare le peggio vaccate a raffica mangiando tiramisù e bevendo cioccolata non ha prezzo. E neanche vedere l'Italia finalmente vincere una gara del Sei Nazioni di fronte ai tuoi occhi. E non ha prezzo nessuno dei momenti passati tra volti amici in questo weekend. Anche quando gente che hai visto per la prima volta, amici di amici, ti ospita e rifocilla, quando per un giramento repentino ci si fa una scarpinata dal pub a vedere il Colosseo, quando rovini a terra in Campo dei Fiori saltando in braccio a un amico e sovrastimando la sua capacità di tenerti senza crollare al suolo. Quando un momento che aveva destato tanta preoccupazione si rivela in realtà tranquillo e senza problemi, quando qualcuno ti viene incontro tutto sorridente, felice di poterti vedere per poterti consegnare un piccolo regalo pensato per te. O quando i piccoli regali vengono accolti col sorriso da qualcun'altro. Quando non ce la fai più dal ridere e tiri testate al tavolo, quando il sonno ha la meglio di te, quando incontri il clone di Spud e, Tom Tom in mano, cerchi di aiutarlo a ritrovare il suo albergo. Quando i cofani diventano tavoli, i parcometri argomenti di conversazione, i doppi sensi volano ad altezza d'aria causando ilarità generale e quando incontri gente che non vedevi da tempo. Quando spieghi a uno scozzese che è già 4 anni che senti scozzesi che ti assicurano che entro due anni l'Italia vincerà il Sei Nazioni, e ci stai parlando perchè l'hai visto cantare una canzone che non conoscevi al pub e gli devi chiedere assolutamente che canzone è. E lui ti dice che è "Getting away with it" dei James. Getting away with it all messed up, getting away with it all messed up, that's the living.

Monday, March 10, 2008

Faccio fotocopie in ufficio


Post un po' variegato, ci sono un paio di cose di cui parlare. Innanzitutto le foto qua sopra son quelle della partita Unni vs Barbari. Così Guido Fan Deluso non potrà più lamentare l'assenza di mie foto con la testa fasciata su questo blog.

Secondo: vorrei fare i miei grandissimi complimenti a una persona che ha raggiunto un obbiettivo insperato. Mi son commosso alla sola notizia, nonostante sia una persona che ho visto due volte e basta. Una delle tante persone nella mia vita che, nonostante gli incontri non siano frequenti, non esito a definire presenze positive. Son sicuro che questa nuova notizia e sfida la affronterà col solito sorriso, e che le rimarrà un ricordo indelebile e impagabile. Sperando sia solo la prima di una lunga serie.

Terzo: un doveroso tributo al mitico Berna, al secolo Ricky, che ho avuto l'onore di capitanare nelle credo uniche due partite che ha giocato con il Tradate Biss, dove ha iniziato a giocare. Emigrato oltremanica, si è unito ai London Italians e in qualità di Exile è stato intervistato con la sua squadra da Marco Paolini. E da ieri, quando l'intervista è stata trasmessa in tv, è diventato un'icona del rugby nazionale, perchè lui FA FOTOCOPIE IN UFFICIO!

A drink with Shane MacGowan

Finalmente l'ho letta. La biografia di Shane MacGowan fatta a interviste dalla sua oramai moglie, Victoria Mary Clark. Se avessi saputo prima l'identità dell'autrice, non penso l'avrei comprato, devo essere sincero, e all'inizio il libro mi aveva fatto storcere un po' il naso. Un po' per l'uso ossessivo di avverbi (mercilessly, mirthlessly, boldly, e avanti ancora) che fa la Clark, un po' perchè mi sembrava una specie di volersi mettere in mostra. In realtà è un libro piacevole, certo non indispensabile, ma piuttosto interessante per capire certe cose su Shane MacGowan. La vita privata degli artisti non è che mi interessi più di tanto, e a volte mi chiedevo: "Ma che cazzo sto leggendo? Che cazzo sta dicendo?". Però la maggior parte del libro ne valeva la pena, soprattutto nei capitoli "storici" circa il punk londinese o il periodo dei Pogues. D'altronde, babbo è pur sempre babbo, no? Tra l'altro, QUESTA copertina era più meglio! E ora via libera a un libro su un altro mito di quel luogo e di quel periodo, il libro sui Clash che mi ha regalato Max a Verona!

Unconditional Apology

I was speaking from the heart
When I spewed this stuff

I was a stranger in my own soul

To those who can accept it

Particularly the Pogues
Family
Including Frank
I offer unconditional love-l-o-v!

To those who can't

I'll see you at the gates of

Hell


Shane MacGowan

Friday, March 07, 2008

A New England

Giornate un po' così, di stanchezza e rassegnazione. Lascio parlare Billy Bragg, perchè non ho voglia di usare le mie parole. A New England.

I was twenty-one years when I wrote this song
I'm twenty-two now but I won't be for long
People ask me when will you grow up to be a man
But all the girls I loved at school are already pushing prams

I loved you then as I love you still
Though I put you on a pedestal they put you on the pill
I don't feel bad about letting you go
I just feel sad about letting you know

I don't want to change the world
I'm not looking for a new England
I'm just looking for another girl

I loved the words you wrote to me
But that was bloody yesterday
I can't survive on what you send
Every time you need a friend

I saw two shooting stars last night
I wished on them, but they were only satellites
Is it wrong to wish on space hardware?
I wish, I wish, I wish you'd care

I don't want to change the world
I'm not looking for a new England
I'm just looking for another girl

Questa canzone, come dicevo anche nel post precedente, ce l'ho avuta per un periodo nel portafogli. Ricordo anche che non vedevo l'ora di avere 22 anni per poterla cantare a ragione, che "I'm twenty-two now, but I won't be for long". Guardacaso, ho 22 anni, e non ancora a lungo. E credo sia un'età che mi mancherà, tra poco più di due mesi, i 22 anni. Penso sia stato un anno molto importante, per me. E ieri ho provato a chiedermi se avrei mai pensato di diventare così, come sono ora. E nonostante l'umore sia un po' quello che è, sono fiero di come sono diventato, mi sento di aver superato le mie migliori aspettative. In realtà sono sempre lo stesso. Cresciuto, ovvio. Con alcuni problemi caratteriali pian piano ridimensionati. Molto più cosciente di me stesso, e di quanto io valga. Rileggendo quel che scrivevo 3-4 anni fa e notando come ancora mi riflettesse parecchio, in alcuni casi, ho capito che io son sempre io. Che son sempre con me. E ne sono fiero. Sono la cosa più importante che possiedo. E credo di essere cosciente del fatto che anche quando tutto va a rotoli, posso sempre contare su quel che ho dentro. Ed è una cosa estremamente importante.

News: Philip Chevron, chitarrista dei Pogues, ha battuto la sua malattia. And we raised a glass to Mr.C. and a dozen more besides.

Aggiornamento cicciometrico: peso 81 kg, e comincio ad avere le mie soddisfazioni, piano piano.

Saturday, March 01, 2008

High Fidelity

Qualcuno propose una top 5 di canzoni. E allora la posto anche qua, il titolo del post ovviamente omaggiante il libro di Nick Hornby (e anche il film di Stephen Frears con John Cusack e Jack Black). La top 5 delle canzoni della mia vita:

#1
The Clash
"London Calling"

Ok. C'è mai stato un disco di cui avete detto "Mi ha cambiato la vita"? London Calling è il mio, senza ombra di dubbio. Scoperto da una cassettina di mio fratello all'età di tredici anni, sottratta e ascoltata quasi in condizione di clandestinità, mi ha subito folgorato. Momento epocale. Non a caso ci ho scritto anche una canzone, su quel momento, Out of a Coma. "I was a thirteen year old with an elder brother / I didn't wanna stop, I wanted to push further / His London Calling cassette on the stereo tape deck / I knew from that day I'd never look back / Yeah hearing that noise was my first ever feeling / Of waking my mind with someone friendly leadin' me".



#2
Billy Bragg
"A New England"


Billy Bragg, come Joe Strummer e "babbo" Shane MacGowan, è parte di una triade di fratelloni musicali che mi ritrovo a fianco da anni e anni. Bragg l'ho scoperto pochi mesi dopo aver scoperto i Clash, in circostanze analoghe. Stavolta al posto della piastra delle cassette c'era il vinile di Back to Basics, in un pomeriggio molto novembrino in cui stetti sdraiato su un letto con il foglio dei testi (quello versione vinile, grosso come una casa) in mano, a leggere le parole che mi entravano pian piano nelle vene e a commuovermi per il suono di quella chitarra solitaria che echeggiava nel vuoto, e per quella voce un po' così. A New England è importante perchè...perchè c'è sempre stata nella mia vita, e per un periodo il suo testo è anche stato stampato, piegato e custodito nel mio portafogli, sempre pronto a spiegarmi qualcosa.



#3
The Jam
"A Town Called Malice"

I Jam meriterebbero di essere presenti con Ghosts, una canzone che già stamattina ha avuto da parlarmi parecchio, e che forse è la mia preferita delle loro. Però è una canzone complementare a quest'altra, una non può fare a meno dell'altra. E contando che A Town Called Malice è nella colonna sonora del mio film preferito (Billy Elliot) e che assolutamente non riesco a stare fermo ascoltandola, beh, ho deciso di mettere lei. PA PA PA PA PA RAPA PA PA PA RA PA OOOOOH!



#4
The Pogues
"Thousands Are Sailing"

I Pogues di "babbo" Shane non potevano mancare, vi pare? La scelta di una canzone che contasse così tanto per me è stata dura. Ho ripensato al concerto di Glasgow, ho ripensato a Dirty Old Town (ma non volevo che fosse una cover), ho ripensato a mille cose. Però, ecco, nel video c'è la versione del Live at the Town & Country Club di San Patrizio del 1988. Concerto del cui DVD io sono possessore. Un concerto magico, con i Pogues in formissima, e con ospiti Kirsty MacColl, gli Specials e Joe Strummer (fanno anche London Calling, guardacaso). E quando in Thousands Are Sailing il buon vecchio Philip Chevron attacca il controcanto "And we raised a glass to JFK and a dozen more besides"...it really sends a shiver up my spine, è il momento musicale più emozionante mai creato, almeno per me.



#5
Percy Sledge "The Dark End of the Street"

La quinta posizione è sempre la più scomoda da decidere, perchè prima ne hai messe quattro, quattro pezzi da novanta, e ora hai bisogno di un pezzo da inserire, che non sfiguri di fronte alle altre, che riesca a riassumere quanto le altre hanno lasciato fuori, e devi scegliere soprattutto un migliaio di canzoni da escludere dalla top 5. La mia quinta posizione era riservata da qualcosa di ska o soul, quello era fuor di dubbio. Perchè altrimenti avrei omesso qualcosa di importante rispetto a quel che ascolto. La vittoria l'ha avuta Percy Sledge, con questa canzone, una delle più malinconiche e commoventi della storia del soul. Mi ricorda un capodanno passato a stratracannare William Lawson's, se proprio devo tirare fuori un posto e un ricordo legato a quella canzone.




Chiedo scusa a Ghosts dei Jam, a Straight to Hell dei Clash, St.Swithin's Day e To Have and to Have Not di Billy Bragg, ai Madness, agli Specials, ai Bad Manners, ai The Men They Couldn't Hang, a Otis Redding e Solomon Burke, agli Smiths, ai Beatsteaks, ai Dead Kennedys. A tutti diamine. E un sincero vaffanculo a chi ha inventato le classifiche, a Nick Hornby, a John Cusack e Stephen Frears. Però con affetto.