Tuesday, November 03, 2009

Lumpenprekariat pt. II

Chiodatrici Rurmec vi presenta l'annuncio del giorno della rubrica LUMPENPREKARIAT:

ADDETTO PRODUZIONE ARTICOLI IN GOMMA su Rho (MI)

Il candidato deve aver necessariamente avuto un’esperienza simile di almeno 2 anni in aziende di produzione modernamente organizzate. In possesso di Diploma superiore, deve possedere una buona manualità e saper velocemente operare in un ambiente di produzione dinamico.

Monday, November 02, 2009

Lumpenprekariat: i migliori annunci della settimana

CUOCO TEX MEX JUNIOR su Como

anche alle prima armi, che abbiano conseguito attestati di scuole alberghiere o che abbiano gia' avuto minime esperienze in cucine tex mex. doti richieste: massima flessibilita', mezzo proprio, umilta' e voglia di cimentarsi. si offre tempo determinato part time- solo serale.
- disponibilità a lavorare il sabato
- disponibilità a lavorare nei giorni festivi

Saturday, October 17, 2009

There's a new guitar in town!


E' tornata. E' pronta. Vuole fare di nuovo rock'n'roll. La mia chitarra, data per morta, è stata risistemata dalle sapienti mani di un artigiano (Andy "Bestiaccia" Beast) e di un artista (Jimmy). Ne è venuto fuori un capolavoro!!

Tuesday, September 22, 2009

Brand New Studillacs


Le tacchettine che mi portarono in meta ripeterono il miracolo: amichevole (im)Probabili vs (im)Possibili a Seregno, la prima con la squadra nuova. Finalmente il ginocchio ha rotto poco in settimana e io ho potuto sfogare il mio bisogno di rugby. Con una meta in sostegno sull'interno dell'ala e con un bel break e riciclo da un pick'n'go. Poco fiato, maluccio la condizione...ci si lavorerà, intanto l'importante è togliere la ruggine a questo ginocchio. E sabato smaltivo le pantofotacche, che si sono rivelate inadatte, e calzavo per l'ultima volta le tacchettine, ormai sfondate, pronto a pensionarle. Stavolta sono stato attentissimo all'acquisto, spero non sia deludente. Ora resta solo da ribattezzarle...

Sunday, September 06, 2009

These exiled years...



For your land of the free
Now prisons me
To rot in this jail of lost liberty

Wash me down in all of your joy
But don't drag me through this again

I've heard all your sad songs I can hear
It's in with the whiskey and out with the gin
I've heard all your sad songs I can hear
It's another day older in these exiled years
(These Exiled Years dei Flogging Molly era la canzone che sentivo subito dopo una partita, quando stavo cominciando a giocarne qualcuna)

L'oroscopo di Internazionale parlava del mio personale mito dell'esilio, e che qualcosa, questa settimana, mi avrebbe portato a riconsiderarlo. Credo di averlo riconsiderato dal punto di vista del gruppo. Un gruppo che sento ancora, da cui non voglio allontanarmi, con cui voglio rimanere amico. "Possiamo sempre rimanere amici". Non lo so, forse è dura per uno che vive il rugby visceralmente. Ieri sono andato a vedere giocare la mia ex-squadra (visto che ormai il nulla osta è pervenuto e consegnato, e che mi sono preso un impegno da un'altra parte. E soprattutto visto che non voglio arrendermi in partenza, alla prima difficoltà, in una sfida nuova, nonostante mi impaurisca da matti. Voglio dimostrare che io tengo duro). La mia ex-squadra che ancora sento nel cuore. Ed è stata dura non essere con loro, dura non partecipare al Uì, uò, uà, dura fare bel viso agli sfottò del tipo "il giocatore del Seregno", dura non prendere botte in campo con loro, dura pensare che ora c'è un qualcosa di meno che ci lega. C'è "solo" l'amicizia. Ora io sono uno di fuori, uno del contorno, se non addirittura un avversario. Sempre un amico, ma l'amico con cui non si spartirà più spogliatoio, sofferenza due-tre volte a settimana, mischie, fango, pioggia e botte. Solo qualche serata in sede quando li andrò a trovare (spero spesso), qualche birra, qualche piatto di pasta e le solite risate e discorsi. E il mio tifo, incondizionato.
E' dura. Come "restare amici" con una ragazza con cui ci sia stato o si sia desiderato qualcosa di più. E' proprio la stessa cosa. La stessa sensazione di vuoto e malinconia. Spero, se non altro, non preveda la stessa fine, quell'amicizia "per forza" che ti fa sentire merda finchè non decidi di tagliare. D'altronde, la mia decisione l'ho fatta. Ho deciso di rimuovere la mia vita "from the hands and strings of fools, and try to build a dream". Mi sento confuso, estremamente emotivo, facile alla tristezza e alle lacrime. Spero solo i miei vecchi compagni di squadra, con cui tanto ho condiviso che è difficile toglierseli dal cuore (e metà dei miei discorsi coi nuovi compagni di Seregno sono cominciati con: "Noi a Tradate avevamo/facevamo/una volta abbiamo...").
E' triste, dovrò farmene una ragione, anche se pensavo di soffrire di meno e di risolvere prima il passaggio. Ho bisogno, bisogno tremendo del campo. Della partita. Degli spogliatoi. Di infilarmi una maglia uguale a tutti gli altri, uscire sotto il sole abbagliante, baciare il cuore della maglia, la nocca del mio mignolo sinistro e scendere in campo per dare tutto quello che ho. Non son più di una parte, anche se questo senso di appartenenza a metà mi tormenta, e non sono ancora completamente nell'altra. Stringo i denti. Questo limbo emotivo-rugbistico non può durare per sempre. Sono forte, mi devo rialzare. E dimostrare quel che valgo. Ai vecchi compagni, che son stati fratelli, ai nuovi, che lo diventeranno. A un vecchio compagno di squadra, che un po' ho incoraggiato, e che mi dava palate di fiducia, e di fronte a cui mi sono sentito, malgrado tutto, un pusillanime. A chi crede in me, mi stima e stimola continuamente, a chi mi ha sostenuto, a chi mi sosterrà e a chi continua a farlo sempre (a Lei, soprattutto). A un ragazzo che ha il cuore in gola quando gioca, per cui il campo da rugby è sacro, per cui i compagni sono fratelli, che per la palla ovale arriva a piangere - motivo per cui non può accettare che "alla fine è solo un gioco". E' per quel ragazzo che ho fatto questo salto nel buio, che comporta paura e sofferenza e denti mentali da stringere. Per me.

Tuesday, August 18, 2009

Il paradiso dei calzini


Dove vanno a finire i calzini
Quando perdono i loro vicini?
Tempo, sembra essere, di scelte e di novità. Di ritrovarsi di fronte a una situazione e capire che non può andare avanti, che non è il caso. Chi scende in campo assieme, guardando la stessa linea di meta, condivide qualcosa che il resto del mondo non riesce proprio a concepire. Una comunanza di obbiettivi, c'era una frase che diceva che era quello che rendeva i membri di una squadra "Fratelli per forza". Fratello per forza lo sono stato con tanta gente, in giallo e blu, e sembra così strano e brutto, e mi pesa così tanto il cuore al solo pensiero che questa comunanza di obbiettivi si sia persa, e che sia ora che io, da uomo, sappia quando una "storia" finisce e debba segnare la fine di un capitolo. Storia rugbistica, di fango, di sangue, di birre, di sudore, di lacrime e di risate. Di quello che mai riusciranno a strappare dell'Amatori Tradate Rugby Club dal mio cuore. Purtroppo è doloroso rendersi conto che quella squadra non c'è più, ed è brutto dover essere maturi e doversi dire: "E' finita". Purtroppo, credo che sia finita e, nonostante speri che là continuino a serbare un bel ricordo di me, e di essere sempre il benvenuto in Sede e sull'Erba dell'Uslenghi, temo sia tempo di cercare fortuna altrove. Lo diceva una placca nello spogliatoio del Rugby Udine: "Ho visto squadre vincere contro la società, contro l'allenatore, contro la stampa e anche contro i tifosi, ma non ho mai visto vincere una squadra in cui i giocatori si giocavano contro". So long, and thanks for all (the fish?)...
Vi dedico questa canzone, forse capirete i miei perchè:

Devi essere un uomo, che parole forti
Per chi non si vede, per chi non ci crede
Per chi non si sente, sorride e arrossisce
E guarda la luna

Devi essere forte e farti valere
Che parole assurde per chi non lo vuole
E lui non si vede cercare la lotta
E aspetta la notte

Notte che rende la sua pelle come nei suoi sogni
Come un desiderio diverso e nascosto
E cerca una mano che non può chiamare
E spegne la luce

Rudy fin da bambino è un bambino sbagliato
I modi sbagliati, i giochi inadatti
La voce tradisce un cuore segreto
che batte in silenzio!

Ed ora che il tempo è passato, lui si guarda e capisce
Che dentro una regola il tuo amore finisce
Se non sei più forte di chi non vuole
vederti cambiare

Cambiare il silenzio in parole, il peccato in amore
Per correre ancora con il cuore in gola
Perso nella gente per volare via
Per amare ancora

Ed ora il mondo lo guarda e lui guarda il mondo
Gli occhi gli stessi, ma gli sguardi cambiati
La pelle divide il suo cuore da un vento
Che cerca risposte

Risposte che la gente pretende per sentirsi normale
Non vuole capire, vuole compatire
Disciogli nel vento la terra ed il cuore
Per nascere ancora

Rudy non è più ragazzo
Ma ora si muove leggero per la città

Sunday, July 05, 2009

LIMES

Quando parlavo di O-Turn, stavo parlando di un articolo che ho scritto, che ho coccolato e a cui ho tenuto tanto. Ho sperato tanto che arrivasse da qualche parte...e eccolo: ho saputo a Roma che era stato pubblicato, in Abruzzo l'ho visto lì, sul sito di Limes. Ne sono orgogliosissimo, e sono carico come una molla: ho messo una bandierina, ora proviamo ad andare avanti.

Friday, June 19, 2009

O-Turn


In coda al passaggio a livello, vedo che il treno per Milano è appena ripartito. Ora le tireranno su. E invece no. No, c'è da aspettare ancora. E allora ingrano la prima e derapo un'inversione a U, e proprio nel mentre vedo il treno diretto a Como. E continuo, soave, nell'inversione, rimettendomi in coda. Ho inventato l'inversione a O. Un tipo di manovra che alle volte è necessario saper maneggiare, quando un passaggio a livello sembra incombere lì di fronte, destinato a non aprirsi mai. E siccome la vita sembra sempre seguire alla lettera la Legge di Murphy, a noi non resta che cercare di dribblare Murphy con una finta. Facendo finta di rinunciare, abbassando la guardia, anche disperandoci un po'. Pronti a stupire il passaggio a livello di Murphy continuando l'arco della nostra inversione fino a chiudere la O. A cerchiare il cerchio. E dimostrare che, dopo tutto, continuiamo a crederci. Certo, magari il passaggio a livello resta chiuso, e a noi non resta che rinunciare, prendere altre vie, o parcheggiare e prendere il sottopassaggio a piedi. Oppure a volte si apre e, non vedendo le croci di Sant'Andrea che segnalano il passaggio a livello senza barriere, finiamo travolti da un Eurostar di delusione. Oppure ancora, è una finta, e si riabbassano intrappolandoci sui binari, e li hai voglia a invertire a O, non serve. Però, cazzo...se ci arrivi, al di là del passaggio a livello, che soddisfazione, eh?

E poi, dopotutto, non basta saper dribblare come George Best, bisogna anche saper sfondare come Graeme Souness e sfoderare la rabbia e la grinta di Roy Keane o Vinnie Jones.



(Pregevolissima, oserei dire, l'ultima azione, un colpo di grazia e classe e talento cristallino che è difficile eguagliare)

In fondo basta un buon caffè, due cucchiaini e mezzo di zucchero e l'abilità di saperci dormire sopra, per risolvere un bel po' di problemi. O ridimensionarli. O vederli da un'altra angolazione. Basta che qualcuno sappia pompare, mentre tu reintegri la caffeina, un po' di fiducia nelle ruote che senti sgonfie. E quindi dedico questo a tutti quelli che affrontano la vita a inversioni a O, e a tutti quelli che sanno sopportare lo stridere delle gomme durante la manovra, e a tutti quelli che sanno risollevare la loro testa quando il mento non ne vuole sapere di stare rivolto all'insù.

Tuesday, June 16, 2009

Monday, June 15, 2009

Kazaktustan, Kazuktistan, kazaki e cactus

Oggi ho fatto una cosa, e temo i riscontri pratici di quest'azione. Ho seminato dei semi di cactus. Non sento di avere un particolare pollice verde, anzi. Temo sia più facile far crescere dei cactus sul Pik Kommunizma in Kazakistan che per mano mia. Infatti per seminarli mi son fatto dare una mano da babbo. Beh, la semina è ultimata. Ora stiamo a vedere se germogliano. Sono un di Lei regalo di compleanno. Dieci semi di Copiapoa Lauii (cliccaclic) e trenta di Astrophytum Myriostigma (cliccaclic). Spero tanto di potergliele mostrare, orgoglioso, un giorno. "Guarda che cosa è venuto fuori dai tuoi semi". Perchè credo che, anche se il terreno è testardo quanto una steppa kazaka, con amore, pazienza e buona volontà, dai semi qualcosa verrà pur fuori. Ho seminato i kazukti, li ho innaffiati da una bottiglietta di Acqua Primavera. Che fretta c'era? Maledetta Loretta Goggi!

(Si, dai, la storia della bottiglia la sapete tutti)

And let's get back to fuckin' writin'

Sono discontinuo, è da un sacco che sto scrivendo poco e saltuariamente su questo blog che, diamine, si sentirà pure un po' abbandonato. Ogni tanto ho bisogno di rifiatare, e tempo o poca ispirazione mi levano il tempo di scribacchiare qualcosa su queste pagine. E in fondo è un peccato, perchè ci sono affezionato a questo mio piccolo spazietto personale. Mi riprometto (di buone intenzioni è lastricata la via per Stocazzo) di cercare di riprendere le buone abitudini.

*** LA PRINCIPESSA SUL PISELLO ***

Diavolo, non vi ho nemmeno raccontato della mitica Principessa sul Pisello, una ragazzina di quarta elementare a cui avrei voluto comminare una condanna a morte per sparachiodi! Molto simpatica, già quando mostro alla classe il salone delle feste di prima classe del Transatlantico.
"Deve aver molti soldi il proprietario del Museo".
Fin troppo svegli, per non avere ancora un'età a due cifre.
"Prima classe? Non è un granchè!".
Azz...si tratta bene, la principessina.
Poi, mentre si torna all'ingresso, il clou. Deformazione professionale, non mi piace dare le spalle ai ragazzini (anche perchè si perdono) e cammino all'indietro.
"Lo sai che sei irritante quando cammini all'indietro?".
Non ho risposto perchè indeciso tra due opzioni: a. "Tu invece sei simpaticissima, eh?" b. "Tu pure quando cammini in avanti!"...KA-TUNK!
Poi, con i ragazzini che vanno troppo veloci e mi pestano i piedi: "Piano, rallentate un attimo".
E lei, sempre lei, il lume delle nostre fiacche e grigie esistenze:
"Beh, se magari te ti dai una mossa".

Sparachiod proudly supports Re Erode.

*** LA SINDROME DI STENDHAL ***

E che dire invece di lui. Lui, il mito. Colui che mi ha lasciato a bocca aperta, e dopo quasi tre anni al Museo, credevo di essermi oramai corazzato nei confronti di quasi tutto. Appena incontrata la classe. Non ho ancora quasi detto nulla, mi son solo presentato e chiarito che vedremo una sezione dedicata al Leo. Si, quello là...Leonardo da Vinci. Saliamo le scale. Mi fermo di fronte all'Uomo Vitruviano. Lui è il primo della classe a raggiungermi. Mi guarda, poi distoglie il suo sguardo, per posarlo sull'opera che ho alle mie spalle. Alza lo sguardo per guardare il grande pannello, apre la bocca sbigottito dallo stupore. Rapito, oserei dire. E esclama, felice: "Il David!".

Mariastella, Mariastella...il sistema educativo in Italia non ha tenuto conto di questa gente. Per cui speranza non esiste, e mai esisterà.

Thursday, April 23, 2009

Good Morning, Chiodnam!

Per continuare, dopo il Cavaliere dell'Apocalisse di ieri, la rassegna delle "frasi del buongiorno", la chicca radiofonica di stamattina mentre, sonnolento, guidavo verso la stazione per andare a lavoro:

"Ogni vagina ha la sua storia, ed è diversa da tutte le altre"

Niente male per un programma di RASSEGNA STAMPA!

Wednesday, April 22, 2009

Born to Chiodate




Si. E' tornata. Annunciata da un cavaliere dell'Apocalisse al Simon's Bar mentre facevo colazione: "L'unica salvezza è Gesù, e quando arriverà la sua ira sarà grande, perchè il perdono non è infinito".

La mia sparachiodi è tornata. La sua ira sarà grande. Perchè la pazienza di una guida non è infinita.

You can take the Chiodator from a man's hands,
but you can't take the Chiodating from his soul!



Tuesday, March 24, 2009

Any minute now...

Primo aprile. Colloquio. A Gorizia. Dajeeeeeeeeeeeeeeeee!

Sunday, March 08, 2009

Stand till you fall

Cominciamo dalla fine. Perso, di un punto, un punto che fa malissimo, contro il Monza. 17-16, con un nostro piazzato andato a infrangersi sul palo allo scadere. Lacrime. E l'amarezza, mentre togliamo i pali, la tristezza immensa di calare così il sipario sulla stagione, almeno in casa. L'amarezza di un primo tempo in cui abbiamo dominato in lungo e in largo e abbiamo portato a casa poco di quello che avremmo potuto. E quando era il momento di chiuderla, di ucciderla, proprio in quel momento...abbiamo permesso che loro ritornassero in partita, che ritrovassero un pelo di convinzione, che ci facessero una meta e che si portassero a casa la nostra partita. Una partita che chiunque di noi è stato orgoglioso di aver giocato, credo. Perchè abbiamo dimostrato due coglioni della madonna, perchè la capolista imbattuta l'abbiamo messa sotto. Ero nervoso, stamattina. Mi sentivo sonnolento e non mi piaceva. Poi, tutto d'un tratto, teso come una corda di violino. Un paio di episodi mi aiutano a rilasciare la tensione. Scopro che le pantofotacche in realtà sono la causa dei miei problemi al piede, e dalla borsa riemergono le buone vecchie tacchettine della Kipsta. Consegna delle maglie...ho chiesto a Natale di mettermi in lista con la 5, visto che la settimana prima avevo avuto la 4. Una questione di affetto, il 5 è il mio numero. "6, Enzo...5, Bongo...". Io faccio una smorfia, impercettibile. "Scherzavo. So che la vuole Billie, 5 Billie". Riscaldamento, ancora teso, ancora nervoso. E poi, tutto d'un tratto, mentre Dervino ci parla in spogliatoio, a pochi minuti dal kick-off, cercando di toglierci la tensione di dosso, e di scaricare quella di troppo...comincio a sorridere, a ghignare con in bocca il paradenti. Il nervosismo si scioglie. So che sono pronto, so che ci sono, so che voglio giocare. "Siamo ancora un punto davanti a loro. Crediamoci. Crediamoci come ci credeva Billie a Varese. Vero Billie?". Io annuisco, col sorriso in faccia. E in campo mi son divertito. E credo di aver fatto bene, dando anche una manina a pulire il pallone da cui poi siamo andati in meta...la soddisfazione, nel terzo tempo, di sentirmi dire da un avversario: "Per me i tuoi han sbagliato a sostituirti". E da Bongo, nuovo compagno di ruolo dopo la squalifica del Bassotto Mone: "Non ho capito perchè ti ha sostituito". So di aver fatto una buona partita. Avevo ancora voglia di dare, e avrei voluto giocare di più, ma è stato giusto così. Crederci, fino all'ultimo, fino all'ultimissimo. Il miracolo si è stampato contro il palo, e credo che quel piazzato ce lo sogneremo tutti stanotte. Occhi lucidi, tristezza, testa alta, con le lacrime in volto. Al telefono con Silvia, rompo gli indugi, e poi ricomincio a sorridere. Un po' di malinconia. Volevamo dimostrare a noi stessi e a tutti gli altri quel che valiamo. A noi stessi, credo che si possa dire che l'abbiamo fatto. Se gli altri non l'han capito, poco conta. A voice began to call "Stand till you fall, we'll stand till all the boys fall".

Saturday, March 07, 2009

Monday, February 23, 2009

Dottor MacGowan

A una settimana mi son ripreso. Non mi sento di averlo realizzato. Forse perchè non è questo big deal, a parte l'ovvio stupore e l'ovvia soddisfazione per gli otto punti di tesi. Credo che attualmente sussista un certo sollievo e un momentaneo appagamento. Però dovrò mettermi a capire che farmene, insomma. D'altronde, le mie prime parole da dottore sono state...beh...è stata una: "Mmminchia!".


L'esimio Dottor Billie MacGowan, fresco del suo 107, aggredisce senza pietà la sua tesi di laurea con uno sturalavandino al Castello Sforzesco. Un'altra laurea di mischia: come andremo a finire?

Thursday, February 12, 2009

Monday, January 26, 2009

Catboys with dirty faces...


Il Crespi abbaglia. Tutti i campi lo fanno, a mezzogiorno, l'una del pomeriggio, nelle domeniche assolate, all'ora più o meno in cui emergi dallo spogliatoio per entrare in campo e scaldarti. Tutti, ma il Crespi di più, non so perchè. Forse è dovuto all'orientamento degli spogliatoi rispetto al campo, o forse è solo suggestione.
Uscita anticipata dagli spogliatoi: neanche un'ora prima vediamo la macchina di Dervo blindata dalla polizia sull'autostrada, poi capiamo. Era al cellulare, stavano chiamando per anticipare la partita. Senza alcun preavviso. E allora di fretta, allaccia le pantofotacche, tanto nastro adesivo, perchè in spinta venerdì tendevano a schizzare via dal tallone. Un po' di cotone sull'orecchio, sotto il caschetto, mi dimentico di quel mal di schiena che mi sta bloccando da quando mi son svegliato alle 9 e 30. Tutto pronto, inspiro forte mentre affondo la faccia nella "mia" numero 5, la indosso, metto la felpa del Compagno Wojciech e esco dall'oscurità dello spogliatoio. Il sole scintilla, lassù ci sono i binari del treno, appena passata la stazione di Lambrate. Ogni viaggio che faccio, avanti e indietro da Roma, all'andata e al ritorno giro la testa, lo guardo. Una volta ho visto chiaramente il labiale di uno che aveva spedito un calcio sul palo e imprecava. Giuro.
Riscaldamento, mi faccio massaggiare la schiena dal buon Max. In campo, fischio di inizio quasi senza preavviso, io nervoso: mi sento fuori forma, la schiena, chissà se le pantofotacche nuove vanno bene, chissà se so giocare ancora a rugby, e poi sono ultimo uomo in touche per la prima volta in prima squadra. Tutto svanisce appena bacio la nocca, e poi lo stemma sul cuore della maglia. Si parte, e Bassotto 183-174 va subito in meta. Poco più tardi una maul, vedo che la palla non esce, mi infilo dentro, l'arpiono, la porgo al mediano andando a terra. Un passaggio e l'apertura va in meta, 12-0. E poi la touche, il momento della verità. La palla smanacciata dalla seconda dell'A.S.R. sembra cadere. Dritta nelle mie mani, prendo a correre, mi giro per cercare sostegno, non c'è, accelero e rompo un placcaggio. Ok, oggi ci sono.
La partita la chiudiamo presto, il resto è amministrazione. E fango, perchè l'abbagliante Crespi ha il fondo di una pozzanghera infame, smotta sotto le spinte dei tacchetti in mischia chiusa e inzuppa e impantana chiunque finisca a terra. A terra poi, ad abbagliare sono i tacchetti infangati: mai prese tante come ieri. La coscia livida, con un bel graffione, i segni sulla schiena, sulla mano. Alla fine è 45-7 e i dolori, pur zoppichettando verso gli spogliatoi, non si sentono manco più. Neanche la schiena fa più male. Corridoio, complimenti a Mandriano al suo esordio, i miei compagni mi dicono "Bravo". E io mi tengo stretto un sogno che fino all'anno scorso mi sembrava impossibile, e che proprio l'anno scorso aveva iniziato a realizzarsi qui, al Crespi, all'ombra dei binari...18 novembre 2007, numero 7, 15-13 per noi. Non so, mi piace pensare che tutto sia partito da qui, dal primo campo da rugby che ho visto nella mia vita. Da un campo vicino a una stazione, insomma, è appropriato aspettarsi cose che partano. E tornando alla macchina con Bongo e Morris, ci fermiamo un po' a vedere la fine di Amatori - San Mauro Torino. E gli occhi vanno lassù, ai binari. Un formicolio alla nocca...

Thursday, January 22, 2009

New year, new studs (Mitre Intercept)

Delle pantofole con i tacchetti.
Domenica, al Crespi, si attende il battesimo del fango.
Le tacchettine prepensionate a scarpa di riserva dopo la perdita di un tacchetto e l'apparizione di aperture sui lati.
Ho otto tacchetti nuovi pronti a ruggire.
Anno nuovo, tacchetti nuovi.


Perchè i tacchetti per un avanti sono come il fucile per un soldato.