Friday, December 28, 2007

Three-eighths shave

Tagliarmi i capelli è sempre stato un momento particolare per me. Quasi mai programmato, spesso invece frutto di un'ispirazione improvvisa. La fida Rowenta sta nella sua scatoletta, e oramai sono anni che sono tricologicamente autonomo (a parte i peletti di dietro, ma che ci si vuol fare, li mi faccio dare una mano). Di fronte a uno specchio arriva la voglia di svoltare e sfoltire. Ed è simbolico, forse perchè i capelli hanno "memoria", e anche tutto il pelo facciale. E allora tagliarli rappresenta un po' un modo di girare la pagina, aprirne una nuova, bianca, e iniziare un nuovo capitolo, o quantomeno un paragrafo. Dai capelli "lunghetti" si passa ai three-eights of an inch, o anche meno, o anche di più, ad avventati doppi tagli autonomi. Le basette cambiano la forma, i baffi e la barba apparsi e lasciati correre scompaiono. Mi piace il buzz, mi piace la mia indipendenza tricologica, la mano che ho sulla macchinetta. Cose apprese in tempi di schineddismo, in cui cercavo una mia identità in qualche modo. Come dice Billy Bragg in "Strange Things Happen"

All winter long, while I was locked in my room
Your face at the window and my hair on the floor

Wednesday, December 26, 2007

Drambuie


Fuck's saaaaaaaake! (intercalare che sto notando stia diventando più e più parte integrante del mio quotidiano castimare. Mi tagliano la strada in macchina? "Fuck's saaaaaaaaaaaake!")
Cenone di Natale (di solito facciamo il pranzo ed è meglio per tutta una serie di ragioni che non sto a elencare. Sarà chiaro anche a voi, insomma, che è meglio scofanarsi a pranzo, sdraiarsi in preda alle allucinazioni da digestione ultralaboriosa e poi fare un po' di avanzi in assoluto scazzo e libertà a cena. Invece quest'anno una serie di contingenze familiari ha portato a posticipare il pranzo a cena. A pranzo però comunque si è mangiato: antipasti vari e un po' di gallo. Vuoi non essere già carburato? A cena peggio che peggio, un riempimento incredibile (poi ci sono andato giù duro di affettato), fino al culmine raggiunto con l'anatra con le patate al forno (il mio must natalizio). Evitando di ruttare di fronte agli ospiti, ho cercato di digerire, ma il blocco non voleva saperne di andare giù. A sbloccarmi, e probabilmente a salvarmi la vita, è arrivato il mitico Drambuie, sarebbe a dire whiskey di malto invecchiato e miele speziato. Una roba molto buona e molto "Mister Muscolo idraulico liquido". Dopo mezz'ora di rutti si è sbloccato il tutto. DRAMBUIE deriva dal gaelico scozzese. Dram Buidhe (bevanda gialla) o Dram Buidheach (bevanda che soddisfa). E che lo sgorgo sia con voi!

P.S.: oggi che l'ho sentita scalciare, è forse giunto il momento di annunciare al Blogo (anche se i miei fedelissimi lo san quasi tutti), che la famiglia MacGowan è in attesa di una nipotina, e che presto sarò zio Billie. Le emozioni ziesche per ora ve le risparmio. Solo non sparatemi se diventerò melensissimo!

Monday, December 24, 2007

It was Christmas Eve, babe (II)

Un post che vi illustrerà la ricetta per una vigilia di Natale come piace a me.


e per finire, colonna sonora, dal Live at the Town&Country Club del 1988:

The Pogues & Kirsty McColl
"Fairytale of New York"


Tutta mia la città

Spese natalizie a Como. Como che era un posto che conoscevo come le mie tasche, che sentivo mi appartenesse. Le vie strette del centro, le piazze, la sua planimetria sbilenca. E invece oggi l'ho sentita meno mia, in un certo senso. Non riuscivo più a ritrovare le vie che, nel dedalo urbano comasco, sapevo trovare in men che non si dicesse. E mi è venuta la stessa tristezza che viene quando ci si rende conto di essercisi allontanati da una persona che si conosceva bene e cui si era legati, nostro malgrado e a causa delle contingenze. E' così che è avvenuta la mia deriva da Como. Era tanto che non ci andavo oggi e le vie mi confondevano, i negozi dove spendevo ore e ore...beh, ci entravo, guardavo e uscivo manco fossi un ladro. Forse era anche l'atmosfera natalizia, il caos. Como mi apparteneva più in pomeriggi sonnacchiosi e meno "chiassosi", in serate e nottate in cui era "un deserto che conosco", per continuare la citazione Equipe 84. Eppure son stato tante volte a Como sotto Natale, provando per la città la stessa complicità di due persone che dicono "Ok, adesso c'è casino, c'è tanta gente che non sa e non capirà mai di me e te, ma siamo pur sempre io e te". Forse devo chiedere scusa a Como per questo allontanamento, perchè quando mi conosceva avevo un altro nome, ero una persona diversa. L'unico momento di redenzione è stato sbucare di fianco alla stazione Laghi e vedere spuntare il Lario. Quella parte di Como era come la ricordavo, era proprio quella dei ricordi che ho da bambino, e guardando il lago mi son venuti in mente aneddoti a migliaia, serate e momenti passati nella città a milioni. Perchè in fondo Como ce l'ho ancora nel cuore.

Sunday, December 23, 2007

Best Comment Award

Signori e signore.
Quadrupedi e quadrupedesse.
Paperi e papere.
Farinacei e otarie.
Alcoolisti ed etilisti.
Pachi e aquilanti.

Sono lieto di presentarvi il premio per il miglior commento in un anno di Blogue Mahone.
Il premio va a Joe Dee per il suo commento al post This is absolute Madness! (Giugno 2007)

Anonymous said...

spettacolo!!Ho iniziato a ballare davanti allo specchio stamane con una strana schiuma bianca all angolo della bocca...i miei pensavano avessi contratto la rabbia...
JoeDee

Happy Birthday, Kiss My Ass!

"tra parentesi, omodallebasettepiùintelligentidelnorditalia.. AUGURI!!!!!
ti sei reso conto k oggi il tuo blogo compie 1anno? :P"
(Al)

Ecco. Era da almeno una settimana che mi preparavo, che pensavo al post che avrei scritto per il compleanno di Blogue Mahone. Poi, come faccio anche con gli amici, arriva il gran giorno e mi dimentico. Scusami, blogomaono, sai come son fatto. Son distratto, ogni tanto ti trascuro un po' troppo.

Son contento di avere un blog, e son contento di com'è Blogue Mahone e delle storie che ha raccontato e che ha creato (bello scrivere di aver preso un libro e ricevere il commento dal traduttore (Yako)). Grazie a tutti quelli che hanno commentato, dagli occasionali ai regolari, e a chi ha continuato a rompermi le palle e spronarmi a scrivere anche quando avevo lo scazzo alto.

Long live BLOGUE MAHONE!

Lola (L-O-L-A Lola) & altri racconti


Ebbene si, ho un cane. Una cagna in realtà, si chiama Lola (come la canzone dei Kinks, coverizzata dai Madness). La piccola randagetta è arrivata quest'estate e ci ha "adottato" e ora è fissa qua, ha la sua cuccia, le diamo la pappa, perde tempo sul nostro zerbino. Ora, il problema è che io ho sempre avuto paura dei cani, o comunque diffidenza. Però essendo Lola "mia", diventata parte della famiglia, mi sono imposto di avvicinarmi, di battere la diffidenza. E oggi non solo son riuscito a carezzarla, ma quando mi sono accovacciato lei è venuta verso di me. La piccola Lola a me fa una tenerezza enorme...chissà quante ne ha prese, pora stèla. E oggi mi son ritrovato per la prima volta commosso per un cane. Sarà l'aria natalizia, je croix, ma oggi mi sento smielato a manetta. Rivoglio il mio temperamento acido e intollerante!!!!

Festa di natale del Tradate Rugby. Dico solo due cose: quando è iniziato l'antipasto ero già al terzo o quarto bicchiere, quando servivano il primo ero già in un'altra galassia!

Film visti negli ultimi giorni:
The Navigators (Paul, Mick e gli altri) di Ken Loach
Solito film di Loach, ma a me continua a piacere. Grandiosa la sequenza "Le morti vanno mantenute a un livello accettabile" "Quale sarebbe un livello accettabile?" "Due all'anno" "Ma qua non muore nessuno da un anno e mezzo! Ci sono volontari?"

Chiamami Aquila (Continental Divide) con John Belushi
John Belushi è un mito, e se potessi scegliere l'attore che voglio per interpretare la storia della mia vita, credo che chiamerei lui (oppure Ewan McGregor, che rende meglio la mia anima sexy).

Saving Grace (L'erba di Grace) con Bill Bailey
A me ha fatto morire Bill Bailey, che interpreta l'hippie spacciatore. Commedia carina, nulla di particolarmente fantastico, ma è divertente!

Tuesday, December 18, 2007

Fuckin' burglars and fuckin' ankle!

No, non si tratta di plagio o di furto di idea. Si tratta proprio di ladri entrati in casa e impossessatisi, tra le altre cose, della chiavetta USB dove tenevo l'unica copia di quanto fatto finora sulla tesi. Meno male che era poco.

*bestemmie*

Per il resto, che dire...gran mangiata da Pietro sabato sera. E domenica c'era quella che avrebbe dovuto essere "la mia" partita. Lo era da quasi un mese, forse di più. Ho rinunciato a molto pur di essere presente, di giocare. E alla fine la caviglia non mi ha permesso di giocarla, e io sono ancora dietro di tutore, immersioni in acqua bollente e sale, e arnica a paccate.

*bestemmie*

Fortunatamente c'è stato un gran terzo tempo contro Melegnano, battuto 69-0. Gare alcooliche, poi quattro dei loro (rispondenti ai nomi di Bosawai, Homer, Paolino e Griffen. Quest'ultimo secondo me somiglia parecchio a Outspan Foster nel film dei Commitments) si uniscono a noi e vengono ad aperitivare in un bar di Locate Varesino. E mi fanno fare bevilo bevilo con il Pampero. Tornato in sede grazie al gentile contributo di Chiara (non ero già più in grado di guidare) ho anche ammazzato una mezza bottiglia di Barbera che era rimasta lì. E' finita che ero stonfo fradicio e che mi hanno dovuto portare a casa.

Ieri sera birrata milanina al Pogue avec Papera, Ors, Spapp'ra, Ghe, Rosa, Duccio&signora, Radagast e Xli (anche lui Mastino di Melegnano, trall'altro) e con la gentile partecipazione di Giorgia, una soberrima amica di Ghe. Scambio di regali, cioccolatini, papere, cravatte del Rugby Udine (ho trovato la cravatta per la laurea). Saluti commossi. Poi il ritorno a casa per scoprire dei ladri.

*bestemmie, bestemmie e ancora bestemmie*

Saturday, December 15, 2007

This is England


Era da un pezzo che ne volevo parlare. Uno dei film più belli che ho visto recentemente è "This is England", di Shane Meadows, anno 2006. Fan-ta-sti-co. Veramente bellissimo. Una bella storia, una grande colonna sonora, dei bravi attori, e una stupenda ricostruzione dell'Inghilterra nel 1983. E delle grandi basette da parte di Woody, personaggio interpretato da Joe Gilgun, per cui profetizzo un avvenire da futuro Ewan McGregor (nella parte figa della carriera di McGregor ovviamente). Da visitare assolutamente il sito ufficiale del film, veramente ben fatto. Per informazioni su cast e film, qui c'è la pagina IMDB di This is England. A vostra disposizione ora ben tre clip: il trailer, i titoli di testa (fantastici, con "54-46 Was My Number" di Toots & The Maytals come colonna sonora) e la scena in cui Shaun, il protagonista, incontra Woody, Milky, Gadget, Pukey e Kes, la gang di skinheads a cui si unirà in seguito.

TRAILER


54-46 WAS MY NUMBER (TITOLI DI TESTA)


MOVIE SCENE

Friday, December 14, 2007

Coach Billie

LiUC - Tradate Biss 25-15

Maledetta caviglia. Continua a fare male, e mi costringe a stare fermo. E' così che per la prima volta non sono sceso in campo per una partita della Biss. Si giocava contro la squadra della LiUC, e pur di esserci e contare qualcosa, mi sono reinventato allenatore. Scelte tecniche azzeccate (Simonebovo all'ala, Pelucchi mediano) e meno (Benji apertura, la touche sempre completa). Però son stato contento di aiutare i miei compagni di squadra, da fuori. Sgolandomi in un modo assurdo e maledicendoli mentalmente perchè, porco cazzo, su quel campo avrei avuto una voglia matta di correre, placcare, giocare. Alla fine abbiamo perso 5 mete a 3. Neanche male considerando il numero di allenamenti complessivo messo assieme dalla nostra squadra. E non parlo delle ultime due settimane. Parlo proprio di esperienza con la palla ovale in mano. Il terzo tempo l'abbiamo fatto nel Campus della LiUC, sperando passassero fiumane di studentesse Erasmus che invece non si son viste. Chissenefrega. Capitan Dante che mi dice: "Billie, si sentiva che non eri in campo, quando ci sei tu so sempre cosa succede e cosa non funziona" e Morris che gli fa eco: "E poi sei un trascinatore" sono emozioni di quelle che ti porti dietro a lungo. Allèz la Biss!!!

Saturday, December 08, 2007

Out of the black and into the red


Grosse novità nel mondo dell'etilismo organizzato: Guinness turns red! Ebbene si, la fabbrica irlandese di birra ha lanciato in Gran Bretagna la Guinness Red, una versione rossa della Guinness. Sempre la solita combinazione di ingredienti, ma con l'orzo leggermente tostato. Ci sarà sempre la testa della pinta (quella alla "capigliatura di Collins" per intenderci) e bisognerà sempre aspettare 119,5 secondi perchè la pinta perfetta sia spillata. Brutte notizie per quanti già si stavano leccando i baffi in anticipation: la Guinness Red è intesa per il solo mercato britannico. Fuck awfffffff!!!!

Thursday, December 06, 2007

E' inutile, come pettinarsi

E' difficile parlare del libro di un amico. Mandato via posta da una persona con cui hai condiviso una partita di rugby, con tanto di dedica autografa. Insomma, non mi è mai capitato di dover dire a Coe che l'inizio de "Il Circolo Chiuso" è un po' faticoso, nè a Stefano Benni che ultimamente è ripetitivo, nè a Roddy Doyle che se la cava meglio sulla corta distanza, e che mi son bloccato su "Oh, play that song". Non avrei il coraggio di confessarglielo, come non l'avrei di confessare analoghi blocchi a Ernest Hemingway ("Per chi suona la campana") o Beppe Fenoglio ("Il partigiano Johnny"). La confessione a Hemingway sarebbe particolarmente penosa: l'ho iniziato tre volte e ho sempre mollato dopo non più di venti pagine. In compenso, J.D. Salinger si sentirebbe dire che di "The Catcher In The Rye" e di "Alzate l'architrave, carpentieri" non cambierei una parola. E poi, a parte la paura di "offenderli" con commenti ingenerosi, ovviamente c'è sempre la paura di non saper fare un "commento" che sappia soddisfare l'autore del libro. A Salinger saprei dire che "The Catcher in the Rye" è stato il libro della mia adolescenza, che mi ha segnato, che è stato importantissimo per me e che l'ho letto decine di volte in italiano e almeno 3-4 in inglese. Non sarei però capace di mettere a fuoco e spiegargli il perchè. Maurizio (Mapelli) dovrà quindi accontentarsi di esser citato qua sul Blogomahono.

Saturday, December 01, 2007

A perfect day for bananafish

Attendevo questo momento. Finalmente è entrato in scena. Seymour Glass, probabilmente il fantasma più ingombrante e incombente dell'intera letteratura mondiale, è entrato in scena. Ne avevo sentito parlare solo in modo filtrato, attraverso le parole di suo fratello Buddy, e le vicende del fratello Zooey e della sorella Franny. Quattro racconti in cui Seymour Glass volteggiava in ogni stanza, come uno spiffero di una porta non chiusa. Adesso invece Seymour è entrato in scena. Per uscirne definitivamente. E il racconto A perfect day for Bananafish (di J.D. Salinger) guardacaso è l'unico in cui Buddy Glass non ci mette il naso, chissà se Salinger l'ha pensato scritto da lui. Sinceramente non credo: troppo asciutto e troppo distaccato: una cosa che Buddy non sarebbe mai riuscito a fare, parlando del fratello. E alla fine del racconto Seymour esce di scena, sbattendo la porta.

(Commento che mi son sentito di fare su un racconto di J.D. Salinger e su un personaggio attorno a cui voltavano, senza che vi comparisse direttamente, altri quattro racconti. Per citazioni e altri commenti, aspettate che finisca la raccolta Nine Stories)

Thursday, November 29, 2007

Paddy Clarke Ha Ha Ha

Paddy Clarke Ha Ha Ha. Di Roddy Doyle. L'avevo già letto. Splendido, fantastico, stupendo...gli aggettivi si sprecano. L'avevo letto in italiano però, e ho voluto comprarmelo in inglese (metà dei libri di Doyle li ho letti solo in inglese, un paio in entrambe le lingue e solo uno solamente in italiano). Arrivò da Amazon doppio e ne diedi una copia al buon vecchio Giongeffri a Belfast. Beh, è sempre bello, è sempre emozionantissimo. Un libro grandioso, non so se nessuno è mai riuscito a raccontare così bene la crescita di un bambino di dieci anni.







He said Fuck like - I wanted to say it exactly like him. It had to sound like no other word sounded, quick and sharp and fearless. I was going to say it without looking over my shoulder. The way Charles Leavy said it. His head shot forward like it was going to keep going into your face. The word hit you after his head went back. The Off was like a jet going overhead; it lasted forever. The Fuck was the punch; the Off was you gasping.
Fuck awfffffff.

Tuesday, November 27, 2007

Il fante di bastoni

Rugby Club Ticino - L'Esercito dei Quindess Cadrech 7-5
Campo da rugby, Bellinzona

Giornata di rugby old sabato. "Old?" direte voi "ma non hai 22 anni?". Certo, ma ogni scusa è buona per giocare a rugby. D'altronde ci sono vari adagi a riguardo. "Nessuno sport come il rugby fa diventare uomini i ragazzi e fa tornare bambini gli uomini" e soprattutto "We may be old, but we're still immature". Raccolgo il CDA delle Camioniste in stazione a Lomazzo e si parte, sulla Milano Laghi, in direzione Como-Chiasso. Sosta a Brogeda, dove incontriamo gli altri, ci facciamo un panino (l'omonimo Brogeda, salame e taleggio) e un caffè, passiamo il confine, acquistiamo la vignetta e via verso Bellinzona.

A Bellinzona ad aspettarci i pali della Milka, in legno, del Rugby Club Ticino, e gli altri compagni di avventura. Sia gli avversari del RCT, sia i miei compagni di squadra, L'Esercito dei Quindess Cadrech o, per brevità, i XV Cadrech. Capitan Radagast da le maglie, io mi prendo la 18. Tanti gli amici che è bello rivedere: Ubo, Orso, "Uinni de Pu" 51, Ellis, MaxBraciola, Nambereit, Luigi XVI, M.Map (qui il suo resoconto della giornata), Stefano e tutti gli altri.

La partita è dominata dalle Cadreghe, che vanno in meta con Ors (duRandt), ma falliscono la trasformazione. Gli svizzeri riescono a contrattaccare e fare una meta anche loro, stavolta trasformata. Io mi ritrovo tra i trequarti. Secondo centro e ala chiusa, solo più tardi seconda linea. Mi diverto, e faccio anche una bella carica bovina da centro. Da seconda sono fiero di un bel ribaltone ai danni di un confederato in fuorigioco. Sull'ultima azione il nostro mediano si invola, sostenuto e non contrastato, verso la meta. Ma inciampa, e la partita finisce.

Il resto è terzo tempo. Affettati, formaggi, mascarpone e crema di marroni. Birra, vino bianco svizzero. E cappografia. A ognuno il cap, una carta estratta a caso dal mazzo. A me è toccato il fante di bastoni. Poi, sotto la pioggia elvetica, per le autostrade confederate, sotto un cielo rossocrociato e delle nuvole ticinesi, il ritorno a casa, attraversando le lande di Sotto al monte Ceneri. Tutti con il sorriso sulle labbra e la voglia di rifarlo ancora.

Thursday, November 22, 2007

Too long in exile

"I've been too long in exile, just like George Best, baby"
(Van Morrison - Too long in exile)

Un grande ritorno

Cosa fare quando il mal di testa ti trapana? Quando i crampi ti colpiscono? Quando il tuo oroscopo dice "Evitate noie legali"? Quando la famiglia rompe il cazzo? Quando il Museo ti fa restare tre ore più del dovuto prima di avvertirti che "non c'è formazione alle 16:30" e ovviamente tu lo scopri alle 16 dopo che sei lì a far niente dalle 13:30 solo per la dannata formazione? Quando nonostante freddo e pioggia la maestra ti chiede se si può vedere il Toti da fuori? Quando alle macchinette finisce il caffè? Quando hai la classe peggiore della storia, della serie

"Come andava il tram prima dell'elettricità?"
"Con l'elettricità!" (moltiplicare x 20 (alunni) x 14 (ripetizioni cadacranio per alunno)


Si, la risposta la sapete.


KA-TUNK!

Un colpo di sparachiodi e tutto passa.

Monday, November 19, 2007

Numero 7

ASR Milano - ATRC 13-15
Crespi, Milano

Non ci speravo più. Una settimana in cui mi sentivo sfiduciato, abbandonato. Sentivo che il mio amore per il rugby mi stava solo portando un gran cumulo di insoddisfazione. E invece, come ogni innamoramento che si rispetti, proprio quando uno pensa di aver toccato il fondo, la controparte lo riconquista, lo lega a sè ancor più stretto.
Venerdì sera. L'allenatore ci annuncia che la Biss non giocherà sabato. Un groppo mi stringe la gola, anche se già me lo aspettavo. Mosè viene e mi fa: "Mi spiace che domani la Biss non giochi, ma sono contento perchè tu domenica sei convocato in prima squadra". Io aspetto prima di crederci. E quando vedo il mio nome sul foglio delle convocazioni, penso che mai più me lo sarei aspettato.
Il sabato è un giorno pieno di aspettativa, di emozione. Uno cerca di caricarsi come può, di tranquillizzarsi come sa. Mi guardo Barbarians - All Blacks, anno di gloria 1973. Vado a letto dopo essermi sentito l'inno gallese Hen Wlad Fy Nhadau.
Domenica. Arrivata prima che potessi accorgermene. Sunnyside of the Street dei Pogues mi tranquillizza. Si mangia e si va all'appuntamento.

Il Crespi di Milano. Entro in spogliatoio, inizio a prepararmi. Dervino mi chiama, mi lancia una maglia. Leggo il numero. 7. Come Georgie Best. Titolare. Titolare non ero mai partito con la prima squadra. E l'emozione è fortissima. L'uscita dallo spogliatoio è un momento non ben definito, eppure così potente. A me colpisce fortissimo. Scendo in campo e so di sentirmi carico, tranquillo, di esser lì perchè lo merito e perchè ne sono in grado. E al calcio di inizio, le chiacchere stanno a zero. C'è da correre, placcare, spazzare, spingere. Comincio giocando bene e assestando uno dei primi placcaggi della partita. Abe mi mette in mano anche una palla, e io vado a raggruppare per formare una maul. L'urlo, lo sento: "Vai Billie", dagli spalti. Un brivido per la schiena. Dopo un po' "scompaio". Il fiato è poco, non sono abituato a questi ritmi. Però tengo duro e continuo a correre. Al fischio finale, penso che avrei voluto fare qualcosa di più, placcare di più, fare più pressione. Ma quando passo per il corridoio e sento il primo compagno che mi dice: "Grande Billie", gli occhi iniziano a velarsi di lacrime. L'allenatore mi ringrazia, una scena da film: "Grazie Billie" "Grazie a te", suggellato da una stretta di mano nel gelo novembrino. E il pubblico che mi urla "Forza Billie". Insomma, l'affetto di tutti i presenti. L'affetto di quelli che so presenti col pensiero al mio fianco. Un'emozione soverchiante, mi ritrovo a piangere come un vitellino, dalla commozione, subito dopo aver abbracciato il mio protetto Dada. Abbiamo vinto. 15-13. Soffrendo e rischiando e giocando male, ma rimanendo attaccati con unghie e denti alla partita. E ora che è finita, la sento mia. La MIA partita. Mi ero emozionato tante altre volte, ma mai così tanto. Mai prima d'ora avevo sentito così tanto affetto attorno a me. L'abbraccio caldissimo di chi condivide i tuoi sforzi, le tue sofferenze e le tue ambizioni. Di quelli che sono in campo, disposti a prendersi botte per aiutarti. Di quelli che sono seduti sugli spalti, disposti a prendere il freddo pur di sostenerti e di esserti vicino in un momento che sanno importante per te. Di quelli lontani che però non ti hanno mai fatto mancare il loro incoraggiamento e che ti han sempre fatto capire che credono in te.

Saturday, November 17, 2007

Wednesday, November 14, 2007

La Gang del Pensiero

ovvero: La Zetetica e l'arte della rapina in banca.

E siamo al terzo libro di Tibor Fischer che ho letto e, sinceramente, mi sento di dire che non è mai riuscito a raggiungere i fasti di quel capolavoro che è "Sotto il culo della rana (in fondo a una miniera di carbone)". E' un libro che ahimè, gira un po' troppo attorno a sè stesso, e poi si riprende verso la fine. Avrei tolto un sacco di pagine, anche se è stata una lettura piacevole e che il solito humor nero Fischeriano mi ha strappato sorrisi a più riprese. Diciamo che si passa da frammenti memorabili a sezioni che lasciano un po' il tempo che trovano. Ho faticato un po' a finirlo, insomma, ma mi è piaciuto abbastanza. Grazie a Guido Fandeluso per avermelo consigliato, anche se forse me l'ha "ucciso" creando troppa aspettativa.

Tibor Fischer comunque rulezza!
Gli illustrai a grandi linee le obiezioni del collegio. Parish ne sembrò sorpreso e mi fece notare che nel regolamento universitario non c'era alcun articolo che vietasse espressamente il possesso di vagabondi morti.
"E poi, anche lei, in casa, ha uno zorilla imbalsamato".
Ecco i rischi che si corrono a non tenere in ordine la propria casa.

Argomenti usati da me

1. Parish non era un esperto imbalsamatore.
2. Non sono cose che si fanno, suvvia!
3. Le casse di Chevalier-Montrachet (menzionarle non è stato molto professionale da parte mia).

Argomenti usati da Parish

1. Riguardo la mia prima bordata: l'università dovrebbe essere un'esperienza educativa.
2. Anche il museo Fitzwilliam era pieno di mummie - che tra l'altro, a differenza del tenente colonnello, non si erano certo dichiarate disponibili a essere esibite.
3. Perchè l'essere conservati con tanta cura dovrebbe essere appannaggio esclusivo di orribili stranieri?
4. Offerta di donare il tenente colonnello mummificato al collegio in modo che tra un paio di millenni si possa rifilarlo al Fitzwilliam.

Monday, November 12, 2007

Partite e partitastre - nipoti e nipotastri

Weekend di rugby intenso: tanta birra e Southern Comfort sabato a Viadana per Viadana - Biarritz 11-19. La goduria nel vedere Imanol Harinordouquy dal vivo è il giusto riassunto del match. Per il resto la gioia di vedere amici che non vedevo da lassi di tempo compresi tra il mese e l'anno e mezzo, forse qualcuno anche di più. La serata è stata pub revival: il Publican ha riammesso sui suoi sgabelli il vostro Billie. Mi mancava, farò di tutto per tornarci più spesso.
Domenica invece giornata di rugby a Tradate: vittoria 43-0 con Verbania, bel terzo tempo, e Tradate alla tivi via internet. Link.
Infine, post dedicato a nipoti e nipotastri. Nipoti di due amiche, nati uno domenica e l'altro oggi, e nipotastro, uno, dell'ATRC: il figlio di Guido Fan Deluso, prossimo pilone tradatese e promessa della nazionale rossocrociata, che ha fatto il suo esordio sugli spalti del nostro campo da rugby e nella nostra sede.
Quindi, benvenuti a Ascanio Raffaele (o come si chiamerà), Valerio Antonio Marco Giorgio e Giacomo.
Guido, anche il tuo ha secondi nomi o in questo post ce la si cava con 7 nomi per 3 persone?

Monday, November 05, 2007

4/11: 17-20

E fu così che Tradate vinse contro il Cesano Boscone, volando alto sopra le bestemmie di Quartiere Tessera e sui calci di Ghemonazzo.

Uì Uò Uà, STAMMINCHIA!!!!

Thursday, November 01, 2007

Ray Gravell - the prince of tacklers


So long Ray. We will miss you.

Raymond William Robert Gravell
12th September 1951
31st October 2007
23 caps for Wales
2 caps for the British & Irish Lions

"Get your first tackle in early, even if it's late"

Tuesday, October 30, 2007

Books and quotes I've left behind

Una o due citazioni da ciascuno dei libri che ho letto senza rendervene partecipi

1. John Scally "Legends of Irish Rugby"
We were all getting ready to travel to Bordeaux. We were getting kitted out and were all there with our kitbags as if we were heading to Monaco - we looked a million dollars. Just as if we were ready to leave, someone shouted, "Where's Ken?". Half an hour later, he shows up with Malcolm O'Kelly. For once, miracolously, Mal had all his gear and luggage. Somebody must have dressed him! Ken turned up wearing a T-shirt and shorts. His T-shirt had the picture of a fella wearing shorts and a T-shirt but with his "manhood" sticking out. His only luggage was a kitbag which was the size of a big ice-cream tub. I said, "Ken, what are you carrying, mate?". He replied, "I've got all I need. I've got my boots, my gumshield and my heart".
Tony O'Reilly tells a great story about Brendan Behan. Behan turned up on a chat show on Canadian television totally drunk. The presenter was very unimpressed and asked him why he was so drunk. Behan replied, "Well, a few weeks ago I was sitting in a pub in Dublin and I saw a beer mat which said 'Drink Canada Dry'. So when I came over here, I said I'd give it a go!"
2. Kurt Vonnegut "Mattatoio N.5 (o La crociata dei bambini)"
"Eravate solo dei bambini, durante la guerra...Come quelli che stanno giocando di sopra!"
Annuii; era vero. All'epoca della guerra eravamo degli stupidi sbarbatelli, appena usciti dall'infanzia.
"Ma lei non ha intenzione di scriverlo, questo, vero?". Non era una domanda, era un'accusa.
"Io...io non so" dissi.
"Be', lo so io" fece lei. "Fingerà che eravate degli uomini anzichè dei bambini, e poi ne tireranno fuori un film interpretato da Frank Sinatra e John Wayne e da qualcun altro di quegli affascinanti vecchi sporcaccioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo tante altre. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ho mandato di sopra."
Allora capii. Era la guerra a farle così rabbia. Non voleva che i suoi bambini o i bambini di chiunque altro si facessero ammazzare in guerra. E pensava che le guerre fossero in parte incoraggiate dai libri e dai film.

Così alzai la mano destra e le feci una promessa.
"Mary," dissi, "non credo che arriverò mai a finire questo libro. Ormai devo avere scritto cinquemila pagine, e le ho buttate via tutte. Se mai lo finirò, comunque, le do la mia parola d'onore: non ci sarà una parte nè per Frank Sinatra nè per John Wayne."
"Le dirò una cosa" feci. "Lo intitolerò La crociata dei bambini."
3. J.D. Salinger "Franny e Zooey"
Le note a piè di pagina sono offese all'estetica, ma qui temo sia inevitabile farne una.
4. J.D. Salinger "Alzate l'architrave, carpentieri"
Questo non è il luogo adatto per discutere se la maggior parte o tutti i bimbi prodigio dovrebbero essere posti fuori legge, compianti, o messi al muro senza sentimentalismi per aver disturbato la quiete pubblica.
5. J.D. Salinger "Seymour. Introduzione"
La poesia è certo una crisi, forse l'unica crisi che possiamo mettere in moto con i nostri propri mezzi.

Monday, October 29, 2007

Fancy a pint at the Crown?

L'ultima sera a Belfast, tutta l'allegra compagnia decide di farsi una mangiata in un pub. Si decide per il tale Crown Pub, e io non faccio neanche caso al nome, ma mi bevo la mia birra e mi scofano un bel piattone di fish'n'chips. Uno e mezzo anzi.
Solo l'altro ieri, leggendo Venerdì assiso sul cesso, vengo a sapere del primato del Crown: è, per via delle simpatie filounioniste dei proprietari, il pub più preso di mira dagli attentati del terrorismo filorepubblicano, e vanta un record di ben 42 bombe.

Saturday, October 27, 2007

Derry, Galway, Orio al Serio

Trovo sia giusto ricominciare questo blog da dove l'avevamo lasciato. Indi per cui il post fotografico su Belfast e Derry e indi per cui il post che mi sto accingendo a scrivere, su Galway. Prima però un paio di paroline su Derry. Una città magnifica, dei gran bei panorami, specie sulle mura, dalla parte del Bogside (Bloody Sunday, ricorda niente?) e sul riverside del Foyle. Non parlerò qui delle sensazioni provate in quella città, ma solo di quanto mi è piaciuta, di quanto mi è parsa, nonostante tutto e nonostante le dimensioni esigue, incredibilmente vitale. Al mercato sotto le mura ho trovato un ottimo gruppo di cover, principalmente soul, gli After Midnight, e mi son goduto il loro concerto in mezzo a una scena stile Commitments, con una vecchietta e due bambine che ballavano. La sera discussioni varie con un francese e una tedesca/nordirlandese, e con un australiano. Ho lasciato Derry al mattino presto, le strade ancora vuote, l'aria fredda e frizzante, e sono andato a Galway.

Galway mi ha un po' deluso. Troppo turistica, commerciale e stereotipata, questa l'impressione che mi ha dato. Ciò non toglie che sia riuscito a ritagliarmici dei bei momenti. Primo tra questi, l'Oceano. Un moletto che si stagliava nella Baia di Galway nel quale mi son messo tranquillo e beato, con la sola compagnia dei pescatori. A un certo punto è arrivato, cantando delle canzoni di Elvis, un vecchietto a elemosinare merluzzi per poter cenare, e si è messo a raccontare di quando giapponesi e coreani venivano a pescare merluzzo nella Baia di Galway. Poi dopo, nel parco di Galway, ho fatto conoscenza con una squadra di rugby di Leeds, in particolare con gli allenamenti. Sapevo che un'occasione mi sarebbe capitata, e avevo portato in borsa scarpe brutte e due vestiti da allenamento. Ma mi è andata storta, li avevo lasciati all'ostello, e mi sono accontentato di una chiaccherata con gli allenatori, uno dei quali mi ha definito "An embassador of Italian rugby".

Il giorno dopo invece è stata la volta di Paul O'Brien, ex-curatore della fanzine del Galway United. La cosa è partita da Sandro, un amico che ha gravitato nell'orbita della squadra di calcio. Gli ho scritto dall'areoporto che andavo a Galway. E lui in tutta risposta mi ha scritto: "Porta i miei saluti a Paul O'Brien, è una sorta di ras locale. Ha un newsagents centralissimo". Pensavo fosse impossibile trovarlo, ma mentre girovagavo per la strada mi son trovato di fronte l'insegna: "O'Brien Newsagents". E ho fatto conoscenza con Paul O'Brien. Più tardi invece sono entrato in un pub in cui volevo bermi due pinte e assistere a una session. Ed è iniziata con un vecchio irlandese una conversazione su calcio, rugby, Italia, Irlanda e sport gaelici. Il brindisi è stato fantastico: "A Totò Schillaci, al giorno in cui l'Italia vincerà il Sei Nazioni e l'Irlanda la Coppa del Mondo di Calcio". Nel bagno del locale troneggiava quest'opera dell'ingegno umano:

GALWAY "For refunds, insert baby"

L'ultima persona conosciuta a Galway è stato Johnny, un busker. Una via di mezzo tra Bob Geldof e Shane MacGowan, che suonava canzoni di Christy Moore e Bob Dylan. Abbiamo parlato un po', poi mi ha prestato la chitarra, e ho suonato "The Green Fields of France". La notte l'ho spesa parte in bus, parte all'areoporto di Shannon. Qualche chiacchera sparsa, qualche giretto per l'areoporto vuoto, una dormita sulla panchina più scomoda dell'universo mondo.
Alle 5 del mattino check-in. Nella security area un centinaio di soldati americani. Più che altro rangers, ma anche qualche marine. Probabilmente di ritorno dall'Iraq. Uno scambio di parole con dei tifosi del Celtic diretti a Glasgow, e poi il volo. Atteraggio dolorosissimo: orecchie tappate, dolore immenso. A terra recupero il mio bagaglio e mi dirigo fuori dall'areoporto, ma un pastore tedesco si accoppia con il mio borsone. Mi tocca aprirl0 e tutto, mentre i carabinieri cercano di far entrare il pastore tedesco nella macchina a raggi-x: "Dai che ti facciamo la risonanza magnetica".

Blogo poco ma blogo

Ebbene si. Bloguemahone è tornato. Billie MacGowan è di nuovo in mezzo a voi, a raccontare storie, storielle e storiacce del suo mondo. Mi scuso con quanti mi seguono, soprattutto con le seguenti persone:
  • Barbara ("Ag gior na! Ag gior na!")
  • Fan Anonimo ("Ag giorn a! Ag giorn a!")
  • Barbara ("Ag gior na! Ag gior na! Ag gior na! Ag gior na!")
  • Snappy ("Aggh ior nah! Aggh ior nah! Aggh ior nah!")
  • Cane ("Ag giov na! Ag giov na! Ag giov na! Ag giov na!")
  • Phoebe ("Minchia, aggiorna!")
  • Joe Dee ("oh ma che fine hai fatto?")
Beh, non lo so neanch'io che fine ho fatto. Semplicemente non avevo il giramento di scrivere. Me ne dispiace, ma cercherò di recuperare il tempo perduto. Nel frattempo il vs. ha ripreso un po' con tutto. Il rugby, il museo (tremate, la sparachiodi sta scaldandosi), la tesi, l'università, i libri, i film. E oggi ha rischiato di farsi un areosol con l'Enterogermina.

Belfast, Derry - We have been unable to talk about it

We have been unable to talk about it.
Coupla pics from hell.
Belfast and Derry.


BELFAST Sight from Cavehill


BELFAST Sandy Row


BELFAST Peaceline


BELFAST Child


BELFAST Your Truly sporting a Balaclava


BELFAST Youth at Lagan Waterside


BELFAST We have been unable to talk about it.


DERRY Welcome to Free Derry


DERRY The River Foyle


DERRY City Walls


DERRY Northern Industrial Town

No words needed. Some pics courtesy of Aska and Cane.

Thursday, August 30, 2007

Dublin, Belfast, Ravenhill, Eurobillie

Beh, che raccontare...tantissime le cose successe. E neanche tutte quelle che sarei in grado di raccontare. Incontro con Cane in stazione Centrale a Milano, e poi subito rotta verso Orio al Serio. Anticipo di due ore. Il che non ci ha impedito di fare coda al check-in. Il volo è stato tranquillo, con un bambino con la maglia del Milan, i calzoni della Canterbury e lo zainetto dell'Ulster Branch della IRFU. E un genio che ha detto "Mi sa che dobbiamo sederci nei posti liberi". Dopo aver un po' vagato per l'areoporto e aver raccolto i nostri bagagli, Dublino. L'ostello era a un quarto d'ora da Croke Park, ma non abbiamo avuto l'occasione di andarci. A Belfast siamo sbarcati il giorno dopo. Dopo l'incontro con un pazzo che ci ha indicato la via per arrivare al Bed and Breakfast passando per il vicolo più pulcioso di Belfast, ci siamo rilassati un attimo prima di farci un fish'n'chips e incontrare gli altri a un pub in centro e spararci la prima pinta in terra irlandese. Un giretto per il centro ci ha portato a vedere una cattedrale con un'allegoria di un fallo in alluminio. La sera invece l'appuntamento era a Ravenhill, lo stadio di rugby di Belfast. Una camminata, con la sciarpa di Italia 90 e in testa atmosfere dei film made in uk sul calcio, con le colonne di tifosi che vanno allo stadio camminando assieme per strada. Ravenhill è piccolo e accogliente. Irlanda - Italia, prima volta che i greens giocano in Irlanda del Nord da 53 anni. La partita...cazzo, l'Italia è arrivata a tanto così dal vincere. E il vostro Billie MacGowan è persino finito in Eurovisione. Due volte. Sugli inni e sulla meta di Troncon. Con l'oramai leggendaria sciarpa di Italia 90. A fine partita, dopo il mitico coro degli irlandesi, No Woman No Try, burger'n'chips e siamo stati lì allo stadio, vedendo i giocatori passare. Capitan Bortolami ci ha salutato di sua sponte, cosa che mi ha abbastanza colpito. Ho bloccato due dei miei miti, Totò Perugini, la bestia della prima linea italiana, e Peter Stringer, il folletto stronzo della mediana irlandese, e mi sono fatto ritrarre con loro. Il nostro terzo tempo è stato in un chiassoso pub di Belfast, colonna sonora grandiosa (T-Rex "Hot Love", The Specials, Madness, Desmond Dekker "Israelites"), in compagnia di Julian "Doc", supporter dei greens e compagno di squadra, a scuola, di una leggenda come David Humphreys. Julian si era fatto il viaggio in Nuova Zelanda per andare a vedere il tour dei Lions contro gli All Blacks, e mi ha raccontato di Ronan O'Gara ubriaco e di mille altri aneddoti. Dopo una pintazza, ce ne siamo tornati al B'n'B a farci una buona dormita, non dopo aver scassinato una serratura per via di uno smarrimento di chiave.

Chicca omaggio: la meta di Troncon vista da dove stavo io.



Shane's dentist

Babbo ha cambiato dentista:

Thursday, August 23, 2007

Belfast, Derry, Galway

Ultimo (scarno) post prima della mia partenza domani sera. Quasi un ANSA. Si va in terre irlandesi, del Sud e del Nord. I racconti delle mie avventure al mio ritorno. Arrivedorci.

Friday, August 17, 2007

My father and other working-class football heroes

William Hill Sports Book of the Year 2005. Lo stesso premio vinto alla seconda edizione da "Fever Pitch" di Nick Hornby. Per uno come me, appassionato di storie sportive, di aneddoti, di scrittura sportiva e dei vecchi tempi, "My father and other working-class football heroes" di Gary Imlach, è manna dal cielo. La storia di Stewart Imlach, left-forward scozzese degli anni '50, famoso soprattutto per i suoi 5 anni al Nottingham Forest e per la partecipazione alla Coppa del Mondo del 1958. Una storia che ho adorato letteralmente, composta di mille storie che si intrecciano: dalla vita personale di Stewart ai ricordi e cimeli rimasti in soffitta o in testa a Gary, alla lotta del sindacato dei giocatori per ottenere delle migliori condizioni contrattuali. Si parla dei tempi del retain-and-transfer e del maximum wage. Un sistema che adesso sembra assolutamente improponibile. Si parla della questione dei caps: nonostante Stewart Imlach avesse indossato 4 volte la maglia della nazionale scozzese, non ebbe mai un cap, visto che questi venivano assegnati solo a giocatori che giocavano contro le Home Counties. Il cap fu consegnato postumo a Imlach e a un altro centinaio di giocatori che avevano subito lo stesso scherzo del destino. Imlach indossò anche un altro cap, confezionato da dei suoi tifosi di Nottingham apposta per lui. Come racconta il figlio: "He'd been happy with the copy. Maybe he was right to be, maybe it had more value: a cap crafted out of genuine feeling by people who saw him play and admired him, as opposed to an item squeezed out of an unwilling bureaucracy [...] Either way, the copy is the only he ever wore."

Ecco la sequenza che ho scelto:
Here's forest first cup-winning team from 1897-98, proudly showing off the trophy - before the game.
It's a great story. At the photographer's request, Nottingham Forest and their opponents, Derby County, had each posed with the cup before the game kicked off so that there'd be a suitable picture of the winners whatever the result. Perhaps he had another engagement to get to and couldn't wait until the final whistle. Or perhaps it had more to do with nineteenth-century standards of photographic etiquette. Portraits were formal occasions demanding one's best clothes, so the idea of showing the teams in their post-match disarray might have offended late-Victorian sensibilities. And the story didn't end there. In black and white, the photographer feared that Forest's red shirts wouldn't stand out sufficiently well from the foliage in the background, so he had them borrow Derby's white tops for the picture.
Fabulous. So Nottingham Forest's first great moment of triumph was captured for posterity before the fact and in the colours of the opposition. Somewhere, I presume - unless the wet plate was destroyed at the time for the sake of propriety - is a fading team picture of Derby County posing in proud anticipation with a trophy they never won.

Darren contro tutti


Il vostro Sports History Correspondent preferito ha pubblicato un altro articolo su LET, sul tema settarismo e GAA in Irlanda del nord:

Genio e sregolatezza

Ho imparato a giocare a scopa d'assi da mio padre, tutte le estati che si andava in Valsassina in vacanza, e in qualche altra occasione. All'ombra della dorsale orobica lecchese cominciarono a dischiudermisi i misteri della napola e della primiera. Al liceo affinai il mio stile girandomi e giocando con i due del banco di dietro e col mio compagno di banco, sovente mirati dai cazziatoni della professoressa. Ma imperterriti continuavamo a giocare, e fu così che mi guadagnai la nomea di "Georgie Best" (o Paul Gascoigne, a seconda dei casi) della scopa d'assi. Genio e sregolatezza. Croce e delizia di ogni compagno di mano. Capace di mosse magiche come anche di vaccate tremende. La resa dei conti l'altro giorno, quando dopo quattro anni ho fatto il mio ritorno sull'altopiano valsassinese. Io e Paolo, il ragazzo di mia sorella (BP), contro mia sorella e mio padre (GP). Ecco cosa ha scritto il Guerin Sportivo:

La sfida si apriva con la coppia Billie-Paolo un po' traballante. Il Paul Gascoigne della scopa d'assi doveva assestarsi e l'accoppiata andava rodata. Troppe scope concesse rischiavano di inficiare il risultato, ma una vertiginosa rimonta concedeva alla coppia la vittoria nella prima manche. Nella seconda manche i due segnalavano troppa sufficienza: in una mano GP si ritrovava quattro assi e metteva tra sè e BP una distanza sufficiente a ottenere il pareggio. La bella si apriva in modo molto equilibrato. Lo scontro serrato vedeva GP portarsi in vantaggio 3-2, poi BP pareggiare 5-5. GP cercava lo scatto e si portava sull'8-5, ma BP trovava per la prima volta il vantaggio con il 9-8. In questo momento BP, rapace, metteva tra sè e l'avversaria una distanza considerevole: Billie apriva clamorosamente con un asso in prima mano, costringendo GP a concedere tre scope consecutive. 6-2 di parziale, 15-10 complessivo. La penultima mano era dominio assoluto di BP, che demoliva la coppia avversaria con 7 rocamboleschi punti di napola per un parziale di 14-1: con lo score complessivo di 29-11, era pura formalità per BP varcare i 31 punti e aggiudicarsi la vittoria finale.

Wednesday, August 08, 2007

Tuesday, August 07, 2007

Sports History Correspondent

Ecco come sono citato nel mio ultimo articolo apparso su Les Enfants Terribles: LET Sports History Correspondent.

Questo l'articolo, una presentazione di Italia - Irlanda, 24 agosto a Ravenhill, Belfast:

Friday, August 03, 2007

Down All The Days

I type with me toes
Suck stout through me nose
And where it’s gonna end
God only knows

I have often had to depend upon
The kindness of strangers
But I’ve never been asked
And I never replied
If I supported Glasgow Rangers

(Pogues "Down all the days")

Salve, il mio nome è Paul Imlach. Sono un giornalista dell’Orcadian, il quotidiano delle Isole Orcadi, il posto più remoto dell’intero universo. Serving Orkney since 1854, dice il motto della testata. Al momento mi ritrovo bloccato in un vagone e penso che a nessuno fregherà più niente del fatto che l’8 dicembre 1981 Arthur Scargill è diventato il presidente eletto della National Union dei minatori. Oggi è il 12 gennaio 1982. L’altro ieri a Braemar, non lontanissimo da qui, hanno raggiunto il minimo storico di temperatura di tutto il Regno Unito, circa 20°F sotto lo zero. Io sono intrappolato su questo treno a una decina di miglia da Aberdeen e tra locomotrici rotte, un deragliamento, ritardi e l’ondata di freddo che sta colpendo la Scozia, non so quando potrò raggiungere di nuovo le Isole Orcadi. Mai nessuno ci aveva messo più di un mese a raggiungere un porto nel nord della Scozia partendo dallo Yorkshire. Qua fuori nevica, quindi non può fare poi tanto freddo, ma le folate di vento sono terribili e la Class 314, nonostante non abbia più di un paio d’anni, è sensibilissima al gelo. Io me ne sto accovacciato vicino al termosifone del treno, con una bottiglia di stout presa a Craighellachie incastrata tra la mia coscia e la parete della carrozza, la macchina da scrivere poggiata sulle ginocchia. Per il vagone echeggia solo il tap-tap-tap delle mie dita che scivolano sui tasti. Ho continuato a scrivere articoli fino a questo momento, tutti su Scargill, e più di metà non sono riuscito a dettarli alla redazione. Credo sia una settimana che non trovo un telefono funzionante. Non è decisamente più il caso di parlare dei minatori. Voglio invece scrivere della storia che mi ha raccontato prima il controllore, che tra poco tornerà per annunciarci il guasto della locomotrice.

Sono seduto in fondo all’ultimo vagone, e dopo aver terminato il suo giro il controllore si è seduto di fronte a me. Gli ho offerto una delle mie due bottiglie e lui ha rifiutato. “Sono in servizio” ha detto, al che gli ho risposto che in una giornata così le regole non sono poi importanti. Lui allora ha accettato la bottiglia e la stout gli ha sciolto la lingua. Mi ha detto che da ieri è disperso il figlio della Thatcher. Dopo un giorno lo sanno già tutti, persino in mezzo al posto più isolato del Regno Unito. Invece del fatto che P.Imlach dell’Orcadian è disperso da un pezzo non sa nulla nessuno. Poi il controllore ha continuato a raccontarmi, con il suo pesantissimo accento dell’Ayrshire, di quell’ubriacone che stava dall’altra parte del vagone. “Lo conosco, non ho avuto il coraggio di chiedergli il biglietto in una giornata del genere. Stanotte ha dormito su questa carrozza, probabilmente”. E mi dice che l’ha incontrato varie volte, e che oramai quel barbone è la storia delle ferrovie di Scozia. Cacciato da ogni linea, aveva dormito negli angoli migliori di qualsiasi stazione caledone e su ogni tipo di vagone. Mi dice che gli ha raccontato la sua storia qualche anno fa, su un treno simile a questo, guastatosi in una giornata simile a questa, dalle parti di Inverness.

L’ubriaco in realtà era un inglese, di Coventry. Durante la guerra si era ritrovato senza più famiglia né casa, rase al suolo, come del resto tutta la sua città. Allora si era messo a vagabondare e ad abitare sui treni delle Midlands, finchè un giorno a Birmingham non si era addormentato sul treno sbagliato, risvegliandosi solo alla stazione centrale di Glasgow. Pare che una volta messo piede nella fredda Scozia, vedendo il fiume Clyde scorrere sotto i suoi piedi, aveva pensato di essere in paradiso, o probabilmente all’inferno. Le Scottish Railways erano diventate il suo personale battello di Caronte, e aveva cominciato a vagare per la nostra terra, girandola in lungo e in largo, in cerca del posto dove la sua anima avrebbe potuto finalmente riposare in pace. Aveva vissuto sulla sua pelle all’incirca ogni disastro ferroviario sia stato registrato in tutti quegli anni in Scozia. Sentendo quei nomi non potevo fare a meno di pensare che avevo visto coi miei occhi le macerie di alcuni di quei disastri, sempre inviato per l’Orcadian, come l’incidente di Invergowrie del 1979. Il controllore mi raccontò che nel preciso momento in cui i due treni della Inverclyde Line si schiantavano a Paisley, lui stava proprio litigando per il biglietto con quel barbone, sul treno diretto a Wemyss Bay, la linea più sfigata di tutte le ferrovie scozzesi. Certo che ogni volta che si incontrano questi due, come minimo una locomotrice va a farsi fottere.

Adesso è ora di riporre la macchina da scrivere e questo racconto: mentre prendevo l’ultimo sorso di stout dalla mia bottiglia è entrato il controllore, annunciando il guasto. Manca ancora un sacco ad Aberdeen, ma per oggi cosa importa tornare a casa? Entrerò in un pub del paesino più vicino che trovo e mi farò offrire un whiskey per scaldarmi un po’, e cercherò qualcuno che mi ospiti stanotte. Dopo tutto questo vagabondaggio alla ricerca della mia casa nel posto più sperduto del mondo, pub e vagoni del treno sono diventati la mia famiglia.

(Billie MacGowan "Down All The Days")

Friday, July 27, 2007

Come farsi male da soli

Ho deciso di far pulizie nello stanzino dove tengo il PC. C'era da portare su un materasso per le scale, e mentre lo portavo si è staccata una maniglietta, fiondandomi il mio pugno dritto in faccia. Sangue dal naso e rincoglionimento sovrano. Perchè provo a fare queste cose? D'altronde, come dice Homer Simpson: If something is too hard, then it's not worth doing it.

Ultimo esame dato. Lo scritto (prima parte). L'avrò passato? Mah, boh, mah.....

Tuesday, July 24, 2007

Viaggio al termine di una stanza

La colonnona di libri si assottiglia. E' bello non rimanere senza carta stampata da leggere appena finito un libro, ma girar la testa a sinistra, verso il comodino, e programmare l'ordine delle prossime letture. Il prossimo, ho deciso, sarà il libro di Gary Imlach, mentre poi potrei riassaltare Fischer (appena finito) oppure passare a Salinger. Sono giunto al termine del libro di Tibor Fischer, "Viaggio al termine di una stanza", diversissimo da quel "Sotto il culo della rana" che tanto mi era piaciuto, ma non per questo meno bello. Anzi, vivaddio aver trovato, dopo un anno di dieta forzata di Roddy Doyle e Jonathan Coe, uno scrittore che fa libri che non c'entrano niente l'uno con l'altro. E poi ho sempre apprezzato l'humor nero di Fischer. E questo libro, se sulle prime mi ha spiazzato, mi ha subito avvinto. La citazione è una delle sequenze più memorabili del libro, l'ha spuntata tra molte:
Ci aspettavamo delle domande, ma non ce ne furono. Passammo giorni e giorni sdraiati sul terrazzo senza ricevere, con nostro grande sollievo, alcuna visita della polizia. Cos'avremmo potuto dire: "La mia amica Heidi è così porca che riesce a far fuori un elicottero con un'occhiata"? Cosa poteva aver detto il pilota negli ultimi secondi: "Mayday, mayday, sono stato abbattuto da una fica"? E a quali conclusioni sarebbero giunti gli investigatori? "L'agente Diaz è perito come avrebbe sempre sognato, tenendo stretta in pugno la sua virilità"? Ovvio che le domande non si materializzarono mai.
Addendum: questo libro l'ho letto anche in onore al suo traduttore, Yako, che mi lasciò un messaggio sul blog mesi fa. Non male come lavoro, anche se non ho letto l'originale. L'unica cosa su cui mi sei un po' caduto è stato "il jersey di Cardiff", che suonava proprio male. Ah, e com'erano in originale Patricia Gemebonda e Patricia Estremamente Gemebonda? Salud!

Monday, July 23, 2007

Publican PizzoccherArmy

Domenica fu il dì in cui i nostri compirono l'impresa. In data 21 luglio 2007, domenica sera, degli impavidi si accinsero a dare assalto al pizzocchero preparato con amorevole cura dallo Zio Massi al buon vecchio Publican, da dove latito ultimamente. E cazzo se ne è valsa la pena. All'arrivo in rotonda, con "Flower of Scotland" a manetta, adocchio Joe Dee. Parcheggio la macchina nel solito posto, parcheggio le chiappe su uno sgabello al bancone vicino a lui, e comincia la chiaccherata, riguardante folk, musica celtica, punk, calcio, hooliganismo, Scozia, UK, Irlanda, Bretagna, rugby, calcio, birre, whiskey, film ambientati in UK, libri (Coe e Hornby) e quanto il pizzocchero il 21 luglio sia un'impresa per veri uomini, sprezzanti del pericolo. Tripla razione di pizzocchero somministrata dallo Zio Massi, una pinta di Murphy Red, una fetta di meringata, un caffè e un bicchiere di whiskey per mandar giù tutto. Bello vedere in giro vecchie conoscenze. Lo Zio, la Chicca, gli ex-colleghi, la porta del bagno tutt'ora guasta, Joe Dee & il Lord, Mòss. Ti spiace di esser lì così poco. E sei contento perchè, un po' come una famiglia, ogni volta che ci vai è come se fossi stato via appena due giorni.

Saturday, July 21, 2007

Triple Diamond Football Club

Giovedì sono andato con Robbby e Lori a vedere El Gafla, un gruppo francese simil-Mano Negra. Bel concerto, mi son divertito. A fine concerto ci siamo aggregati al gruppo e ognuno si è messo a suonare qualcosa. Io ho dato soprattutto su un ukulele accordato non ho ancora mica capito bene come. Alle tre e mezzo sono ripartiti col loro furgone (dandoci uno strappo e iperpopolando suddetto furgone), alle quattro e dieci son tornato a casa finalmente.
Ieri invece...ebbene si, ho giocato a calcetto. In squadra con mio cognato e mio pseudocognato e contro mio fratello. Non so più giocare con le palle tonde. In più, sono assolutamente fuori forma. Ho fatto benino in porta invece. L'unico gol subito, ahimè, da mio fratello, lasciato libero di sboroneggiare.
Finita la partita, via a bere una birra al Cinghei. Vittima della Triple Diamond lasciai il mondo ieri sera, dopo aver prodotto un gallone di pipì. Casso se stampa. Casso che mal di testa.

Monday, July 16, 2007

Il Circolo Chiuso

Ho finito "Il Circolo Chiuso" di Jonathan Coe. Il seguito di "La Banda dei Brocchi", uno dei miei libri preferiti. Ci sarebbero state anche citazioni migliori, ma è l'unica che mi è venuta in mente.



Devi solo andare avanti. Non c'è altro da fare, non credi? Non c'è altra scelta. Devi solo andare avanti, e cercare di dimenticare, ma non ci riesci, perchè se non è una canzone, allora è qualcos'altro, c'è sempre qualcosa che ti riporta indietro. Cristo, basta che accendi la televisione. Lockerbie. L'11 settembre. Bali. Le ho guardate tutte, queste tragedie. Non riesco a farne a meno, ed è terribile, sai. E la cosa peggiore è che non smette mai. Non smette mai, e diventa sempre peggio.

Sunday, July 15, 2007

Kiwi Kiwi Alleluja


La canna fumante della mia chiodatrice è silente al momento. Ho troppo mal di testa.
E' stato un uichènd intenso. A partire dalle 45 pagine di Informatica Distribuita di venerdì pomeriggio.
Poi dopo sera in Milan in compagnia delle gemelle Iveco Robbby & Phoe, della Foca Nazionale, di Ghemon, Duccio, Xli, Ursus e Desio. Serata che ha lasciato parecchie vittime per strada e che si è conclusa con me dormiente su un divano vicino a una finestra aperta che dava su Viale Monza. Immaginate quanto abbia dormito bene.
Tornato a casa da Milano, subito sono dovuto ripartire: festa in Piscina a casa del Prez, con addio a O'Capità. Compresa anche partitella di pallanuoto. Contando che io e il nuoto siamo due mondi a parte, si è sfiorata la traggedia come minimo. Ora soy muy cansado e il mal di testa impera. Quindi ripongo la sparachiodi e lascio parlare lui, colui grazie al quale il sommo Paco mi nominò sul suo ultimo post. Kiwi.

Wednesday, July 11, 2007

Get well, Philip!


Visto il nome del mio blog e la grande passione che nutro per i Pogues, mi sembra doveroso fare gli auguri a Philip Chevron, chitarrista dei Pogues e autore di alcune tra le loro canzoni più belle. Ho sempre pensato che il suo controcanto sulla sua Thousands Are Sailing nel live al Town & Country Club sia il momento musicale più emozionante cui abbia avuto la possibilità di assistere, seppur mediato da una TV e da un lettore DVD. Mi riempie la schiena di brividi. Come mi riempì la schiena di brividi scoprire una sua canzone in cui parla dell'eroe della mia infanzia e di quello della mia adolescenza, rispettivamente Totò Schillaci e Joe Strummer. Per non parlare del magnifico concerto di Glasgow il 12 dicembre 2006: ero lì, un sogno realizzato. Al buon Philip (membro del forum dei Pogues, sempre pronto a rispondere a chiunque e a condividere le sue opinioni) è stato diagnosticato un cancro alla gola. Non mi viene in mente molto da dire, se non augurare a Philip di riprendersi presto. C'è una chitarra che lo aspetta, e numerosi palchi.

"And we raised a glass to JFK and a dozen more besides When I got back to my empty room, I suppose I must have cried"

Because of my blog's name and my great passion for the Pogues, I feel I'd like to give my best wishes to Philip Chevron, guitarist of the Pogues, and author of some of their best songs. I always thought that his backing vocals on his Thousands Are Sailing (live at Town & Country Club) is the most moving musical moment I've had the luck to enjoy, as though assisted by a TV and a DVD reader. It just sends shivers up my spine. And up my spine the shivers went when I discovered he wrote a song whose lyrics feature the heroes of my childhood and teen years, respectively Totò Schillaci and Joe Strummer. Not to mention the wonderful Glasgow gig on December 12th, 2006: I was there, it was a dream come true. Philip (member of the Pogues forum, always answering anybody and sharing his views) was diagnosed a throat cancer. I can't think of much to say, but to wish Philip to get well back soon. There's a guitar waiting for him, and countless stages and gigs.

Monday, July 09, 2007

War is over, Chiodator is not


La guerra è finita, ma le raffiche di sparachiodi risuonano ancora per la città. Sono un cecchino, nascosto dietro alla finestra rotta di una fabbrica in disuso. Impugno la mia Rurmec PT 950, e ho attorno alla spalla un intero caricatore di SK 62/8. Una combinazione letale: chiodi a testa piatta Ø8 mm, col gambo lungo 62 mm. Sono un uomo con una missione. E la massa battente della mia chiodatrice per fissaggi a sparo non potrà riposare finchè la sua sete di sangue non sarà placata. Vedo un paio di personaggi piuttosto, diciamo, singolari. E capisco che stavolta non dovrò dar sfogo alla mia furia brada. Stavoltà la mia Brutalità dovrà essere convogliata nella precisione clinica e sadica del mio grilletto. Ripongo le SK 62/8 e estraggo dalla fondina gli HR 37 di precisione. Chiodi a testa piatta Ø8 mm con rondella da 20 mm. La lunghezza è contenuta, solo 37 mm. Ma accoppiato a un chiodatore scelto come me, un HR 37 colpisce sempre il bersaglio.

Sono al bar dove faccio colazione di solito. Entra una signora, vecchia e grinzuta, scura di pelle (lampada?), volgare nell'aspetto come nei modi. Chiede al cameriere che mi sta facendo il caffè i soldi per le sigarette. Severo, il cameriere, le risponde: "No!". Lei insiste, dice che fuma le MS nere, ma il cameriere è irremovibile. E la signora sbotta.
"Va a farti inculare a New York, coglione!"
"Tutta quella strada per prenderlo in culo?"

Sempre parlando di grinze, una signora che si è presentata al Museo. Ancora più volgare, se possibile. Vestito scollato, schiena scoperta. E grinzosa. Non ha detto niente. Non ce n'era bisogno.

Capirsi con una famiglia di cambogiani che parla italiano, ma non lo capisce, e che non riesce a capire manco l'inglese.

Un piccolo feticista di cavetti di anni 5 e mezzo che ha imperversato per il Laboratorio. Tra l'altro nell'ora in cui c'era Dario.

E infine, un 75enne esce dalla conferenza al Museo e chiede all'infopoint:
"Sono stato alla conferenza, se ora voglio visitare il Museo?"
"Deve fare il biglietto all'ingr..."
"Ah, no, allora no".

Beh, ora sono mimetizzato nella folla. Sono insospettabile, il mio sguardo assassino è nascosto dietro ai miei occhiali scuri nel laboratorio di informatica dell'Uni. Pensano io sia pazzo, ma sono lucidissimo. Sono un guerrigliero, non un serial killer. Non ho nulla da spartire con il Mostro di Ferrara, quello incriminato per aver fresato a morte 12 rodigini nella sua cascina nascosta a Pontelagoscuro. Quello che poi lasciava i cadaveri davanti al Battaglini, tutti con la Lettera a Savonarola poggiata sopra e firmata col sangue CDP. E non sono neanche come il Bannatore Seriale di Torino, ossessionato dalle api. Ora però son passato alle armi chimiche. Kebab. Sto andando alla Iuniversal, dove lavorai un anno e mezzo fa, e che già fu teatro di un mio attentato fatto usando armi biologiche quali la polenta della mensa, a ritirare dei moduli che mi spettano. Qua in Università invece, mesi fa scossi la gente con il mio sabotaggio delle macchinette, al quale potrei dedicare un post a parte prossimamente.

Domani sui giornali ne vedrete delle belle. Ve lo assicura il vostro Sir Billie MacGowan MSE BB (ho incastonato un nuovo titolo nobiliare nel mio nome. BB = Beer Belly, e mi è stato assegnato da uno sposato con un'irlandese!)

PS: che ascensori e cessi sboroni che hanno alla Universal. Hanno persino la tripla reception.

Sunday, July 08, 2007

Il ritorno dell'autofilettante (Sparachiodi episode III)

*** PROLOGO ***
Atto unico

Ebbene si, la Settimana Mondiale della Sparachiodi giunge al termine. Sono tornato a casa trascinando i coglioni per terra ed è con estrema fatica che sto scrivendo codesto post. Ma DOVEVO informarvi che questa domenica. Questa domenica ho trovato una persona che diventerà, al posto dei miei gingilli, l'obbiettivo della mia Rurmec PT 950.

*** DARIO ***
Atto primo

Si tratta di un piccolo bambino, 9 anni, di nome Dario. Mentre facevo ausilio all'info-point, attorno alle 10'30, arriva e dice:
"Sono Dario Xxxxx, nato nel 1998. Voglio fare il laboratorio di Internet".
Io controllo il foglio. Vedo che alle 11 a Internet non c'è nessuno, mentre alle 12 ci sono già quattro persone e gli dico:
"Senti, Dario. Puoi fare Internet, però posso proporti anche il Laboratorio di Robotica?"
"No, l'ho già fatta!"
"Lo so, ma puoi fare Internet alle 12, così c'è qualche altra persona e l'attività viene meglio, e intanto che aspetti, puoi fare un altro laboratorio..."
"No, voglio fare Internet alle 11!"
"Ma saresti solo!"
"Meglio"
Il padre del bambino, in tutto e per tutto fatto come il nostro Dario, dice:
"Vede, l'avevamo già fatto, ma se c'è solo lui viene seguito meglio"
"In realtà i laboratori vengono meglio se ci sono più ragazzi che interagiscono e si confrontano".
La conclusione che abbiamo tratto è che la madre o gli ha regalato un abbonamento al Museo per toglierseli entrambi dalle palle una volta a settimana almeno o è scappata 3 anni fa e ha fatto perdere ogni traccia.

Atto secondo

Alla fine Dario l'ha spuntata. Ha fatto Internet alle 11. E Colore alle 12. Alle 13 per noi è pausa pranzo e, prima di andare in pausa, sostituisco il mio collega all'info-point per qualche minuto. Arriva Dario, che non aveva voluto fare Robotica perchè l'aveva già fatto, e dice: "Alle 14 voglio fare Robotica". La guida a Robotica sono io. Immaginate il sorriso sulla mia faccia.
In laboratorio il piccolo petulante spaccacazzo riesce a rendermi la vita difficile. Già odio i bambini che hanno già fatto Robotica e ci tornano: sono entusiasti, vogliono anticipare tutto e far vedere che già sanno, e rovinano l'esperienza agli altri partecipanti. Poi se hanno una forte predisposizione naturale (nonchè genetica) allo spaccamaronismo come il nostro, è la fine.

Atto Terzo

Però Dario se non altro, mi serve sul piatto d'argento la Brutalità del Giorno: il robot non fa quel che deve fare, perchè è programmato male (dovremo correggere poi coi ragazzi il programma). Dario vede che non funziona, tira fuori la sua risatina querula e fa "Ma è stupido!". Al che io non me la faccio scappare: "Beh, c'è da dire che l'hai programmato tu!".
Penso di esser diventato allergico ai bambini in maglietta arancione.

*** IL CANE DELLA SIGNORA DELL'EVENTO SCAZZOSKI ***
Atto primo

Da notare anche una signora arrivata per l'Evento Scazzoski. Arriva con figlia e cane al seguito. Meriterebbe, come il caro Dario, un capitoletto a parte. E perchè non dedicarglielo? La signora è una cliente di Scazzoski (ovviamente, i clienti di Scazzoski sono tutti straricchissimi e stramenosi). E la figlia si fa novella Paris Hilton portando un barboncino a guinzaglio fucsia con un fiocco rosa in testa. La signora sale per le scale e, giustamente, le si fa notare che i cani non possono entrare nel Museo, principalmente per questioni igieniche.
"Ma guardate che è un cane educato", dice la turbozoccolona, frase alla quale verrebbe da rispondere: "Lo sappiamo, la cafona è lei, non il cane". Chiede se lo può lasciare "nel terrazzo", come chiama lei il chiostro. Ovviamente non si può, essendo area aperta ai visitatori.

Atto secondo

La figlia intanto cerca di trascinare il cane fuori dal museo. E il cane fa resistenza, scivolando sul tappeto rosso. E la madre, in modo nervoso e maleducato:
"Non fare così!".
La figlia, vista la resistenza opposta dal cane, lo raccoglie e se lo mette sotto il braccio e esce dal museo tutta incazzata. E la madre isterica le urla dietro che così il cane scappa. Il cane si mette ad abbaiare.
"Senta, devo stare dentro solo per un'ora per fare un ordine. Me lo faccia portare"
"Signora, non si può, è il regolamento del Museo"
"Si, sono stata a un Museo anche ieri, so com'è che funziona"
[solo pensato] "Se già sai come funziona perchè cazzo te lo sei tirato dietro, minchiona?".

Atto terzo

Insomma, roba da rimanerci secchi. Poi la signora, sborona e cliente Scazzoski, tira fuori la carta adesso lo faccio funzionare io questo posto:
"Uno strappo alla regola, mi faccia parlare col direttore"
"Il direttore non è in sede oggi".
Alla fine il cagnolino è stato parcheggiato in un loggione chiuso al pubblico nel piano superiore. E alla signora abbiamo tanto augurato di finire impiccata nel guinzaglio del di lei cane.

***LO SPARACHIODI ***
(come lo Schiaccianoci ma più Brutale)
Atto unico e conclusivo

Per il resto:
  • Quando vai a mangiare al bar dell'ospedale perchè, essendo domenica, bar e fornai sono tutti chiusi.
  • Quando anche il vu cumprà non lavora, essendo domenica, ma tu si.
  • Quando nella macchinetta del caffè è finito lo zucchero, e in quella delle bevande le bottigliette d'acqua.
  • Quando discuti di dentisti e cauterizzazioni nasali in pausa pranzo.
  • Quando discuti di sottopentola a forma di fiore, chiocciola, cigno o bicchiere di Martini.
  • Quando gli addetti all'Evento Scazzoski aperitivano al buffet invece di bloccare la gente che cerca di salire sulla scala, chiusa per il loro Evento Scazzoski, che loro dovrebbero piantonare. E invece tocca a noi placcare i visitatori.
  • Quando sfori di cinque minuti in pausa pranzo e devi berti ancora la lattina di Fanta e fare un sacco di pipì.
  • Quando il buon V., 8 anni, cliente abituale del Museo e madrelingua inglese, francese e italiano corregge l'altra guida del Museo che sta parlando di Google Earth. Lei pronuncia Gugolàrt /ʼgu:g(ɘ)l art/ e lui prontamente la corregge con spocchia: "Gugolòrf!" /ʼgu:g(ɘ)l 3:θ/.
  • Quando c'è la Signora del Barboncino.
  • Quando c'è Dario.