Thursday, December 06, 2007

E' inutile, come pettinarsi

E' difficile parlare del libro di un amico. Mandato via posta da una persona con cui hai condiviso una partita di rugby, con tanto di dedica autografa. Insomma, non mi è mai capitato di dover dire a Coe che l'inizio de "Il Circolo Chiuso" è un po' faticoso, nè a Stefano Benni che ultimamente è ripetitivo, nè a Roddy Doyle che se la cava meglio sulla corta distanza, e che mi son bloccato su "Oh, play that song". Non avrei il coraggio di confessarglielo, come non l'avrei di confessare analoghi blocchi a Ernest Hemingway ("Per chi suona la campana") o Beppe Fenoglio ("Il partigiano Johnny"). La confessione a Hemingway sarebbe particolarmente penosa: l'ho iniziato tre volte e ho sempre mollato dopo non più di venti pagine. In compenso, J.D. Salinger si sentirebbe dire che di "The Catcher In The Rye" e di "Alzate l'architrave, carpentieri" non cambierei una parola. E poi, a parte la paura di "offenderli" con commenti ingenerosi, ovviamente c'è sempre la paura di non saper fare un "commento" che sappia soddisfare l'autore del libro. A Salinger saprei dire che "The Catcher in the Rye" è stato il libro della mia adolescenza, che mi ha segnato, che è stato importantissimo per me e che l'ho letto decine di volte in italiano e almeno 3-4 in inglese. Non sarei però capace di mettere a fuoco e spiegargli il perchè. Maurizio (Mapelli) dovrà quindi accontentarsi di esser citato qua sul Blogomahono.

1 comment:

Anonymous said...

…boia, dé!
direbbero a livorno.
è che trovare una persona a cui piace leggere, oggi come oggi, non è mica facile. così mi ha fatto piacere mandartelo. ma poi ne riparleremo a recco, spero.
ciau
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