Thursday, September 18, 2008

Sotto il culo della rana (in fondo a una miniera di carbone)

In realtà non ho particolarmente voglia di parlare di questo libro di Tibor Fischer, visto che è la terza volta che lo leggo. Credo sia il mio libro preferito, o almeno sia tra i miei preferiti. Un capolavoro assoluto, fatto di humour nero, storia ungherese e emozioni fortissime. Quello che Fischer ha perso nei suoi libri seguenti. Quel di cui voglio parlare è il Blood in the pool match, una partita di pallanuoto che vide Ungheria e URSS fronteggiarsi meno di un mese dopo che i sovietici avevano soffocato nel sangue la Rivoluzione Ungherese del 23 ottobre 1956. Miei primi giorni nel team di Storie di Sport, accenno a Christian la mia intenzione, ormai viva da mesi, di scrivere qualcosa su questa partita. Lui mi dice che era già in progetto e, entusiasta, rigira il compito a me. Io decido che devo rileggermi Sotto il culo della rana, e me lo faccio restituire da Enzo, a cui l'avevo prestato e che non l'ha mai finito. E me lo rileggo, scoppiando in lacrime calde sul treno che da Roma mi riportava a Nord, e dove ho buttato giù la prima frase dell'articolo. L'ho citato come fonte storica (l'ultimo capitolo, guardacaso l'unico intitolato con un giorno invece che un mese, 23 ottobre 1956, è storicamente ineccepibile nel ricostruire i fatti di Budapest), nonostante sia un romanzo. L'articolo lo trovate qua:


mentre del libro voglio citarvi la dedica, che ho sempre trovato stupenda:

Per tutti coloro che hanno combattuto
(Non solo nel '56. Non solo in Ungheria)

3 comments:

Christian Tugnoli said...

Non è mio costume commentare i post sul nostro blog, quindi ti dico qui quel che ti avrei detto "di là":

la coincidenza (o forse no?) che ti ha portato alla scrittura del post è una delle più felici che mi sia capitata, perchè io non avrei saputo fare di meglio. Hai veramente il dono della scrittura, sei un fuoriclasse. Preciso, puntuale, e soprattutto con una passione contagiosa.

Gran lavoro! Non ti faccio i complimenti perchè sarebbe un eufemismo. Fischer guarderebbe al tuo post con invidia.

Anonymous said...

altro libro che vedrò di procurami al più presto..grazie Billie!
JoeDee

Lettrice mooolto lenta said...

...E stavo per piangere anch'io questa mattina sulla metro quando finalmente ho letto: "Gyuri si guardò indietro e capì che ce l'avevano fatta perché c'era una fila di torrette di guardia ormai lontane. Era fuori. Improvvisamente, inaspettatamente, cominciò a piangere. Continuò a camminare all'indietro perché Kurucz non se ne accorgesse. Le lacrime, a squadre, discesero la sua faccia a corda doppia" Leggendo queste ultime righe mi sono sentita come se avessi vissuto sulla mia pelle tutte le vicende del protagonista e come se avessi finalmente respirato a pieni polmoni quella sensazione di libertà conquistata duramente. Anche noi donne siamo delle "creature fragili". Grazie Billie :-)