Sunday, May 18, 2008

The bitter soil we've grown out of


Tradate Biss - Voghera 0-22
Uslenghi, Tradate

Terra. Questa terra è sempre stata nostra. E' l'orgogliosa terra dei nostri padri (fratelli, in questo caso). Appartiene a noi e a loro e a nessuno degli altri. La terra del nostro campo è infida, dura, inclemente. E' un brutto campo, ci si fa male, è duro e non c'è erba, non è bello andare a terra. E su quel campo ci vado a terra da tre anni e mezzo, due, poi tre volte a settimana. Mi è capitato anche di andarci a terra qualche domenica. E ci avevamo giocato un derby con la Biss. Biss che in casa non ha mai fatto un punto, e purtroppo la situazione permane. Si ospitava il Torneo dei Longobardi.
Prima partita ufficiale in casa. Per la prima volta sul campo dove ci facciamo il culo, dove sputiamo l'anima tre volte a settimana. Il campo dove mille volte ho dovuto fare il magazziniere tuttofare per la prima squadra, dove mille volte ho tifato i ragazzi che si allenano con me durante la settimana e che scendono in campo la domenica, perchè tecnicamente o fisicamente più dotati, a portare su quel campo i loro, ma anche i miei, sforzi. Stavolta ero io, con tutta la Biss, a portare in campo gli sforzi del Tradate. Sotto la pioggia battente, di fronte ai nostri compagni, i nostri amici, i nostri tifosi. Arbitrati dal nostro allenatore. A rendere gli altri, sempre disposti a graffiarsi su questo campo così inospitale assieme a noi, orgogliosi di noi, per una volta.
Mi auguro nonostante il risultato lo siano stati. L'unica squadra a presentarsi è stato il Voghera, battuto sei giorni fa. Sei giorni fa: ogni partita è una storia a sè. E in sei giorni ne son cambiate di cose. Loro han giocato bene, ordinati e disciplinati. Noi abbiamo subito un po' inizialmente. Io ci ho messo una manina. Sotto a una palla che loro cercavano di schiacciare nella nostra area di meta: sollevato, mischia, ancora 0-0. Alla fine se ne sono andati dalla nostra metà campo con la meta che cercavano. Noi abbiam cercato di rimetterci in corsia e di giocare nella loro metà campo, facendo anche benino. A un certo punto una palla vagante mi rimbalza davanti. Le mollo un calcione e mi metto a rincorrerla. Loro pasticciano e la portano a rimbalzare nella loro area di meta. Uno dei loro annulla, ma a me sembra gli sia scivolata la palla all'indietro prima di schiacciarla. Mi tuffo sopra all'ovale, sperando che sia meta. Momento emozionante, ma l'arbitro da per buono l'annullato, ed è mischia. E noi facciamo fallo e siamo ricacciati indietro. E lì cominciamo a perdere convinzione e concentrazione. Troppi falli, concentrazione bassa, e concediamo altre due mete.
A un quarto d'ora dalla fine Dante esce, un po' amareggiato. Ci ha messo tanta grinta, ma la frenesia gli ha giocato brutti scherzi, ed è stato uno dei più confusionari in campo. Tocca a me capitanare l'ultimo quarto d'ora. Ho continuato a dare indicazioni e cercare di motivare i miei fin dal calcio di inizio, continuo a farlo. Subiamo la quarta meta e, dopo averla subita, si risveglia un po' di orgoglio, e ci rimettiamo a giocare, a provarci. E loro ci concedono qualche calcio in più, riusciamo a fargli mettere un piede indietro. Qualcuno vorrebbe finirla, con un calcio in touche, ma io no. Non abbiamo nulla da perdere, siamo lì per giocare. Se ci fanno la quinta amen, ma voglio continuare a cercare fino all'ultimo la meta per noi.
Finisce così com'era, sul 22-0. Il tè caldo, la birra offerta, due chiacchiere con gli avversari e quattro scherzi con gli amici e i compagni fanno scendere l'amarezza del boccone. Qualcuno dice: "Bravo Billie, ti ho visto grintoso", strappandoti un sorriso. Doccia, spogliatoio con calma. Ultimo a uscire, stremato. Le braccia che penzolano, pesanti come due lastre di ghisa. Birra, salamella, patatine, una staffetta alcoolica (Tradate resta imbattuto nella specialità).
Poi mi si para di fronte l'allenatore. Mi porge la mano, per stringere la mia. "Billie, devo farti i complimenti per la partita che hai giocato oggi". E mi dice che nonostante i miei soliti limiti tecnici o fisici, è rimasto ben impressionato dal cuore che ho messo in campo. "Se solo avessi tre o quattro giocatori con il tuo cuore...oggi che arbitravo ti ho visto dal campo, e ci hai messo veramente un cuore grosso così". "Grazie, ne sono contento", balbetto a malapena, poi giro le spalle e mi allontano, quasi imbarazzato dal complimento, con le lacrime che spingono da dietro gli occhi e quel cuore grosso così che scoppia di felicità e orgoglio nel petto. Era tutto quello che avrei potuto chiedere a questa giornata.

5 comments:

Orso said...

Se non la pianti di commuovermi giuro che alla prima occasione ti picchio... :P

Grande Billie... ;)

Anonymous said...

billie?è?? GRRRRRRANDE BILLIE

djlara said...

Mi piacete tanto..
Si passa con disinvoltura dai momenti teneri alle rullate di botte.
Che bellezza!
Bazi.

Iba said...

Heart Billie shaped
;D

PadoaSchioppaSavoia said...

tante belle parole e poi come al solito perdi... bamboccione :P