Friday, December 29, 2006

Mio padre sanguina storia

L'altro giorno bazzicavo Feltrinelli per prendere qualche regalo di natale (in ritardo, non avendo avuto soldi e tempo per farli prima) e mi sono imbattuto in Maus, di Art Spiegelman, che ieri mi ha tenuto gli occhi incollati alle sue pagine fino alla fine. Maus è una graphic novel in due parti, della quale avevo letto, grazie a un albo edito da Repubblica, la prima metà, intitolata "Mio padre sanguina storia". La seconda parte, "E qui cominciano i miei guai", non l'avevo ancora letta e così ho deciso di acquistare il volume.


Maus è un fumetto piuttosto particolare: penso che molta gente storcerebbe la bocca a sentir parlare di un fumetto autobiografico e, soprattutto, di un fumetto che parla di un tema come l'Olocausto. Maus infatti esplora il difficile rapporto tra Art e suo padre Vladek, un ebreo polacco sopravvissuto a Auschwitz e Dachau, narrando attraverso la storia personale di Vladek e Anja (la madre dell'autore, morta suicida più di 20 anni dopo la guerra, come anche molti altri reduci dal campo di concentramento) la tragedia che percorse l'Europa tra gli anni '30 e gli anni '40.

7 comments:

Pert fumettista snobb said...

Io l'ho letto, io l'ho letto! Bello, sì. Particolare, sì. Però a me è parso un poco sopravvalutato. La storia si fa leggere tutto d'un fiato, ma è difficile non catturare il lettore quando si narra la storia vera di una persona passata attraverso i campi di sterminio. Non so, magari mi sbaglio di grosso ma a me pare che oltre all'originalità dell'idea di raccontare l'olocausto con i fumetti ed oltre al particolare tratto grafico di Spiegelman in Maus non ci sia poi molto

Billie MacGowan said...

Può sembrare cinico, ma è facile sopravvalutare un'opera d'arte sull'Olocausto. E' una questione particolare, dovuta principalmente all'esposizione che ha avuto l'Olocausto e alla sua atrocità.
Maus è un bel racconto, non penso di sopravvalutarlo, e interessante non solo per la narrazione degli orrori del nazismo, ma anche per come guarda al rapporto fra il figlio e il padre e al "fantasma" della madre suicida.
Una delle scene che mi ha colpito di più è stata quella in cui danno il passaggio in macchina all'afroamericano, e Vladek ne diffida: neanche le vittime del razzismo sanno superarlo.
Comunque è un'ottima lettura!

Pertu said...

sì, probabilmente hai ragione tu, la mia è solo l'impressione iun po' superficiale di un lettore troppo abituato a fumetti "leggeri", tipo questo qui sotto

http://img405.imageshack.us/img405/1632/scansione0001cb7.png

(a Natale mi hanno regalato lo scanner... :o) )

Billie MacGowan said...

in realtà io avevo dato ragione a te :o) pert rulezza!!!!

barbara said...

ah si lo conosco ma dato che non capisco molto di fumetti non mi spingerò oltre con il commento.
;-)

Billie MacGowan said...

uf, se sei permalosa. dai. lo sai che bollesan è pieno di se. non fare la cecinella.

OnlineShop said...

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